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Guest galland

Schneider C.A.1 e Renault FT17

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SCHNEIDER C.A.1

 

Peso:t. 13,5

 

Lunghezza: mt. 6

 

Larghezza: mt. 2

 

Altezza: mt. 2,40

 

Luce libera: mt. 0,4

 

Armamento: 1 cannone da 75 mm. + 2 mitragliatrici cal.7,5 mm.

 

Munizioni: 96 colpi per cannone 4.000 colpi per mitragliatrici

 

Equipaggio: 6 uomini

 

Spessore corazza max-min: mm. 24 - 5,5

 

Motore: Schneider

 

Potenza: 60 HP

 

Raffreddamento: ad acqua

 

Numero cilindri: 4

 

Rapporto potenza peso: HP. 4,6/1T

 

Velocità max: km /h. 6

 

Marce: 3 + R.M.

 

Capacità serbatoio: l. 200

 

Consumo: It. 2,5 x km.

 

Autonomia: km. 75 su strada

 

Ostacolo verticale superabile: mt. 0,3 max.

 

Trincea superabile: m. 1,8 max.

 

Guado superabile: m. 0,8 max.

 

Pendenza superabile: 30° max.

 

Cingoli: in acciaio larghezza cm. 36 max.

 

 

sch1.jpg

 

Lo Schneider CA.1 fu il primo carro armato prodotto in Francia. Realizzato sotto la guida de/generale Estienne, esso fu impiegato in azione per la prima volta durante i combattimenti dello Chemin des Dames. Il C.A.1 era armato con un cannone da 75 mm in casamatta con settore di tiro limitato e con due mitragliatrici Hotchkiss. L'estremità anteriore dello scafo era irrobustita da una trave di acciaio destinata a scardinare le difese delle trincee nemiche. li mezzo illustrato nel disegno era assegnato al 12° Gruppo Schneider operante nella zona di Malmaison il 23 ottobre 1917.

 

 

 

RENAULT FT17

 

 

Peso: t.6,7

 

Lunghezza: m. 4,04 senza coda/mt. 4,94 con coda

 

Larghezza: m. 1,74

 

Altezza: m. 2,14

 

Luce libera: m. 0,5

 

Armamento: 1 cannone da 37 mm. oppure 1 mitragliatrice cal. 7,5 mm.

 

Munizioni: 240 colpi per cannone, 4.000 colpi per mitragliatrice

 

Equipaggio: 2 uomini

 

Spessore corazza max-min.: mm. 22 - 6

 

Motore: Renault

 

Potenza: 40 HP

 

Raffreddamento: ad acqua

 

Numero cilindri: 4

 

Rapporto potenza peso: HP 6/1T

 

Velocità massima: km/h 8

 

Marce: 4 + R.M.

 

Capacità serbatoio: lt. 90

 

Consumo: lt. 1,5 x km.

 

Autonomia: km. 60 su strada, 8 ore fuori strada

 

Ostacolo verticale superabile: m.0,6

 

Trincea superabile: mt. 1,8

 

Guado superabile: mt. 0,7

 

Pendenza superabile: 45°

 

Cingoli in acciaio larghezza: cm.33

 

 

ft17.jpg

 

Le idee del generale Estienne portarono alla realizzazione del Char d'assaut Renault F.T.17 (F.T. = Faible Tonnage), un carro agile e maneggevole che doveva superare gli ostacoli e le trincee entrandovi e risalendo dalla parte opposta anziché scavalcarli. Realizzato dalle Usines Renault negli stabilimenti di Billancourt, questo carro ebbe un notevole numero di varianti e di imitazioni e rimase in servizio in diversi paesi fino alla seconda guerra mondiale. Nella prima guerra mondiale fu impiegato da francesi, americani ed in misura limitata dagli inglesi; alcuni esemplari furono ceduti anche all'Italia; dopo la guerra fu esportato in parecchie nazioni dell'Europa e dell'America del Sud.

 

 

L'uso di carri armati in Italia risale alla prima Guerra Mondiale quando, sulla scia dell'impiego di tali mezzi in Fiandra da parte dei tedeschi, inglesi e francesi, lo Stato Maggiore italiano si interessò ai mezzi corazzati. All'epoca, essi avevano lo scopo di servire da piattaforme mobili per le armi della fanteria (mitragliatrici e cannoni) e di permettere lo smantellamento e la neutralizzazione di posizioni fortificate e trincerate, mantenendo i serventi delle armi al riparo dalla reazione nemica. Le fanterie appiedate, che seguivano i carri, si incaricavano poi di sfruttarne il successo consolidando la conquista delle posizioni. Nel 1917 quindi, sebbene il nostro fronte per le sue caratteristiche impervie e montagnose non si prestasse molto all'impiego di corazzati, giunse in Italia il primo carro armato ceduto dai francesi all'esercito italiano.

