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Special Operation Craft MK V


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Special Operation Craft MK V

 

Nel contesto delle forze speciali, l'inserzione via mare del personale combattente in territorio nemico fu oggetto di notevoli studi in tutti i paesi dove esse operano. Nello specifico, fino agli anni '90, i Navy Seal americani poterono sbarcare sulle spiagge nemiche attraverso l'appoggio di sottomarini transitanti al largo e raggiungere la destinazione attraverso gli SDV in modo totalmente stealth, in alternativa all'avio-lancio seguito da un avvicinamento effettuato con i RIB. In effetti quello che venne a mancare fu una piattaforma in mare stabile, polivalente, dove poter pianificare le ultime fasi della missione, fungere da rendez-vous, avvicinarsi perlomeno alla fascia litoranea e da essa allontanarsi a fine missione con un buon potere difensivo.

 

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Fino a quel momento, simili compiti erano affidati a motoscafi veloci o natanti veloci, perfetti per i raid ma totalmente inadatti nelle operazioni di acquisizione obbiettivi, sorveglianza e infiltrazione silenziosa. Urgeva quindi un progetto sviluppato ad-hoc che contemplasse ogni filosofia bellica delle forze speciali della marina e che fosse dotato delle migliori tecnologie in seno al US Navy. Il progetto fu avviato nel 1995, con l'USSOCOM come primo contraente, e portò alla creazione di tre diversi e opposti prototipi: un monoscafo in alluminio, uno in kevlar e un catamarano con scafo in alluminio. Valutando le doti di resistenza in uno scenario bellico fu preferito il primo e in 18 mesi dall'avvio del programma si arrivò alla realizzazione della prima MK V da parte della VT Halter Marine Inc., per un costo ad imbarcazione di 3,7 milioni di dollari, raggiungendo la piena capacità operativa nel 1999. Furono affidate allo Naval Special Warfare Grup 3 e 4 (precedentemente denominati SBS 1 e 2, Special Boat Squadron 1 e 2), con 12 unità per il primo e 8 per il secondo. Tutte inquadrate all'interno del NSW.

La MK V si dimostrò un'imbarcazione tuttofare, dotata di grande velocità unita ad una buona tenuta a mare anche in condizioni di mare agitato, la buona autonomia gli permise di svolgere ruoli di pattugliamento e polizia marittima, la ricca dotazione elettronica consentì lo svolgimento di operazioni di sorveglianza e svolse il ruolo di centro di coordinamento per le operazioni in terra e in mare, costantemente collegata a tutte le unità navali della marina. L'ottimo arsenale a disposizione permise l'estrazione dei Seal anche in situazioni di combattimento rischiose. La forma volutamente semi-stealth garantì un certo grado di occultamento durante gli avvicinamenti e durante le operazioni di recupero, che in alcuni casi raggiungevano le 12 ore di missione consecutive.

 

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L'uso intensivo a cui furono sottoposte queste imbarcazioni ne fece emergere i difetti di navigazione non contemplati in fase progettuale. Il problema più grave era costituito dallo stesso scafo in alluminio, certamente più resistente in caso di collisioni ma dalla naturale propensione a non scivolare sull'onda, bensì a impattare sulla cresta della medesima senza ammortizzare il colpo, con valori di accellerazione verticale pari a -4/-5 G. Tali ripetute sollecitazioni portarono a malesseri fisici non solo a tutto il reparto d'assalto ospitato (in cui si registrarono contusioni agli arti, ai denti, al collo e alla schiena, ma anche agli operatori di bordo. Nel gennaio del 2006 la US Navy presentò una versione migliorata nella quale fu tentato di porre rimedio al problema sopracitato (invano) con l'utilizzo di sedili specifici dotati di doppio ammortizzatore ad olio; fu ampliato l'arsenale di bordo e aggiornata l'elettronica. Nel 2006 inoltre venne commissionato alla Maine Marine Manufactoring LLC e all'università di Maine uno studio sull'utilizzo di materiali compositi, destinati a costituire la struttura di quella che doveva diventare la sostituta della MK V: la MK V.1 Mako. Nel 2008 venne realizzato il primo prototipo, sottoposto a test a Norfolk, Virginia. Rivoluzionaria rispetto alla progenitrice, risolveva completamente i disagi e dimostrava doti acquatiche migliorate grazie alla nuova motorizzazione; il programma di aggiornamento fu però cancellato in favore della più avanzata MK VI, entrata ufficialmente in servizio nel 2014. Attualmente le MK V Mako svolgono un ruolo di pattugliamento costiero, sebbene demilitarizzate e con un armamento ridotto alle sole mitragliatrici da 7,62 mm e 12,7 mm.

