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Centomila ore di volo per i C-130J italiani


matteo16
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11 Marzo 2011 - 6:24 am

 

La 46.a Brigata Aerea ha tagliato il traguardo delle 100.000 ore di volo con il quadrimotore Lockheed Martin C-130J Hercules II. A sottolineare l’evento è stata una breve cerimonia sull’aeroporto di Pisa, che ha coinciso con il rinnovo della pluridecorata bandiera di guerra del reparto e la pubblicazione di un volume commemorativo. A presiedere l’evento, volutamente sobrio per la vicinanza con la morte in Afghanistan del ten. Massimo Ranzani , è stato il gen. s.a. Tiziano Tosi, alla sua prima uscita quale comandante della Squadra Aerea, affiancato dal gen. b.a. Vincenzo Parma, comandante delle Forze di Mobilità e Supporto, e dal pari grado Stefano Fort, comandante della 46.a.

In poco più di dieci anni di servizio - i primi tre aerei sono stati accettati dalla Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici il 2 agosto 2000, e le 100.000 ore sono state raggiunte il 3 febbraio 2011 da altri tre Hercules in volo rispettivamente nel Golfo, in addestramento IFR e in trasferimento da Ghedi a Trapani - i 22 esemplari consegnati nel 2000-2004 hanno quindi volato intensamente, forse addirittura più del previsto per l’inatteso moltiplicarsi delle esigenze di trasporto a lungo raggio legato al moltiplicarsi degli impegni fuori area: dall’Iraq all’Iran, da Haiti alla Malesia, dalla Costa d’Avorio al Libano, dalla Colombia alla Thailandia, dal Sud Africa al Kirghizistan, dal Mali al Ciad, fino alle recenti missioni Egitto e Libia. Tutte puntualmente descritte nel libro di Paolo Farina "Nel segno di Ercole", edito con il supporto di Multiconsult, lo storico rappresentante di Lockheed in Italia. Un servizio eccellente, che conferma largamente la bontà della scelta effettuata nel 1995 dall’Aeronautica Militare e culminata il 25 novembre 1997 nella firma del contratto per 18 aerei, poi portati a 22. Ne restano in servizio 21, a causa del tragico incidente del novembre 2009 .

Dedalonews ha incontrato a Roma Lorrain Martin (a sinistra), da circa due mesi vice presidente del programma C-130 di Lockheed Martin e già responsabile dell’ammodernamento C-5. Se il Galaxy è l’aereo più grande, in termini di programma è il C-130 ad essere circa tre volte più grande. «Sinora sono stati venduti 2.360 Hercules, dei quali 300 J. Di questi ne restano da consegnare 86», spiega Martin, ingegnere informatico ed ex ufficiale dell’USAF. Con il rateo attuale di 35-36 macchine l’anno, la produzione è coperta fino al 2014.

«Nell’attuale momento economico, puntiamo soprattutto sulla capacità multi-missione del C-130, attraverso moduli facili da imbarcare e sbarcare per riconfigurare la macchina.» Tra questi moduli - che Lockheed Martin non produce, ma che può proporre facendo leva sull’esperienza degli utilizzatori, raccolti in un apposito User Group che si è riunito pochi giorni prima della cerimonia pisana - vi sono quelli per il rifornimento in volo (scelto anche dall’Italia), il soccorso in mare, il trasporto dei malati infettivi e la lotta agli incendi boschivi. Per questo ruolo è disponibile il modulo MAFFS 2, acquistato dall’US Forestry Service per l’uso sui C-130 della Air Force Reserve. Rispetto al MAFFS originale, utilizzato anche dalla 46.a sul C-130H prima dell’arrivo degli anfibi Canadair, il 2 opera con il portellone posteriore chiuso e scarica il liquido attraverso la porta paracadutisti. Questo permette di mantenere l’aereo pressurizzato, a tutto vantaggio delle quote operative nelle tratte di trasferimento, ed evita il rientro del ritardante a bordo, con effetti corrosivi sulle strutture.

Sotto il profilo commerciale nel 2010 l’Hercules si è aggiudicato contratti da Israele, Corea, Kuwait e Tunisia, mentre le consegne a India e Qatar hanno ampliato a 72 il numero dei paesi utilizzatori. Dal punto di vista tecnologico è allo studio la possibilità di introdurre elementi strutturali in materiali compositi, sfruttando l’esperienza della fusoliera sperimentale costruita dai celebri "Skunk Works" di Palmdale per un banco prova volante utilizzante l’ala di un Dornier 328. La presenza di Lockheed Martin nel cargo è completata dallo sviluppo del sistema di rifornimento verticale a pilotaggio remoto (basato sul Kaman K-Max e gestito dalla sede di Owego, punto di riferimento per l’ala rotante dell’azienda e a suo tempo responsabile per l’elicottero presidenziale Marine One tratto dall’AgustaWestland EH.101) e persino da studi per dirigibili da trasporto.

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