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Fiordo in fiamme


Guest galland
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Guest galland

Questo racconto ricostruisce l'ultima missione del tenente colonnello Max Guedj, pilota delle Forze francesi libere combattenti agli ordini del generale De Gaulle. Guedj, riparato in Inghilterra dopo la sconfitta della Francia, venne inquadrato nel Comando Costiero de}la RAF e pilotò Beaufighter e Mosquito. II suo eccezionale coraggio, oltre che la sua bravura come pilota, gli valsero il rispetto e l'ammirazione degli Inglesi. Venne promosso Wing Commander (tenente colonnello), uno dei gradi più elevati mai raggiunti da uno straniero nella RAF e fu decorato con due DFC (Distinguished Flying Cross) e un DSO (Distinguished Service Order). Ebbe sei citazioni al merito nell'Armée de l'Air e nelle Forze Francesi Libere e fu insignito delle più alte decorazioni al valore militare francesi.

 

Tratto da Feux du Ciel, di Pierre Clostermann

 

mosquito3.jpg

Il tenente colonnello Max Guedj

L'isola di Barroy, con il suo faro inanellato di strisce nere e bianche, i suoi semafori e la stazione radar...

 

Ma anche batterie da 88 mm. Tre globi rossastri compaiono d'improvviso appena sotto le nubi, duecento metri sopra la formazione, come macchie d'inchiostro su un quaderno... colpi d'avvertimento della contraerea, senza dubbio.

 

« A Narvik e a Elvegaard le sirene devono urlare ».

 

« Revolver and Shark, attacking» (1)

 

È il grande fiordo di Ofot, affiancato da montagne alte intorno ai cinquecento metri, coronate da ghiacciai e precipitanti a picco nelle acque fredde e chiare, in una frangia di stalattiti di ghiaccio.

 

« Ancora niente Flak (2)? È un miracolo... ».

 

A seicento chilometri l'ora, la formazione si dispiega e sfiora i fianchi delle montagne. Shark a sinistra, Revolver a destra, e in mezzo al fiordo, come un rastrello in volo sopra il canale, i sei Mosquito delle sezioni blu avanzano in linea di fila...

 

Ai piedi di un ciclopico ammasso di rocce che emergono dalla neve, i Revolver scorgono la carcassa calcinata di una torpediniera tedesca distrutta il 13 aprile 1940...

 

D'improvviso, il fiordo si allarga come il palmo di una mano le cui dita sono i fiordi di Herjangs, Narvik, Rombacks e Elvegaard.

 

Narvik è davanti, con i suoi tetti neri, il campanile di legno della sua chiesa.., qualche peschereccio... un vecchio battello a ruote semincagliato...

 

Ora tutto è calmo.

 

Max ricorda le foto dei servizi d'informazione. L'obiettivo è nel fiordo di Rombacks...

 

Rombacks: un corridoio sinuoso largo sui duecento metri, incassato fra pareti alte ottocento metri, con una coltre nuvolosa che lo copre come il coperchio di una scatola... proprio in fondo, addossata alla roccia a picco, deve esserci la petroliera.

 

« Attenzione, Flak! ».

 

Gli Shark hanno piegato a destra verso l'imboccatura del fiordo. Max passa a tutta velocità, virando sulla verticale della città... il cielo si riempie di lampi e di traccianti.

 

I sei Mosquito "blu" dirigono sul grande cacciatorpediniere che fa fuoco con tutte le sue bocche. Sparisce subito nelle scie e nelle esplosioni di quarantotto razzi che ne aprono la coperta come fosse di carta.

 

Un bagliore nel cielo.., una parabola di fumo nero e un Mosquito si schianta al suolo. Un altro sparge i suoi rottami infuocati sul fianco della montagna, lungo una schiera di abeti. Un paracadute si stacca da un terzo aereo al quale un colpo da 88 ha tranciato l'estremità di un'ala...

 

Una ragnatela luminosa viene intessuta attraverso la vallata da una ventina di postazioni della Flak disseminate fra le rocce. I fiocchi dei 20 mm stendono un tappeto bianco intorno agli aerei che guizzano a zig-zag tra le esplosioni...

 

Quattro navi contraeree, ormeggiate a spina di pesce, bloccano l'entrata del fiordo. Bisogna passare in mezzo al loro fuoco incrociato.

 

Fra tutte, le navi-Flak hanno sessanta armi da 20 mm e ventidue da 37... uno sbarramento accecante intessuto da cinquecento proiettili esplosivi al secondo contro i quali si fracassano gli aerei.

