Jump to content

La guerra del soldato Renato


Guest galland
 Share

Recommended Posts

Guest galland

Renato, classe 1920 in forza alla 137a compagnia marconisti (termine con cui all'epoca venivano definiti i reparti addetti alla comunicazioni radio e telegrafiche), sbarca in Africa settentrionale a fine maggio del 1940. La guerra ormai imminente appare una tranquilla passeggiata: il Mediterraneo viene attraversato a bordo di un transatlantico requisito, il Neptunia (Nel settembre del 1941 verrà affondato da un sottomarino inglese). Anche le prime settimane sulla Quarta Sponda sembrano una gita turistica tra cammelli, palmizi e rovine romane.

 

Partecipa a tutte le campagne del settore. Su e giù con le stazioni radio lungo la pietraia rovente del deserto occidentale: Tripoli, Cirene, Bardia, Tobruk. I precipitosi ripiegamenti inseguiti dagli inglesi. Durante l'estate del 1942 il suo reparto raggiunge Fuka in Egitto, forse anche lui è contagiato dal miraggio delle Piramidi… ma poi non c'è che la via della ritirata. Nel maggio del 1943 è uno delle diecine di migliaia di soldati italo tedeschi che si arrendono in Tunisia.

 

Catturato dagli americani spera di essere portato in Usa (Vedere gli States è un suo grande sogno). Rimarrà deluso… Sarà ceduto in "quota"- come migliaia d'altri connazionali - alla forze della Francia Libera e internato nel campo algerino di Palat. Per sfuggire a condizioni prossime alla denutrizione sceglie di essere impiegato in una fattoria di proprietari francesi come bracciante, dove tirerà a campare sino alla fine della guerra. Dopo l'otto settembre rifiuterà l'arruolamento nell'esercito cobelligerante non per fatto ideologico, ma parole sue, per stanchezza… ne ha avuto abbastanza di tre anni di guerra.

 

La madre, portinaia di un piccolo stabile al Corso (così viene definito a Roma Corso Umberto I, l'arteria del centro storico che collega piazza del Popolo a piazza Venezia) rimasta senza notizie, ricorre per conoscere la sorte del suo unico figlio, a… poteri medianici. Presso una chiesa del centro storico di Roma c'e un sacerdote in grado di dire se il soldato sia vivo o morto, basta portargli la foto. Una fila di persone attende trepidante il responso. Balcani, Africa settentrionale e orientale, Russia, Egeo; soprattutto dopo l'otto settembre migliaia di famiglie erano rimaste prive di qualsiasi notizia. Il sacerdote è sicuro: "stai tranquilla tornerà", è poi il turno della madre di un disperso sul fronte russo: "E' inutile attendere… pregate per la sua anima".

 

Renato rivedrà l'Italia il 29 aprile 1946, non ha guadagnato medaglie, ha solo fatto il suo dovere. Ritornerà alla vita civile, al lavoro ministeriale, si sposerà e avrà un figlio. La guerra, i vent'anni spesi in Africa resteranno come una cicatrice, un ricordo.

 

Il soldato Renato se n'è andato in punta di piedi il 24 settembre 2002 alle 19,30.

 

Ciao papà.

 

 

 

Galleria fotografica

renato1xk9.jpg

Lo giurate voi?

Renato, in uniforme il giorno del giuramento

renato2ud0.jpg

Qui comincia l'avventura …

Renato e i suoi commilitoni sul transatlantico Neptunia

renato3zb5.jpg

Sbarcato!

Sulla banchina del porto di Tripoli

renato4me3.jpg

Soldati e cammello

Foto di prammatica, come in ogni viaggio turistico che si rispetti

renato5re8.jpg

Indigeni

Altrettanto di prammatica la foto con un bambino locale

renato5bisqs9.jpg

Acrobazie sulle palme

Misurata i baldi giovani si dedicano a … giochi d'equilibrismo

renato6yu0.jpg

Che afa fa!

Il caldo torrido del deserto obbliga a una tenuta … fuori ordinanza!

renato7zo1.jpg

Fra antiche memorie

Cirene, seduti su resti di mura romane. Sembra strano ma anche in Africa è necessario il cappotto.

Link to comment
Share on other sites

Guest galland

renato8pe8.jpg

Foto di gruppo

Luigi di Savoia, foto collettiva della 137a compagnia marconisti

renato9zv8.jpg

Calma apparente

Bengasi 1941, tutto sembra tranquillo ma non è proprio così tra quarantotto ore la città sarà occupata dagli inglesi, Renato e i suoi commilitoni riusciranno a sfuggire di misura

renato11zm4.jpg

Lettera da casa

L’offensiva britannica si è esaurita e Renato e il suo reparto sono nuovamente a Tripoli, da cui erano partiti qualche mese prima, c’è tempo di riprendere fiato e leggere una lettera da casa

Link to comment
Share on other sites

Guest intruder

Non crederai, ma è quasi la stessa calligrafia di mio padre, soprattutto le "g". Forse allora a scuola insegnavano così e non lasciavano spazio ai personalismi. Sua madre, che non ho mai conosciuto perché è morta prima che io nascessi, conservava come una reliquia la prima cartolina POW che aveva ricevuto dagli USA, per mesi non avevano saputo nulla, convinti fosse morto benché gli americani avessero notificato i nomi degli aviatori catturati alla Croce Rossa Internazionale, ma le cose, in Italia, andavano così, allora come oggi. E a Bologna, a quanto so, non c'erano nemmeno i preti medium.

Edited by intruder
Link to comment
Share on other sites

Guest galland

Qualcosa sfugge sempre, ecco un pezzo pregiato. La cartolina inviata allo scrittore, commediografo e pubblicista Ennio Flaiano abitante nel palazzo ove mia nonna aveva il portierato.

 

flaiano1vy0.jpg

 

flaiano2ml4.jpg

 

 

Nota bene oggi il ferragosto è legato alle vacanze, ai monti o al mare. All'epoca era, invece, legato all'Assunta.

Era uso pertanto - particolarmente a Roma - lo scambio d'auguri, essendo festa solenne dipari al Natale o alla Pasqua.

Link to comment
Share on other sites

Guest intruder

Questa del Ferragosto non la sapevo, tieni presente comunque, che Bologna è sempre stata una città profondamente laica, le feste erano solo occasione per far baldoria senza alcun collegamento con la religione. Un mio zio, anni fa, mi raccontava che, anche nei momenti più bui della Seconda Guerra Mondiale, le chiese non erano mai piene come in altre città, e che chi, tornando da messa trovava la casa distrutta da una bomba (gli alleati colpivano spesso di domenica, o durante le varie festività cattoliche, forse di proposito), mandava a quel paese tutti, a cominciare da quello che era appena andato a pregare.

 

Di certo, era comunque un'Italia completamente diversa da quella attuale, ed è stato bene ricordarcelo.

Link to comment
Share on other sites

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Loading...
 Share

×
×
  • Create New...