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L'ALIANTE MILITARE


Guest galland
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Guest galland

Vi sono stagioni della vita brevi ma intense. Lo stesso vale per l’aereonautica, la stagione degli alianti militari durò non più di un lustro, almeno come vita operativa, ma fu intensa e ricca di macchine ed operazioni. Eben Emael, Creta, Normandia, Harhnem. Blue ha segnalato in questa sezione un libro sull’argomento “Ali silenziose”.

Per parte mia vorrei spendere qualche parola su un altro volume, altrettanto interessante:

 

Maurizio Setti

L’aliante militare

Caratteristiche e storia di uno straordinario mezzo da battaglia della seconda guerra mondiale

Istituto Bibliografico Napoleone Editore, Roma 1995

 

La pubblicazione, auspice l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Aereonautica, presenta, ripartiti per nazione d’origine, tutti gli alianti per uso militare del conflitto: dai modelli più noti sino alle macchine sconosciute, ai prototipi .

Il volume si apre con notizie d’indole generale sugli uomini, i mezzi, la tecnica, i criteri operativi.

L’autore, da sempre appassionato di aereonautica e storia militare contemporanea, ha 64 anni, vive a Bologna, ha al suo attivo 1000 lanci da paracadutista sportivo e le principali abilitazioni al riguardo.

In conclusione una pubblicazione di tutto rispetto, da tenere nello scaffale “buono” della biblioteca!

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Maurizio Setti

L’aliante militare

Caratteristiche e storia di uno straordinario mezzo da battaglia della seconda guerra mondiale

Istituto Bibliografico Napoleone Editore, Roma 1995

 

Mmmmm.... Deve essere molto interessante Galland, ottima segnalazione!

 

Inoltre ho da segnalare un bel Link in merito all'argomento! ;)

GLI ALIANTISTI MILITARI ITALIANI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

 

P.S. Da ricordare (Quando parliamo di Alianti) il grande Gigi tre Osei! :rolleyes:

RA2.jpg

Edited by Blue Sky
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Guest galland

Chi credesse che l’unico impiego degli alianti sia stato quello del trasporto si sbaglierebbe.

Parliamo brevemente di due macchine originali quale concezione operativa e progettuale.

 

Avia LM02

Nel dicembre del 1942, ai comandi del collaudatore civile Dottor Nello Raimondo, eccellente volovelista, volò per la prima volta un aliante da bombardamento in picchiata capace di raggiungere in affondata, una velocità di 540 Km/k e trasportare un carico bellico di due bombe da 820 kg ciascuna.

Progettato dall’Ing. Pietro Mortara, e costruita dalla Azionaria Vercellese Industrie Aeronautiche il velivolo era previsto per portare attacchi contro la piazzaforte di Gibilterra eludendo le locali stazioni d’ascolto (aerofoni).

Trainato attraverso il Mediterraneo da un trimotore Savoia Marchetti SM.79 e quindi sganciato in prossimità dell’obiettivo.

Altrettanto originale il sistema di stabilizzazione lungo la traiettoria della picchiata: sul bordo d’entrata d’entrambe le semiali erano praticate due serie di fori. Immettendosi in essi l’aria provocava l’apertura degli aereo freni, presenti sotto entrambe le semiali e similari a quelli istallati sullo Junkers Ju.87, il celeberrimo “Stuka”, che limitavano la velocità massima in affondata a 550 Km/h.

Compiuta l’azione bellica il velivolo ammarava nella baia di Algesiras. A tal uopo erano istallati dei cassoni stagni che assicuravano il galleggiamento della cellula. Il pilota doveva , quindi essere prelevato da un sommergibile nazionale.

Di costruzione interamente lignea, fusoliera a sezione ovoidale, carrello triciclo posteriore con semicarrelli anteriori sganciabili dopo il decollo e pattino di coda fisso.

Il prototipo vene abbandonato quando venne costatato che il rilevamento di velivoli incursori era ormai affidato al radar.

 

BLOHM UND VOSS BV 40

Ecco un prototipo altrettanto originale ed innovativo. La ratio d’impiego si basava sulla circostanza che la sezione trasversale di un Focke-Wulf 190 di circa un metro e mezzo costituiva un bersaglio di media difficoltà per un mitragliere delle postazioni difensive dei quadrimotori alleati da bombardamento. Un velivolo con una minima sezione avrebbe costituito un bersaglio più difficile. Perciò l’ingegner Vogt progettò un aliante da caccia. Trainato in quota da un monomotore BF.109 o FW.190 l’apparecchi veniva sganciato a circa 7000 metri, quota che il treno aerodinamico raggiungeva in 12 minuti.

Sganciato l’aliante picchiava sulla formazione di bombardieri e a distanza utile apriva il fuoco con l’armamento di lancio costituito da due cannoni da 30 mm posti in caccia alla radice delle semiali. Compiuto il passaggio se il velivolo aveva sufficiente velocità si sarebbe potuto effettuare un nuovo passaggio.