 

Un Mosquito, probabilmente colpito proprio dove sono i razzi, esplode dieci metri sopra una corvetta e la copre di un manto di benzina in fiamme. Le munizioni sul ponte esplodono, facendo a pezzi i serventi delle armi contraeree.

 

L'aereo che segue, sparando a casaccio nel braciere, lancia una salva di razzi che fa a pezzi il piccolo scafo...

 

È un inferno, del quale le pareti rocciose rimandano gli echi. La Flak e l'urlo dei motori spinti al massimo provocano valanghe che scendono lungo i pendii fino al mare... sordo brontolio della natura che si ribella al fragore degli uomini.

 

Ma d'improvviso, ecco che una nota diversa interviene in questo frastuono. È il rombo metallico e irregolare dei motori BMW...Venti Focke-Wulf 190 compaiono su Bjervik. Decollati dall'aeroporto di Bardufoss, si sono defilati sotto le nuvole nella gola montuosa e a settecento all'ora si avventano sui Mosquito intrappolati nel fiordo...

 

Max è in testa. Gomito a gomito con il suo osservatore, zigzagando con il Mosquito, sono riusciti a superare indenni le navi-Flak.

 

In fondo al fiordo, quasi a far corpo con la montagna, ecco la grande petroliera: scafo piatto, basso sull'acqua, fumaiolo a poppa, sembra incastrata fra i ghiacci... la sua silhouette inconfondibile è inquadrata nel collimatore.

 

Colpi secchi dei quattro cannoncini, le culatte dei quali spingono sotto i piedi come pistoni di locomotive... Max aspetta di essere a distanza utile per lanciare i razzi. Intanto, per neutralizzare la Flak spara e i suoi proiettili da 20 mm stridono rimbalzando sul ghiaccio, tracciando una collana di esplosioni sulla coperta della nave...

 

«Rockets on, the whole lot» (3),

 

Stevens, l'osservatore, rattrappito sul suo seggiolino, testimone passivo alla mercé dell'abilità del suo pilota, arma la salva completa di otto razzi: l'equivalente della bordata di un incrociatore da diecimila tonnellate!

 

Max si china ancora più avanti sul collimatore e i suoi occhi semichiusi paiono indurirsi.., sfiora il pulsante di sparo. Nel momento esatto in cui sta per far fuoco, il Mosquito viene di colpo catapultato lateralmente da un'esplosione formidabile. D'istinto, malgrado lo spaventoso dolore che gli attanaglia lo stomaco, Max tira con tutte le sue forze la barra di comando... la coperta... gli alberi.., le rocce... gli abeti; tutto gli schizza via sotto gli occhi.

 

L'aereo fila verso le nuvole, brutalmente, e vi si seppellisce.

 

Max controlla l'imbardata del velivolo che derapa, e in effetti, sopra la schiena dell'osservatore piegato in due, vede il motore di destra che vomita fiamme attraverso le lamiere strappate della cappottatura.

 

Per Max, oltre alla sofferenza della ferita, c'è l'agonia del mortale volo senza visibilità nelle nuvole irte di montagne. I giroscopi e l'orizzonte artificiale, messi fuori uso per un momento dal colpo, riprendono.., l'aereo vibra pericolosamente... un po' di calma!... elica destra in bandiera... estintori... sempre questo dolore lancinante e il sangue caldo che cola lungo le gambe, sotto la combinazione di volo.

 

D'improvviso, sopra la coltre piatta di nubi compare l'azzurro del cielo!

 

L'osservatore è ferito — l'abitacolo, il cruscotto, le leve, i vetri sono coperti di sangue che è schizzato dappertutto.

 

« Non svenire, soprattutto! ».

 

Virata a sinistra... 180°...Il fuoco è spento e il motore destro sbava attraverso le lamiere aperte una schiuma sporca.

 

Che cosa succede sotto le nuvole?

 

Ogni tanto, proiettili della contraerea attraversano la coltre bianca delle nubi e diffondono un rumore sordo che sembra fuori luogo in questa calma assurda...

 

Ma i razzi sono ancora al loro posto; che tentazione, in tutta questa vertigine.., rientrare al di sopra delle nuvole.., nella calma, fino in Scozia... attendere che la radiobussola indichi la terra... saltare allora con il paracadute...

 

Dal golfo di Guascogna a Predanack, Max ha riportato a casa un Beaufighter con un motore solo.., a maggior ragione un Mosquito!

