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Boeing B-17 Flying Fortress (Fortezza Volante)

"Boeing B-17 Flying Fortress"

 

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Tra gli aeroplani che hanno fatto la storia, e non solo quella dell’aviazione, figura in primo piano la Fortezza Volante, l’aereo che con I Liberator si avvicinò più d’ogni altro, nelle prestazioni e nell’impiego che ne fu fatto, alle concezioni douhettiane circa i mezzi per esercitare il « potere aereo » sull’avversario. Prodotto in 12731 esemplari, il quadrimotore americano consentì l’effettuazione dei pesanti attacchi diurni sulla Germania condotti da enormi formazioni disposte a « scatola » (Box) per aumentare l’efficacia dell’appoggio reciproco. La disponibilità numerica permetteva di dislocare contemporaneamente numerosi velivoli sul fronte del Pacifico e di fornirne 169 alla RAF.

 

La tecnica

Il Boeing B-17G versione che prendiamo in esame come particolarmente rappresentativa dell’intera serie era un quadrimotore ad ala bassa a sbalzo di costruzione interamente metallica, con impennaggi cruciformi di notevole superficie e carrello triciclo posteriore completamente retrattile.

L’ala era su profili biconvessi simmetrici. La sua struttura era basata su due longheroni con solette tubolari in lega leggera, collegate da un traliccio di diagonalature chiodate, nonché su una fitta centinatura, anch’essa a traliccio. Il rivestimento era in lamiere di avional, irrigidito da un fasciame interno in lamiera ondulata. Le due semiali erano vincolate direttamente, mediante attacchi in acciaio ad alta resistenza, ai fianchi della fusoliera, il cui massimo diametro era circa doppio dello spessore che l’ala presentava alla radice, e ciascuna di esse era suddivisa in tre elementi distinti: il tronco interno, con le due gondole motrici e la gamba del carrello; il tronco esterno, su cui si estendeva l’alettone intelato (con angolazioni massime di ± 12°); ed il raccordo terminale. L’ala era munita di ampi ipersostentatori a spacco a corda costante, che alla massima angolazione di 45° riducevano la velocità di stallo di una quindicina di chilometri all’ora. La struttura alare era notevolmente leggera, pesando circa 20 kg al metro quadro, ed era anche estremamente robusta, essendo in grado di incassare senza cedere anche d’anni di vistosa entità.

La fusoliera, a sezione circolare, era costituita da un complesso di nove elementi: la prua, il muso, il tronco alloggiante la cabina di pilotaggio, il tronco centrale incorporante il vano bombiero, il tronco centro-posteriore, il tronco conico posteriore, quello cui erano vincolati gli impennaggi, il cono terminale con la postazione del mitragliere di coda, e l’elemento che copriva la cabina di pilotaggio e lo raccordava al dorso della fusoliera.

La struttura della fusoliera era basata su una fitta serie di diaframmi con sezione a Z, su tre robusti longheroni in estruso a doppio T (due dorsali ed uno ventrale), e su numerosi correntini di irrigidimento ad L.

L’impennaggio orizzontale, a pianta trapezoidale, e quello verticale, dalla caratteristica pinna, avevano struttura completamente metallica nelle superfici fisse, e rivestita in tela per quelle mobili. Il timone ed i due semiequilibratori, analogamente all’alettone sinistro, erano muniti di alette correttrici, mentre il bordo d’attacco delle superfici fisse e quello delle semiali esterne e dei tronchi d’ala tra la gondola motrice interna e quella esterna erano muniti di guaine per lo sghiacciamento pneumatico.

Le gambe anteriori del carrello, munite di ammortizzatori olepneumatici e di ruote di 1,424 metri di diametro, con coperture su sedici tele, si retraevano elettricamente nelle gondole motrici interne, con rotazione verso l’avanti, senza però occultarvisi completamente. Il ruotino di coda, disposto in posizione piuttosto avanzata, si retraeva nel ventre della fusoliera, ruotando verso l’indietro.

I motori del B-17G erano gli stellari a nove cilindri Wright « Cyclone » R-1820, con riduttore, carburatore ad iniezione Bendix e turbocompressori a gas di scarico General-Electric B 22, dotati di sistemi elettronici di controllo Minneapolis-Honeywell, installati nel ventre delle gondole motrici, e che ricevevano l’aria per l’alimentazione del motore e per i gruppi d’interefrigerazione dalle bocche di presa disposte nel bordo d’attacco alare. I motori erano installati in gondole ben profilate aerodinamicamente, vincolati a castelli motore in tubi d’acciaio, ed erano isolati dal velivolo mediante paratie parafiamma in lamiera d’acciaio. Essi azionavano eliche tripala Hamilton Standard a giri costanti di 3,53 metri di diametro, con possibilità di messa in bandiera e con sghiacciamento a liquido delle piste. L’impianto di alimentazione fu sempre, su tutti i B-17, la parte forse meno soddisfacente, rivelandosi alquanto vulnerabile alle offese avversarie. Esso era costituito, oltre che dalle varie tubazioni, dalle pompe, dalle valvole, dai filtri e dagli organi di controllo, da ben ventiquattro serbatoi alari (disposti due tra i fianchi della fusoliera e le gondole motrici interne, quattro tra le gondole motrici, e diciotto esternamente a queste), tutti di tipo autostagnante, cui potevano aggiungersi i serbatoi supplementari installati nel vano bombiero per voli su grandi distanze, che portavano la capacità totale dell’impianto da 10533 a 13627 litri. Il lubrificante, per complessivi 560 litri, era contenuto in quattro serbatoi autostagnanti, installati nelle gondole motrici posteriormente alla paratia parafiamma. L’impianto elettrico era particolarmente curato, e ad esso faceva capo la maggior parte delle utenze di bordo, tra cui qli attuatori degli ipersostentatori, dei portelloni del vano portabombe, e quelli per l’abbassamento e la retrazione del carrello. All’impianto oleodinamico erano invece asserviti i freni delle ruote ed i flabelli per la regolazione del raffreddamento dei motori.

