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Focke-Wulf Fw 190 Würger: storia, versioni e impiego

"Focke-Wulf 190"

 

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Si trattò di una sgradevole sorpresa. I piloti degli Spitfire della RAF avevano respinto la Luftwaffe durante la Battaglia d’Inghilterra e ora, nell’estate del 1941, dovevano affrontarla per difendere l’Europa. Non avevano però previsto la comparsa dei Focke-Wulf Fw 190, i nuovi caccia tedeschi, con motore radiale, riuscivano a contrastare facilmente gli inadeguati Spitfire V. Nei rapporti operativi dei piloti alleati sui primi contatti, si fece presente che i caccia con motore radiale erano dei vecchi P-36 in forza ai Francesi catturati dai tedeschi, ma la verità era assai lontana. Quando finalmente la RAF riuscì a catturarne un esemplare nel 1942, ci si accorse che le brutte notizie dovevano ancora arrivare. Il 190, infatti, si rivelò più veloce di qualsiasi caccia britannico o statunitense e, con un armamento poderoso, l’agile velivolo tedesco poteva distruggerli con facilità. Prodotto, in oltre 20 mila esemplari; veloce, agile, bene armato, facile da costruire e da tenere in efficienza, sicuro nei pilotaggio e nell’impiego, estremamente versatile, amato dai suoi piloti e temutissimo dagli avversari: questo fu il Focke-Wulf 190. L’aereo fu uno dei frutti della genialità di un famoso progettista aeronautico, Kurt Tank, che riuscì a compendiare nel modo più felice tutta la « summa » delle conoscenze aerodinamiche e strutturali del tempo in un progetto tanto classico nell’architettura generale quanto innovatore nelle soluzioni, al punto che gli ultimi caccia a pistoni prodotti nel mondo, dal sovietico La. 11 all’inglese « Sea Fury », rivelano esplicitamente la loro discendenza dal caposcuola tedesco. Le sue piccole dimensioni e la notevole manovrabilità erano l’ideale per un caccia da combattimento, come pure l’elevata visibilità assicurata dalla cabina di pilotaggio. Era notevolmente robusto e il carrello ad ampia carreggiata gli permetteva di operare anche su piste di fortuna. Ci vollero due anni prima che gli alleati riuscissero ad approntare aerei in grado di affrontare il Focke-Wulf, che rimase per tutta la seconda guerra mondiale (nelle varie evoluzioni) un parametro di riferimento, per i vari caccia alleati.

Il Fw 190 era una macchina talmente riuscita da avere poco da temere da chiunque se ben pilotato. Il pilota statunitense Kit Carson, un asso dei North American P-51 Mustang e istruttore della caccia alleata, lo definiva «un aereo da caccia in ogni pollice di lunghezza». Era molto critico nei confronti del Messerschmitt Bf 109, da lui ritenuto superato. Rispettava molto il Focke-Wulf invece, e a parte la posizione dei tubi di olio del motore, non aveva nulla da obiettare a questa macchina. Il velivolo aveva una grande energia di manovra , e i piloti tedeschi riuscivano a sfruttare al meglio la grande velocità ed accelerazione per impostare attacchi e uscire subito dopo.

 

La tecnica

 

Il FW 190 (completamente metallico, salvo il rivestimento delle superfici mobili) era stato progettato in modo che il velivolo risultasse costituito da diversi elementi, magari anche piuttosto complessi, concepiti però in vista delle esigenze di una produzione decentrata, affidata a diverse ditte sub-fornitrici, ed estremamente facili da sostituire, in modo da facilitare al massimo la manutenzione del velivolo.

