(forse il testo è un po’ lunghetto, ma vi da una idea chiara su quello che potrebbe schierare l’Iran in fatto di difesa aerea in caso di guerra)
Fonte: Panorama Difesa n°285
In un futuro non molto lontano, la difesa aerea iraniana potrebbe trovarsi a fronteggiare un attacco convenzionale, sferrato da cacciabombardieri e assetti SEAD, bombe di precisione e missili da crociera. I venti di guerra invitano a riflettere sulle capacità persiane nelle operazioni difensive di contro-aviazione.
A un anno di distanza dalla riorganizzazione della difesa aerea, L’Iran rimane un paese militarmente temibile, ma vulnerabile. Ha tolto all’aviazione il controllo sui sistemi missilistici terra-aria e ha eletto la difesa aerea (DCA) 4° forza armata, assegnandole 15.000 uomini circa. La DCA è appannaggio dei siti sensibili di cui molti fanno parte del programma atomico. Ma l’ombrello protettivo è ovunque permeabile. Se attaccato con sistemi antiradiazione, disturbatori elettromagnetici, missili balistici e cruise, salterebbe in poco tempo, riuscendo al limite in qualche abbattimento.
Le difese aeree moderne tendono a formare un continuum integrato. Ogni batteria missilistica a guida radar è parte di una rete più complessa, in cui confluiscono informazioni provenienti da molteplici componenti difensive. Molto ruota intorno a cinque pilastri:centri nodali, sistemi satellitari,radar terrestri fissi e mobili, sensori avio portati e imbarcati che nel caso iraniano non si riescono ad individuare. Non solo manca un Air C2 unificato, ma i pochi sensori disponibili non coprono l’immensità dello spazio aereo. Inesistenti o quasi sono i satelliti di sorveglianza e i radar di Early Warning, capaci di scoprire una eco a centinaia di chilometri di distanza. Le zone di frontiera sono puntellate da centri imperniati sui mono radar tracking: sensori solitari e taciturni, che poco aggiungono al quadro della Situazione Aerea se non in un area puntiforme.
In cielo non vola nessun AWACS i cui sistemi permetterebbero di monitorare le quote basse e le zone impervie, raggiungibili a fatica perfino dai radar più potenti. Fra il 1998 e il 2002 sono stati integrati i cinesi JY-14 che, pur con portata limitata (300 km), rappresentano un salto di qualità rispetto a materiali datati dagli anni ’70, come gli AR-3D (200 km), facilmente disturbabili dai sistemi per il supporto tattico di guerra elettronica. Solo l’aiuto russo o cinese permetterebbe un’integrazione più sinergica della DCA, ma comporterebbe alti costi in termini di tempo, di materiali e di formazione. A parte i sistemi, servono specialisti a vario livello da forgiare in esercitazioni ad ampio respiro. Il paese uscirebbe perdente da qualsiasi confronto militare diretto. In caso di guerra, opterebbe per la tattica del concentrare armi e artiglierie nei centri urbani per sopravvivere più a lungo possibile.
Secondo alcune informative d’ intelligence, non confermate né smentite 2 batterie di SA-20 (S-300) sarebbero operative in Iran dal 2003: proteggerebbero i cieli della capitale. Gli S-300 possono intercettare aeromobili, missili da crociera e vettori strategici fino a 120 km di distanza e 30 di altitudine. Gli intercettori sono estremamente costosi e complessi: quelli iraniani dovrebbero fronteggiare vettori aerei, bombe di precisione , cruise e missili in fase discendente, la cui velocità terminale supera le migliaia di metri al secondo. Per avere un ordine di idee, l’Arrow-2 israeliano che accelera fino a Mach 9.