Notevole cura era stata rivolta al problema di assicurare un impiego agevole e sicuro del velivolo anche su grandi distanze ed alle massime quote, ed il B-17G disponeva infatti di autopilota, di quattro distinte reti per l’inalazione dì ossigeno gassoso, e di un impianto di riscaldamento alimentato da uno scambiatore di calore a glicolo, installato nella gondola motrice interna sinistra. Pure assai sviluppate erano le apparecchiature radio per comunicazioni e per la navigazione, e l’aereo era anche munito di impianto interfonico per l’equipaggio.

L’armamento difensivo del B-17G fu certamente tra i più efficaci e meglio studiati fra tutti quelli installati sui bombardieri della seconda guerra mondiale, ed era basato su ben 13 mitragliatrici da 12,7 mm, piazzate due in ciascuna delle torrette caudale, dorsale, ventrale ed anteriore, sotto il musone trasparente. A queste otto armi si aggiungevano le due laterali, per la difesa dei fianchi della fusol’iera, quella dorsale (spesso peraltro assente) piazzata nel comparto del radiotelegrafista, e le due installate nei fianchi del muso, Il carico di bombe, salvo che nelle missioni su brevi distanze, era viceversa piuttosto limitato, non superando solitamente i 2500 kg, anche se (peraltro piuttosto raramente) l’applicazione di travetti portabombe sotto la radice dell’ala permetteva di portare il carico offensivo a 9 454 kg, in missioni a breve raggio. Il traguardo di puntamento giroscopico Norden, installato nel musone trasparente, consentiva una buona precisione di tiro, anche se l’impiego del bombardiere Boeing in formazioni numerose (i cui componenti sganciavano contemporaneamente sul bersaglio) e da quote elevate andò costantemente a discapito dell’esattezza della mira. L’aereo era infine dotato di abbondanti blindature per la protezione dell’equipaggio.

 

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In Sequenza Didascalia dei Competitori del Boeing Model 299, lo stesso con seguente foto dell'incidente avvenuto il 30 Ottobre 1935,

 

L’evoluzione

Per il concorso bandito nel maggio 1934 per un bombardiere plurimotore, la Boeing rielaborò la tecnica del trasporto civile Modello 247 giovandosi dei miglioramenti già introdotti sul gigantesco quadrimotore da bombardamento Modello 294, allora in costruzione con la sigla XBLR-1 (poi cambiata in XB-15) per realizzare un quadrimotore relativamente piccolo ma esuberante in potenza motrice e quanto più possibile moderno. Il prototipo Model 299(che non ricevette la designazione XB-17) iniziò i voli il 28 luglio 1935 a Seattle, pilota Les R. Tower, e il 20 agosto si trasferì a Wright Field per le prove ufficiali, coprendo i 3400 km del percorso in sole nove ore, senza scalo, Il prototipo andò però distrutto il 30 ottobre in un incidente che non intaccò peraltro la fiducia conquistata nel corso dei collaudi ("Cause of crash of the Boeing bomber" ), tanto che venne ordinata una preserie di tredici Y1B-17, diversi dal prototipo nei motori (Wright GR-1820-39 da 930 cavalli anziché i P. & W. R-1690E « Horret » da 750) e nell’equipaggio di 9 anziché 8 persone. Un’altra cellula, inizialmente destinata alle prove statiche, fu completata con motori Wright GR-1820-51 dotati di turbocompressori a gas di scarico e fu siglata Y1 B-17A. Essa dimostrò tanto convincentemente i vantaggi dell’installazione che tutti i velivoli successivi ebbero i turbocompressori.

