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Nascita Dell'arma Corazzata Tedesca (1917/1939)


Guest galland
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PzKpfw III “J” – XVI Panzer Division, II carro, I compagnia, I battaglione. Ucraina del nord, primavera 1944

 

 

Il 1° settembre 1939, dei 3195 carri che equipaggiavano le divisioni corazzate tedesche soltanto 98 erano del tipo III. Nel maggio del 1940, alla vigilia dell'offensiva contro la Francia, i Panzerkampfwagen III erano saliti a 329, e un anno dopo, con la cifra di 1.440 esemplari costituivano oltre un terzo del totale complessivo dei veicoli corazzati che i tedeschi potevano schierare su tutti i fronti.

 

La partecipazione di questo carro alla campagna polacca fu puramente dimostrativa; solo pochi esemplari vi presero parte e il PzKpfw III venne ufficialmente accettato dall'esercito quando ormai la Polonia era crollata. In Francia cominciò a far sentire il suo peso e dall'autunno 1940 fino alla prima metà del 1943, costituì la spina dorsale delle divisioni corazzate germaniche.

 

La nascita del Panzer III è strettamente legata all'organizzazione dell'arma corazzata tedesca, che a differenza di altre, come quella francese e quella britannica, ebbe modo di svilupparsi soltanto negli anni trenta, in particolare con il consolidamento del potere di Hitler. Essa crebbe senza alcun retaggio della prima guerra mondiale, quando il carro armato era soltanto un mezzo di appoggio alla fanteria, e i concetti di impiego su cui fondava le permisero di ottenere risultati che nessuno avrebbe mai immaginato, ad eccezione di pochi ufficiali tedeschi e pochissimi inglesi (non certo fortunati profeti in patria).

 

In realtà i tedeschi avevano adottato i veicoli da combattimento corazzati con molta lentezza e altrettanto avevano fatto i loro alleati austriaci nella prima guerra mondiale, anche se Burstyn propose al governo imperiale un concreto progetto di carro armato nel 1911, tre anni prima dei colpi di pistola di Sarajevo.

 

Nel 1916 gli inglesi, e poi i francesi, gettarono nella lotta le prime unità organiche di mezzi cingolati e corazzati, cogliendo di sorpresa gli avversari. E fu solo a seguito della crescente presenza di veicoli da combattimento franco-britannici sul fronte occidentale che i tedeschi si decisero a realizzare il loro primo carro armato.

 

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Questo Tank Mk IV «Female» fu catturato dai tedeschi ed impiegato contro gli stessi inglesi durante la battaglia di S. Quintin il 21/3/1918. Quando apparve la prima volta sul fronte, fu scambiato per una trebbiatrice agricola ed ebbe la meglio sugli spauriti soldati guglielmini, ben presto però stupore e sgomento furono superati e i germanici ne distrussero e catturarono parecchi. Le rotaie sul tetto servivano di guida ad una trave in legno - visibile nella parte posteriore — usata per disincagliarsi. Il nome «Female» (femmina) era dati ai carri muniti di mitragliatrici, quelli con cannoni erano i «Male» (maschi): curioso modo del tempo per intendere la forza dei maschi e la debolezza, si fa per dire, delle femmine.

 

 

Lo A7V, un veicolo pesante trenta tonnellate, senza torretta e armato con un cannone da 57 mm. e sei mitragliatrici, fu progettato nella prima metà del 1917. Nel gennaio 1918, l'esercito germanico costituì il primo nucleo di cinque carri che venne impegnato in combattimento a St. Quintin il 21 marzo successivo, ma alla fine della guerra dello A7V ne erano stati costruiti soltanto venti esemplari.

 

Tuttavia i tedeschi riuscirono ad impiegare ugualmente un certo numero di carri, rimettendo in efficienza diversi veicoli catturati, soprattutto dei Mark IV inglesi. Nello stesso periodo progettarono anche dei carri leggeri da sette tonnellate come gli LK I ed LK II, oltre ad un nuovo carro pesante, lo A7V-U che nella forma romboidale somigliava molto ai prodotti inglesi.

