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L'offensiva di primavera

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Fronte occidentale, 21 marzo 1918, ore 9:40: dopo un bombardamento preparatorio di cinque ore con granate di grosso calibro e proiettili all'iprite, la fanteria tedesca parte all'attacco sul fronte della Somme. E' finalmente scattata quell'offensiva che passerà alla storia con il nome di Kaiserschlacht, la battaglia imperiale.

 

PREMESSE

 

Tre anni di guerra avevano reso molto precaria la situazione dell'Impero tedesco: se ad est la minaccia russa era svanita a seguito dei fermenti rivoluzionari dell'ottobre 1917 e della decisione dei bolscevichi di uscire dal conflitto, ad ovest non si vedeva la fine della guerra di trincea. Pochi erano stati i progressi rispetto all'autunno del 1914, quando il fronte si era stabilizzato a seguito delle costosissime battaglie del fiume Yser e di Ypres . Nemmeno la battaglia di Verdun, così ardentemente voluta dal capo di stato maggiore von Falkenhayn, aveva portato alla resa del governo francese, ma piuttosto al dissanguamento dello stesso esercito imperiale (Foley ribattezzò l'offensiva del '16 come "la macina" per il suo implacabile divorare uomini e mezzi). Dopo quella cocente sconfitta i tedeschi si erano messi sulla difensiva, ad eccezione della sola marina imperiale che, nella speranza di tagliare i rifornimenti a Francia e Inghilterra, mantenne un'impostazione offensiva scatenando la guerra sottomarina indiscriminata (nel solo mese di aprile del 1917 gli U-boote affondarono 395 navi alleate). Fu una mossa azzardata, perchè proprio a seguito di questa iniziativa gli Stati Uniti abbandonarono ogni riserva unendosi nella lotta contro gli Imperi Centrali al fianco della Francia e dell'Inghilterra (aprile 1917) . Da quel momento appariva chiaro che, non appena gli USA fossero riusciti a spiegare tutto il loro potenziale industriale, il Reich sarebbe stato condannato alla sconfitta.

Ma le cose stavano per cambiare...

 

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I preparativi hanno inizio.

 

L'alleggerimento della pressione ad est da parte della Russia (da ottobre in preda ai fuochi rivoluzionari), aveva permesso ai tedeschi di trasferire numerose divisioni sul fronte occidentale (nel marzo del 1918 potevano finalmente godere di un sensibile vantaggio numerico sugli Alleati). Già nel novembre del 1917 si cominciarono a sviluppare i piani per una massiccia offensiva ad ovest: gli obiettivi erano la conquista di Parigi e delle coste della Manica (al fine di bloccare i rifornimenti agli anglo-francesi ed impedire la ritirata al BEF). Quello che si andava delineando sembrava un piano per nulla irrealizzabile nonostante la situzione critica in cui versava l'Impero.

Anche le innovazioni tattiche apportate dopo tre anni di guerra sembravano promettenti: Ludendorff aveva messo a punto una nuova tattica estremamente mobile, basata su bombardamenti intensi ma di breve durata, seguita dall'infiltrazione di piccoli gruppi di soldati (le famose Stosstruppen) tra le trincee avversarie, incaricati di stroncare le resistenze dell'avversario. Eventuali focolai di resistenza andavano semplicemente aggirati. In questo quadro la capacità di sfruttare il fattore sorpresa e l'iniziativa dei singoli comandanti a livello di compagnia avevano un'importanza decisiva. Erano i prodromi di quella guerra lampo che avrebbe permesso alla Germania di dominare l'Europa dal '40 al '44.

E' il Marzo del 1918, e l'offensiva sta per scattare. Una nuova tempesta sta per abbattersi sull'Ovest....

 

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Stosstruppen si esercitano all'uso del lanciafiamme

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21 Marzo- 5 Aprile 1918

 

OPERAZIONE MICHAEL

 

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Traino di un obice Morser 16 nei pressi di Ham.

 

Il bombardamento d'artiglieria delle linee inglesi a sud ovest di Saint Quentin cominciò alle ore 02:00, per una profondità di circa 4-6 km. Dalle ore 04:35 lo sbarramento tedesco interessò tutti i 64 km del fronte. Il fuoco dei mortai da trincea, dei proiettili caricati all'iprite, al cloro e dei gas lacrimogeni venne indirizzato sulle trincee avanzate, mentre l'artiglieria pesante cominciò a battere le retrovie al fine di distruggere le linee di rifornimento degli Alleati. Si calcola che in cinque ore siano state sparate circa 1100000 granate, coprendo un'area di circa 390 kmq: fu lo sbarramento più massiccio di tutta la guerra. Nel corso del solo bombardamento gli inglesi patirono la perdita di 7500 uomini, mentre la linea del fronte risultava ormai inevitabilmente compromessa.

Alle ore 9:40 iniziarono gli assalti della fanteria, durante i quali le tattiche delle Stosstruppen portarono a successi strabilianti: la nebbia, mista al fumo delle artiglierie e delle granate fumogene, coprì l'avanzata delle truppe tedesche, che poterono così penetrare in profondità nelle linee inglesi senza essere individuate. Al termine della mattinata, l'intera linea del fronte era in mano tedesca, mentre la distruzione dei centri di comunicazione alleati impedì ai soldati in prima linea di comunicare con il Quartier Generale.