 

Sì, ma allora la missione era stata compiuta. Ora, che ne è stato dei suoi aerei... e la petroliera?

 

La radio non riceve più: funziona solo in trasmissione. Max ha preso la sua decisione.

 

« Revolver leader here. I am going to make anotherpass » (4). Un'occhiata al cronometro. Adesso, sotto dovrebbe esserci il mare... discesa prudente senza visibilità... qualche sfrangiatura

 

più densa nella coltre ed ecco il mare, grigio e agitato. Virata. Ecco di nuovo l'isola di Barroy.

 

Sovralimentazione di emergenza al motore di sinistra, indenne... alette di compensazione regolate per alleviare la fatica del piede sinistro che spinge a fondo sulla pedaliera.

 

« Narvik. Ah! Non svenire! ».

 

La lucidità del dolore dà a tutto un rilievo terribile... i Focke-Wulf che vanno e vengono nel fiordo come vespe su un frutto...

 

Mosquito in fiamme che hanno disseminato frammenti di ali e di fusoliera sulla neve … colonne di fumo nero che vanno alla deriva sull'acqua...

 

Questo è tutto quel che rimane dei suoi aerei?

 

In questa piccola baia, un mare iridato di nafta, seminato di relitti di navi … uomini con il giubbotto giallo di salvataggio che nuotano.., enormi bolle d'aria che scoppiano alla superficie... Più lontano, una torpediniera sventrata è in secca sulle rocce...

 

Ma rimane la Flak. Si rifà viva, furiosa come una burrasca, impossibile da superare.

 

Il Mosquito, seguito da quattro Focke-Wulf che vomitano fuoco dai loro cannoncini, sfiora il mare. È talmente basso che il vento della sua elica apre una scia nell'acqua nera picchiettata dai fiocchi schiumosi dei proiettili che la colpiscono...

 

« Non svenire! ».

 

Un Focke-Wulf danza dietro il Mosquito, a venti metri, per dargli il colpo di grazia e spara non appena a tiro. I proiettili trapassano la fusoliera e colpiscono come colpi di martello la corazzatura dorsale del sedile di Max...

 

Ancora mille metri.., non svenire e resistere ancora per cinquecento metri.., l'altro motore ora è in fiamme anch'esso e annerisce il longherone di legno...

 

Un colpo ha decapitato il collimatore. Adesso, bisognerà lanciare i razzi da cinquanta metri per non sbagliare.

 

Il Mosquito oscilla, sulla sua traiettoria, come un uomo malfermo sulle gambe. Ora un altro Focke-Wulf spara e i suoi proiettili esplodono sull'aereo ma anche sulla petroliera che appare sempre più grande.

 

Getti di fuoco... gli otto razzi partono come lance che perforano le lamiere del ponte dei serbatoi...

 

Il rombo dell'esplosione che si ripercuote nel fiordo è talmente forte che gli abitanti di Narvik, pensando che la montana stia crollando, fuggono spaventati in strada.

 

Troveranno un pezzo della petroliera tedesca nella valle vicina, due chilometri più in là!

 

Ma il Mosquito si è disintegrato nel fiume di fuoco che ha incendiato gli abeti sui pendii, in un raggio di parecchie centinaia di metri...

 

Nevica di nuovo e i fiocchi sono neri di fuliggine.

 

Quattro Mosquito, quattro equipaggi, i nervi spezzati, lottano per rientrare alla base... nella notte artica che cade... nera anch'essa, senza stelle.

 

Quattro Mosquito su diciannove!

 

« Addio, Max! ».

 

 

(1) "Revolver e Shark, attaccate" (Revolver e Shark erano i nomi in codice di due sezioni di Mosquito).

 

(2) Flak: la contraerea tedesca (Flugzeugabwehrkanone).

 

(3) « Armare i razzi, tutti ».

 

(4) « Qui, Revolver leader. Compio un altro passaggio ".

 

 

GALLERIA DI MOSQUITO FRANCESI

mosquito.jpg

Mosquito PR XVI del groupe da ricognizione I/20 Lorraine in Marocco, 1947-48

mosquito1.jpg

Mosquito FB VI del Groupe da caccia II/6 Normandie-Niemen di base a Rabat nel 1948

mosquito2bis.jpg

Dettaglio araldico del velivolo: stemma di Lorena

mosquito2.jpg

Mosquito NF 30 appartenente al Groupe misto da ricognizione e caccia notturna I/31 Lorraine, 1949

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