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F Recce Squadron

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da www.squadronef.it

 

L’8 settembre 1943, all’atto dell’armistizio, un gruppo di paracadutisti del III e XI Battaglione Nembo in sosta a Soveria Mannelli (CZ), si raccolse attorno al Capitano Carlo Francesco Gay per continuare la guerra contro i tedeschi. L’obiettivo era quello di raggiungere la città di Roma ed organizzarne la difesa. Giunti a Castelfranco in Mescano (BN), i paracadutisti seguirono la pressante richiesta di protezione avanzata dalla popolazione locale e si fermarono nel paese fino al 20 settembre 1943, dopo essersi messi a disposizione della 1° Divisione Canadese. Trasferiti a Lucera (FG), ebbero presto modo di distinguersi in rischiose pattuglie dietro le linee nemiche nella zona di Campobasso, Boiano, Putrella ed Isernia.

 

Il 9 dicembre 1943 si costituirono in reparto regolare con la denominazione di 1° Squadrone da ricognizione Folgore (F Recce Squadron) e, passati alle dirette dipendenze del XIII Corpo Britannico con base a Campobasso, assunsero compiti esplorativi ed informativi. L’organico dello Squadrone il 15/1/1944 risultava costituito da 116 uomini comprensivi di : 9 ufficiali di cui due non paracadutisti (i quali abbandoneranno dopo poco il reparto), 10 sottufficiali paracadutisti e 3 carristi , 94 tra graduati e militari. (Mentre il 15/3/44 le unità salgono a : 11 ufficiali , 15 sottufficiali e 117 uomini di truppa).

 

Dopo un breve periodo di addestramento il reparto venne trasferito a Casoli, ai piedi della Maiella (5/1/44), dove effettuò una serie di pattuglie esplorative su Pizzoferrato, Gamberane, Monterotondo, Guardiagrelle, Palina, Caprifico.

 

Il 20/3/1944, lo Squadrone F , trasferito a Sesto Campano, prese parte alla Battaglia di Cassino a copertura del fianco destro del XIII Corpo d’Armata occupando Roccasecca, Santo Padre, Arpino, Isola Liri, Veroli, Alatri ed Anagni. Dopo la liberazione di Roma (3/6/44) il reparto venne dislocato a Bagnaia (VT) e impiegato nel rastrellamento dei monti Cimini; proseguì poi verso il Trasimeno con presidio a Panicate ed effettuò puntate offensive ed esplorative nella Val di Chiana, Cortona, Tuoro. Trasferiti a Cartiglio Fiorentino, i paracadutisti occuparono di sorpresa Monte Corneto, Montecchi e Palazzo del Pero. A causa delle ingenti perdite subite l’unità fu rafforzata da un contingente di volontari provenienti da Roma (alcuni di questi molto giovani, cl. 1927) accompagnati dal Cap. Bonciani (1/8/44). Raggiunta la zona di Ponte a Ema, furono inviate in esplorazione delle pattuglie lungo l’Arno, fra le località di Rovezzano e Lastra a Signa, con puntate offensive su Settignano, Fiesole, Ontignano, Ugnano, Badia a Settimo. Lo Squadrone prese anche parte alla Battaglia di Firenze attraversando l’Arno in più punti e, con l’appoggio dei partigiani, occupò Le Cura (18/8/44); alcuni militari entrarono nella cittadina in tenuta borghese per dare la caccia ai franchi tiratori, mentre il resto del contingente militare, aiutato dalle “Bande locali” impedì la distruzione del ponte della “Vittoria” e del “Ponte a Signa”. A battaglia ultimata il Gen. Kirkman passò in rivista lo Squadrone elogiando l’attività dei parà e rievocando le loro gesta lungo la linea Hitler e Gustav fino alla Liberazione di Firenze. I paracadutisti credevano di avere qualche giorno di riposo dopo gli ultimi scontri, ma furono subito inviati con la 6° Div. Corr. Pugno di Ferro a Regello per poi occupare Pratomagno e la zona di Monte Pomponi, Caiano (dove cadono le M.O.v.m. Capanna e Boccherini) e La Consuma a protezione del fianco destro, arrivando in un secondo momento fino a Londa e sul passo del Muraglione, occupando Premilcuore (20/10/44)e inviando pattuglie su Rocca San Casciano, Monte San Marco, con lo scopo di creare una saldatura tra la 5° e l’8° Armata Alleate.