II sistema antiaereo a lungo raggio
L’intelligence occidentale ha individuato 19 siti SAM operativi in Iran, ai quali se ne aggiungono altrettanti in riserva, non equipaggiati ma predisposti all’uso. Sebbene parte delle batterie sia individuabile dalla 3° dimensione, le artiglierie antiaeree e i lanciatori mobili TEL,( Trasportatore Erettore Lanciatore) sono facilmente occultabili e si prestano a colpire di soppiatto. Difficile conoscerne il numero esatto, vista la dissimulazione in rifugi AAA e in edifici civili. L’ Iran conosce le tecniche anti-SEAD. Tre dei 19 siti SAM sono armati di SA-2, per un totale di 45-60 lanciatori. Si tratta per lo più di Guideline russi, affiancati da omologhi cinesi modificati (HK-2J/23) e versioni autoctone (Sayyad-1). Il sistema è innocuo, obsoleto, inefficacemente sotto i mille metri e arcinoto alla Israeli Air Force (IAF) che ne ha fatto strame nelle innumerevoli guerre contro gli arabi. Nerbo della difesa aerea a lungo raggio rimangono i 15-25 TEL di S-200 SA-5 Gammon, sistemi russi esportati un po’ ovunque. Gli Algerini ne avevano intoro al reattore nucleare El Salam, prima che i satalliti americani ne rivelassero l’ esistenza. Dopo averli aquistati da Mosca e Kiev, Teheran ha avviato una linea di produzione domestica: i suoi Gharen compongono 6 batterie radar asservite capaci di monitorare fino a 200 tracce , di seguirne 40 e distruggerne 32. Sono dispiegati in almeno 6 siti, affiancati dagli Hawk che proteggono con molti limiti una decina di postazioni. Di origine americana, i secondi sono giunti in Iran tramite Israele: 23-30 lanciatori, forniti clandestinamete ai tempi della guerra contro lì Iraq. I plotoni di tiro dispongono di radar ad Hoc e di 3 lanciatori tripli per missili. Anche in questo caso, l’industria nazionale ha fatto di tutto per svincolarsi dal procurement occidentale ed è riuscita ad assemblare missili conformi all’ Hawk, dalla velocità di Mach 2.2,5 e gittata intorno ai 40 km.Sembra che il sistema conservi efficacia contro aerei non manovrabili, ingaggiabili a quota di tangenza massima di 18 km. Ogni sito Hawk dovrebbe contenere 6 batterie, ma gli iraniani hanno derogato alla configurazione classica, concependo postazioni per 3 batterie 2 delle quali operative e la terza equipaggiabile in emergenza. Non mancano una trentina di lanciatori SA-6 2K12 Kub Gainful, 8 dei quali giunti a Teheran ramite Damasco. Diffusi da circa un quarantennio in molte parti del Medioriente, gli SA-6 hanno raggio di 30 km e possono ingaggiare bersaglio fino a 18.000 metri di quota. L’ IAF li ha gia affrontati in Egitto e Siria, L’USAF in Libia e in Iraq. Gli ordini di battaglia non sono molto cambiati e le librerie elettroniche degli assetti standoff antiradiazione non faticherebbero a riconoscerli. Basterebbe semplicemente disturbarli (jamming) o ingannarli (decoying). Partendo dal missile navale americano RIM-66, gli ingagneri iraniani avrebbero inoltre sviluppato una versione terrestre per la difesa aerea a lungo raggio: l’SM-1 Fajr.
I sistemi SAM a corto raggio
Fra il 2006 e il 2007, sono arrivati dalla Russia 29 sistemi mobili TOR M-1 (SA-15 Gauntlet): 7 batterie di lanciatori quadrupli. Ogni batteria apporta 32 missili 9M331, efficaci contro vettori aerei e balistici ad altitudini medio-basse, le più vantaggiose per un raid a sorpresa, il radar di scoperta può rilevare intrusioni a 20 km, seguendo simultaneamente e ingaggiandone 2 a 6.000 m, purché distanti non più di 12 km. Durante i test di valutazione, 9 missili su 10 avrebbero centrato il bersaglio e i 224 9M331 potrebbero sembrare temibili se non altro per gli obbiettivi passivi.
A parte i TOR, lo scudo protettivo a corto raggio è incentrato su altri sistemi di concezione russa: i SAM Pantsyr S-1 sarebbero sufficienti a formare 12 batterie, ciascuna delle quali dotate di altrettanti missili da 12 km di raggio e un duplice cannone da 30 mm. Sarebbero affiancati dagli SA-8 Gecko, concepiti per proteggere le forze terrestri. Alcuni rapporti di intelligence segnalano una diffusione capillare di SA-7, SA-14 e SA-16 .Le fonti concordano nel ritenere molto dubbia l’operatività di alcuni sistemi, datati ormai dagli anni ’70: Reapier e Tigercat.
