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Autoblindata Ansaldo-Lancia 1Z


Guest galland
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AUTOBLINDO-MITRAGLIATRICE ANSALDO-LANCIA 1Z

 

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CARATTERISTICHE

 

Tipo: a 2 torrette (a 1 torretta)

 

Anno: 1915 (1917)

 

Peso: t 4,3 (4,2)

 

Lunghezza: m 5,61 (5,40)

 

Larghezza: m 1,94 (1,80)

 

Altezza: m 2,90 (2„40)

 

Luce libera: m 0,20 (0,20)

 

Protezione: mm 6-2,5 (6-2,5)

 

Potenza: HP 70 (70)

 

Velocità: km/h 50 (60)

 

Autonomia: km 330 (330)

 

Equipaggio: uomini 6 (6)

 

Armamento: tre mitragliatrici (3)

 

Il passo (interasse) secondo i manuali militari sarebbe stato di 3,35 m; dai disegni originali appare invece di 3,30 m. Il raggio di volta sarebbe stato di 7 m; il peso a vuoto (versione 1915) di 3 590 kg.

 

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Autoblindata Ansaldo-Lancia 1Z dislocata a Tien-Tsin in Cina, e facente parte del contingente italiano del presidio internazionale dal 1933 al 1938. Questo mezzo apparteneva ad una Squadriglia di quattro autoblindate che portavano scritti sulle torrette i nomi di città del Trentino e dell'Istria riunite all'Italia dopo la I guerra mondiale: Trento (R.E. 78 B), Trieste (R.E. 82 B), Fiume (R.E. 83 B) e Zara (R. E. 85 B). Nella vista di trequarti anteriore, autoblindata 1Z impiegata durante l'offensiva di Vittorio Veneto nel 1918. Questo mezzo apparteneva alla prima serie di autoblindate Ansaldo-Lancia costruite e che erano armate con tre mitragliatrici sistemate in due torrette concentriche. La bicicletta appesa allo scafo aveva una funzione simile a quella della scialuppa di salvataggio di una nave, doveva servire infatti a permettere ad un membro dell'equipaggio di recarsi in cerca di soccorso in caso di guasti o di incidenti. La torretta era verniciata con i colori nazionali per permettere l'identificazione del mezzo. Gli esemplari della serie successiva con una sola torretta furono anche denominati 1ZM (modificata).

 

 

Nella Grande Guerra l'Ansaldo produsse due serie (una del 1915, l'altra del 1917, per 37 e 113 esemplari rispettivamente) di un suo modello di autoblinda. Nella prima serie, l'armamento comprendeva una Maxim 6,5 mm nella torretta superiore ed altre due in quella inferiore di maggior diametro.

 

 

LA TECNICA

 

Le due versioni si basavano sull'autotelaio del veicolo 1Z, potenziato da un motore Lancia a quattro cilindri in linea (alesaggio 110 mm, corsa 130, cilindrata totale 4 940 cc) e che erogava una potenza massima effettiva (al freno) di 70 HP al regime massimo di 2 200 giri. L'accensione era a magnete; la trasmissione era cardanica e comprendeva una frizione a secco, a dischi multipli, ed un cambio a quattro velocità con presa diretta e retromarcia. Detto autotelaio, provvisto di freno a pedale sulla trasmissione ed a mano sulle ruote posteriori, aveva subito qualche modifica per il particolare impiego ed era stato denominato dalla Casa "Vettura 35 HP — 1915 Tipo 1ZM" e, più tardi, "Chassis speciale 35 HP per automitragliatrice".

 

Esso era di concezione convenzionale, con motore anteriore raffreddato ad acqua, guida a destra, sospensioni balestra, ruote anteriori direttrici e posteriori motrici doppie, del tipo a disco (in lamiera) con pneumatici tallone. Il suo peso raggiungeva i 1.600 kg.

 

Tutte le parti del telaio e del motore, compatibilmente con il regolare loro funzionamento, erano blindate mediante lamiere di acciaio al cromo-nickel, spesse 6 mm. temprate ed alla prova del tiro del fucile mod. 91 a 100 m d distanza. La seconda versione (modello 1917 ad una sola torretta, cui si riferiscono queste note) fu blindata coi piastre al molibdeno, a causa delle difficoltà di approvvigionamento di cromo e nickel, e risultò un po' meno efficientemente protetta nonostante alcuni miglioramenti apportati al disegno della carrozzeria.

