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    Operazione Opera

    OPERAZIONE OPERA: Attacco al reattore nucleare Tammuz 1. Introduzione: Alla fine del 1970, l'Iraq acquistò un reattore nucleare di classe "Osiride" dalla Francia. I servizi segreti israeliani sospettarono che si trattasse dell'inizio di un programma militare iracheno per lo sviluppo di armi nucleari. Nel 1981 Saddam Hussein con la collaborazione della Francia stava costruendo sul territorio dell’Irak, nel cuore del paese, una struttura nucleare, ufficialmente un reattore di ricerca che però Israele temeva potesse essere usato per scopi militari, il suo nome era Osirak. (francese: Osirak; iracheno: Tammuz 1). Israele vedeva quel reattore come una minaccia diretta e cercò in molti modi di eliminarlo. I lavori presso il sito designato ad ospitare il reattore andavano avanti spediti dopo l’inizio nel 1979 nonostante un bombardamento da parte delle forze iraniane nel 1980 che non ebbe un grande impatto sui lavori. La struttura era locata a soli 15-18 chilometri dalla capitale dell’ Irak e quindi era un bersaglio estremamente difficile da colpire vista la cura con la quale la difesa aerea di Saddam, seppur con la carenza di mezzi del periodo, cercava di difendere la capitale della nazione. All’epoca era primo ministro di Israele Menachem Begin. Anche allora, così come oggi, non tutti in Israele erano convinti che attaccare il reattore sul suolo Iracheno fosse la cosa giusta da fare. I responsabili dei servizi di intelligence e alcuni,non tutti, tra i capi militari, ritenevano l’azzardo troppo grande e sconsigliavano l’impresa. Anche gli americani non vedevano di buon occhio un attacco, sia perchè temevano conseguenze a livello delle nazioni confinanti con Israele, sia perchè al reattore era impegnata direttamente la Francia e maestranze Francesi si trovavano al lavoro sul reattore. La discussione tra i vertici del governo ebraico durò a lungo, ma quando il completamento del reattore era ormai in vista, il gabinetto di sicurezza autorizzò l’azione, consci che poteva essere un grande successo oppure un fallimento che avrebbe esposti i piloti, lo stato e il governo a scenari inquietanti, come ad esempio la cattura di qualche pilota abbattuto e il suo eventuale ” processo ” in terra straniera. Comunque al di là delle discussioni e dubbi sulle ripercussioni dell’evento; nell ‘estate del 1981 l'intelligence israeliana riteneva che era fosse l'ultima occasione per distruggere il reattore prima che fosse carico di combustibile nucleare. La distanza tra le basi militari israeliane e il sito del reattore era notevole, oltre 1600 chilometri, il che significa che i caccia che sarebbero stati impegnati nell'operazione non avrebbero avuto possibilità di un facile rifornimento. Inoltre, l'intelligence israeliana non poteva garantire accurate informazioni sullo stato delle difese irachene. Dopo molte discussioni, i militari israeliani conclusero che uno squadrone di F-16A con grandi serbatoi di carburante, pesantemente armati, e con un gruppo di F-15A di supporto aereo e sostegno per il combattimento, avrebbe potuto eseguire un attacco per distruggere il sito del reattore, senza dover fare rifornimenti. I caccia sarebbero partiti dalla base aerea di Etzion in Egitto, all'epoca dei fatti sotto controllo israeliano in seguito alla Guerra dei sei giorni. Gli F-15 e F-16 i primi con compiti di scorta e probabilmente rifornimento in volo? I secondi nel ruolo di attacco, la formazione di aerei doveva volare al confine tra Arabia Saudita e Giordania, dubitiamo fortemente che il regno Saudita ignorasse completamente che cosa stava avvenendo sopra il proprio deserto nord occidentale, ma in fondo era probabilmente convenienza anche dei Sauditi eliminare quel reattore. Ma Israele contava con un vantaggio? A 35 anni da quel 7 giugno 1981, reduci e agenti del Mossad hanno rivelato dettagli sconosciuti dell’operazione Opera. Un blitz al limite delle possibilità dei mezzi e degli uomini. L’obiettivo, e la data, vennero scelti con un «aiuto interno», ha confermato Gad Shimron, ex agente del Mossad. Israele aveva individuato il programma iracheno per produrre plutonio, e la bomba atomica, nel 1976. Dopodiché aveva seguito, e sabotato, il reattore di Osirak, «passo per passo». «Non c’è bisogno di essere un esperto di intelligence per capire che se c’è un progetto in Iraq