 

L’inverno del 1944 bloccò l’avanzata Alleata e lo Squadrone F restò a Fiesole in sosta e per seguire due cicli di istruzione. Ai primi di gennaio 1945 lo Squadrone ricevette l’ordine di raggiungere Casola Val Senio per assestarsi lì e creare una saldatura tra 5° ed 8° Armata, dove solo 130 uomini furono posti a rimpiazzo dei precedenti 450 del Battaglione Indiano; sostituiti poi a loro volta da un Btg. del San Marco, rientrarono nella base di Fiesole e furono impiegati nella zona a Sud-Est di Bologna arrivando a soli 11 Km da Imola e inviando pattuglie lungo la Pianura Padana (10/03/45). Nel mese di febbraio 1945, come traspare dai racconti dei reduci e dalla relazione mensile di Gay allo SMRE, si sentirono forti la tensione e l’emotività fino a quel punto nascosta e si fece chiara e pesante l’idea che la guerra che si stava combattendo era fatta tra italiani. Il 7 febbraio, dopo uno scontro, restano sul terreno dei materiali: risulta subito evidente che lo Squadrone ha combattuto contro un nucleo di Bersaglieri alle dipendenze tedesche (il nucleo tentava di agire sul fianco dell’unità di paracadutisti). Nella stessa giornata il neo-nato Ministero della Guerra assegnò allo Squadrone il veneziano S.Ten. Livio Luzzato, militare che, a causa del cognome di origine ebraica era riuscito a farsi aggregare a questa unità. Il 12 febbraio 1945, dopo pochi giorni di militanza a fianco dei paracadutisti, L.Luzzato scomparve durante una pattuglia a Casola Valsenio. Solo dopo la guerra si venne a conoscenza che il suo aggregamento allo Squadrone era stato soltanto un alibi e il suo scopo era stato quello di riuscire a raccogliere maggiori informazioni possibili sulle truppe alleate (lo Squadrone F rappresentava, in quanto unità più vicina a quelle Alleate, una fonte di notizie certe) e portarle a Salò, dove si riunì alle unità della X Mas.

 

Il 28 marzo 1945 il Gen. Mc Creery chiese al cap. Gay di scegliere 5 ufficiali e 100 paracadutisti per un’operazione di aviolancio a sud del Po, e, vista la pericolosità dell’intervento, stabilì che i partecipanti dovevano essere tutti volontari. Vennero scelti 140 elementi tra i più preparati dello squadrone: a questi si unirono 100 paracadutisti del Gruppo di Combattimento Nembo, comandati dall’allora Ten.Guerrino Ceiner. Dopo un breve periodo di addestramento a Gioia del Colle (BA), i volontari, riuniti a Castiglioncello, furono divisi in 24 pattuglie .

 

L’operazione “Herring”n.1, questo il nome dato all’operazione di aviolancio a sud del Po, prevedeva il lancio dei paracadutisti oltre la Linea Gotica, nella zona compresa tra Modena, Ferrara e Mantova con il compito di minare le strade di grande traffico, distruggere centri logistici e attaccare i comandi e le postazioni Nazi-Fasciste creando panico nelle retrovie nemiche. Il 20 Aprile 1945 decollarono i primi aerei dalla base di Rosignano Solvay (Livorno); alle 23.00 tutti i paracadutisti erano in volo per le rispettive zone di impiego . Al momento del lancio tutti gli aerei furono fatti bersaglio da forte tiro di contraerea nemica al punto che due aerei furono costretti a rientrare. I paracadutisti, a causa delle difficoltà causate dalla controffensiva nemica, si ritrovarono a terra sparpagliati su una zona molto vasta, suddivisi in piccoli gruppi: attaccarono colonne tedesche in movimento, comandi e centri logistici creando panico e confusione. L’azione che doveva durare poche ore vide le pattuglie isolate dietro le linee tedesche per più giorni e si concluse il 23 aprile 1945,riuscendo ad aprire la strada all’avanzata alleata.

 

Il lancio di Guerra rappresentò l’acme e nello stesso tempo la conclusione dell’epopea del Primo Squadrone da Ricognizione Folgore: il reparto venne infatti sciolto poco dopo il 25 giugno 1945, con una cerimonia nel Teatro Romano di Fiesole alla presenza del Gen. John Harding, che consegnò personalmente a ciascuno dei superstiti una lettera di stima . Il Gen. Harding concluse il suo messaggio con questo riconoscimento “Avete scritto una fulgida pagina di storia nella storia della liberazione del vostro paese, una pagina che verrà spesso riletta in avvenire. Ora finita la battaglia molti fra di noi stanno per tornare a casa. I soldati del 13° Corpo d’Armata non vi dimenticheranno. In nome di loro, nonché da parte mia vi saluto e vi formulo ogni augurio. Addio”

 

 

OPERAZIONE “HERRING n.1"

20-23 aprile 1945

 