 

Ma questi programmi, che avrebbero dovuto ampiamente concretizzarsi nel 1919, furono interrotti dalla fine della guerra come quelli relativi ai carri super pesanti della serie K che raggiungevano le 150 tonnellate ed erano armati con quattro cannoni da 77 mm. e sette mitragliatrici.

 

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Lo Sturmpanzerwagen A7V fu il primo carro tedesco, prodotto verso la fine del 1917; aveva un equipaggio di ben 18 uomini. Era armato con un cannone belga di preda bellica, da 57 mm e 6 mitragliatrici. La foto mostra chiaramente la posizione delle croci di ferro, il numero ordinale II ed il nome «Wotan» (Odino, dio della guerra nella mitologia nordica) dipinto sulla piastra anterosuperiore destra. L'unico esemplare ancora esistente è il «Mephisto» conservato al Museo di Queensland in Australia.

 

 

Il trattato di Versailles, tra le molte altre cose, impose ai tedeschi anche il divieto di possedere carri armati o comunque di progettarne. La materia era regolata dal paragrafo 171 del trattato, e i soli mezzi corazzati consentiti all'esercito germanico erano delle autoblinde disarmate e un certo numero di veicoli ruotati leggermente blindati (105 per l'esattezza) da assegnare ai reparti da trasporto.

 

Ma l'idea del carro armato non morì con il trattato di pace. Un accordo con la Svezia permise di sviluppare sotto la direzione di tecnici tedeschi il progetto dello LK Il, che in versione modificata fu prodotto per l'esercito svedese. Un altro accordo fu stipulato nel 1920 con l'Armata Rossa che mise a disposizione della Germania la scuola di Kazan per il collaudo di nuovi modelli e l'addestramento di un piccolo nucleo di uomini.

 

Negli anni venti, la Reichswehr (cioè l'esercito tedesco), non superava i 100.000 uomini, ma il suo creatore generale Hans von Seeckt seppe valorizzarla esaltandone due aspetti: la mobilità e la potenza d'urto.

 

Come ha scritto Liddell Hart, «...La maggior parte dei risultati ottenuti dalla Wehrmacht, specialmente nella vittoriosa fase iniziale della guerra, si dovette al modo in cui Seeckt aveva plasmato la Reichswehr in uno stampo del tutto nuovo ». E benché nelle prospettive di von Seeckt i veicoli da combattimento corazzati non trovassero uno specifico posto, fu egli che, dando la dovuta importanza al progresso tecnologico, incoraggiò nuovi studi ed esperienze. Egli puntò sulla mobilità, facendone il punto di forza dell'esercito tedesco convinto che un nucleo di truppe scelte e ben addestrate che sapesse muoversi rapidamente e colpire duramente avrebbe conquistato una superiorità indiscussa sulla massa dell'esercito tradizionale.

 

«Una massa conscritta, il cui addestramento è stato breve e superficiale, non è altro che carne da cannone nel peggior senso della parola, qualora venga opposta a un piccolo numero di tecnici ben addestrati». Così ebbe a scrivere nel suo «Pensieri di un soldato» ribadendo un concetto che avrebbe trovato una profetica conferma nel 1940.

 

In questo clima si formò ed emerse Heinz Guderian, il padre delle truppe corazzate tedesche.

 

Durante la prima guerra mondiale Guderian, ricoprì diverse cariche di Stato Maggiore, e nel 1918 entrò a far parte dello Stato Maggiore Generale, anche se a causa dall'inizio del conflitto non aveva completato i corsi della scuola di guerra iniziati nel 1913.

 

Nei tre anni successivi, alla fine delle ostilità, fu istruttore in un istituto clandestino per ufficiali superiori a Stettino, e quindi venne chiamato all'Ispettorato delle truppe motorizzate. «Mi interessai per la prima volta ai carri armati nel 1922 — racconta egli stesso — quando mi venne affidato un incarico nella «Inspektion der Kraftfahr-truppen» del vecchio ministero della Reichswehr. Da quel momento incominciai a studiare le esperienze fatte con i carri armati nella prima guerra mondiale e i progressi realizzati dopo il conflitto dagli eserciti stranieri, con la conseguenza che nel 1928 mi fu affidato l'incarico di istruttore di tattica dei mezzi corazzati. Il mio uditorio era composto da ufficiali di tutte le armi, riunite a Berlino nel Kraftfahr-Lehrstab, embrione della futura Panzerschule. Negli anni che seguirono elaborai schemi teorici di organizzazione e di tattica delle truppe corazzate, e dopo essermi fatto le ossa sul piano teorico decisi che mi sarei dedicato alla costituzione delle divisioni corazzate ».