L’ala dell' FW 190A era costituita da un unico elemento (esclusi i terminali sostituibili), basato sul robusto longherone, che nel tronco centrale aveva una struttura a doppio cassone con tre anime in lamiera. Perpendicolare all’asse del velivolo nei tronco dell’ala che attraversava la fusoliera, il longherone aveva una freccia in avanti di 14° sino all’articolazione delle gambe del carrello (assicurando così lo spazio per la retrazione delle medesime), e nuovamente perpendicolare all’asse dell’aereo correva quindi sino alle estremità alari con sezione a doppio T. Il rivestimento dorsale e quello ventrale erano costituiti da quattro pannelli distinti, irrigiditi da false centine e da correntini disposti lungo la apertura, che venivano collegati tra loro attraverso il longherone anteriore, quello posteriore (che portava le cerniere degli aleffoni tipo Frise e degli ipersostentatori a spacco) e cinque centine di forza per ciascuna semiala. I tronchi interni del bordo d’attacco, entro cui si retraevano le gambe anteriori del carrello, erano collegati al longherone principale mediante bullonatura.

La fusoliera era costituita da due tronchi: l’anteriore, che dalla paratia parafiamma andava sino alle spalle del pilota; ed il posteriore, che da detta sezione giungeva fino al complesso degli impennaggi. Il tronco anteriore era a sua volta suddiviso in due sezioni: la superiore, delimitata inferiormente dal pavimento dell’abitacolo, su quattro longheroni (di cui i due superiori, con sezione ad U, fungevano anche da guida per la capottina scorrevole) che partivano dai quattro attacchi del castello motore; e l’inferiore, il cui ventre era facilmente asportabile, ed in cui erano alloggiati i due serbatoi autostagnanti del carburante, capaci complessivamente di 524 litri. Il FW 190 era privo d’impianto idraulico, e l’impianto elettrico assicurava tra l’altro la manovra degli ipersostentatori (che potevano abbassarsi fino a 58°), la regolazione del passo dell’elica e del manicotto cilindrico che traslando variava la portata dell’aria che refrigerava il motore, la retrazione e l’abbassamento del carrello, e l’azionamento delle armi di bordo.

L’armamento tipo del caccia tedesco era costituito da due mitragliatrici MG 17 da 7,92 mm, installate nella cofanatura superiore della fusoliera, e da due cannoncini MG 151 da 20 mm, disposti alla radice delle semiali, facenti tutti fuoco attraverso il disco dell’elica, nonché da due cannoncini MG FF da 20 mm, disposti nell’ala, poco all’esterno delle articolazioni delle gambe del carrello. Il collimatore era del tipo Revi a riflessione, ed il carico di bombe normale nell’impiego come cacciabombardiere era di 250 kg.

Il tronco posteriore della fusoliera, con struttura a semiguscio di tipo tradizionale, era collegato mediante bullonatura sia a quello anteriore, sia al gruppo di coda. Gli impennaggi erano costituiti da una deriva bilongherone e da uno stabilizzafore pure bilongherone, cui erano incernierati il timone e l’equilibratore. Il rivestimento del fianco sinistro della deriva, tra i due longheroni, era asportabile per consentire l’accesso al cinematismo per la retrazione del ruotino di coda ed al relativo ammortizzatore, mentre lo stabilizzatore, a calettamento regolabile elettricamente, era costituito dai due elementi destro e sinistro, collegati mediante bullonatura sulla mezzeria del velivo lo Le superfici mobili, compensate aerodinamicamente e dinamicamente (come gli alettoni) avevano sul bordo d’uscita piccole alette correttrici regolabili a terra. Il carrello, molto robusto e di larga carreggiata, aveva ruote con diametro di 700 mm (le anteriori) e di 350 mm (la posteriore). Le gambe erano dotate di ammortizzatori oleopneumatici, e due motori elettrici bullonati al longherone alare comandavano la retrazione e l’abbassamento di quelle anteriori, con rotazione verso la mezzeria del velivolo, attraverso un sistema di riduzione ad ingranaggi con rapporto di circa 10000 a 1. Il carrello posteriore si ritraeva (parzialmente) per effetto di funi d’acciaio che lo collegavano a quello anteriore.

