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Ali della Grande Guerra


Guest galland
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Tra gli acquisti importanti del Natale appena trascorso questo volume che ha conosciuto dopo settantasette anni l'onta del tagliacarte e con cui intendo iniziare un'analisi delle battaglie aeree della I guerra mondiale.

 

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La battaglia aerea di Treviso

 

(26 DICEMBRE 1917)

 

Il comunicato del Comando Supremo del 27 dicembre 1917

 

recava:

 

"Una grande battaglia aerea, alla quale hanno partecipato squadriglie da caccia e artiglieria antiaerea, inglesi ed italiane, si è combattuta ieri nel cielo di Treviso ".

 

Ed ecco come si svolse questa memorabile battaglia nel cielo.

 

Mentre ancora non si era diradata la nebbia mattutina, si senti nel cielo un grande fragore di motori che annunciava l'arrivo imminente di numerosi velivoli sopra la città di Treviso.

 

Poco dopo si profilavano minacciose le sagome di trenta apparecchi nemici da bombardamento, scortati e protetti da oltre cinquanta velivoli da caccia, decisamente diretti sul campo di aviazione.

 

L'attacco nemico si presentava con caratteri del tutto nuovi. Era infatti la prima volta che contro un nostro campo di volo veniva tentata un'azione di bombardamento coll'impiego di cosí notevoli forze. Fu dato subito l'allarme per impedire che il nemico potesse raggiungere l'obiettivo, ma i velivoli che costituivano il nucleo d'attacco, raddoppiando di velocità, furono presto sui baraccamenti del campo.

 

Erano allineati fuori degli « hangars » alcuni nostri apparecchi. Sul cielo roteavano già quattro aeroplani inglesi che poco prima si erano levati in volo. Mancavano due minuti alle 9, allorché una prima bomba cadde sul campo con terribile fragore. Era stata lanciata da un «Albatros » a tre posti, disceso subito dopo a bassissima quota per constatare i danni prodotti dallo scoppio. Nel tempo stesso una gragnuola di colpi di mitragliatrice si rovesciò contro i nostri apparecchi e contro i tetti delle baracche. Un istante dopo tutti gli apparecchi nemici erano in volo sul campo e qua e là violente esplosioni si levavano per le nuove bombe lanciate dall'alto.

 

I nostri cacciatori mostrarono ancora una volta di che tempra fossero i loro nervi e come saldo avessero il cuore ordinando immediatamente ai propri uomini di mettere in moto le eliche degli apparecchi già pronti sul campo, mentre, nel momento stesso, nuove scariche di mitragliatrici circondavano gli agili velivoli che si apparecchiavano al volo. Ma i nostri rimasero fermi al loro posto. Ancora un minuto e poi i motori risposero ed i cacciatori si staccarono da terra. Gli apparecchi nemici erano scesi intanto sino a 50 metri sul campo e continuavano a lanciar bombe ed a sgranar mitraglia facendo qualche vittima umana.

 

Improvvisamente, dopo che 4o bombe erano state lanciate il tiro dall'alto diminuì d'intensità, poi ad un tratto cessò, mentre nel cielo il crepitio delle mitragliatrici sembrò dominare lo spazio. Ai primi nostri cacciatori levati in volo, altri se ne aggiunsero, audacemente, 15 in tutto, che, in unione ai 4 velivoli inglesi che già tenevano il cielo, attaccarono risolutamente battaglia. Ed .allora furono visti i velivoli nemici sbandarsi da un lato all'altro e verso il Piave: chiedendo invano l'aiuto dei loro cacciatori che avevano continuato a mantenersi a circa 3.000 metri d'altezza e che vollero essere prudentemente spettatori anche nell'istante del nostro vivacissimo attacco. Quindici lotte accanite nello spazio ravvivarono altrettanti episodi di gloria per i nostri piloti da caccia. Attaccarono essi, inseguendo il nemico, senza esitazione, cercando con audacia di_ tagliargli la via del ritorno verso le sue linee. Piombarono contro le gialle e le rosse carlinghe, e le pallette delle mitragliatrici ricercarono i bombardieri che invano chiedevano al motore la massima velocità nella fuga.

 

Un primo velivolo nemico cadde al suolo in fiamme, fu visto venire giù a picco lasciandosi dietro una lunga scia di fumo grigiastro. Narrò il cacciatore che dalla carlinga balzarono fuori tre cadaveri bruciacchiati, informi. Alla prima vittoria ne seguirono altre in pochi minuti: due, tre, quattro apparecchi nemici vennero giù fracassandosi sotto i nostri colpi. Poi la battaglia si allontanò dal cielo di Treviso, sempre continuando a mantenere il suo terribile accanimento, e si portò sul Montello e sul Piave ed oltre le nostre linee, perché i cacciatori italiani continuavano ad incalzare il nemico in fuga.

 

Dall'alto dei nostri «drachens» fu possibile seguire l'azione anche al di là delle trincee italiane. I nostri velivoli, sfidando il tiro antiaereo, attaccarono ancora, e nuovi aeroplani nemici furono veduti cadere mentre altri dovettero atterrare, perché colpiti in parti vitali. Un'ora dopo, era tornata la calma nel cielo, e rientrati i nostri cacciatori, tutti incolumi, fu possibile stabilire i risultati della vivacissima azione. Sei aeroplani nemici erano caduti in fiamme nelle nostre linee e due erano stati abbattuti oltre le trincee nemiche.

 

Poco dopo mezzogiorno, ad una nuova squadriglia nemica fu assegnato il compito di portarsi ancora sul campo di aviazione per indagare sulla sorte degli apparecchi che non erano rientrati durante l'azione del mattino. Ma vennero, questi otto aeroplani austriaci, assai timidamente, mantenendosi a quota altissima, cercando di sfuggire agli attacchi dei nostri cacciatori che erano di già risaliti in volo. Non riuscirono a portarsi sul campo ed a titolo di rappresaglia gettarono bombe sulle case di Montebelluna. Non fecero che pochi danni, ma ebbero nuove perdite perché, attaccati dai nostri cacciatori, altri due apparecchi nemici caddero in fiamme nelle nostre linee ed un terzo fu visto precipitare al di là del Piave.

 

La duplice azione nemica si chiuse quindi con undici nostre vittorie accertate, mentre si avevano anche fondati elementi per credere che vi fossero ancora altri aeroplani austriaci abbattuti oltre le nostre linee. Il merito di due azioni vittoriose spettò agli aviatori inglesi: uno dei velivoli atterrati ed un « Aviatik » a tre posti, caduto presso Montebelluna. Gli altri apparecchi precipitati al suolo furono rinvenuti fracassati a Bignorezza, a Montegazzo, a Biadone, a Casa Martin Bianco, a Casa Renate. Altri due caddero sul rovescio del Montello e sulle trincee del Basso Piave. A bordo di questo ultimo velivolo era un ufficiale germanico che venne fatto prigioniero.

 

Le nostre perdite si riassunsero in cinque soldati italiani ed un soldato inglese morti presso i baraccamenti, ed in sei soldati italiani ed otto soldati inglesi feriti. Vennero inoltre danneggiati alcuni nostri velivoli che erano rinchiusi negli hangars bombardati.

 

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