 

Nel 1930 Guderian ebbe il comando di un battaglione motorizzato, il 3° Kraftfahr Abteilung, trasformandolo radicalmente: ad una compagnia assegnò carri da ricognizione, alla seconda carri d'assalto e alla terza cannoni anticarro, tutti materiali finti, naturalmente, date le restrizioni imposte dal trattato di Versailles. Questo gli permise di sperimentare alcune sue teorie, e quando nell'anno successivo fu nominato capo di stato maggiore dell'Ispettorato Truppe Motorizzate, trovò il pieno appoggio del generale Lutz suo superiore diretto.

 

«Nel mese di giugno del 1934 fu costituito un comando delle Kraftfahr - Kampftruppen (truppe motorizzate da combattimento), che successivamente venne ribattezzato Kommando der Panzertruppen. Io ne divenni capo di stato maggiore. Sotto la direzione del generale Lutz nel mese di luglio 1935, a Munsterlager, effettuammo le prime manovre con una divisione corazzata, e il successo fu completo. Di conseguenza il 10 ottobre 1935 vennero costituite tre divisioni corazzate: la I a Weimar, la II a Wurzburg, la IIIa a Berlino».

 

Il comando della IIa Panzerdivision fu affidato a Guderian che era appena colonnello.

 

Il concetto di Guderian sull'impiego delle truppe corazzate era di una semplicità sconvolgente: esse andavano inquadrate in divisioni corazzate, come fattore decisivo della guerra terrestre. Il nucleo principale delle divisioni corazzate doveva essere costituito da carri armati, e accanto ad essi dovevano esservi aliquote di fanteria, di artiglieria e di altri elementi, dotati della stessa mobilità dei veicoli da combattimento. Guderian respingeva la teoria «solo carri» propugnata dagli inglesi e altrettanto faceva per quella francese che voleva i carri subordinati alla fanteria. La divisione corazzata doveva essere un efficace amalgama di tutte le armi intorno al nucleo principale costituito dai carri che imponevano il ritmo della lotta con la loro mobilità. Non fu facile sperimentare praticamente le teorie sull'impiego delle unità corazzate negli anni precedenti all'avvento di Hitler al potere e prima che il trattato di Versailles venisse rigettato.

 

Le cosiddette «truppe autotrasportate» della fine degli anni venti disponevano di poche, vecchie autoblindate e di carri finti, realizzati con tela e lamiera, su telai di autovetture.

 

Con simili mezzi esse effettuarono le prime esercitazioni nel 1927 e così andarono avanti per circa sette anni. Tra il 1926 e il 1928, la Krupp, la Daimler-Benz e la Rheinmetall realizzarono due tipi di carri da 9 e da 20 tonnellate sotto il nome fittizio di «Leichte Traktor» e «Grosstraktor» per eludere le imposizioni del trattato di pace. I due tipi erano armati rispettivamente con i cannoni da 37 mm. e da 75 mm., ma complessivamente, furono prodotti in soli dieci esemplari.

 

Le prove condotte con essi portarono alla realizzazione di un nuovo carro medio, chiamato molto vagamente «Neubaufahrzeuge» (Nb. Fz.) — veicolo di nuovo modello — del peso di circa 23 tonnellate e armato con un pezzo principale da 75 mm. ed uno coassiale da 37 mm., ma la sua produzione si limitò a cinque esemplari, completati nel 1935.

 

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Derivato dai Grosstraktor e prodotto nel 1934, il Neubaufahrzeug (NbFz) fu un carro sperimentale in acciaio dolce, ispirato ai concetti allora in auge presso varie forze armate. La genesi dei carri ricorda da vicino quella delle corazzate, con il problema di conciliare velocità, protezione ed offesa e l'altra alternativa dell'armamento monocalibro o pluricalibro — il NbFz aveva la torretta principale con un cannone da 75mm, uno da 37 mm ed una mitragliatrice, più due torrette con una mitragliatrice ciascuna. Cinque di questi carri presero parte alla campagna di Norvegia nel 1940, occupando Oslo il 9 aprile.