SA-5
SA-6
SA-8
SA-15
SA-17
Le forze aeree
L’IRIAF (Islamic Republic of Iran Air Force) conta 37.000 uomini, dispone di 8 squadroni molto teorici per la difesa e l’appoggio al suolo, di 5 da trasporto, di 2 di rifornimento (Boeing KC-707) e di uno da ricognizione. La flotta è mal equipaggiata e per niente coordinata coi sistemi missilistici della difesa aerea. Per tempi d’intervento e distanze da compiere ha le ali tarpate.
I Su-24 Fencer sono teoricamente 30 ma non ne volano più di 20, senza basi sicure per i rifornimenti. Ottocento milioni di dollari circa sono stati spesi per aggiornare i 7 SU-27K e i 25 MIG-29 Fulcrom: nessuno ha avionica e sistemi aria-aria igrado di rivaleggiare gli occidentali. In caso di intervento congiunto israelo-americano, L’ IRIAF sarebbe neutralizzata a terra o distrutta in cielo elle primissime ore del conflitto. Sarebbe in buona compagna perché, allora, il 90% della difesa aerea o della marina non morderebbero già più. Confermati o meno, i rapporti ‘ inteligence sull’ aviazione non modificano più di tanto il quadro. Secondo alcuni il paese avrebbe 10 caccia F-8M Fimback, 7 bombardieri medi Backfire, 19 MIG-27 e alcuni intercettori MIG-31.Avrebbe sviluppato un caccia di terza generazione per l’attacco al suolo: il Saegheh-80, mutuato dagli F-5, e ricevuto un numero imprecisato di intercettori cinesi F-7(J-7). Non abbastanza per colmare un gap tecnologico pluridecennale.
Lo scorso 1 Maggio, l'IRIAF ha ricevuto i primi 10 esemplari dell'elicottero d'attacco casalingo Toufan.
L'elicottero deriva dal Cobra dell'US Army (sono due gocce d'acqua). L'armamento consiste in u
(forse il testo è un po’ lunghetto, ma vi da una idea chiara su quello che potrebbe schierare l’Iran in fatto di difesa aerea in caso di guerra)
Fonte: Panorama Difesa n°285
In un futuro non molto lontano, la difesa aerea iraniana potrebbe trovarsi a fronteggiare un attacco convenzionale, sferrato da cacciabombardieri e assetti SEAD, bombe di precisione e missili da crociera. I venti di guerra invitano a riflettere sulle capacità persiane nelle operazioni difensive di contro-aviazione.
A un anno di distanza dalla riorganizzazione della difesa aerea, L’Iran rimane un paese militarmente temibile, ma vulnerabile. Ha tolto all’aviazione il controllo sui sistemi missilistici terra-aria e ha eletto la difesa aerea (DCA) 4° forza armata, assegnandole 15.000 uomini circa. La DCA è appannaggio dei siti sensibili di cui molti fanno parte del programma atomico. Ma l’ombrello protettivo è ovunque permeabile. Se attaccato con sistemi antiradiazione, disturbatori elettromagnetici, missili balistici e cruise, salterebbe in poco tempo, riuscendo al limite in qualche abbattimento.
Le difese aeree moderne tendono a formare un continuum integrato. Ogni batteria missilistica a guida radar è parte di una rete più complessa, in cui confluiscono informazioni provenienti da molteplici componenti difensive. Molto ruota intorno a cinque pilastri:centri nodali, sistemi satellitari,radar terrestri fissi e mobili, sensori avio portati e imbarcati che nel caso iraniano non si riescono ad individuare. Non solo manca un Air C2 unificato, ma i pochi sensori disponibili non coprono l’immensità dello spazio aereo. Inesistenti o quasi sono i satelliti di sorveglianza e i radar di Early Warning, capaci di scoprire una eco a centinaia di chilometri di distanza. Le zone di frontiera sono puntellate da centri imperniati sui mono radar tracking: sensori solitari e taciturni, che poco aggiungono al quadro della Situazione Aerea se non in un area puntiforme.