 

Il motore era protetto da un cofano blindato, provvisti di alette per il passaggio dell'aria attraverso il radiatore, da una lamiera anteriore convenientemente piegata per convogliare l'aria al radiatore stesso (sempre dotata di alette) e da due lamiere laterali riportate sul grembiule. Pesava 170 kg ed era fissato ai longheroni del telaio e, posteriormente, all'angolare di attacco del cassone. Quest'ultimo proteggeva il telaio, e scendeva lateralmente livello dei longheroni; tre squadre per parte fissavano telaio stesso al cassone attraverso guarnizioni di gomma.

 

Il cassone costituiva il corpo dell'autoblindomitragliatrice; due porte d'ingresso con predellini permettevano, l'accesso; un largo portello anteriore incernierato superiormente, tre finestrini per parte ed uno posteriore, regolabili, assicuravano dall'interno un'ampia visibilità.

 

il serbatoio della benzina, di forma cilindrica e della capacità di 100 litri, si trovava al centro della camera di pilotaggio e combattimento, protetto in basso da lamiere di 5 mm, mentre il pavimento lo era da lamiere di 2,5. Sul serbatoio vi era un sedile di legno e lateralmente due seggiolini e la cassetta porta-accessori, cosicché potevano sedervi quattro dei membri dell'equipaggio (il meccanico sedeva accanto al conduttore).

 

La torretta girevole era sistemata sul cassone e poggiava su una doppia serie di sfere, una di sostegno (inferiore) e una di guida (laterale). In marcia, la torretta era fissata in posizione da un nottolino; durante l'impiego essa poteva essere ruotata, disponendola nella posizione più conveniente. Le ruote posteriori erano blindate da un parafango con relativo scudo laterale.

 

L'armamento, in origine, era costituito da tre mitragliatrici cal. 8 mod. 1907 F. (St. Etienne), opportunamente blindate e provviste di 15.000 colpi in nastro e 600 in 2 caricatori metallici; inoltre, l'equipaggio disponeva di quattro fucili-mitragliatrici Chauchat mod. 1914-16, sempre del cal. 8, ciascuno con 1 200 colpi. Le mitragliatrici erano così distribuite: due in torretta girevole, disposte su sostegno col supporto girevole regolamentare, difese da un doppio scudo e con un settore di direzione ampio 42° un settore verticale di 35° in elevazione e 15° in depressione; la terza mitragliatrice era tenuta di riserva; poteva però essere impiegata usufruendo del finestrino posteriore. Aveva inoltre il proprio, cavalletto per sistemarli occorrendo, anche a terra, indipendentemente dall'Abm.

 

I quattro fucili-mitragliatrici, sistemati in apposite rastrelliere, potevano essere impiegati sia attraverso i finestrini, sia attraverso lo sportello superiore della torretta.

 

Sul davanti del cofano l'Abm. portava due ferri che servivano per tagliare reticolati.

 

Con la ricostruzione dei reparti autoblindati, conseguente alla fondazione del Reggimento Carri Armati, l'armamento delle "Autoblindate Lancia, ad una (o due) torretta girevole", come erano state denominate al momento della loro distribuzione alle nuove unità (venivano conteggiate, complete di accessori e parti di ricambio al prezzo di 75 000 lire del 1927, mentre le relative armi e serie di armamenti erano assunte in carico separatamente) venne sostituito. Così, nel 1928, esso consisteva in tre mitragliatrici Fiat mod. 14 (una piazzata su supporto alla feritoia posteriore della blindatura e due piazzate su supporto alle due feritoie della torretta girevole); un treppiede per mitragliatrici mod. 14; cassette per acqua sistemate internamente, più i tre bidoni per le mitragliatrici; 240 caricatori da 50 colpi (totale 12 000): Le armi stesse erano munite di "dispositivo per la raccolta dei bossoli delle mitragliatrici Fiat delle autoblindate". L'equipaggio rimase costituito da un capo-autoblindo, un pilota, tre mitraglieri e un addetto alle munizioni, e disponeva di quattro moschetti.