Intorno a mezzogiorno lo sfondamento a sud ovest di Saint Quentin aveva portato i tedeschi a circa 3 km da Essigny, riuscendo ad isolare e ad accerchiare alcune guarnigioni inglesi rimaste intrappolate nelle trincee della zona avanzata. La loro resistenza, tanto accanita quanto disperata, durò fino alla mattinata successiva. Al termine della giornata i tedeschi avevano sfondato la prima e la seconda linea di difesa alleata ricacciando indietro la 5° Armata, ma all'elevatissimo costo di 40000 vittime (in confronto il BEF subì meno perdite).

In quei successivi due giorni, nonostante le difficili condizioni atmosferiche (quella stessa nebbia che aveva favorito l'infiltrazione dei tedeschi stava ora rallentando le operazioni), l'offensiva continuò a registrare successi. Buona parte dell'avanzata venne tuttavia ottenuta in zone di importanza non strategica, per questo motivo Ludendorff continuò ad estenuare i propri uomini facendoli attaccare senza sosta le linee nemiche. Il 28 Marzo, al termine di una pianificazione improvvisata e frettolosa, un massiccio attacco lanciato contro l'ala sinistra della 3° Armata (Operazione Mars) nella speranza di allargare la breccia nelle linee alleate si risolse in un completo disastro.

Dopo pochi giorni, a causa della crescente stanchezza delle truppe, della difficoltà nel spostare l'artiglieria e nel garantire rifornimenti regolari, l'avanzata cominciò a rallentare, mentre gli Alleati continuarono le loro riserve fortificando Amiens, nodo ferroviario di importanza vitale: a seguito dei numerosi tentativi infruttuosi di conquistare la città, Ludendorff decise di sospendere Michael.

Sebbene vi fossero stati dei progressi significativi (in quattro anni non si era mai vista un'avanzata così travolgente) , l'offensiva fu in definitiva un sostanziale fallimento: la perdita di 239000 uomini (gran parte dei quali erano veterani delle Stosstruppen e quindi insostituibili) non sembrava giustificare la conquista di un saliente tanto difficile da difendere da eventuali contrattacchi alleati. Sul piano del morale, invece, l'entusiasmo iniziale dei tedeschi si era presto tramutato in delusione di fronte a un così palese insuccesso strategico.

 

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Cartina dell'attacco.

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7-29 Aprile 1918

 

OPERAZIONE GEORGETTE

 

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Soldati inglesi gasati, Fiandre, 1918

 

L'operazione Michael, benchè si fosse rivelata un sostanziale fallimento strategico, aveva avuto il merito di attirare ingenti quantità di truppe britanniche nei pressi di Amiens, lasciando così ai tedeschi strada libera per il nodo ferroviario di Hazebrouck e per i porti di Calais, di Boulogne e di Dunkirk. Era un'occasione irripetibile e Ludendorff non se la fece sfuggire. L'attacco venne così affidato a due armate, la IV (assegnata al fronte nord), e la VI (a sud), entrambe rimpinguate da un numero cospicuo di Stosstruppen. In campo avversario gli Alleati potevano schierare la I armata belga nell'estremo nord, la II armata inglese al nord e al centro, e a sud la I armata.

Quest'ultima in particolare , logorata dai lunghi mesi trascorsi in prima linea, aveva dovuto trasferire alcune unità in settori più tranquilli, come nel caso di due divisioni portoghesi.

L'attacco tedesco iniziò la sera del 7 Aprile con un impressionante sbarramento di artiglieria sulle linee alleate a sud, tra Armentières e Festubert. Il bombardamento si protrasse fino all'alba del 9 aprile, quando la VI armata si lanciò all'assalto delle linee portoghesi travolgendole senza difficoltà. Anche la 40° divisione inglese, aggirata e presa alle spalle, venne costretta ad una precipitosa ritirata verso nord. I Tedeschi sfondarono le linee alleate su un fronte di 15 km per una profondità di 8 km, raggiungendo il villaggio di Estaires sul fiume Lys.

Il 10 Aprile la VI armata tentò di spingersi (senza successo) ad ovest di Estaires, e avanzando verso nord arrivò ad occupare Armentières. Quello stesso giorno anche la IV armata si lanciò all'attacco della I armata, ricacciando gli Inglesi di 3 km e strappando loro il controllo di Messines. La situazione per gli Alleati era tanto disperata che il generale del BEF in persona, Douglas Haig, emise il famoso ordine "Back to the wall" (spalle al muro). Il 12 Aprile la VI armata riprese i suoi attacchi contro i magazzini di rifornimenti a Hazebrouck, ma senza successo, mentre tra il 13 e il 15 Aprile i Tedeschi si incunearono nella parte centrale del fronte conquistando Bailleul e Passchendaele. Da questo momento in poi la fortuna volta le spalle a Ludendorff: gli attacchi lanciati contro Bethune si erano risolti in costosissimi massacri, e solo il 26 Aprile, dopo una lunga e ferocissima battaglia, riuscì ad avere ragione dei rinforzi francesi scacciandoli dal villaggio di Kemmelberg. Il 29 Aprile, dopo la conquista dell'altura di Scherpenberg, l'Alto Comando tedesco, ormai a corto di rinforzi, sospese l'offensiva: come nel caso precedente si era trattato di un altro fallimento strategico, aggravato dalle enormi perdite umane e materiali (vennero persi circa 120000 uomini, gran parte dei quali erano soldati delle insostituibili Stosstruppen).

 

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Cartina dell'attacco

 

FONTI: en Wikipedia e Storia illustrata della Prima Guerra Mondiale di Astorri Antonella - Salvadori Patrizia

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