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Hobo

...e il cielo divenne una tazza di latte...

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“Con la precisione e l’affiatamento comune a tutti i piloti di A-1, il mio compagno di pattuglia accese il motore qualche istante dopo che io avevo cominciato a rullare sulla pista e si staccò dal suolo quando io mi trovavo a 1300 metri di quota…”.

Portare uno Spad sopra il Laos era nel migliore dei casi un lavoro rischioso. I serventi della contraerea comunista non mancavano di pratica ed un pilota costretto a lanciarsi con il paracadute sulla giungla poteva essere perduto per sempre. Accadde a molti, mentre il governo americano continuava a negare perfino la loro esistenza.

“La notte era buia come la pece. Appena lasciata la base ci ritrovava subito a volare sopra la giungla. A quel punto potevamo passare alla navigazione automatica, ma a volte capitava che la velocità di decollo ci portasse direttamente alla quota di crociera”.

“Controllo salita”, mormorai nella maschera. Gli A-1 vibravano terribilmente; i loro motori erano un’accozzaglia di pezzi riciclati ed un volo notturno metteva a dura prova anche i nervi più saldi. Quella che di giorno sarebbe stata una vibrazione quasi impercettibile, di notte ingigantiva fino a far pensare che l’aereo fosse sull’orlo di un vero e proprio collasso delle sue strutture.

L’aria era satura del fumo dei falò delle stoppie di riso, un trucchetto cui ricorrevano i nostri nemici per rendere ancora più difficile il volo sotto i 2500-3000 metri di quota. Al confronto, lo smog di Los Angeles sembrava aria pura.

In realtà, i contadini facevano solo il loro lavoro, secondo procedure collaudate da secoli ed il vecchio Charlie aveva sfruttato l’idea per peggiorare la visibilità e metterci così nei guai.

Nella stagione in cui si bruciavano le stoppie di riso tutto il territorio laotiano era praticamente invisibile dall’alto. A meno che non decidessimo di avvicinarci a terra in picchiata o qualcosa di simile.

Di notte vedevamo i lampi delle bocche da fuoco ed allora avevamo la certezza che da qualche parte, lì sotto, c’era la terra. Altrimenti dipendevamo totalmente dalla strumentazione di bordo; spesso anche di giorno. La cortina di fumo creava effetti straordinari, accendeva il tramonto di un rosso incandescente, un po’ come succede nelle serate di smog a Los Angeles.

Ma la notte di cui vi sto parlando non era una di quelle della stagione dei falò; i contadini avevano appena cominciato a bruciare le stoppie ed uscimmo quindi rapidamente dalla cappa di fumo, alla luce della luna.

“Livellato. Scendo a velocità di crociera”, comunicai al mio compagno di pattuglia, che ormai era diventato soltanto una voce attraverso la radio.

Eravamo stati assegnati ad operare insieme con una FAG*, il cui codice di chiamata era Kingpin. Si trovava su un’impervia zona montagnosa ad un paio d’ore di volo dalla nostra base. Questo almeno c’era stato detto. Avevamo una serie di coordinate e volavamo ancora una volta con il sistema “tempo e distanza”, impiegato in genere di notte.

All’ora convenuta, cercai di mettermi in contatto con la nostra guida avanzata, con quel linguaggio demenziale che eravamo abituati ad usare.

Comincia a girare le manopole della radio VHF:

“Pronto, Kingpin. Qui Hobo, mi senti? Allora Kingpin, mi senti?”.

Silenzio, una raffica da 37 mm a qualche chilometro di distanza, il rombo del motore.

“Kingpin, qui Hobo, puoi sentirmi? Passo”.

Controllando la mappa alla luce della torcia, conclusi che dovevamo trovarci più o meno sopra di lui, ma gli unici dati certi a nostra dispozione erano la rotta ed il tempo.

“Kingpin, fott*to bastardo, riesci a sentire Hobo? Passo”.

Vi fu una scarica elettrica alla radio, poi si udì una voce molto lontana:

“Hobo, Kingpin. Venite a darmi una mano?”.

Era proprio quello che ci voleva! Stiamo qui, a 400 miglia dalla base, con una missione da compiere e ci stavamo chiedendo dove fosse finito, ma bisognava essere precisi.

Dopo tutto quel povero ragazzo era laggiù, nella notte con qualcuno che stava cercando di ammazzarlo con un mortaio o cose del genere.

“Affermativo Kingpin! Hobo adesso viene ad aiutarti. Ci sono i cattivi? Passo”.

“Affermativo, affermativo Hobo! Molti, molti cattivi. Tutto intorno, sparano con big gun!”.

Forse era così, ma non vedevo i lampi delle bocche da fuoco. Probabilmente si trattava soltanto di un attacco con armi di piccolo calibro. Eppure il codice “big gun” mi faceva pensare ai mortai. Se si trattava di armi di piccolo calibro, le cose sarebbero state più facili; anzi, potevano perfino essere interessanti. Tutte quelle piccole pallottole contro la lamiera del mio aereo facevano lo stesso rumore della pioggia su un pezzo di latta e di solito non facevano danni seri. Con i mortai o gli obici era tutta un’altra musica.