Solo nel 1938 si ebbe la prima ordinazione per una versione di serie, il B-17B, e per soli 39 esemplari. I motori Wright R-1820-51 davano 1 200 cavalli al decollo, tutta la prua era stata semplificata, il piano di coda verticale era ingrandito e così gli ipersostentatori, ma l’armamento era rimasto alle singole mitragliatrici da 7,62 mm a brandeggio manuale nelle cinque postazioni (di prua, dorsale, ventrale e laterali) che allora giustificavano il nomignolo di Fortezza Volante solo in apparenza. Già sul B-17C, ordinato in 38 esemplari nel 1939, mitragliatrici binate da 12,7 mm erano installate nella postazione dorsale e in quella (ridisegnata) ventrale e, armi singole dello stesso calibro erano nelle postazioni laterali, ora prive della copertura trasparente a bolla, mentre due affusti sui fianchi del muso sostituivano l’unico, centrale, per armi da 7,62; inoltre comparivano i serbatoi autostagnanti e la corazzatura per l’equipaggio. I motori erano i Wright R-1820-65 da 1 000 cavalli in quota. Sostanzialmente identico fu il B-17D, prodotto in 42 esemplari, cui si aggiunsero vari B-17C modificati. Una svolta significativa venne con il B-17E (costruito in 512 esemplari), grazie all’esperienza ottenuta con l’impiego bellico fatto dall’aviazione inglese, nel 1941, delle Fortezze acquistate in America. Una sezione poppiera interamente nuova unica variazione di rilievo introdotta nella evoluzione del velivolo, consentiva tanto una maggiore stabilità in quota che l’installazione di una ulteriore postazione difensiva: la preziosa postazione dietro gli impennaggi, con due armi da 12,7 mm. Identico armamento, ora però in torrette ad azionamento meccanico, avevano le postazioni dorsale e ventrale, una (talvolta due) 12,7 armava il posto del marconista e ciascuna postazione laterale, e solo negli snodi a prua restavano due armi da 7,62 mm a brandeggio manuale.

La produzione passò poi al B-17F, con molti miglioramenti ma esternamente identico salvo per l’adozione di un muso in plexiglas, con un unico affusto centrale per un’arma da 12,7 mm, anche se gli esemplari più recenti ospitarono due di queste armi mentre altre due venivano aggiunte sui fianchi del muso. Ne furono costruiti 3 400, grazie alla partecipazione alla produzione degli stabilimenti della Lockheed-Vega, che ne costruì 500 esemplari, e della Douglas che ne produsse 600. Analogamente avvenne per il B-17G, realizzato in 4025 esemplari dalla Boeing, 2250 dalla Lockheed-Vega, 2395 dalla Douglas, e ancor meglio armato, grazie all’aggiunta di due armi da 12,7 mm in una torretta sotto l’estrema prua, telecomandata. Quaranta esemplari andarono all’U.S. Navy per compiti antisom (PB-1G) e ricognizione meteo (PB-1W). Numerose furono le varianti e le conversioni di bombardieri per altri compiti, dal trasporto (C-108) alla fotoricognizione (16 F-9), dal lancio sperimentale di bombe plananti radioguidate al soccorso marittimo (130 B-17H, poi SG-17G), dall’impiego come bersagli radioguidati (DB-17) o come bombe volanti radiocomandate (una ventina di BQ-7), alle più disparate funzioni sperimentali.

Ma la più interessante conversione fu quella in « incrociatore volante », destinato a scortare (ma senza successo) gli analoghi velivoli da bombardamento. Un B-17F venne convertito nel prototipo XB-40, e altri venti in altrettanti YB-40, tutti con la torretta sotto il muso che poi sarebbe stata adottata sul B-17G, e almeno una dozzina di altre mitragliatrici da 12,7 mm disposte in vari modi.

Ultimo sviluppo della serie fu lo XB-38, un B-17E i cui motori radiali vennero sostituiti con gli Allison V-1710-89 a 12 cilindri a V, da 1 425 cavalli. L’aereo, che compì il suo primo volo il 19 maggio 1943, andò però distrutto in un incidente, ed il relativo programma venne abbandonato.

 

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YB-17A e B-17B

 

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B-17C (D) e B-17E

 

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B-17F e B-17G

Modificato da Blue Sky

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Ma quella cupoletta di plexiglas situata nelle versioni F e G subito davanti alla cabina dei piloti a cosa servirebbe?

Ma quella cupoletta di plexiglas situata nelle versioni F e G subito davanti alla cabina dei piloti a cosa servirebbe?

 

 

è una cupoletta d'osservazione, da li il navigatore utilizzava il sestante per fare il punto

non l'avevo visto questo thread!

grandioso! :adorazione: :adorazione: :adorazione:

Ottimo Topic,su uno dei più bei bombardieri della II G.M.!

spero che non fosse necessario spesso usare il sestante... Ma una curiosità, l'aereo poteva dirsi "corazzato"? nel senso, le lamiere avevano uno spessore tale da poter conferire una certa protezione contro shegge dii contraerea o proiettili di mitralìgliatrice non a bassa distanza? Lo chiedo perchè gli aerei avevano fama di incassare colpi a non finire e di uscirne relativamente poco danneggiati

Colgo l'occasione per fare i complimenti a Blue Ski, sia per questo topic che per gl'altri, ho appena cominciato a leggerli ma sono veramente ben fatti. :adorazione:

 

 

spero che non fosse necessario spesso usare il sestante... Ma una curiosità, l'aereo poteva dirsi "corazzato"? nel senso, le lamiere avevano uno spessore tale da poter conferire una certa protezione contro shegge dii contraerea o proiettili di mitralìgliatrice non a bassa distanza? Lo chiedo perchè gli aerei avevano fama di incassare colpi a non finire e di uscirne relativamente poco danneggiati

 

Definirli "corazzati" è un eufemismo; avevano delle protezioni ma, ad esempio, le cupole dei mitraglieri erano in plexiglass. Erano buoni incassatori, ma erano pur sempre fatti in alluminio.