con decine di tecnici e scienziati stranieri - ha spiegato Shimron -, le agenzie interessate cercheranno di reclutarne qualcuno». La messa in servizio della centrale era già stata ritardata di «due o tre anni». Soprattutto con un’operazione in Francia, nel porto di Seyne-sur-Mer, dove il primo nucleo del reattore, che stava per essere spedito via nave in Iraq, esplose in circostanze «inspiegabili». La spia all’interno rivelò anche quando sarebbe cominciata la produzione di plutonio, sufficiente a costruire una bomba all’anno. Il ministro Menachem Begin decise di agire, «fosse l’ultima cosa che faccio da premier». L’operazione, in codice Ammunition Hill, fu però scoperta dal leader dell’opposizione, Shimon Peres. Begin la cancellò e la fece ripartire con un nome scelto a caso «dal computer»: Opera. Il problema vero era che gli F-16 non avevano autonomia sufficiente per colpire a 15 km da Baghdad e tornare indietro. Il comandante della attuglia di otto caccia, Ze’ev Raz, ha confermato che il bersaglio era «oltre il limite dei jet. Abbiamo dovuto usare ogni sorta di trucchi». L’aviazione israeliana avrebbe avuto a disposizione gli aerei per il rifornimento in volo solo nell’82. Il blitz non poteva aspettare. Fu deciso di agire una domenica, quando i tecnici stranieri erano via. Vennero aggiunti serbatoi supplementari, la rotta per coprire i 3000 km andata e ritorno fu curata nei minimi dettagli. I jet passarono sul Golfo di Aqaba. Il re di Giordania Hussein li notò dal suo yacht ma non riuscì ad avvertire gli iracheni. Poi attraversarono il deserto giordano fingendo di essere caccia sauditi «fuori rotta». Il piano di volo venne studiato da Ilan Ramon, al battesimo del fuoco. Tutti lo prendevano in giro perché «non aveva mai sganciato una bomba». Il governo e l’allora comandante dell’aeronautica, David Ivry, avevano messo in conto di perdere «uno o due» aerei: «Il problema non era colpire, era tornare vivi». …………………………………………………………………………………………………………………. Gad Simron è nato a Tel Aviv nel 1950. Scimron è laureato presso l' Università Ebraica di Gerusalemme nella storia e lo studio di sud-est asiatico . Durante gli anni 1970 e 1980, Simron era un membro di varie unità operative del Mossad per dieci anni. Negli anni 1990, Scimron servito come corrispondente europeo per il quotidiano israeliano Ma'ariv , ha lavorato come giornalista nel reparto di notizie di servizio pubblico interno ed internazionale di Israele della radio Kol Yisrael e presentato lo show del mattino nel conflitto israelo Canale 1. Simron ha continuato a lavorare per Ma'ariv fino a quando non è stato licenziato dal giornale nel 2008. Inoltre, Simron ha pubblicato sette libri di narrativa e di saggistica su intelligenza , la sicurezza e la storia dei crociati , in ebraico, inglese, francese e tedesco. ………………………………………………………………………………………………………… L’azione: Il gruppo dell'aviazione israeliana era composto da 8 F-16A, i velivoli 107, 113, 118, 129, del "117 Squadron" e dal 239, 240, 243 e 249 del "110 Squadron", ciascuno con due bombe a esplosione ritardata del tipo Mark-84 da 2.000 libbre e serbatoi di carburante esterni. Inoltre un gruppo di sei F-15A fu assegnato come sostegno all'operazione dei caccia F-16A. I piloti dei caccia F-16A erano Ze'ev Raz, Amos Yadlin, Dobbi Yaffe, Hagai Katz, Amir Nachumi, Iftach Spector, Relik Shafir, e Ilan Ramon. Ramon, che in seguito sarebbe diventato il primo astronauta israeliano e che perì il 1 febbraio 2003 nel disastro dello Space Shuttle Columbia, al momento dell'attacco era il più giovane dei partecipanti a due settimane di distanza dal suo 27esimo compleanno. Il 7 giugno 1981 alle 12:55 GMT ebbe inizio l'operazione. I caccia decollarono dalla base aerea di Etzion, volando a 800 metri dal suolo nello spazio aereo tra la Giordania e l'Arabia Saudita. Dopo 1.000 chilometri, l'operazione incontrò un intoppo nei serbatoi esterni di carburante degli F-16A. Gli aerei erano stati caricati pesantemente con serbatoi di carburante esterni (due subalari di 1.400 litri e uno montato sotto da 1.100 litri) che si erano esauriti, mentre erano ancora in viaggio verso la centrale di Osiraq. Questi serbatoi furono sganciati nel deserto saudita, prima di raggiungere il bersaglio. Dopo aver raggiunto lo spazio aereo iracheno lo squadrone si divise, quattro degli F15 di scorta si dispersero nello spazio aereo iracheno come diversivo