Attorno alle MK V fu organizzato una struttura operativa, la Naval Air Station North Island a San Diego in California. La base funge da manutenzione, addestramento e riparazione. Le unità da li possono venire dispiegate in tutto il mondo tramite un pacchetto logistico a blocchi di due imbarcazioni, costituito da due Oshkosh M916 A1 per il trasporto su terra (poi rimpiazzato dal Oshkosh M1070), quattro humvee M1097, due veicoli da trasporto medio su PLS M1083 per la distribuzione di parti di ricambio, carburante e munizioni, un team di otto tecnici e un carrello elevatore da 5 t. Il tutto trasportato via aerea da due cargo C5 Galaxy dell USAF. Le unità trasportate raggiungono lo status di operatività in 24 ore dall'arrivo del pacchetto logistico.

 

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Per il mercato estero fu commissionata nel 2009 in 10 esemplari dalla marina del Kuwait per la cifra di 61,6 milioni di dollari sotto il programma FMS, con ruoli di pattugliamento costiero e interdizione; divennero operative dal 2013. La Royal Bahrain Naval Force commissionò agli Stati uniti cinque MK V (di cui due fornite nel 2014 e tre nel 2016). Nel 2013 la marina saudita fece richiesta di acquisizione di 30 unità per 1,2 miliardi di dollari comprese di tutto l'apparato logistico, addestramento del personale, manutenzione e armamento nel ruolo di patrol boat.

 

CARENA E STRUTTURA

 

Come citato sopra, la Mk V si basa su uno scafo planante con carena a V profonda in alluminio 5086, con lunghezza fuori tutto di 25 m, larghezza di 5,25 m, pescaggio di 1,5 m per un dislocamento di circa 57 t più 3 t di carico addizionale. Le murate sono inclinate verso l'interno dalla linea di bagnasciuga per diminuire la riflessione radar. Tutta la carena non dispone di stabilizzatori o redan sebbene l'imbarcazione sia studiata per l'elevata velocità, aumentando però la stabilità in condizioni di mare agitato. La poppa presenta un profilo inferiore a volta, permettendo l'alloggio degli ugelli degli idrogetti; la poppa è affinata orizzontalmente e raccordata al ponte poppiero da una rampa inclinata, utilizzata per l'imbarco e lo sbarco di gommoni utilizzati dalle forze speciali. Nei due gavoni poppieri a bordo della rampa vi sono due boccaporti per la rimessa di materiale di rispetto, attrezzature per il personale imbarcato o riserve di munizioni per l'apparato difensivo. Lungo il perimetro calpestabile del ponte centrale e poppiero vi sono quattro affusti fissi per le armi in dotazione (più uno di prora di dimensioni ridotte) e battagliole di ritegno; due tientibene contornano il ponte chiuso di prora.

Per la costruzione dell'Mk V.1 “Mako” furono risolti i problemi sopracitati con l'introduzione di un doppio scafo realizzato esternamente in fibra di carbonio e internamente da un contro scafo in Kevlar, riempito nel mezzo con uno strato di schiuma facilmente riparabile dall'esterno, consentendo un'ottima dote di galleggiabilità anche in caso di collisione o fori da proiettile.