 

Da rimarcare che, nonostante la loro fama, comunque la loro "aspettativa di vità", nel 1943, era di 11 missioni. Poi arrivarono delle modifiche tecniche e, sopratutto, i "Mustang" e le cose migliorarono nettamente.

 

Ma se leggi il post di Blue Sky, in particolare il paragrafo Ho visto Schweinfurt ti puoi rendere conto delle difficoltà che un B-17 in missione poteva incontrare.

 

 

Una curiosità: Il nome "Fortezza volante" gli fu data da un giornalista del "Seattle Dayli Times" durante la presentazione alla stampa del prototipo "mod 299". Il nome piacque alla dirigenza della Boeing, tanto che ne "depositò" il nome.

in effetti la domanda mia è scontata, ora che ci penso nessun aereo poteva permettersi significative "blindature" dello scafo s non in punti ben determinati (serbatoti, motori), e comunque contro dei proiettili da 20mm sparati da breve distanza anche una lamiera "rinforzata" avrebbe potuto fare poco, penso. Però dal paragrafo sembra che la contraerea Flak non facesse molta paura, o perchè i tiri erano troppo "radi" e non colpivano quasi mai, o perchè le lamiere offrvano una discreta protezione contro quelle schegge. E sembra che dopo l'accoglienza su Schweinfurt il sorvolo dell'Italia fosse visto dai piloti come poco più che una passeggiata. eppure nel loro passaggio pomeridiano opra il Veneto e la Emilia Romagna saranno stati sempre sotto il tiro della locale contraerea, a meno che non avessero capito i militari a terra che erano velivoli "in fuga" contro cui non valeva la pena usare molte munizioni

Modificato da Simone

avrei tre domande da fare

 

1 come funzionava la cupala dove era riposta la mitragliaatrice sotto l'aereo?

2 che sistemi di protezione aveva quella cupola?

3 la mitragliatrice sotto il puntatore per le mombe come funzionava????visto che dalle foto non si capisce

Modificato da mangusta11

spero che non fosse necessario spesso usare il sestante... Ma una curiosità, l'aereo poteva dirsi "corazzato"? nel senso, le lamiere avevano uno spessore tale da poter conferire una certa protezione contro shegge dii contraerea o proiettili di mitralìgliatrice non a bassa distanza? Lo chiedo perchè gli aerei avevano fama di incassare colpi a non finire e di uscirne relativamente poco danneggiati

Nel manuale dell' B17F segnano come corazzate dai proiettili:

Calibro 0.303 Inglesi (7.62), 0.320 Tedeschi (7.92mm) e 0.303 Italiani e Giapponesi I seggiolini dei piloti, nelle torrette le parti metalliche e non in plexiglas e alcune paratie divisiorie nella fusoliera.. Appena ho un pò i tempo carico le immagini.

Un 20mm? No, non erano affatto corazzati per un 20mm.

 

avrei tre domande da fare

 

1 come funzionava la cupala dove era riposta la mitragliaatrice sotto l'aereo?

2 che sistemi di protezione aveva quella cupola?

3 la mitragliatrice sotto il puntatore per le mombe come funzionava????visto che dalle foto non si capisce

 

1) la torretta ventrale (Ball Turret) aveva sopra un motore elettrico. L'armiere, dentro ad uno spazio angustissimo, aveva due manopole per girare la torretta in Azimuth e in elevazione. Oltre che al comando di sparo.

2) La parte posteriore (opposta alle mitragliatrici) in metallo era corazzata per proiettili da 7.62-7.92mm

3) Il puntatore nel B17G aveva due comandi. Il Norden, ovvero il mirino di puntamento per le bombe e un comando. Questo comando era composto da due manopole e da vari pulsanti. Muovendo quell' apparecchio muoveva la torretta..

 

 

Appena ho tempo carico le foto ;)

t il sorvolo dell'Italia fosse visto dai piloti come poco più che una passeggiata. eppure nel loro passaggio pomeridiano opra il Veneto e la Emilia Romagna saranno stati sempre sotto il tiro della locale contraerea, a meno che non avessero capito i militari a terra che erano velivoli "in fuga" contro cui non valeva la pena usare molte munizioni

 

 

Sospetto contasse molto anche il fatto che la contraerea italiana arrivava, con fatica, a 4, 4500 metri, mentre solitamente le formazioni di bombardieri americani volvavano sopra i 6000.