mentre i due rimanenti F-15 continuarono a scortare lo squadrone di F-16. Lo squadrone d'attacco scese a 30 metri sopra il deserto iracheno, nel tentativo di eludere il radar delle difese irachene. Alle 14:35 (GMT), a 20 km dalla struttura del reattore di Osiraq, la formazione di F-16 salì a 2.100 metri virando di 35 gradi a 1.100 km orari, puntando sulla centrale nucleare. A 1.100 metri, gli F-16 iniziarono a sganciare le bombe Mark 84 a coppie, a intervalli di 5 secondi. Secondo la relazione di Israele, tutte le sedici bombe colpirono la struttura del reattore, anche se due non esplosero. Quando la difesa antiaerea irachena aprì il fuoco i caccia salirono ad una altitudine di 12.200 metri e tornarono in Israele. Inoltre secondo la relazione di Israele le difese irachene furono prese alla sprovvista e furono lente a reagire. Nessun aereo israeliano fu danneggiato dall'antiaerea a difesa della centrale nucleare di Osiraq. Gli F-16 furono anche facilitati, secondo fonti irachene mai confermate, dal fatto che gli uomini dell’antiaerea erano andati a farsi uno spuntino e avevano spento i radar. Il reattore non fu mai ricostruito, anche se Saddam lanciò un vasto programma sotterraneo per produrre uranio arricchito. Nell'attacco rimasero uccisi dieci soldati iracheni e uno scienziato francese. Conclusioni: Che gli aerei passarono sopra il territorio saudita è una certezza, infatti nel deserto del Regno Wahabita furono ritrovati i serbatoi di carburante ormai vuoti abbandonati dagli aerei in missione. Il piano fu quasi vanificato dal re Hussein di Giordania , che era in vacanza ad Aqaba , al momento , notò gli aerei che volavano basso . Ordinò l’invio d’un messaggio urgente per mettere in guardia le forze irachene, ma il messaggio non è mai stato ricevuto a causa di un errore nelle comunicazione . Un altro po 'di fortuna è venuto da parte dei militari iracheni. I soldati responsabili delle difese antiaeree irachene avevano lasciato il posto per il pranzo 30 minuti prima dell'attacco e spento i loro radar . Anche se alcuni degli aerei israeliani sono stati infine rilevati, hanno evitato qualsiasi fuoco antiaereo . In tutto, ci sono voluti meno di due minuti sull’obiettivo per neutralizzare la minaccia nucleare irachena .. Il risultato fu la totale distruzione del reattore, lo stop del progetto nucleare di Saddam ma anche l’allontanamento della Francia da Israele, Francia che aveva sempre sostenuto che il reattore in questione era solo un reattore sperimentale. Ricordiamo inoltre che nell’attacco perse la vita un tecnico francese che lavorava al sito di costruzione e questo fece grande scalpore nell’opinione pubblica francese. L'Assemblea Generale dell'ONU condannò Israele con la risoluzione n. 36/27 del 13 novembre 1981 descrivendo il bombardamento come un atto di aggressione premeditato e senza precedenti, e chiedendo a Israele di pagare un rapido e adeguato indennizzo per i danni e le perdite di vite umane che aveva causato. La risoluzione ha inoltre fortemente ammonito Israele di astenersi dal continuare con simili operazioni in futuro. Allora l’America non era favorevole “ufficialmente” all’attacco, sapiamo bene che i servizi informativi preferiscono la loro guerra a carte coperte! E’ un dovere ricordare che lo spazio aereo dell’ Irak in quel periodo era praticamente un’autostrada per chiunque volessi passare, l’antiaerea non esisteva, l’aviazione aveva solo Mig 21 e Mig 23 oltre qualche turboelica da addestramento e gli americani non avevano più ne un aereo ne un radar, quindi chi volessi poteva passare ufficialmente sopra l’Irak anche se in realtà, forse, poteva passare qualche centinaio di chilometri più a sud, su un deserto che da tanti anni aveva imparato a mantenere i segreti dei popoli che lo abitavano e dei Re che lo governavano. Iraq negò sempre che il reattore era destinato per la produzione di armi nucleari . Nota: Questo articolo è la unione di vari articoli pubblicati nei siti sotto indicati. L ‘operazione opera può essere anche conosciuta come operazione Babilonia. Bibliografia: https://www.idfblog.com ( blog Israel defence force) http://www.lastampa.it/2016/06/05/esteri/una-spia-tra-i-fedelissimi-di-saddam-ecco-come-israele-distrusse-losirak-T7wM3UJMBmtOozXDp8UoYN/pagina.html http://www.geopoliticalcenter.com/storia/operation-opera/ https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Babilonia