 

Alcune delle macchine dislocate in Africa Orientale ebbero le Fiat tipo Aviazione raffreddate ad aria invece delle normali Fiat mod. 14 raffreddate ad acqua. L'armamento individuale fu completato da bombe a mano.

 

L'equipaggiamento elettrico comprendeva la dinamo-luce, il motorino di avviamento, la batteria di accumulatori, il faro elettrico con lampadina (centrale), il fanaletto anteriore destro ed il fanaletto posteriore.

 

Le dotazioni di bordo erano completate da due ruote di scorta, la gravina (all'interno), il badile (sistemato lungo e sotto il longherone di sinistra).

 

Dalla descrizione si rileva che i progettisti avevano esteso la blindatura anche alla parte inferiore, maggiorandola per il serbatoio della benzina, allo scopo di proteggere la macchina da schegge di granate e bombe a mano e dalla proiezione di sassi dovuta allo scoppio di piccoli proiettili o piccole mine sotto o in prossimità dell'Abm. L'armamento era stato scelto tra le armi raffreddate ad aria per evitare le deficienze delle mitragliatrici mod. 14 raffreddate ad acqua, e cioè la difficoltà di trasporto e di rifornimento del liquido e gli inconvenienti risultanti dalla produzione di vapore acqueo.

 

 

L'EVOLUZIONE

 

Se si eccettua qualche ibrido (quale il modello risultante dalla fusione tra il cofano della II serie con il cassone con due torrette della prima, documentato da alcune fotografie) non vi furono sviluppi dell'Abm. Ansaldo-Lancia. Ricorderemo tuttavia un progetto di carro comando, denominato "Vettura comando corazzata su Chassis Lancia 35 HP 1ZM", sprovvisto di armamento (ma non delle falci taglia-reticolati), il cui cassone, provvisto superiormente di una torretta fissa di osservazione, era dotato di sistemazioni interne per otto persone sedute intorno ad un tavolo. Gli strapuntini potevano essere trasformati ir quattro cuccette (sovrapposte due a due). Vi era anche un lavandino. La cabina di guida, con i soliti due posti e separata dal vano posteriore misurava m 5,3 x 1,9 x 2,8.

 

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Prototipo dell'autoblindata realizzata dall'Ansaldo a Genova con il montaggio di una carrozzeria corazzata sul telaio di un autocarro leggero Lancia 1Z.

 

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Sesto esemplare dell'autoblindata Ansaldo-Lancia con le ruote anteriori protette da corazzature successivamente abolite dopo le prove in condizioni operative.

 

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Particolare di una torretta di una 1Z dei Carabinieri con il fregio dell'Arma dipinto sui colori nazionali. Anche la Guardia Regia e la MVSN ebbero in dotazione autoblindate 1Z identificabili per lo stemma del corpo dipinto sulle torrette.

 

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Autoblindata Ansaldo-Lancia 1Z catturata dai tedeschi durante la ritirata di Caporetto.

 

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Autoblindata regalata dal governo italiano al re dell'Afghanistan, con i colori di quella nazione (verde, rosso, nero) dipinti sulla torretta. Questo particolare esemplare aveva l'armamento costituito da due mitragliatrici SIA.

 

 

 

L'IMPIEGO

 

Le prime Ansaldo-Lancia furono disponibili nel giugno 1915, data in cui fu possibile formare le prime sezioni Abm. su due macchine con personale proveniente dalla cavalleria. Successivamente, sempre con autoblindate della prima serie, furono costituite sei Squadriglie. Subito utilizzate sul fronte dell'Isonzo, esse furono poi impiegate dal 1916 nella zona di Gorizia e, nell'agosto 1917, in ordine pubblico a Torino. Nel novembre dello stesso anno, cinque Squadriglie assegnate in parte alla II Divisione di Cavalleria ed in parte alla Forza Celere del Corpo d'Armata Speciale svolsero azioni di retroguardia in occasione della ritirata sul Piave.

 

Nella primavera del 1918, alle Squadriglie ritirate per riordinamento si aggiunsero quelle costituite con le macchine della seconda serie, che ricevettero il battesimo del fuoco nella seconda battaglia del Piave del giugno seguente. Pochi mesi dopo, durante la vittoriosa offensiva dell'autunno, le autoblinde delle Divisioni di Cavalleria e del Corpo d'Armata d'Assalto, attraversato il Piave, riuscirono a trasformare in rotta la ritirata nemica.