in effetti la domanda mia è scontata, ora che ci penso nessun aereo poteva permettersi significative "blindature" dello scafo s non in punti ben determinati (serbatoti, motori), e comunque contro dei proiettili da 20mm sparati da breve distanza anche una lamiera "rinforzata" avrebbe potuto fare poco, penso. Però dal paragrafo sembra che la contraerea Flak non facesse molta paura, o perchè i tiri erano troppo "radi" e non colpivano quasi mai, o perchè le lamiere offrvano una discreta protezione contro quelle schegge. E sembra che dopo l'accoglienza su Schweinfurt il sorvolo dell'Italia fosse visto dai piloti come poco più che una passeggiata. eppure nel loro passaggio pomeridiano opra il Veneto e la Emilia Romagna saranno stati sempre sotto il tiro della locale contraerea, a meno che non avessero capito i militari a terra che erano velivoli "in fuga" contro cui non valeva la pena usare molte munizioni

 

la Flak faceva paura e, secondo it.wiki colpivano il bersaglio anche abbastanza sovente:

« Nel corso dei tre mesi che finiscono con l'agosto 1944, il fuoco contraerei tedesco ha provocato non meno del 66% dei 700 bombardieri persi e del 98% dei 13.000 bombardieri danneggiati. Nel 1943, il 33% dei bombardieri persi ed il 66% di quelli danneggiati è stato attribuito alla FlaK »

 

Ma non sò se è attendibile.

Se t'interessa approfondire ti segnalo questo interessante rapporto Inglese che ha eseguito un accurata valutazione dei danni creati dalla Flak ai bombardieri B-17 e B-24: GERMAN 88 MM. HIGH EXPLOSIVE ANTIAIRCRAFT SHELL

 

 

Ma per risponderti correttamente è meglio comprendere come funzionava una difesa contraerea Tedesca e per questo ti cito un capitolo del libro “Tigri in battaglia”: di Stephen E. Ambrose:

 

pag 171

 

“Il 17 novembre (ndr 1943) McGovern volò nella sua seconda missione come copilota di Surbeck. Il bersaglio era il nodo ferroviario di Györ, in Ungheria. La contraerea prese a sparare non appena giunsero sul bersaglio. Era intensa e precisa. Mantenendo un formazione stretta il suo aereo e gli altri sarebbero riusciti a ottenere un migliore schema di bombardamento , ma sarebbero diventati un bersaglio troppo concentrato. <<Era un muro di fumo interrotto solo dai lampi rossi delle esplosioni dei proiettili>>, ha ricordato McgGovern. I Tedeschi usavano un tipo di difesa <<a scatola>>. Ogni pezzo da 88 sparava in una zona mentre i bombardieri si avvicinavano. I proiettili viaggiavano più veloci del suono ed erano spolettati per esplodere alla quota degli aerei. <<Ci inscatolarono, ecco tutto.>> Le <<scatole>> avevano 600 metri di profondità e altrettanti di ampiezza, a volte anche di più. ….

… I proiettili erano settati per esplodere a 20°000 piedi, oppure sopra o sotto quella quota, a seconda delle modalità di volo. Quando i proiettili esplodevano, con centinaia di schegge d’acciaio che avevano un raggio d’azione di decine di metri, i bombardieri erano costretti a volarvi dentro”.

 

In pratica i Tedeschi formavano un muro di granate davanti ai bombardieri e questi dovevano attraversarlo per poter sganciare le bombe sull’obiettivo. Quando non dovevano sganciare bombe i bombardieri potevano aggirare lo sbarramento, per questo, quando erano in fase di rientro, non facevano così paura.

 

Ma restavano i caccia.

 

In quanto alla blindatura essa resisteva abbastanza bene ai colpi di mitragliatrice , si racconta a tal proposito di un attacco subito da un B-17D da parte di 18 "zero" giapponesi. Potendo usare solo la mitragliatrice (cal 7,7 mm) non riuscirono ad abbatterlo, nonostante fosse stato colpito da almeno un migliaio di colpi. Un uomo dell'equipaggio muorì e distrussero la radio di bordo, il ruotino di coda, un motore e forato i serbatoi del carburante. Erano resistenti, ma non invurnerabili; l'aereo andò poi distrutto in fase d'atterraggio forzato a Mindanao.

la Flak faceva paura e, secondo it.wiki colpivano il bersaglio anche abbastanza sovente:

« Nel corso dei tre mesi che finiscono con l'agosto 1944, il fuoco contraerei tedesco ha provocato non meno del 66% dei 700 bombardieri persi e del 98% dei 13.000 bombardieri danneggiati. Nel 1943, il 33% dei bombardieri persi ed il 66% di quelli danneggiati è stato attribuito alla FlaK »

 

Ma non sò se è attendibile.

