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Frencio

Caproni Bergamaschi Ca.331 "Raffica"

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In risposta ad una richiesta indetta dal Ministero dell'Aeronautica del 1938 per un velivoli da ricognizione tattica con capacità di combattimento, l'ingegnere Cesare Pallavicino, della Costruzione Aeronautiche Bergamaschi (CAB), sussidiaria della Caproni, inizia lo studio di una macchina denominata Ca.331 O.A. (Osservazione Aerea). Esso si presentava come un velivolo da ricognizione a 4 posti e da bombardiere leggero. Il prototipo vola per la prima volta il 31 agosto 1940, pilotato dal capo collaudatore della CAB, Ettore Wengi. Il "Raffica" è un triposto da ricognizione propulso da due Isotta-Fraschini Delta RC.40, sviluppanti 770 cv. a 4.000 metri; nel muso, completamente vetrato, vi è il posto di pilo­taggio ed immediatamente dietro è sistemato il mitragliere addetto alla torretta Lanciani con­tenente l'arma da 12,7 mm, per la difesa superiore del velivolo; oltre vi è l'abita­colo per il marconista-armiere della 12,7 mm spa­rante nel settore inferiore, verso la coda. L'ar­mamento si completa con due Breda-SAFAT fis­se da 12,7 mm, alla radice delle ali, e nella pos­sibilità di trasportare in una stiva interna sino a 1.000 kg. di bombe. Il Ca.331 è un velivolo significativo, in quanto è la prima realizzazione della CAB interamente metallica, con struttura a guscio e rivestimento completo in duralluminio.

L'aereo è ordinato dal­la Regia Aeronautica nella forma dei tre pro­totipi MM.426/7/8. I primi voli danno subito risultati di rilievo: nonostante la bassa potenza installata, l'aereo raggiunge i 480 km/h a 5.100 metri, molto meglio della serie di bimotori prodotti dalla Caproni Taliedo, e questo grazie ad una cellula aerodinamicamente molto curata e riu­scita.

Le valutazioni militari, che vedono come collaudatore Mario De Bernardi, si svol­gono nella primavera 1941 con prove di volo a Guidonia e, nell’estate dello stesso anno, di tiro presso il poligono di Furbara.

Nonostante i buoni risultati, la Regia Aeronautica non concretizzò il suo interesse, nemmeno ordinando la serie “zero” e si espresse a sfavore della sua produzione di massa, in quanto "l'aereo aveva una costruzione inusuale". Il giudizio era fondamentalmente viziato dal fatto che l'apparecchio era costruito, in molte parti, in duralluminio, materiale molto scarso in Italia e che doveva essere importato dalla Germania.

Così il Ca.331 ritorna in. Ditta, a Ponte S. Pietro, ove viene esaminato da una missione tedesca, che lo prova in volo e ne riporta impressioni molto favorevoli. Ne consegue l'invito per un ciclo di prove a presso il Centro Sperimentale della Luftwaffe, a Rechlin. Nell’estate del 1942, Gianni Caproni e Cesare Pallavi­cino raggiungono questa località con al seguito un Ca.331 ed un Ca.314. Al termine delle valutazioni la Luftwaffe formula un ordine per mille esemplari del Ca.313 G, versione destinata all'addestramento dei pi­loti alla navigazione aerea ed alla guida dei plurimotori. L’interesse per il Ca.331 non si materializza a causa della soluzione costruttiva con largo impiego di leghe leggere, che pone gravi problemi di approvvigionamen­to (lo stesso motivo che aveva fatto desistere l'interesse della RA).

 

Caproni_Ca.331.jpg

 

Il futuro della macchina era destinato (apparentemente) a cambiare, in quanto il moltiplicarsi, dalla seconda metà del 1942, delle incursioni diurne e notturne sul territorio nazionale fece crescere le esigenze di disporre di moderne macchine per contrastarle. Il Ministero dell’Aeronautica richiede pertanto la trasformazione del velivolo in bimotore da caccia pesante, con possibilità di impiego notturno.

Il secondo prototipo, il MM.428, divenne così un caccia notturno, poi designato con il codice Ca.331B. Il muso vetrato fusiforme viene sostituito con uno solido a gradino con nella parte inferiore quattro armi fisse da 12,7 mm e una di identico calibro alla radice d’ogni semiala, per un totale di ben sei mitragliatrici pesanti.