 

 

Furono i carri leggeri della serie Carden Loyd inglese ad influenzare, inizialmente, la produzione tedesca, per il basso costo e la semplicità di costruzione.

 

Tanto che, quando si giunse alla determinazione di costruire i primi reparti corazzati, la scelta cadde su due carri da 5,3 tonnellate e da 7,5 tonnellate, realizzati sotto l'etichetta di «trattore agricolo» per i soliti motivi di copertura e più tardi conosciuti con le sigle di PzKpfw I e II.

 

Il Panzerkampfwagen I aveva un equipaggio di due uomini ed era armato con due mitragliatrici; la sua velocità massima era intorno ai 40 Km. orari e lo spessore della corazza variava dagli otto ai quindici millimetri.

 

L'altro carro leggero, il PzKpfw II, era un mezzo più consistente. L'armamento era costituito da un cannone da 20 mm. e da una mitragliatrice, mentre l'equipaggio saliva a tre uomini. La corazzatura e le prestazioni generali rimanevano invece sullo standard del modello più piccolo e solo nei successivi sviluppi il peso complessivo toccò le 10 tonnellate e la corazzatura venne aumentata fino a 30 mm.

 

Questi furono i primi carri tedeschi ad essere prodotti su scala industriale e, a partire dal 1934, cominciarono ad essere assegnati alle Kraftfahr-Kampftruppen che abbandonarono definitivamente i «carri finti». Nello stesso anno il primo battaglione di carri armati venne costituito a Ohrdruf e il comando affidato a Wilhelm von Thoma. Il battaglione fu ben presto ampliato, divenendo un reggimento su due battaglioni, mentre altri due battaglioni furono costituiti a Zossen.

 

Guderian e gli altri ufficiali tedeschi dei primi reparti corazzati seguivano attentamente le idee sulla guerra dei carri espresse in quegli anni dal generale inglese Fuller e dal capitano Liddell Hart, sostenitori delle divisioni corazzate come unità indipendenti ed autosufficienti nelle armi e nei servizi e, a differenza degli inglesi, ne fecero tesoro.

 

Contrariamente a quanto viene comunemente affermato, sull'organizzazione tedesca non ebbe alcuna influenza l'opera di De Gaulle «Vers l'armèe de mètier». Come ebbero a dichiarare von Thoma e Guderian a Liddel Hart dopo la fine della guerra, a quel libro non si fece molta attenzione: «Non offriva molti criteri di guida nel campo tattico ed era alquanto nelle nuvole. Inoltre, venne molto più tardi della enunciazione britannica sulle possibilità della guerra di carri...».

 

Quando Guderian lesse quel libro, nella traduzione tedesca del 1937, l'organizzazione delle divisioni corazzate germaniche era già codificata. L'elemento base della divisione corazzata tedesca era la brigata carri su due reggimenti, ognuno dei quali era su due battaglioni carri. Ciascun battaglione aveva 4 compagnie di 32 PzKpfw T e II e il totale dei carri dell'intera brigata assommava, almeno nominalmente, a 561.

 

C'era poi una brigata di fanteria motorizzata su due battaglioni e un battaglione motociclisti, che doveva integrare l'azione dei carri. Completava l'organico della divisione, un reggimento di artiglieria motorizzata con 24 obici da 105, un battaglione di cannoni trainati da 37 controcarro, un battaglione esplorante su autoblindate e motociclisti, una compagnia (poi battaglione) del genio ed infine unità trasmissioni e servizi divisionali.

 

In sostanza la Panzerdivision era un complesso autosufficiente nel quale la brigata carri era sostenuta da altre armi, portate (almeno teoricamente) allo stesso livello di mobilità dei carri. Benchè questa fosse la caratteristica basilare delle Panzerdivisionen, con gli anni, esse subirono sostanziali modifiche tanto nei mezzi in dotazione che negli organici.