 

Si trattava di un carro armato tipo Schneider col quale vennero effettuati prove e collaudi sui terreni accidentati del fronte carsico. Entusiasta propugnatore dell'impiego dei mezzi corazzati da parte del regio esercito fu il Maggiore d'artiglieria conte Alfredo Bennicelli, che già aveva volontariamente preso parte alle prime azioni di carri inglesi e francesi nelle Fiandre.

 

ft17c.jpg

 

Il maggiore Alfredo Bennicelli, precursore e propugnatore dell'arma corazzata a bordo di un carro armato Renault FT17.

 

La serie delle prove effettuate con lo Schneider diede dei risultati abbastanza soddisfacenti, sì che si decise di richiederne alla Francia la cessione di altri esemplari. Ma la trattativa non andò in porto, come fece eguale naufragio la proposta di montare in Italia tali carri.

 

Nel contempo la Fiat, di propria iniziativa, aveva cominciato lo studio di un prototipo di carro armato pesante, il tipo 2000, che risultò poi anche troppo pesante, poco maneggevole,di sagoma rilevante, con cingoli troppo stretti e con una velocità insignificante. Questo mezzo si dimostrò inadatto allo scopo per cui era stato progettato e di conseguenza ne fu esclusa la produzione.

 

Nell'estate del 1917 proseguirono le indagini per saggiare le possibilità d'impiego dei corazzati sul fronte italiano e per definire il modello di carro più adatto al terreno una volta accertarne le possibilità operative. Sulla base delle risultanze di tali indagini, nel settembre

 

del 1917, il Comando supremo interessò il « Commissariato per le armi e munizioni » con le seguenti proposte:

 

1) Acquistare 100 carri Renault e 20 carri Schneider dalla Francia oppure, in alternativa, acquistare dalle fabbriche francesi i complessivi meccanici dei carri ed eseguire il montaggio in Italia.

 

2) Se ciò non fosse stato possibile, ottenere dalla Francia i 20 carri Schneider e fare allestire dall'industria nazionale i tipi Renault, su modelli e piani di costruzione forniti dalla Francia.

 

3) Predisporre per il pronto impiego i carri armati nei campi di istruzione non oltre il 1° marzo, assieme ai materiali vari occorrenti per i servizi.

 

4) Ottenere intanto dalla Francia due carri Renault da destinare, assieme allo Schneider già in nostro possesso, alla scuola che doveva sorgere a Tricesimo per preparare un primo nucleo d'istruttori (20 ufficiali, 50 graduati e soldati).

 

Nell'ottobre del 1917 la ritirata di Caporetto e l'arretramento del fronte al Piave misero fine ai bellicosi progetti dello Stato Maggiore che prevedevano l'impiego di carri sul Carso e nel Goriziano. I rovesci bellici non seppellirono completamente l'interesse per i mezzi corazzati e furono fatte pressioni presso gli alleati per la cessione di nuovi carri armati.

 

Nel maggio del 1918 giunsero in Italia un altro Schneider e 3 Renault FT17 che servirono ad iniziare la costituzione di un centro di addestramento per gli equipaggi dei carri armati. Compresa ormai l'impossibilità di avere dagli alleati mezzi sufficienti per preparare reparti organici di carri armati, e intravedendo in pieno l'importanza che assumevano questi nelle operazioni belliche, fu ripresa in esame la prospettiva di costruire in Italia dei corazzati di progettazione estera visto che il primo progetto nazionale, ormai terminato, aveva abortito per una crisi di gigantismo. In seguito a prove e valutazioni piuttosto intense, fra cui va ricordata una presentazione ad autorità politiche e militari e ad esponenti dell'industria eseguita superbamente a Piacenza sugli spalti delle vecchie fortificazioni dal pioniere del carrismo - italiano Maggiore Bennicelli, fu presa la decisione di riprodurre in serie una versione migliorata del Renault FT17. Le migliorie riguardavano il motore e le trasmissioni, l'armamento e la corazzatura e al programma di costruzione dovevano partecipare la Fiat con l'ausilio della Ansaldo e della Breda. Del nuovo carro vennero ordinati 1.400 esemplari, ridotti a 100 per il sopraggiungere dell'armistizio. Nel frattempo, nel dicembre del 1918, si costituiva a Torino la « Batteria autonoma carri d'assalto » su due sezioni, ciascuna comprendente 1 carro pesante Fiat 2000 e 3 carri leggeri Renault FT17.

 

Nel 1919 la « Batteria autonoma carri d'assalto » venne dislocata (o una sola sezione) in Tripolitania per le operazioni di, polizia contro alcune tribù ribelli, e fu il primo impiego operativo — sia pure in conflitto limitato —dei corazzati italiani.