L’Operazione Herring n.1 fu ideata dal comando supremo Anglo-Americano alla vigila dello sfondamento della line gotica, quando si propose di ritardare la ritirata delle forze tedesche per indebolirle prima che queste varcassero il Po, dove avrebbero potuto assestarsi . Il secondo e non meno importante obiettivo era quello di facilitare l’avanzata delle forze Alleate rendendo sicure le maggiori arterie stradali e tentando di salvare alcuni ponti già minati dalle truppe tedesche. Per ottenere questi risultati era necessario l’utilizzo di truppe di paracadutisti da lanciare nelle retrovie del nemico per creare panico e confusione. Poiché gli Alleati non disponevano di queste forze sul territorio nazionale, furono scelte aliquote di paracadutisti italiani che , alle dipendenze del XIII° Corpo d’Armata Britannico , combattevano già come truppe di fanteria sia nel Reggimento “Nembo” del Gruppo di combattimento Folgore sia nello Squadrone F. Questi reparti appartenevano inizialmente alla divisione paracadutisti Nembo, che, dopo l’8 settembre 1943, si era trovata divisa su fronti opposti: una parte si era infatti schierata con le truppe Nazi-Fasciste, combattendo contro gli Alleati sul fronte alpino occidentale, ad Anzio e perfino in Russia mentre un’altra parte, più numerosa, si era posta alle dipendenze dei reggimenti Alleati e fu utilizzata dalle stesse con differenti mansioni. Dalle due formazioni sovracitate gli Inglesi scelsero due centurie comprensive di 226 paracadutisti di cui 117 dello Squadrone F e 109 della Centuria Nembo comandata dal Ten. Guerrino Ceiner. Gli uomini furono divisi in 26 pattuglie e ad ognuna fu assegnata una zona di lancio nel triangolo che aveva per vertici Mirandola (Modena), Ostiglia (Mantova) e Ferrara , con epicentro nel paese di Poggio Rusco (nella bassa pianura mantovana).

 

Tutti i militari, prima di prendere parte all’Operazione Herring frequentarono un breve corso di paracadutismo a Gioia del Colle (Bari) e furono addestrati all’uso del paracadute inglese (non va dimenticato il fatto che questi paracadutisti non si lanciavano più da prima dell’8 settembre 1943 ); finito il corso a Bari frequentarono un corso per sabotatori tenuto da esperti dell’ISAS.

 

A tutti i paracadutisti fu dato un idoneo armamento sia collettivo - un mitra Bren e due Stern per ogni squadra- che individuale - pistola beretta o revolver smith & wesson, mitra beretta con 400 colpi, bombe a mano esplosive incendiarie e illuminanti, pistola very lanciarazzi, pugnale “F.S”, esplosivo al plastico congegni a strappo e a precisione , micce , pinze , coltello a serramanico , capsule, scatola di nerofumo, siringhe di morfina, bussola, viveri e generi di conforto per due giorni e mappe della zona in scala 1:50.000. - Le mappe furono consegnate ai militari la notte stessa del lancio, in quanto fino a prima non sapevano dove sarebbero stati aviolanciati. Unico preavviso dato ai paracadutisti fu che avrebbero dovuto agire nelle retrovie del nemico per un periodo di 36 ore e successivamente mimetizzarsi in attesa delle truppe Alleate; gli fu anche notificato che nelle zone di lancio non esistevano formazioni partigiane, informazione che poi non si rivelerà veritiera.

 

Il 19 aprile 1945 il comando inglese diede l’ordine di movimento: era iniziata l’Operazione Herring n.1. La notte successiva, dalle ore 21 a poco oltre la mezzanotte, i paracadutisti si lanciarono da un’altezza variabile tra i 300 ed i 1000 metri, ma i lanci furono in parte errati a causa della forte reazione della contraerea tedesca che costrinse i piloti a cambiare rotta o ad aumentare la velocità facendo finire i militari spesso fuori obiettivo e disseminandoli in piccoli gruppi di 2-4 uomini .

 

Nel complesso i paracadutisti in tre giorni di aspri combattimenti portarono a temine la loro missione catturando 2000 nemici, attaccando colonne tedesche, minando 7 strade di grande traffico, distruggendo 77 linee telefoniche, salvando alcuni ponti utili agli alleati e comportando soprattutto grande panico nelle retrovie del nemico. Le perdite totali tra le pattuglie dello Squadrone F ammontarono a 14 feriti, 10 dispersi e 21 caduti , pari a circa 20% delle forze impiegate.

 

 

Sui 20.000 paracadutisti addestrati fra Libia, Tarquinia e Viterbo soltanto una percentuale irrisoria partecipò a lanci di guerra: 80 unità furono impiegate a Cefalonia, 240 in Africa Settentrionale e Sicilia suddivise in pattuglie ed circa 50 con il ruolo di informatori S.I.M. (1,7 % circa del totale) . Contrapposti a questi dati vi sono 30.000 paracadutisti tedeschi, 48.000 americani e 16.000 britannici; 10.000 furono anche i russi lanciati contro i tedeschi con 1.800 polacchi, 1.200 francesi e i 400 tra belgi e olandesi del SAS. Le scuole italiane avevano addestrato 18.500 militari del Regio Esercito fra Libici, Folgore, Nembo e Ciclone, oltre a 600 arditi del X Rgt. , 600 Marò NP ed 850 aviatori. Dopo cinque anni di guerra ci fu l’occasione di partecipare all’unico lancio di guerra sul territorio metropolitano: l’Operazione Herring n.1 costituì in realtà l’operazione di aviolancio più importante realizzata dalle truppe italiane durante tutto il secondo conflitto mondiale. Dopo l’Operazione Herring n.1 i militari dovevano essere impiegati in un secondo aviolancio, con destinazione Trieste, ma l’operazione non si svolse e lo Squadrone F venne sciolto

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