Mario De Bernardi e Cesare Pallavicino riportano nell’autunno 1942 il ve­livolo a Furbara per un nuo­vo ciclo di prove di tiro. Il Ca.331 B presenta unità motrici Isotta-Fraschini Delta, ulteriormente sviluppate ed eroganti 825 cv. a 5.700 metri. L’adozione di un nuovo tipo di eliche, porta a un incremento della velocità massima, che raggiunge 505 km/h a 5.300 metri.

 

Caproni_Ca.331_C.N.jpg

 

L'esito è pienamente soddisfacente e, all'inizio dell'offensiva alleata nel 1942, fa quindi seguito un ordine da parte della Regia Aero­nautica per ben 1000 esemplari.La produ­zione si basa sulla realizzazione di parti stac­cate, presso diversi complessi industriali, con successiva operazione di assemblaggio dei com­ponenti: la parte anteriore della fusoliera pres­so la Caproni-Taliedo, la rimanente parte di fusoliera e le gondole motrici complete di carrello, presso la Caproni Aeronautica Bergamasca, gli impennaggi presso la Caproni-Trento, l'ala presso la Reggia­ne. L'organizzazione di un simile apparato ri­chiede ovviamente tempi lun­ghissimi, data la grave situazione generale degli inizi del 1943, tanto che, alla data dell'armistizio infatti, dalle varie catene di montaggio non erano uscite neppure le teste di serie.

Nel frattempo, nel corso del '43, erano state avanzate diverse proposte di miglioramento del velivolo: già nel 1942 si è pensato di installare unità motrici più potenti, nella forma degli Isotta­ Fraschini Zeta RC.42 da 1.250 cv. ma i ri­tardi nell'approntamento di questo motore, par­tano alla cancellazione del programma. L'even­tuale adozione di motori quali i Daimler Benz DB.605 da 1.475 cv. Avrebbe portato invece a velo­cità ancora maggiori, nell'ordine dei 640 km/h (stima progettuale), pienamente possibili per la struttura e la robustezza dell'aereo. Altri interventi riguardano il potenziamento del volume di fuoco. Nell'agosto del 1943, si realizza la sosti­tuzione dell’armamento fisso in caccia, con quattro cannoni Mauser da 20 mm., con 200 colpi per arma. Mentre su un altro prototipo si avvia l’istallazione di un contenitore ventrale con sei cannoni Ikaria da 20 mm. Venne anche progettata una versione d'assalto, con un cannoncino da 37 mm.

Al momento della capitolazione dell'Italia, presso la fabbrica Ponte San Pietro della Caproni Bergamaschi si lavorava a pieno regime alla produzione dell'apparecchio. I prototipi terminati vennero trasportati in Germania, dove poi se ne persero le tracce, probabilmente demoliti dai tedeschi.



Scheda tecnica: Caproni Ca.331 O.A./ Ca.331 C.N.

 

motore: Isotta-Fraschini Delta RC.40/Isotta Fraschini Delta IV
potenza: 2 x cv. 770 a 4.000 m/cv. 825 a 5.700 m.
apertura alare: 16,40 m

lunghezza: 11,74 m
altezza: 3,18 m
superficie alare: 38,50 mq
peso a vuoto: 4.600 kg
peso a carico massimo: 6.800 kg
velocità massima: 480 km/h a 5.100 m/ 505 km/h a 5.300 m.
velocità minima: 130 km/h
tempo di salita: 14'50" a 6.000 m
tangenza massima: 8.100 m
autonomia: 1.810 km
armamento: quatto mitragliatrici Breda-SAFAT da 12,7 mm (una in torretta Lanciani; due alla radice delle ali; una per la difesa inferiore) e 1.000 kg di carico di caduta/ 6 mitragliatrici Breda-SAFAT da 12,7 mm. fisse in caccia, 1 da 12,7 mm. dorsale, 1 da 12,7 mm. ventrale

progettista: Cesare Pallavicino
pilota collaudatore: Ettore Wengi
primo volo del prototipo: MM. 427 il 31 agosto1940/ MM.428 nell'estate del 1942
località: Ponte San Pietro (Bergamo)

 

Ca-331_draw.jpg



(Fonti: Dimensione Cielo - Caccia Assalto Vol.2)

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In seguito al disinteresse mostrato da parte dello S.M. la Caproni-Bergamaschi continuò i propri studi sul Ca.331, al fine di potenziarne le capacità e di dimostrare l'effettiva multiroleicità del progetto. A tal fine vediamo apparire (solo sulla carta) una discreta quantità di varianti oltre a quelle effettivamente valutate/prodotte:

 

- Ca.333: Versione idroplano del Ca.331, ottenuto mediante l'installazione di appositi scarponi di galleggiamento.