In cielo non vola nessun AWACS i cui sistemi permetterebbero di monitorare le quote basse e le zone impervie, raggiungibili a fatica perfino dai radar più potenti. Fra il 1998 e il 2002 sono stati integrati i cinesi JY-14 che, pur con portata limitata (300 km), rappresentano un salto di qualità rispetto a materiali datati dagli anni ’70, come gli AR-3D (200 km), facilmente disturbabili dai sistemi per il supporto tattico di guerra elettronica. Solo l’aiuto russo o cinese permetterebbe un’integrazione più sinergica della DCA, ma comporterebbe alti costi in termini di tempo, di materiali e di formazione. A parte i sistemi, servono specialisti a vario livello da forgiare in esercitazioni ad ampio respiro. Il paese uscirebbe perdente da qualsiasi confronto militare diretto. In caso di guerra, opterebbe per la tattica del concentrare armi e artiglierie nei centri urbani per sopravvivere più a lungo possibile.
Secondo alcune informative d’ intelligence, non confermate né smentite 2 batterie di SA-20 (S-300) sarebbero operative in Iran dal 2003: proteggerebbero i cieli della capitale. Gli S-300 possono intercettare aeromobili, missili da crociera e vettori strategici fino a 120 km di distanza e 30 di altitudine. Gli intercettori sono estremamente costosi e complessi: quelli iraniani dovrebbero fronteggiare vettori aerei, bombe di precisione , cruise e missili in fase discendente, la cui velocità terminale supera le migliaia di metri al secondo. Per avere un ordine di idee, l’Arrow-2 israeliano che accelera fino a Mach 9.
II sistema antiaereo a lungo raggio
L’intelligence occidentale ha individuato 19 siti SAM operativi in Iran, ai quali se ne aggiungono altrettanti in riserva, non equipaggiati ma predisposti all’uso. Sebbene parte delle batterie sia individuabile dalla 3° dimensione, le artiglierie antiaeree e i lanciatori mobili TEL,( Trasportatore Erettore Lanciatore) sono facilmente occultabili e si prestano a colpire di soppiatto. Difficile conoscerne il numero esatto, vista la dissimulazione in rifugi AAA e in edifici civili. L’ Iran conosce le tecniche anti-SEAD. Tre dei 19 siti SAM sono armati di SA-2, per un totale di 45-60 lanciatori. Si tratta per lo più di Guideline russi, affiancati da omologhi cinesi modificati (HK-2J/23) e versioni autoctone (Sayyad-1). Il sistema è innocuo, obsoleto, inefficacemente sotto i mille metri e arcinoto alla Israeli Air Force (IAF) che ne ha fatto strame nelle innumerevoli guerre contro gli arabi. Nerbo della difesa aerea a lungo raggio rimangono i 15-25 TEL di S-200 SA-5 Gammon, sistemi russi esportati un po’ ovunque. Gli Algerini ne avevano intoro al reattore nucleare El Salam, prima che i satalliti americani ne rivelassero l’ esistenza. Dopo averli aquistati da Mosca e Kiev, Teheran ha avviato una linea di produzione domestica: i suoi Gharen compongono 6 batterie radar asservite capaci di monitorare fino a 200 tracce , di seguirne 40 e distruggerne 32. Sono dispiegati in almeno 6 siti, affiancati dagli Hawk che proteggono con molti limiti una decina di postazioni. Di origine americana, i secondi sono giunti in Iran tramite Israele: 23-30 lanciatori, forniti clandestinamete ai tempi della guerra contro lì Iraq. I plotoni di tiro dispongono di radar ad Hoc e di 3 lanciatori tripli per missili. Anche in questo caso, l’industria nazionale ha fatto di tutto per svincolarsi dal procurement occidentale ed è riuscita ad assemblare missili conformi all’ Hawk, dalla velocità di Mach 2.2,5 e gittata intorno ai 40 km.Sembra che il sistema conservi efficacia contro aerei non manovrabili, ingaggiabili a quota di tangenza massima di 18 km. Ogni sito Hawk dovrebbe contenere 6 batterie, ma gli iraniani hanno derogato alla configurazione classica, concependo postazioni per 3 batterie 2 delle quali operative e la terza equipaggiabile in emergenza. Non mancano una trentina di lanciatori SA-6 2K12 Kub Gainful, 8 dei quali giunti a Teheran ramite Damasco. Diffusi da circa un quarantennio in molte parti del Medioriente, gli SA-6 hanno raggio di 30 km e possono ingaggiare bersaglio fino a 18.000 metri di quota. L’ IAF li ha gia affrontati in Egitto e Siria, L’USAF in Libia e in Iraq. Gli ordini di battaglia non sono molto cambiati e le librerie elettroniche degli assetti standoff antiradiazione non faticherebbero a riconoscerli. Basterebbe semplicemente disturbarli (jamming) o ingannarli (decoying). Partendo dal missile navale americano RIM-66, gli ingagneri iraniani avrebbero inoltre sviluppato una versione terrestre per la difesa aerea a lungo raggio: l’SM-1 Fajr.