Se t'interessa approfondire ti segnalo questo interessante rapporto Inglese che ha eseguito un accurata valutazione dei danni creati dalla Flak ai bombardieri B-17 e B-24: GERMAN 88 MM. HIGH EXPLOSIVE ANTIAIRCRAFT SHELL

Ma per risponderti correttamente è meglio comprendere come funzionava una difesa contraerea Tedesca e per questo ti cito un capitolo del libro “Tigri in battaglia”: di Stephen E. Ambrose:

 

pag 171

 

“Il 17 novembre (ndr 1943) McGovern volò nella sua seconda missione come copilota di Surbeck. Il bersaglio era il nodo ferroviario di Györ, in Ungheria. La contraerea prese a sparare non appena giunsero sul bersaglio. Era intensa e precisa. Mantenendo un formazione stretta il suo aereo e gli altri sarebbero riusciti a ottenere un migliore schema di bombardamento , ma sarebbero diventati un bersaglio troppo concentrato. <<Era un muro di fumo interrotto solo dai lampi rossi delle esplosioni dei proiettili>>, ha ricordato McgGovern. I Tedeschi usavano un tipo di difesa <<a scatola>>. Ogni pezzo da 88 sparava in una zona mentre i bombardieri si avvicinavano. I proiettili viaggiavano più veloci del suono ed erano spolettati per esplodere alla quota degli aerei. <<Ci inscatolarono, ecco tutto.>> Le <<scatole>> avevano 600 metri di profondità e altrettanti di ampiezza, a volte anche di più. ….

… I proiettili erano settati per esplodere a 20°000 piedi, oppure sopra o sotto quella quota, a seconda delle modalità di volo. Quando i proiettili esplodevano, con centinaia di schegge d’acciaio che avevano un raggio d’azione di decine di metri, i bombardieri erano costretti a volarvi dentro”.

 

In pratica i Tedeschi formavano un muro di granate davanti ai bombardieri e questi dovevano attraversarlo per poter sganciare le bombe sull’obiettivo. Quando non dovevano sganciare bombe i bombardieri potevano aggirare lo sbarramento, per questo, quando erano in fase di rientro, non facevano così paura.

 

Ma restavano i caccia.

 

In quanto alla blindatura essa resisteva abbastanza bene ai colpi di mitragliatrice , si racconta a tal proposito di un attacco subito da un B-17D da parte di 18 "zero" giapponesi. Potendo usare solo la mitragliatrice (cal 7,7 mm) non riuscirono ad abbatterlo, nonostante fosse stato colpito da almeno un migliaio di colpi. Un uomo dell'equipaggio muorì e distrussero la radio di bordo, il ruotino di coda, un motore e forato i serbatoi del carburante. Erano resistenti, ma non invurnerabili; l'aereo andò poi distrutto in fase d'atterraggio forzato a Mindanao.

 

Molto interessante il link sugli 88 tedeschi ;)

 

Si, in quanto all'ultima parte anche a History Channel hanno ricreato l'evento..

Modificato da Folgore

Molto interessante il link sugli 88 tedeschi ;)

 

Grazie, ma il rapporto non parla solo degli 88 tedeschi ma offre molto di più, il titolo corretto è:

 

MEDICAL DEPARTMENT, UNITED STATES ARMY

 

WOUND BALLISTICS

 

Prepared and published under the direction of

 

Lieutenant General LEONARD D. HEATON

The Surgeon General, United States Army

 

Editor in Chief

 

Colonel JAMES BOYD COATES, Jr., MC

 

Editor for Wound Ballistics

 

Major JAMES C. BEYER, MC

 

OFFICE OF THE SURGEON GENERAL

DEPARTMENT OF THE ARMY

WASHINGTON, D.C., 1962

 

Me ne sono accorto solo adesso :blushing:

Una piccola aggiunta sulla corazzatura dei B-17.

Visto che corazzare di più gli aerei avrebbe ridotto le prestazioni della macchina, si corazzarono gli uomini a bordo degli aerei.

 

una analisi statistica del 1942 effettuata su 303 casi di avieri dell'ottava messi fuori combattimento indicò rivelò che il 70% delle ferite era causato da oggetti a bassa velocità , nell'ordine :

38% schegge della Flak

39% schegge di proiettili da 20 mm

15% proiettili di mitragliatrice

8% proiettili secondari (parti dell'aereo messe in movimento dall'esplosione dei proiettili nemici)

 

una protezione balistica (in questo caso, una corazza metallica) avrebbe fermato gli proiettili a bassa velocità, come dimostrato degli studi della grande guerra sulle corazze protettive.

il comandante medico dell'ottava, colonnello Grow, concluse che una corazza proteggente il torace e l'addome avrebbe ridotto sia la gravità delle ferite, sia il numero di caduti.

Basandosi sulla corazza inglese MRC (Medical Research Council) (1) fu elaborata una corazzatura con piastre di acciaio Hadfield al manganese di 1 mm di spessore, inserite in tasche di canapa con una copertura di cotone. Nel 1943 ne furono inizialmente prodotti 10 esemplari per i collaudi dalla Wilkinsons (proprio quella delle lamette da barba) , poi ne fu prodotta la quantità necessaria per equipaggiare 10 B-17 per le prove sul campo.

La prova sul campo ebbe successo, e ne fu iniziata la produzione negli Stati Uniti. Nella fabbricazione americana, la canapa fu sostituita con il nylon. Alla fine della guerra, ne erano stati prodotti un milione di pezzi in ventitre tipi diversi.

La Flayer's Vest M1 pesava 9,4 kg ed era destinata a chi nell'aereo si doveva muovere liberamente come i mitraglieri, gli operatori radio, i bombardieri e i navigatori. Ne furono prodotti 338780 esemplari.

