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Gian Vito

Mitsubishi AAM-1/2/3/4/5

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Mitsubishi AAM-1/2/3/4/5

 

Subito dopo la guerra, la ricostituita aeronautica giapponese (Japan Air Self-Defense Force) è stata riequipaggiata con materiale americano. Agli F-86D armati di razzi aria-aria non guidati, alla fine degli anni ’50, sono presto seguiti gli F-104J, con i missili AIM-9B. Il Sidewinder è stato fornito, successivamente, in versioni via via migliorate.

 

Il governo giapponese ha subito intrapreso la strada della produzione in proprio di molti modelli di missili, all’inizio su licenza, per potersi rendere indipendente dal punto di vista tecnologico.

 

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AAM-1 (type 69)

 

Gli studi per un missile di produzione totalmente nazionale sono iniziati nel 1960. Nel 1969 sulla base dell’AIM-9E, prodotto su licenza, è iniziata la produzione del Mitsubishi AAM-1 (Air-to-Air Missile 1), che tra il 1969 ed il 1972 è stato prodotto in poco più di 400 esemplari. Lungo 2,6 metri, pesava 70 kg. Di configurazione simile al Sidewinder, era impiegabile solo con tempo buono, entro un raggio di 7 km. E’ stato adottato sugli F-86F, F-104J ed F-1.

 

AAM-2

 

Sulla base delle esperienze accumulate con l’AAM-1, nel 1972 è stato autorizzato lo sviluppo di un AAM-1 migliorato, con sensore NEC (Nippon Electric) di tipo “all aspect”. Ma gli esperimenti e le prove del nuovo AAM-2 sono proseguiti a rilento, con una prima serie di 40 missili fabbricata nel 1976. Il programma è stato interrotto nel 1977, dopo aver prodotto altri 20 pezzi e contemporaneamente l’aviazione ha ordinato il tipo corrente più avanzato, l’AIM-9L, poi prodotto su licenza dal 1981 dalla MHI (Mitsubishi Heavy Industries), assieme agli AIM-7 E ed F.

 

I militari non erano soddisfatti delle capacità di questi missili e hanno richiesto un progetto decisamente più avanzato.

 

AAM-3 (type 90)

 

Per vedere un missile di produzione nazionale costruito su larga scala, si è dovuto attendere molto tempo. Il progetto è iniziato nel 1974 nell’istituto di ricerca TRDI (Technical Research and Development Institute) e al lavoro si è associata la Mitsubishi. L’obbiettivo era creare un missile superiore all’AIM-9L, per poterlo sostituire, cosa non facile poichè il missile americano, negli anni ’90, era la migliore arma sul mercato. La base di partenza era naturalmente il Sidewinder, perchè l’XAAM-3 avrebbe dovuto impiegare gli stessi binari di lancio, senza richiedere modifiche ai previsti vettori. Nel 1978 si sono provati tre modelli diversi. Si è dovuto attendere il 1981 per lo sviluppo iniziale ed il 1986 per il prototipo definitivo. Sono stati presi in considerazione anche sensori radar e IR/TV, poi abbandonati. I primi esemplari hanno affrontato 18 test sugli F-4EJ e sugli F-15J nel 1989, la gran parte conclusasi con successo. I test sono terminati all’inizio del 1990. Nello stesso anno la Japan Air Self Defense Force ha ordinato il primo lotto di 400 AAM-3. Le consegne sono iniziate nel 1991 e due anni dopo il missile è stato adottato ufficialmente per armare gli F-4EJ , gli F-15J e gli F-2 in sviluppo.

 

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L’AAM-3 è lungo 2,8 metri, ha un diametro di 12,7 cm e pesa 91 kg. Le alette hanno una apertura di 64 cm. Il loro movimento avviene, probabilmente, tramitre un gasgeneratore a pressione, poichè non c’è sufficiente spazio per alloggiare aria compressa. Le alette in coda non hanno “rolleron” per la stabilità in rollio. Il missile, probabilmente, è stabilizzato per rotazione. I canard hanno freccia composta, con un vistoso “dente di cane”, per produrre flussi d’aria turbolenta sulle superfici, aumentando la manovrabilità. Le alette in coda sono di dimensioni ridotte rispetto all’AIM-9.

 

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L’AAM-3 è considerato superiore all’AIM-9M, con miglior velocità di virata, migliori IRCCM e ottime capacità “off-boresight”, dichiarate tre volte superiori. Molto manovrabile, ha una “zona senza scampo” superiore a quella del Sidewinder, anche contro bersagli supersonici, con maggior probabilità di colpire. Il motore è a propellente solido e permette 2,5-3 Mach, secondo la velocità di lancio, ed una portata di 13 km.

 

Il sensore è un “all aspect” a due bande IR/UV, sviluppato dalla NEC (Nippon Electric Corporation), difficilmente disturbabile da esche. Il sensore è raffreddato con azoto o argon, tramite un piccolo serbatoio dietro le alette. Ha una maggior velocità di scansione rispetto al rivale. La testata Komatsu Corporation ad alto eplosivo/frammentazione è di 15 kg, attivata da una spoletta di prossimità laser prodotta dalla NEC.

 

Il missile ha un prezzo unitario di 267000 $, a causa della scarsa produzione annuale. Fino al 2009 sono stati prodotti 5223 AAM-3. La produzione è terminata ma il missile è ancora in servizio.