Cellula lignea di grande robustezza e semplicità che permetteva la produzione da parte di maestranze non specializzate, come il critico momento bellico consigliava, il BV.40 disponeva di un carrello ad assale sganciabile dopo il decollo. Le finestrature del posto di pilotaggio erano in cristallo balistico da 120mm.

Compiuto un positivo ciclo di collaudi il RLM ne ordinò la produzione di serie che non ebbe mai luogo per l’avvenuta fine della guerra.

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Guest galland

Chi credesse che l’unico impiego degli alianti sia stato quello del trasporto si sbaglierebbe.

Parliamo brevemente di due macchine originali quale concezione operativa e progettuale.

 

Avia LM02

Nel dicembre del 1942, ai comandi del collaudatore civile Dottor Nello Raimondo, eccellente volovelista, volò per la prima volta un aliante da bombardamento in picchiata capace di raggiungere in affondata, una velocità di 540 Km/k e trasportare un carico bellico di due bombe da 820 kg ciascuna.

Progettato dall’Ing. Pietro Mortara, e costruita dalla Azionaria Vercellese Industrie Aeronautiche il velivolo era previsto per portare attacchi contro la piazzaforte di Gibilterra eludendo le locali stazioni d’ascolto (aerofoni).

Trainato attraverso il Mediterraneo da un trimotore Savoia Marchetti SM.79 e quindi sganciato in prossimità dell’obiettivo.

Altrettanto originale il sistema di stabilizzazione lungo la traiettoria della picchiata: sul bordo d’entrata d’entrambe le semiali erano praticate due serie di fori. Immettendosi in essi l’aria provocava l’apertura degli aereo freni, presenti sotto entrambe le semiali e similari a quelli istallati sullo Junkers Ju.87, il celeberrimo “Stuka”, che limitavano la velocità massima in affondata a 550 Km/h.

Compiuta l’azione bellica il velivolo ammarava nella baia di Algesiras. A tal uopo erano istallati dei cassoni stagni che assicuravano il galleggiamento della cellula. Il pilota doveva , quindi essere prelevato da un sommergibile nazionale.

Di costruzione interamente lignea, fusoliera a sezione ovoidale, carrello triciclo posteriore con semicarrelli anteriori sganciabili dopo il decollo e pattino di coda fisso.

Il prototipo vene abbandonato quando venne costatato che il rilevamento di velivoli incursori era ormai affidato al radar.

 

BLOHM UND VOSS BV 40

Ecco un prototipo altrettanto originale ed innovativo. La ratio d’impiego si basava sulla circostanza che la sezione trasversale di un Focke-Wulf 190 di circa un metro e mezzo costituiva un bersaglio di media difficoltà per un mitragliere delle postazioni difensive dei quadrimotori alleati da bombardamento. Un velivolo con una minima sezione avrebbe costituito un bersaglio più difficile. Perciò l’ingegner Vogt progettò un aliante da caccia. Trainato in quota da un monomotore BF.109 o FW.190 l’apparecchi veniva sganciato a circa 7000 metri, quota che il treno aerodinamico raggiungeva in 12 minuti.

Sganciato l’aliante picchiava sulla formazione di bombardieri e a distanza utile apriva il fuoco con l’armamento di lancio costituito da due cannoni da 30 mm posti in caccia alla radice delle semiali. Compiuto il passaggio se il velivolo aveva sufficiente velocità si sarebbe potuto effettuare un nuovo passaggio.

Cellula lignea di grande robustezza e semplicità che permetteva la produzione da parte di maestranze non specializzate, come il critico momento bellico consigliava, il BV.40 disponeva di un carrello ad assale sganciabile dopo il decollo. Le finestrature del posto di pilotaggio erano in cristallo balistico da 120mm.

Compiuto un positivo ciclo di collaudi il RLM ne ordinò la produzione di serie che non ebbe mai luogo per l’avvenuta fine della guerra.

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Che gli alianti abbiamo avuto una parte importante nella seconda guerra mondiale è secondo me splendidamente testimoniato dalla vicende del ponte Pegasus, il ponte mobile posto sul fiume Orne, durante le operazioni aviotrasportate realizzate dagli alleati nel corso dello sbarco in Normandia.

 

Gli uomini, appartenenti al 6° Oxfordshire and Buckinghamshire (ai più noto come Ox and Bucks), atterrarono vicino al ponte con i loro alianti Horsa, lo presero ai tedeschi e lo tennero fino all'arrivo dei rinforzi dalla spiaggia, costituiti dai Commandos guidati da Simon Frazier, quindicesimo lord Lovat, che arrivò facendo marciare le sue truppe dietro il proprio cornamusiere personale e vestendo una divisa decisamente fuori ordinanza.

 

Avvicinatosi al maggiore Howard, che comandava le truppe giunte in aliante, ed al colonnello Pine Coffin, comandante dei sopraggiunti uomini del 7 reggimento aviotrasportato inglese, lord Lovat fece il saluto militare e, con inviadiabile e tutta inglese flemma, chiese scusa per essere arrivato con tre minuti di ritardo!

 

L'episodio è stato ricordato da Cornelius Ryan ne Il giorno più lungo, da cui è stato tratto anche un film in bianco e nero giustamente molto famoso

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