“Ok Kingpin, dacci le tue coordinate, veniamo ad aiutarti”.

Accesi la torcia e mi accinsi a scrivere i numeri.

“Hobo, Kingpin. Ho le coordinate eccole...”.

Annotai una dopo l’altra tutte le cifre e detti un’occhiata alla mappa.

Chiamai immediatamente il mio compagno di pattuglia: “Hai sentito? O quello non sa dove si trova, oppure è a centinaia di miglia da qui!”.

E’ vero che a volte le FAG avevano la tendenza a giocare a nascondino, ma non mi sembrava proprio questo il caso.

Pensai allora alla possibilità, già capitata altre volte, che queste coordinate fossero state comunicate da una radio nemica, inseritasi sulla nostra frequenza per metterci fuori strada e bombardare magari le nostre truppe.

La mia supposizione si rivelò esatta e con il mio ignoto interlocutore vi fu uno scambio di oscenità.

Ritornammo da capo:

“Kingpin, qui è Hobo, mi senti? Senti il mio aereo?”

Di solito funzionava e... infatti: “Aspetta Hobo. Vado a vedere”.

Silenzio. Mi immaginai il piccolo indocinese che usciva dal suo nascondiglio e fissava il cielo notturno. Fu subito di ritorno. Stavo ancora virando a sinistra.

“Hobo, Kingpin, sento l’aereo. Sei circa 2 miglia a nord”.

Continuai nella direzione indicata per circa un minuto.

“Kingpin, adesso mi senti?”.

Guardai il livello del carburante: qualcuno alla base, molto previdente, aveva ordinato che all’aereo fosse fatto il pieno. Ne avevo abbastanza per un’altra ora di gioco.

“Affermativo, affermativo Hobo! Sei sopra la mia posizione ora!”.

Finalmente avevamo ristretto il cerchio a poche miglia di oscurità. Le montagne erano alte e la quota di crociera di 3500 metri non ci metteva completamente al riparo da una collisione.

Sotto di noi c’era una vallata profonda. Premetti l’interruttore.

“Kingpin, Hobo vede una grossa valle. Bomba in mezzo alla valle?”.

Con un punto di riferimento così preciso non c’era neanche da esitare, ma era sempre meglio essere precisi”.

“Stai attento Kingpin. Voglio sapere dove sei tu”. Non volevo certo correre il rischio di colpire il povero Kingpin…

“Hobo, Kingpin in cima alla montagna. Bombarda i cattivi!”.

Adesso andavamo un po’ meglio.

“Ok Hobo sgancia bomba nella valle”.

La valle era come un pozzo senza fondo. L’unico riferimento erano le cime delle montagne, rischiarate da una pallida luna.

Regolando il nottolino del selettore sul napalm da 250 chili di sinistra, fissai lo sguardo nel buio e detti un colpetto al microfono: “In arrivo”.

Basandomi in parte sulla strumentazione e in parte su quello che potevo intravvedere al chiarore della luna, stabilizzai l’aereo su una picchiata di 40 gradi e inquadrai il centro della valle nel mirino. Stavo scendendo rapidamente ed avevo già superato le cime delle montagne.

Sentii vacillare il mio “sprezzo del pericolo” man mano che l’altimetro scendeva. Pensai che ero senz’altro più in basso del mio amico sulla montagna e che sarebbe stata una pazzia spingere più in fondo la picchiata.

Tornai ad occuparmi degli strumenti e sganciai. Un piccolo sobbalzo.

Kingpin ci fece sapere che aveva apprezzato molto lo spettacolo notturno dalla sua posizione.

“Hobo! Hobo! Kingpin. Hai bombe numero 1! Molto buone, molto buone! Fallo ancora!”

Che cavolo di modo di passare la notte di Natale, pensai. Premetti l’interruttore:

“Ok Kingpin stiamo tornando, passaggio caldo da ovest, da ovest!”

Esercitai una pressione sul pulsante, solo come conferma ed avvertii il distacco dei contenitori; iniziai subito una cabrata e io gemetti sotto le 3 G.

Il napalm esplose come un flash gigantesco sugli specchietti retrovisori e il cielo divenne una tazza di latte.

Facemmo altri due passaggi.

La valle non era più buia. Risplendeva tutta degli incendi e dei lampi delle 20 mm.

Kingpin trovò tutta la scena deliziosa e, se non altro, servimmo a tenergli compagnia in una serata altrimenti solitaria, passata laggiù, nel buio, con qualcuno impegnato a cercarlo per ucciderlo.

Mentre riprendevamo quota, lo sentimmo che ci salutava:

“Buona notte Hobo! Ah, come siamo tutti più buoni a Natale!”.

 

(Richard S. Drury, 1° squadrone operazioni speciali. Da qualche parte sopra il Laos settentrionale, 1971).

*(Codice di chiamata di un FAG: forward-air-guide).

Edited by Hobo

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Però, una storia molto intensa...Certo che quei piloti devono averne passate di ogni...

Esiste solo il 1° squadrone per le operazioni speciali o ce ne sono anche altri?

 

P.S. Hobo, il tuo nick è ispirato a quello del protagonista di questa storia oppure è una coincidenza?