I sistemi SAM a corto raggio
Fra il 2006 e il 2007, sono arrivati dalla Russia 29 sistemi mobili TOR M-1 (SA-15 Gauntlet): 7 batterie di lanciatori quadrupli. Ogni batteria apporta 32 missili 9M331, efficaci contro vettori aerei e balistici ad altitudini medio-basse, le più vantaggiose per un raid a sorpresa, il radar di scoperta può rilevare intrusioni a 20 km, seguendo simultaneamente e ingaggiandone 2 a 6.000 m, purché distanti non più di 12 km. Durante i test di valutazione, 9 missili su 10 avrebbero centrato il bersaglio e i 224 9M331 potrebbero sembrare temibili se non altro per gli obbiettivi passivi.
A parte i TOR, lo scudo protettivo a corto raggio è incentrato su altri sistemi di concezione russa: i SAM Pantsyr S-1 sarebbero sufficienti a formare 12 batterie, ciascuna delle quali dotate di altrettanti missili da 12 km di raggio e un duplice cannone da 30 mm. Sarebbero affiancati dagli SA-8 Gecko, concepiti per proteggere le forze terrestri. Alcuni rapporti di intelligence segnalano una diffusione capillare di SA-7, SA-14 e SA-16 .Le fonti concordano nel ritenere molto dubbia l’operatività di alcuni sistemi, datati ormai dagli anni ’70: Reapier e Tigercat.
SA-5
SA-6
SA-8
SA-15
SA-17
Le forze aeree
L’IRIAF (Islamic Republic of Iran Air Force) conta 37.000 uomini, dispone di 8 squadroni molto teorici per la difesa e l’appoggio al suolo, di 5 da trasporto, di 2 di rifornimento (Boeing KC-707) e di uno da ricognizione. La flotta è mal equipaggiata e per niente coordinata coi sistemi missilistici della difesa aerea. Per tempi d’intervento e distanze da compiere ha le ali tarpate.
I Su-24 Fencer sono teoricamente 30 ma non ne volano più di 20, senza basi sicure per i rifornimenti. Ottocento milioni di dollari circa sono stati spesi per aggiornare i 7 SU-27K e i 25 MIG-29 Fulcrom: nessuno ha avionica e sistemi aria-aria igrado di rivaleggiare gli occidentali. In caso di intervento congiunto israelo-americano, L’ IRIAF sarebbe neutralizzata a terra o distrutta in cielo elle primissime ore del conflitto. Sarebbe in buona compagna perché, allora, il 90% della difesa aerea o della marina non morderebbero già più. Confermati o meno, i rapporti ‘ inteligence sull’ aviazione non modificano più di tanto il quadro. Secondo alcuni il paese avrebbe 10 caccia F-8M Fimback, 7 bombardieri medi Backfire, 19 MIG-27 e alcuni intercettori MIG-31.Avrebbe sviluppato un caccia di terza generazione per l’attacco al suolo: il Saegheh-80, mutuato dagli F-5, e ricevuto un numero imprecisato di intercettori cinesi F-7(J-7). Non abbastanza per colmare un gap tecnologico pluridecennale.
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