- Ca.360: Prima versione di Caccia-Bombardiere/Assaltatore

- Ca.365: Seconda versione di Caccia-Bombardiere, questa volta con armi di difesa posteriore.

- Ca.370: Versione del Ca.331 montante due propulsori Isotta-Fraschini R.C. 24/60 Zeta da 1.250 Cv

- Ca.375: Derivato del Ca.370, spinto da due motori Daimler-Benz DB-605.

 

Purtroppo le informazioni a riguardo sono poche, ma cercherò, ove possibile, di esser esaustivo.

 

Caproni-Bergamaschi Ca.360

Di sicuro la versione più promettente di quelle proposte dagli specialisti della C.A.B. Proposto agli inizi del 1941, il Ca.360 si mostra come un monoplano bimotore, interamente metallico, ad ala bassa, mantenente il tipico disegno a W del "Raffica", bi-deriva, con carrello a scomparsa, interamente retrattile. Progettato per fungere da Bombardiere in picchiata, ha, quale differenza principale dal progetto di origine, la fusoliera, significativamente più ristretta in altezza e dimensioni, nonché presenta una completa ridisegnazione dell'abitacolo, questa volta a goccia, così da migliorare notevolmente la visuale del pilota, soprattutto quella posteriore. l'armamento consiste in due cannoni da 20 mm nel muso e la capacità di trasportare un carico di caduta sino a 1000 kg nella fusoliera (anche un singolo ordigno).

 

Prestazioni:

Equipaggio: una persona

Lunghezza: 11,48 m
Apertura alare: 16,42 m
Superficie alare: 38,40 mq
Carico alare: 154 kg\mq
Altezza: 3,20 m
Peso a vuoto: 3700 kg
Peso Massimo al decollo: 5900 kg

Velocità a livello del mare: 400 km\h
Velocità massima: 500 km\h ad un'altitudine di 4.700 metri
Velocità di Salita: 4000 metri in 8'.30”
Propulsione: due motori Isotta Fraschini "Delta" RC35 (700 cv)
Armamento: due cannoni da 20 mm in Caccia
Armamento di caduta: bombe fino ad un peso di 1000 kg

 

CA360.png

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Caproni-Bergamaschi Ca.365

Frutto dello sviluppo del Ca.360, è anch'esso ideato come un bimotore da bombardamento, sebbene le differenze con i precedenti modelli siano tali da far pensare ad un progetto completamente nuovo. I progettisti della C.A.B. infatti affiancano al progetto della fusoliera "standard" del Ca.331-360 una "sottile", di dimensione notevolmente ristrette rispetto ai progenitori. viene modificata anche l'ala,abbandonando la tipica forma a W o "a gabbiano rovesciato", nonché le unità propulsive, due Isotta-Fraschini R.C. 24/60 Zeta da 1.250 cv cadauno. L'armamento sarebbe stato aumentato di due mitragliatrici Breda-SAFAT da 12,7 mm, una in caccia per il pilota ed una difensiva posteriore, di pari calibro, per il secondo membro dell'equipaggio. A loro volta, sarebbero state installate due ulteriori Breda-SAFAT, da 7,7 mm, in due apposite finestrelle laterali (ignoro da chi sarebbero state utilizzate). Il carico di caduta, sebbene rimanga il medesimo, avrebbe trovato alloggio in due botole poste dietro le unità motrici, stile Z.1014. In tal modo, piuttosto che montare un solo ordigno (anche da 1000 kg), avrebbe montato fino a 4 bombe da 250 kg l'una.

 

Nonostante il previsto aumento delle prestazioni, la R.A. non mostra interesse verso il progetto.

 

ca365_divebomber.png


Caproni Ca.370

Versione del bimotore Ca.331, provvisto dei propulsori Isotta-Fraschini R.C. 24/60 da 1.250 cv, con una velocità massima stimata di 616 km/h.

 

Caproni Ca.375

Versione del bimotore Ca.370, propulso da due motori Daimler-Benz DB.605 o Fiat RA-1050 RC.58 Tifone, rispettivamente da 1.450/1.400 cv.

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