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He he he he, già, il mio nick è proprio quello.

No, i SOS e i famosi SOG (Special Operations Group) erano diversi ed usavano tutti gli equipaggiamenti (e anche gli uomini...) più "strani", dalle cannoniere volanti, agli intercettatori e disturbatori delle trasmissioni nemiche, come gli EC-121 agli YO-3, silenziosissimi.

A parte che mi è sempre piaciuto lo Skyraider, nato in una notte, come vuole la leggenda, dal genio di Edward H. Heinemann della Douglas, che progettò anche quell'altra meraviglia che fu l'A-4 Skyhawk.

Ma a parte questo, i piloti dgli Skyraider erano un miscuglio di gente di tutti i tipi ed erano tra i migliori piloti americani di tutto il sud-est asiatico. Molti erano della riserva, altri erano volontari che venivano dai lavori più diversi.

Tutti facevano il loro lavoro per il solo gusto di farlo ed erano estremamente coraggiosi, al limite dell'incoscenza.

I bombardamenti su Laos e Cambogia ufficialmente non esistevano! Erano segreti, ma soprattutto erano illegali! Se succedeva qualcosa ai piloti era un casino, perchè ufficialmente quegli uomini non dovevano trovarsi lì, almeno finchè Nixon nel '73 non riconobbe ufficialmente che sì, le truppe americane erano impegnate anche il Laos e Cambogia, ma quando questo avvenne, i bombardamenti illegali duravano almeno già da quattro anni.

Nel film "Air America" mi pare che si vede il Presidente Johnson dire davanti alle telecamere: "Non ci sono truppe combattenti americane in Laos...", mentre il naso gli si allunga mentre parla, come a Pinocchio....

Le operazioni più importanti sul Laos e la Cambogia furono Menù e Freedom Deal, che ufficialmente riguardavano obbiettivi nel Vietnam del sud. In realtà, gli aerei, come anche i B-52, appena in zona, ricevevano i veri ordini segreti e venivano mandati oltre confine. I controllori del sistema di bombardamento (ognitempo e in ogni condizione di visibilità) Combat Skyspot iniziavano a guidare i bombardieri sui loro obbiettivi segreti su Laos e Cambogia.

I piloti degli Skyraider furono tra i più aggressivi di tutti, lavorando nei ruoli più pericolosi, come gli osservatori avanzati (FAC), in strettissimo contatto con la fanteria o le truppe speciali, oppure nel ruolo "Sandy", nelle pericolose missioni SAR, per recuperare piloti americani abbattuti dietro le linee nemiche. I Sandy cercavano il contatto con il trasmettitore radio automatico d'emergenza del pilota disperso, poi, una volta individuatolo, volavano nelle vicinanze per provocare la reazione nemica, che in questo modo svelava la sua presenza e posizione, così gli Skyraider chiamavano i Phantom, mentre i "Jolly Green Giant", in genere HH-3, o CH-53 "Super Jolly" erano già in volo con i Parajumpers a bordo, per il recupero dell'uomo disperso. I piloti dei Sandy erano tra i migliori del mondo, potevano sganciare i contenitori del napalm, imprecisi, fino a pochissimi metri dalle truppe e fino a "... bruciargli le sopraciglia", ma in genere senza uccidere nessuno, in genere...

Molti piloti di Skyraider persero la vita nel tentativo di salvare un pilota abbattuto.

Gli uomini dell' ARRS (Aerospace Rescue and Recovery Service) sono specialisti ai massimi livelli. Ancora oggi il loro motto è: "Affinchè altri vivano".

 

ARRS%20patch1.jpg

 

a1e.jpg

Edited by Hobo

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... bruciargli le sopraciglia", ma in genere senza uccidere nessuno, in genere...
questa non lo ho capita , temo sia un eccesso buonismo , c'era una guerra, per giunta occulta alla stampa, e vuoi che si preoccupassero di non far fuori i vietcong ? l unica preoccupazione sarà stata quella di non incenerire anche il pilota da recuperare .

 

ps in quel tempo i civili uccisi in azione era considerati sempre e comunque legittime uccisioni di nemici o di supporter dei vietcong , tanto zelo nel evitare ''danni collaterali ' ' ,grazie alle smart bombs , è venuto dopo

Edited by cama81

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questa non lo ho capita , temo sia un eccesso buonismo , c'era una guerra, per giunta occulta alla stampa, e vuoi che si preoccupassero di non far fuori i vietcong ? l unica preoccupazione sarà stata quella di non incenerire anche il pilota da recuperare .

 

ps in quel tempo i civili uccisi in azione era considerati sempre e comunque legittime uccisioni di nemici o di supporter dei vietcong , tanto zelo nel evitare ''danni collaterali ' ' ,grazie alle smart bombs , è venuto dopo

Guarda che stavo parlando di truppe amiche. A volte il nemico era così vicino, proprio per non farsi attaccare dagli aerei, che il napalm poteva uccidere anche soldati americani o loro collaboratori, o "bruciargli le sopraciglia". Forse non si capiva.

Edited by Hobo

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ok mio fraintendimento

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