Il nuovo disegno prevedeva una lunghezza maggiorata di due metri e il ponte rialzato di 0,6 m per disporre di più spazio sottocoperta, l'aggiornamento l'apparato elettronico una nuova motorizzazione (che, annullato il progetto “Mako”, fu adottata dalle Mk V destinate al pattugliamento) e una nuova plancia di guida. Sotto la carena furono testati e realizzati due canalizzazioni per convogliare l'acqua più facilmente agli idrogetti, aumentando leggermente la velocità dell'imbarcazione.

Nelle “Patrol” inoltre è possibile istallare dei pannelli corazzati sul perimetro esterno del cassero centrale e nelle vetrature, consentendo una maggiore capacità di difesa

 

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la plancia semi chiusa occupa centralmente tutta la larghezza della MK V (fatta eccezione per due piccole passerelle laterali) e costruita anch'essa con un occhio di riguardo allo steathness. Le ampie vetrature frontali e laterali sono blindate, resistenti fino al cal.50 nei modelli più aggiornati; dietro il cassero di plancia è presente un roll-bar coperto da un tendalino avvolgibile per la protezione dalle intemperie e dagli schizzi d'acqua ai Seal imbarcati (non conferendo però alcuna protezione balistica). In coda al roll-bar è presente un traliccio carenato ancorato al bordo superiore delle murate, con funzione di sostegno per la suite elettronica, pensato per schermare lateralmente la strumentazione dal riflesso radar. Il ponte centrale presenta una superficie piana, con la capacità di carico di quattro unità d'assalto RIB Zodiac Milpro Mk V con motore fuoribordo istallato, ed altri due motori fuoribordo di riserva e serbatoi di carburante pallettizzati a tenuta stagna per le unità RIB; è inoltre possibile istallare una rampa provvisoria per il lancio di mini-UAV Scan-Eagle da ricognizione. Lungo il perimetro del ponte possono essere alloggiati dei contenitori a tenuta stagna per la detenzione delle armi di riserva.

 

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La Mk V è disegnata per 4/5 operatori più una squadra di 16 Navy Seal (o 10 operatori e 2 ufficiali nella versione da pattugliamento); nella cabina di guida e comando due postazioni gestiscono la timoneria/navigazione e l'analisi della suite elettronica. Sia i sedili dei piloti sia quelli degli uomini imbarcati sono ammortizzati, al fine di resistere alle grandi sollecitazione derivate dall'alta velocità in mare agitato. All'interno nel gavone di prora trova alloggio l'ancora CQR e il salpa ancora elettrico, nella sezione prodiera vi sono 4 cuccette per gli operatori di bordo e nella sezione centrale ci sono i servizi igienici e un cucinino. Sotto la tuga verso la zona poppiera vi sono il serbatoio di acqua potabile e il serbatoio carburante da 9850 litri.

 

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https://www.navysealmuseum.org/home-to-artifacts-from-the-secret-world-of-naval-special-warfare/exhibit-mark-v-special-operations-craft-soc

http://www.military.com/equipment/mark-v-special-operations-craft

http://www.hisutton.com/World%20survey%20of%20Special%20Operations%20Craft.html

http://www.globalsecurity.org/military/world/gulf/rsns-pb.htm

http:/discoverspecialforces.com/special-force-vehicles/mark-V-special-operation-craft/

 

APPARATO DI PROPULSIONE

 

L'apparato di propulsione è affidato ad una coppia di motori MTU 12V396-TE94 entrobordo, disposti parallelamente nella zona centrale a poppavia dell'imbarcazione. Ognuno è un diesel quattro tempi, con doppia sovralimentazione turbo; possiede 12 cilindri a V, alesaggio 165 mm x corsa 185 mm, 47520 cc di cilindrata, erogante 2284 cv in full power a 2000 rpm. L'iniezione è diretta common rail, il raffreddamento è a fasci tubieri e cassa di compenso, con circuito acqua dolce/di mare, lo scarico è raffreddato.

