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Intervista a Bernardis (neocapo di stato maggiore AMI) su programma di approvigionamento aerei militari

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Molto interessante è l'intervista apparsa sul Sole24Ore del 5 febbraio (articolo di Gianni Dragoni) rilasciata dal nuovo capo di stato maggiore dell'aeronautica militare italiana, Gen. di squadra aerea Giuseppe Bernardis, che illustra i programmi di approvigionameto di aerei militari da parte della nostra Aeronautica.

 

Dopo l'acquisto dei 96 Eurofighter Typhoon, l'Aeronautica Militare Italiana è impegnata nell'acquisizione di 109 F-35 JSF la cui consegna è prevista tra il 2015 ed il 2027.

 

Alla domanda se c'è sovrapposizione tra i due caccia il Generale ha risposto innanzitutto evidenziando il diverso ruolo che ad essi è attribuito (l'F-35 è destinato a sostituire AMX e Tornado grazie alle sue capacità aria-suolo); inoltre Bernardis ha sottolineato l'importanza del contratto JSF per l'industria Aeronautica italiana in quanto porterà nel nostro Paese nuove capacità operative nel settore.

 

Diverse sono infatti le aziende impegnate nel comparto: dalla Alenia Aeronautica (che potrà costruire le ali per 1200 velivoli), alla Faco di Cameri (NO) che curerà l'assembalggio finale e la manutenzione.

 

Sempre sul Sole24Ore dell'11 febbraio (articolo di Gianni Dragoni) è riportata la notizia che la società romana Vitrociset si è aggiudicata la gara per la realizzazione di quattro prototipi di "carrelli necessari per l'alimentazione del F-35 che forniscono energia elettrica e aria condizionata con caratteristiche ad altissime prestazioni". Tale aggiudicazione è prodromica per una fornitura fino a 50 carrelli.

Analoga commessa per quattro carrelli ha ottenuto la Rorodyne Srl di Saronno (VA).

 

Va tuttavia sottolienato che la competizione per il JSF è basata sul principio del "best value", in termini economici e di capacità tecnologica.

Il sistema adottato dalla Lockheed Martin del "best value" mi sembra eccessivo in quanto contrappone le varie imprese del settore ad un livello competitivo eccessivo, che da un lato deve proporre l'eccellenza tecnologica e dall'altro impone costi sempre più contenuti.

Secondo voi, le nostre aziende saranno in grado di competere a livello mondiale con gli altri competitor? Non si rischia così di realizzare "prototipi" costosi e senza ritorni economici? Un'impresa può sostenere da sola e a lungo costi di ricerca così significativi?

 

Altro interessante articolo riguardante l'aeronautica militare italiana, la sua azione di rinnovamento e le difficoltà finanziarie con le quali deve fare i conti è l'articolo di Gianandrea Gaiani sul Sole24Ore del 4 febbraio, il quale peraltro rimanda a questo sito per le descrizioni tecniche dei due caccia Eurofighter Typhoon e F-35 Lightning II.

 

I programmi economici del Governo pertanto non dovrebbero ridurre di molto le spese per la Difesa, anche perché per quello che ho compreso si tratta pur sempre di un investimento industriale che dà lavoro e rilancia tante aziende dell'eccellenza italiana. Che opinione avete al riguardo?

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