 

Dopo le incertezze politiche dell'inizio degli anni '20 e la riorganizzazione delle forze armate italiane portata avanti dal nuovo governo, nacque ufficialmente l'arma carrista come specialità della fanteria e lo sviluppo dei mezzi corazzati italiani seguì le teorie inglesi che, per il momento, andavano per la maggiore nel mondo e che prevedevano l'impiego di due tipi di carri fondamentali, i così detti carri di rottura o carri pesanti, per appoggiare direttamente con il loro volume di fuoco l'azione della fanteria come centri di fuoco mobili, e i carri leggeri e le autoblindo per lo sfruttamento del successo ed i compiti di esplorazione.

 

A partire da questo periodo l'Italia si inserì prepotentemente tra le nazioni costruttrici di mezzi corazzati compiendo, nel breve arco di tempo fino alla Seconda Guerra Mondiale, una parabola che — partendo dall'elaborazione di mezzi stranieri — la portò a posizioni di livello mondiale come produttrice ed esportatrice al passo ed in concorrenza con i maggiori stati esteri e si concluse con la sanguinosa catarsi dei nostri carristi che con la loro vita ed il loro coraggio pagarono su tutti i fronti il prezzo della decadenza di un'industria a cui l'interesse, la burocrazia e la situazione politica avevano impedito di svegliarsi dal profondo sonno che dormiva sui suoi allori, nonostante fosse in corso una guerra oltremodo rumorosa. Nel 1921 si concluse lo sviluppo iniziato nel 1918 dal Renault FT17 con l'apparizione del Fiat 3000, il cui impiego continuò negli anni '20 e '30 con le versioni A e B e terminò nel luglio 1943 (!) quando gli ultimi esemplari del carro scomparvero in quella bolgia infernale che era la Sicilia all'atto dello sbarco alleato.

 

Nel 1928. vennero acquistati in Inghilterra 25 carri leggeri Carden Loyd MK VI che, assunta in Italia: la denominazione di C.V.29, ebbero la mitragliatrice originale Vikers sostituita con una mitragliatrice Fiat.

 

Dalla cellula originale del Carden Loyd, la Fiat e l'Ansaldo elaborarono alcuni prototipi detti C.V. mod. 1930 e 1931 e, attraverso lo sviluppo di tali prototipi, si giunse alla costruzione del C.V.33 che venne poi detto L.3 e che fu un successo nell'esportazione ed un efficiente carro veloce negli anni '30 ma che, purtroppo, era ancora in servizio nella II Guerra Mondiale quando ormai doveva essere solo in pensione sostituito da mezzi più idonei.

 

La denominazione dei carri armai italiani fu piuttosto semplice benché abbia subito diversi cambiamenti. Andando con ordine: inizialmente i mezzi erano designati con la sigla della casa costruttrice (es. Fiat 2000, Renaul FT17), successivamente fu introdotta la dicitura « modello... », seguita dall'anno di adozione, riportata interamente o abbreviata ed i carri erano divisi in carri di rottura, o da assalto, e carri veloci. E' da notare, inoltre, che i carri da assalto erano assegnati alla fanteria mentre quelli veloci erano in dotazione alla cavalleria per cui lo stesso carro poteva, a secondo dei casi, essere classificato tanto carro veloce che da assalto come nel caso dello L3/33. Nel 1938 fu introdotta una classificazione che divideva i mezzi secondo il loro peso in leggeri (fino a 5 ton.), medi (fino a 15 ton.) e pesanti (oltre 15 ton.) e che componeva la sigla con l'iniziale della categoria e le ultime due cifre dell'anno di adozione. In seguito fu usata la doppia denominazione con l'indicazione della categoria, del peso in tonnellate e dell'anno di adozione. Nel 1940 venne elevato il limite di categoria dei carri leggeri a 8 tonnellate e successivamente scomparve l'anno di adozione per lasciare soltanto l'indicazione di categoria ed il tonnellaggio.

 

 

ft17e.jpg

 

Panoramica presso Forte Tiburtino a Roma dei primi mezzi corazzati italiani: un Fiat 3000/21, un Renault FT17 con mitragliatrice S.I.A., uno Schneider ed un Fiat 2000

 

 

 

 

ft17fr.jpg

Edited by galland

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Guest galland
Dal link http://www.flickr.com/photos/24271543@N03/...in/photostream/

 

eccovi la foto del carro "Renault FT-17" esposto all'"Hôtel des Invalides" di Parigi:

 

3367689007_71cbc79fa2_b.jpg

 

 

 

Un altro link sul carro in argomento:

 

http://po2260.club.fr/FT17/FT17.htm

 

Ringrazio Picpus per l'interssante contributo. L'esemplare conservato agli Invalidi è un F.T.18 con torretta Berliet e cannone S.A. da 37 mm. Tale configurazione è facilmente riconoscibile da quella con torretta Renault, avente pianta ottagona.

Tale mezzo corazzato fu uno dei più conosciuti e diffusi fra quelli utilizzati dai francesi nel primo conflitto mondiale e di notevole longevità essendo stato utilizzato sino al 1944 da varie forze armate (Francia metropolitana e oltremare, Germania).

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