 

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L'Mk V.1 “Mako” e successivamente le versioni per il pattugliamento e sorveglianza costiera furono motorizzate con due MTU 12V4000-M90, sempre bi-turbo diesel quattro tempi, con 2735 cv a 2100 rpm, alesaggio di 165 mm per una corsa aumentata a 190 mm e una cilindrata aumentata a 48700 cc. La linea d'asse utilizza un invertitore/riduttore dedicato ZF 4650. Il miglioramento rispetto al 396-TA94 comprende la presenza di un doppio filtro dell'olio a valvole divergenti e uno ad azione centrifuga, così come il filtraggio del carburante. L'iniezione è elettronica diretta common rail con pompa ad alta pressione, linea d'alimentazione “camiciata” antincendio. Raffreddamento a cassa di compenso e fasci tubieri, con circuito dell'acqua dolce in comune con il riduttore; l'impianto di scarico si compone di tre collettori per bancata, raffreddati ad acqua di mare. L'unità di controllo (RCS-5) e gestione (MCS-5) elettronica del motore è gestita da unità MDEC, pannello d'interfaccia remoto in cabina e pannello diagnostica e manutenzione LOP in sala macchine.

 

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Collegati ai motori vi sono due riduttori/invertitori e, tramite albero di trasmissione, trasmettono il moto a due idrogetti Kamewa S3-50, dotati di elica ad alta pressione da 10000 mm e case in acciaio inox, per un range di potenze da 1000 a 3500 cv. Il comando di direzione è idraulico, con rotazione dei deflettori di direzione sia lateralmente sia verticalmente (auto-stabilizzante in condizione di planata), con i controlli disposti in cabina su schermi touch screen e gestiti tramite sistemi Can-Bus.

Il SOC Mk V è capace di un'autonomia di circa 770 miglia nautiche alla velocità di crociera di 18 nodi una velocità a regime di crociera standard tra i 35 e i 38 nodi; per un massimo di 50 nodi circa e 47 nodi a pieno carico.

 

http://www.mtu-online.com/italy/applications/marine-defense/index.it.html

https://www.rolls-royce.com/products-and-services/marine/product-finder/propulsors/waterjets/steel-waterjets.aspx#section-product-search

 

SISTEMI DI NAVIGAZIONE

 

Dal punto di vista della navigazione e radiocomunicazione, dispone delle migliori tecnologie elettroniche disponibili per le piccole unità dell'US Navy, quali radio VHF, HF, UHF, radio CB in AM/FM e SatCom (tutte collegate a criptatori di segnale). Radiogoniometri, radar, LORAN-C e GPS gestiscono la navigazione anche in automatico tramite Plotter e pilota automatico. È inoltre istallato il trasponder IFF e sistemi informatici per la guerra Network-Centrica.

 

APPARATO OFFENSIVO E DIFENSIVO

 

Tutto l'armamento disponibile è configurabile a seconda della missione svolta. Nell'arsenale della MK V sono presenti combinazioni di mitragliatrici leggere FN M240 e Browning M60 da 7,62 mm, mitragliatrici pesanti Browning M2 da 12,7 mm e lanciagranate Mk19 da 40 mm. Con aggiornamenti successivi furono introdotte mitragliatrici a canne rotanti M134 Minigun, mitragliatrici binate Mk95 da 12,7 mm e cannoncini leggeri a catena Mk48 da 25 mm e Mk88. Per la difesa aerea sono presenti su contenitori stagni lanciatori e missili antiaerei FIM-92 Stinger, spalleggiabili dagli operatori. Nei gavoni stiva è inoltre presente una riserva di munizioni e caricatori per il supporto delle forze speciali a terra.

Edited by Rommel
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