La Flayer's Vest M2 era simile, tranne che assicurava solo una protezione frontale, ed era quindi destinata ai piloti che già disponevano dei seggiolini corazzati. Pesava 7, 4 kg e ne furono prodotte

95919.

Le due corazzature precedenti proteggevano solo il torace, quindi furono prodotte delle corazze accessorie, la Flyer’s Apron, M3 e la The Flyer’s Apron, M4 indicate a proteggere l'addome e i genitali. Pesavano rispettivamente 2.1 kg e 3.2.

Fu sviluppato inoltre una protezione inferiore, la T13, specializzata per i piloti, consistente in 3 sezioni delle quali la centrale poteva piegarsi quando il portatore si sedeva.

Tutte queste corazzature erano indossate sopra la normale tenuta di volo, paracadute compreso. Ovviamente, dato il peso non disprezzabile, i portatori si dovevano togliere la corazza nel caso di lancio col paracadute. Lo sgancio rapido si effettuava mediante una fettuccia legata ai bottoni automatici posti sul davanti delle spalle della corazza. La fettuccia era posta all'altezza della cintura.

chapter11figure319.jpgun aviere mostra lo sgancio rapido

La distribuzione era inizialmente intesa a coprire il fabbisogno del 60% degli organici del personale (corrispondente allla quantità di equipaggi in volo in una normale giornata operativa.).

L'equipaggio decollava, compiva la sua missione, ritornava e passava le corazze all'equipaggio che volava il giorno dopo.

I successivi modelli, Flayer's Vest M6, M7 e Flyer’s Apron, M8 e M9 non si differenziavano nel design ma nell'uso di piastre d'alluminio inserite in vesti di nylon con una conseguente diminuzione del peso.

Inoltre furono adottati degli elmetti protettivi, Helmet M4, M4A1, M3, M5 tutti derivati dall'elmetto standard di fanteria, lo M1.

chapter11figure317.jpg

Si calcolò che l'uso delle Flak vest ridusse il numero dei feriti del 58%, e del 60% del numero delle ferite (ovviamente, questo calcolo si basava sui bombardieri che tornavano indietro.)

Inoltre, le corazze diminuivano la mortalità per le ferite al torso (dal 36% al 8%) e all'addome (dal 39% al 7%)

L'uso della flak vest si diffuse per tutto il teatro europeo, ma non fu preso in considerazione per il pacifico, in quanto la contraerea giapponese non era paragonabile a quella tedesca.

 

tutto questo è scritto sia sul link di motogio, sia sul volume della osprey Flak jackets

Nel manuale dell' B17F segnano come corazzate dai proiettili:

Calibro 0.303 Inglesi (7.62), 0.320 Tedeschi (7.92mm) e 0.303 Italiani e Giapponesi I seggiolini dei piloti, nelle torrette le parti metalliche e non in plexiglas e alcune paratie divisiorie nella fusoliera.. Appena ho un pò i tempo carico le immagini.

Un 20mm? No, non erano affatto corazzati per un 20mm.

1) la torretta ventrale (Ball Turret) aveva sopra un motore elettrico. L'armiere, dentro ad uno spazio angustissimo, aveva due manopole per girare la torretta in Azimuth e in elevazione. Oltre che al comando di sparo.

2) La parte posteriore (opposta alle mitragliatrici) in metallo era corazzata per proiettili da 7.62-7.92mm

3) Il puntatore nel B17G aveva due comandi. Il Norden, ovvero il mirino di puntamento per le bombe e un comando. Questo comando era composto da due manopole e da vari pulsanti. Muovendo quell' apparecchio muoveva la torretta..

Appena ho tempo carico le foto ;)

 

grazie mille per le risposte sei stato gentilissimo

Ecco Mangusta.. così capisci meglio la corazzatura nell' B17F ;)

 

Corazzatura piloti

b17armour1.jpg

w416.png

Operatore radio

b17armour2.jpg

w476.png

Torretta ventrale

b17aromur3.jpg

w793.png

Mitragliere di coda

b17armour4.jpg

w389.png

 

Meglio ora? :rolleyes:

 

Per quel'interessante questione delle corazzature aggiuntive, anche agli equipaggi degli Junkers 88 che facevano attacco al suolo veniva dato un elemetto da fanteria..

Modificato da Folgore

molto meglio grazie mille

 

ma una domand adalle tue immaggini si nota che il pilota e' protetto solo alle spalle ma se venissero attaccati da sotto sarebbero spacciati

  • Autore
molto meglio grazie mille

 

ma una domand adalle tue immaggini si nota che il pilota e' protetto solo alle spalle ma se venissero attaccati da sotto sarebbero spacciati

 

E' umanamente impossibile scongiurare ogni possibile rischio a cui viene sottoposto un pilota durante un'azione di combattimento, quindi si cerca un compromesso accettabile! ;)

Ringrazio tutti per le tantissime informazioni. interessante il paragrafo della riduzione della gravità delle ferite, che forse il dato più eclatante.