 

Parteciparono alla battaglia di Vittorio Veneto le Squadriglie Automitragliatrici di vecchia e nuova formazione. Al 4 novembre 1918 ve ne erano in linea diciassette, tutte costituite presso il Deposito del 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza di Genova. Ogni squadriglia comprendeva:

 

— sette macchine su tre sezioni di due Abm. ciascuna più una di riserva;

 

— una vetturetta per il comandante la squadriglia;

 

— cinque autocarri Lancia 1Z (uno per il comando, uno per ciascuna sezione e uno adibito a officina);

 

— una motocicletta e quattro biciclette.

 

La squadriglia era comandata da un capitano e disponeva di 7 subalterni più 72 fra sottufficiali e truppa.

 

Nel dopoguerra, alcune Abm della seconda serie furono messe a disposizione delle truppe impegnate nella riconquista della Libia. Altre furono cedute dapprima alla R. Guardia per la P.S. e poi ai RR.CC. ed alla M.V.S.N.

 

Nel settembre '19, ben ventidue di entrambi i tipi erano passate a Fiume, agli ordini del ten. col. D'Annunzio.

 

A partire dal 1929 fu formato, nell'ambito del Reggimento Carri Armati, un Gruppo Autoblindo su quattro Squadriglie. Da questo gruppo ebbero origine il Battaglione Automotoblindo (con sedici Autoblindo Lancia e dodici motoblindo Guzzi), una I Sq. Abm. "S" ed una sezione della II (complessivamente altre 21 Abm., tutte della seconda serie) che furono impiegate nel 1935-36 per la conquista dell'Impero.

 

Un'altra unità (una compagnia) fu assegnata al C.T.V. operante in Spagna, ed altre quattro Lancia (sempre del tipo a una torretta), e precisamente quelle targate 72, 82, 83 e 85 furono inviate nel 1937 a presidio della concessione italiana di Tien-Tsin.

 

Allo scoppio della II G.M., alcune di queste macchine erano ancora in servizio. Già definite "a consumazione" in un documento del 1938, trovarono impiego in A.O.I. (specie in servizi di scorta) ed anche altrove. Una 1ZM ad una torretta partecipò, nel 1941, al film di Alessandrini "Giarabub", rievocante l'epico assedio.

 

L'ultimo reparto organico armato con le Ansaldo-Lancia fu il plotone autoblindo del CCCXII Btg. Carristi, dislocato a Rodi (Egeo) alla data dell'8 settembre 1943.

 

Ma l'Ansaldo-Lancia aveva prestato servizio anche all'estero, e precisamente in Afghanistan (una macchina della II serie armata con mtg. SIA), in Albania (due dello stesso tipo), in Austria (dal 1934, quattro dello stesso tipo con armamento Schwarzlose), nell'ex Austria-Ungheria (almeno una di P.B., montata poi su telaio Peri e dotata del cofano corazzato dell'autocannone Spa 9000), in Cecoslovacchia (due del primo tipo, cedute nel 1918), in Germania (due catturate nel 1917) e in Ungheria (una ceduta nel '28, a due torrette).

 

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Autoblindata Ansaldo-Lancia 1Z con pneumatici speciali impiegata durante la guerra di Abissinia. L'esemplare illustrato è la decima autoblindata della II Squadriglia. I quattro rettangoli bianchi sulla torretta facevano parte di un codice di simboli tattici per individuare i singoli mezzi nell'ambito del plotone e della squadriglia.

 

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Autoblindata Ansaldo-Lancia 1Z con gommatura maggiorata, parafanghi modificati e mitragliatrici FIAT Mod. 14 A.V. impegnata in A.O.I.

 

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Autoblindata Ansaldo-Lancia 1Z costruita per l'Austria, armata con mitragliatrici Schwarzelose, con doppi fanali e contenitori sulle fiancate posteriori.

 

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Autoblindata Ansaldo-Lancia 1Z della compagnia autoblindo del CCCXIX battaglione di fanteria carrista dislocato nelle isole italiane dell'Egeo durante la seconda guerra mondiale. Questo esemplare andò distrutto durante gli scontri con i tedeschi nel settembre del 1943.

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