 

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AAM-4 (type 99)

 

Alla fine degli anni ‘80 sono iniziati i passi per sostituire i superati AIM-7. Per rispondere all’esigenza non si è scelta la via più facile ma si è deciso nuovamente lo sviluppo in proprio, in totale segretezza. Così il mondo, solo recentemente, ha appreso che il Giappone era tra i pochi paesi capaci di realizzare missili a guida radar attiva. Lo sviluppo è partito nel 1994. Il primo test dell’XAAM-4 è avvenuto nel 1995, con lancio da terra. Nel 1998-99 è stato firmato il contratto per i primi 50 esemplari per i test e per 50 missili di preserie. La capacità operativa iniziale (IOC) è slittata al 2007 quando è stato armato il primo reparto di F-15J.

 

L’AAM-4 è simile all’AIM-120, ma il diametro è maggiore, cosa che dovrebbe assicurare una spinta superiore. Misure e peso sono determinati dal trasporto tangenziale sugli F-15J. Lungo 3,67 metri, ha un diametro di 20,3 cm ed una apertura alare di 80 cm. Il peso è di 222 kg. Anche la forma delle alette ricorda il missile americano ma non si può parlare di copia, per il semplice motivo che il giappone non aveva alcun AMRAAM al tempo dello sviluppo.

 

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Il motore è bistadio ed assicura una punta massima di 4-5 Mach, a seconda della quota e velocità di lancio, ed un raggio d’azione di 100 km in condizioni ideali. Per i lanci a lunga distanza impiega un profilo “loft”. Accanto al radar attivo ad alta potenza, l’AAM-4 ha sistema inerziale di navigazione a laser con aggiornamento via data-link a metà traiettoria. Ha capacità multibersaglio ed efficaci sistemi ECCM. La spoletta è radar attiva e la testata è di tipo “adattativo”, in grado di regolare lo scoppio secondo il tipo di bersaglio e la direzione d’impatto.

 

Non si può escludere, che i giapponesi abbiano incontrato seri problemi tecnici, poichè programmi simili in altri paesi hanno superato il budget e fatto slittare i tempi della produzione in serie. E’ un fatto che nel 2002 il Giappone ha ordinato una prima fornitura di AIM-120, anche per maggior sicurezza in caso di insuccesso.

 

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AAM-4B

 

Derivato dal precedente, con l’obbiettivo di surclassare l’AA-12 Adder, presenta molte innovazioni, la principale delle quali è la presenza, per la prima volta al mondo, di un sensore radar AESA. Il nuovo sensore permette un miglior rilevamento di bersagli stealth ed è immune alle virate “zero Doppler”. Il missile può entrare in guida autonoma in un raggio del 40 % superiore a quello dell’AIM-120B, grazie all’aumento di potenza reso possibile dall’AESA. L’AAM-4B ha un raggio d’azione massimo aumentato a 120 km e un data-link migliorato. Il missile è paragonabile all’AIM-120C7 ma è difficile valutarne l’elettronica, pur essendo il Giappone ai vertici nel settore. Lo sviluppo è terminato con successo.

 

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L’AAM-4B sarà abbinato agli F-15J e a 60 caccia F-2 aggiornati col nuovo radar J/APG-2. Il missile sostituirà gli AIM-7F/M, ancora in produzione nel 2010. Si sta pensando ad una futura variante con ramjet.

 

AAM-5 (type 04)

 

La TRDI e la Mitsubishi hanno iniziato le ricerche sul nuovo XAAM-5 nel 1991. Era prevista la realizzazione del primo prototipo nel 1993, con la preserie nel 1994. Invece, ancora nel 1995, erano in corso gli studi preliminari. Lo sviluppo su larga scala è iniziato nel 1998 con i test in volo su di un F-15J nel 2001. Le prime consegne sono avvenute nel 2004. Il missile sembrava essere entrato in servizio nel 2006 ma il Jane’s, l’anno dopo, lo riportava ancora come prototipo. Solo nel 2008 il missile è stato finalmente adottato ufficialmente.

 

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L’AAM-5 è lungo 2,86 metri con un diametro di 12,7 cm. Ha una apertura alare di 44 cm e pesa 83,9 kg. Somiglia all’IRIS-T, con strake per generare portanza ad alti angoli d’attacco. E’ compatibile coi normali binari di lancio. Combina comandi aerodinamici e spinta vettoriale (thrust vectoring) per ottenere grande manovrabilità a corto raggio. Il motore accelera il missile a oltre Mach 3. Il raggio d’azione balistico è stimato in 35 km. Quello efficace è probabilmente la metà. Il sensore è un NEC ad immagine termica (IIR), con capacità “off boresight” di oltre 60° e capacità di “aggancio” a lungo raggio. Come nei rilevatori occidentali similari, la resistenza ai flare e alle esche è elevatissima. L’AAM-5 ha possibilità di “aggancio” anche dopo il lancio (LOAL mode).

 

Dell' AAM-5 esiste una variante KAI, con miglioramenti al sensore, durata di raffreddamento estesa ed ancor migliori IRCCM (AAM-5B).

 

Per poterne utilizzare al meglio le capacità è indispensabile un casco di puntamento, per il quale la Japan Defence Agency (JDA) ha interpellato la Elbit, la GEC-Marconi e la Sextant Avionique.

 

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Oltre 2300 AAM-5 sono stati completati entro il 2009, ad un costo valutato tra 190000 e 250000 $.

E’ prevista la produzione di ulteriori 3500 pezzi dal 2010 al 2019.

 

Nonostante le pressioni da parte degli Stati Uniti per ordinare più AIM-120 e la proposta di adozione dell’AIM-9X, il Giappone intende continuare la produzione propria assieme all’acquisto di missili all’estero. I missili giapponesi non sono stati mai esportati per i limiti imposti dalla costituzione giapponese.

Modificato da Gian Vito

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