Tanto si può dire, ma non che all'USAAF trascurassero la sicurezza degli equipaggi nei limiti del possibile, a differenza che in altre nazioni 8ho letto i topic sull'Armata Rossa e sull'Italia). Forse è anche per questo che hanno vinto,

molto meglio grazie mille

 

ma una domand adalle tue immaggini si nota che il pilota e' protetto solo alle spalle ma se venissero attaccati da sotto sarebbero spacciati

 

beh tieni conto che il seggiolino non è di cartapesta... ma non è neanche di titanio. Un pericolo da sotto lo rappresenta la Flak e le schegge dei proiettili... :unsure:

Ringrazio tutti per le tantissime informazioni. interessante il paragrafo della riduzione della gravità delle ferite, che forse il dato più eclatante.

Tanto si può dire, ma non che all'USAAF trascurassero la sicurezza degli equipaggi nei limiti del possibile, a differenza che in altre nazioni 8ho letto i topic sull'Armata Rossa e sull'Italia). Forse è anche per questo che hanno vinto,

 

Nel film La battaglia dei giganti (Battle of the Bulge) c'è una scena che, in due parole, racchiude il vero motivo:

 

Shaw explains to Kohler that he must show the Americans what defeat means. Shaw explains his view by showing Kohler a fresh chocolate cake delivered by air transport to an American private. That America can use their resources to send a cake across the Atlantic is taken as a symbol of America's wealth and not taking the war seriously in the view of the Germans.

 

La realtà e che gli Statunitensi vinsero principalmente grazie alla loro logistica che permetteva ad un soldato di ricevere una torta ancora fresca proveniente dall'altra parte dell'Atlantico, senza nulla togliere al valore dei soldati. I Tedeschi persero contro i Russi perchè non avevano più cibo materiale e benzina, un pò grazie all'opera delle "Fortezze volanti", un pò per la filosofia Tedesca che ricalcava quella in auge nelle guerre Napoleoniche: " il soldato Tedesco non ha diritto a una razione fissa. Egli consuma ciò che la Patria e l'Intendenza gli possono procurare di volta in volta..." -tratto da "Noi moriamo a Stalingrado" di Alfio Caruso-

 

Ti lascio immaginare la sorte dei soldati Italiani dell'ARMIR che per la logistica dovevano fare affidamento all'alleato.

 

Sul trattamento dei soldati Russi meglio stendere un velo pietoso, sono già troppo OT.

ecco le immagini delle corazze:

flak1.jpg

un pilota e un uomo dell'equipaggio con il primo modello sperimentale di corazza. notare che hanno in mano degli elmetti m1 standard.

flak2.jpg

un pilota dotato di armatura m2 con casco m5.

flak3.jpg

mitragliere con m1 e m4. notare la fettuccia di sgancio.

  • 3 mesi dopo...

Volevo chiedere se corrisponde al vero il fatto che i B-17 così come i b-29 fossero dotati di un "pilota automatico" basato su giroscopi che, pur essendo analogico e non digitale, permetteva di mantenere l'aereo lungo l'esatta direzione dell'obiettivo e dava all'equipaggio la direzione dello stesso anche durante eventuali manovre evasive, oltre a "tenere memoria" dei cambiamenti di direzione e velocità del mezzo per la durata del volo. Sarebbe interessante sapere come veniva "programmato" visto che presumibilmente era un sistema analogico e quindi non paragonabile ai computer veri e propri

Modificato da Simone

  • 1 mese dopo...

Bel topic!!

 

violazione del regolamento al punto 1.6, +10%

Modificato da vorthex

Volevo chiedere se corrisponde al vero il fatto che i B-17 così come i b-29 fossero dotati di un "pilota automatico" basato su giroscopi che, pur essendo analogico e non digitale, permetteva di mantenere l'aereo lungo l'esatta direzione dell'obiettivo e dava all'equipaggio la direzione dello stesso anche durante eventuali manovre evasive, oltre a "tenere memoria" dei cambiamenti di direzione e velocità del mezzo per la durata del volo. Sarebbe interessante sapere come veniva "programmato" visto che presumibilmente era un sistema analogico e quindi non paragonabile ai computer veri e propri

 

Probabilmente ti riferisci al Norden, già citato in questo topic, un superbo sistema di puntamento elettromeccanico che valutava ed eseguiva lo sgancio delle bombe automaticamente attraverso misurazione di parametri come altitudine, velocità, ecc. Nelle fasi finali di avvicinamento al bersaglio il pilota "lasciava" i comandi al sistema che eseguiva automaticamente tutte le correzioni necessarie a centrare l'obiettivo. Il Norden è stato il migliore sistema di puntamento della 2GM, coperto da segreto militare: data l'elevata importanza ed l'inevitabile rischio di poter cadere in mano nemiche fu dotato di un sistema di autodistruzione basato su una carica di termite.

Fu comunque oggetto di attività di spionaggio prima dello scoppio della guerra, azioni che portarono alla realizzazione di un simile sebbene più semplificato modello tedesco , il Lofte 7 della Carl Zeiss.

Modificato da John Plaster

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