 

Nel 1938-39 con la costituzione della 4a, 5a e 10a Panzerdivision, la brigata di fanteria fu portata a due reggimenti su due battaglioni ciascuno (cioè 4 battaglioni di fanteria per ciascuna divisione corazzata) e a loro volta i reggimenti di fanteria motorizzata dalle prime tre divisioni, costituite nel '35, ebbero ciascuno l'incremento di un battaglione.

 

Anche i battaglioni carri subirono una trasformazione: ebbero due compagnie carri leggeri e una compagnia carri medi, mentre la quarta compagnia di ciascun battaglione divenne «reparto deposito e complementi». Così, alla vigilia della seconda guerra mondiale, ogni Panzerdivision aveva un organico di 320 carri e il rapporto tra compagnie carri e fanteria era di 12 a 12, in luogo dell'originario 16 a 9.

 

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Linea di montaggio degli scafi del PzKpfw III. Il modello in primo piano, stranamente monta la ruota di trazione dei modelli «H» di seconda serie, mentre la ruota di rimando è quella usata sui carri fino alla prima serie «H». Probabilmente ciò è dovuto al fatto di dover utilizzare le precedenti scorte di ruote rimando in lamiera stampata.

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Penso sia interessante ricordare che con la nascita dell'arma corazzata durante la 1GM coincide anche con la realizzazzione delle primi sistemi anticarro: nell'ultimo anno di guerra la Mauser realizzò il primo fucilone anticarro, il Mauser Tankgewehr M1918: arma monocolpo lunga 1,7m e pesante 18kg sparava le specifiche munizioni perforanti 13,2x92mm Mauser (da cui sembra derivare il .50, 12,7x99mm - la questione appare comunque fortemente dibattuta -) con velocità alla bocca di 805m/s in grado di penetrare 20mm di corazza a 100m, con angolo d'impatto di 90°.

 

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Guest intruder
Penso sia interessante ricordare che con la nascita dell'arma corazzata durante la 1GM coincide anche con la realizzazzione delle primi sistemi anticarro: nell'ultimo anno di guerra la Mauser realizzò il primo fucilone anticarro, il Mauser Tankgewehr M1918: arma monocolpo lunga 1,7m e pesante 18kg sparava le specifiche munizioni perforanti 13,2x92mm Mauser (da cui sembra derivare il .50, 12,7x99mm - la questione appare comunque fortemente dibattuta -) con velocità alla bocca di 805m/s in grado di penetrare 20mm di corazza a 100m, con angolo d'impatto di 90°.

 

Be', dibattuta o meno la questione, mi pare evidente che gli attuali fucili anti materiale derivino comunque da quel tipo di filosofia.

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Be', dibattuta o meno la questione, mi pare evidente che gli attuali fucili anti materiale derivino comunque da quel tipo di filosofia.

 

Sono ovviamente d'accordo. La mia convinzione era legata la fatto che il calibro .50 americano della M-2 fosse derivato dall'esame della munizione tedesca, sembra invece che queste due cartucce abbiano seguito percorsi di sviluppo indipendenti.

 

Da Wikipedia eng:

....
The development of the .50 round is sometimes confused with the German 13.2 mm TuF, which was developed by Germany for an anti-tank rifle to combat British tanks during WWI. However, the development of the U.S. .50 round was started before this later German project was completed or even known to the Allied countries. When word of the German anti-tank round spread, there was some debate as to whether it should be copied and used as a base for the new machine gun cartridge. However, after some analysis the German ammunition was ruled out, both because performance was inferior to the modified Springfield .30-06 round and because it was a semi-rimmed cartridge, making it sub-optimal for an automatic weapon. The round's dimensions and ballistic traits are totally different. Instead, the M2HB Browning with its .50 armor-piercing cartridges would go on to function as an anti-aircraft and anti-vehicular machine gun, with a capability of completely perforating 0.875" (22.2 mm) of face-hardened armor steel plate at 100 yards (91 m), and 0.75" (19 mm) at 547 yards (500 m).
...

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Guest intruder

Sembra che da necessità identiche sia nata una munizione quasi identica. In effetti sapevo di questo "sospetto" sulla derivazione della .50, ma non l'avevo mai approfondito.

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