La visibilità offerta in volo dal posto di pilotaggio era eccellente, mentre era invece alquanto scarsa durante il rullaggio dato il cospicuo ingombro del motore, Il parabrezza era a prova di proiettile, mentre le spalle del pilota erano protette da una blindatura di spessori compresi tra 8 e 14 mm. Pure blindato era il labbro anteriore della Naca, che fungeva anche da radiatore del lubrifìcante. Il tettuccio scorrevole era sganciabile in caso di necessità, grazie all’azione di due cartucce esplosive. La strumentazione era razionalmente disposta sul cruscotto, ed il velivolo era dotato di impianto per l’inalazione dell’ossigeno, alimentato da bombole disposte alle spalle del pilota. Pure alle spalle del pilota era installata la radio ricetrasmittente, che poteva essere di vari modelli (FuG 7a, FuG 16z, FuG 25a). Speciale cura era stata dedicata ai comandi, le cui trasmissioni incorporavano cinematismi a rapporto variabile che assicuravano un’eccezionale manovrabilità, mentre una centralina automatica controllava la regolazione del gruppo motopropulsore (costituito da un quattordici cilindri a doppia stella BMW 801, con riduttore e compressore centrifugo di sovralimentazione, azionante un’elica tripala VDM a giri costanti, di m 3,30 di diametro), in risposta all’unico comando (la manetta del gas) a disposizione del pilota. L’installazione motrice era eccezionalmente ben profilata, al punto che la refrigerazione del motore richiedeva l’impiego di un ventilatore a dodici pale, installato nella parte anteriore della capottatura, e che girava a circa il triplo dei giri del motore stesso.

Modificato da Blue Sky

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  • I tradizionai flabelli esterni c'erano nelle versioni con motore in linea, anche se in quel caso servivano al raffreddamento del radiatore anulare, visto che il motore Jumo 213 era un 12 cilindri a V

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mi sono spiegato male io in parte..ma in Olanda lo hai comprato oppure trovato per caso? :blink: :blink:

........l'ho comperato da un tizio che traffica in residuati bellici e affini.....del quale però non ho l'indirizzo nè mi ricordo il nome....vendeva anche su ebay..però è da un po' che non si vede lì.....

  • 2 settimane dopo...

Me ne accorgo solo ora.... :blink::blink: hai fatto un lavoro splendido, da monografia! Complimenti! :adorazione::adorazione:

 

Visto che hai tutto questo materiale, fra qualche tempo (dipende sempre quanto il lavoro e gli altri impegni mi lasciano libero...) ti chiederò un aiuto per gli attacchi alari delle bombe per la versione A-8. Nel kit Hasegawa purtroppo non c'erano e quindi dovro farmeli per conto mio. Ho intenzione di fare anche un D-9.

 

ciao e ancora complimenti

 

Gianni

  • Autore
Me ne accorgo solo ora.... :blink::blink: hai fatto un lavoro splendido, da monografia! Complimenti! :adorazione::adorazione:

 

Visto che hai tutto questo materiale, fra qualche tempo (dipende sempre quanto il lavoro e gli altri impegni mi lasciano libero...) ti chiederò un aiuto per gli attacchi alari delle bombe per la versione A-8. Nel kit Hasegawa purtroppo non c'erano e quindi dovro farmeli per conto mio. Ho intenzione di fare anche un D-9.

 

ciao e ancora complimenti

 

Gianni

 

Certo Clo, sto a tua disposizione per ogni dettaglio, tra l'altro ho molti disegni tecnici riguardanti le tue richieste! ;)

Certo Clo, sto a tua disposizione per ogni dettaglio, tra l'altro ho molti disegni tecnici riguardanti le tue richieste! ;)

 

Ok grazie, ho qualche disegno in pianta a di fianco, ma se ne avessi altri sarebbe meglio, questo perchè i i kit del 190 in 32 Hasegawa hanno stampati pochi rivetti e in questa scala sarebbe più opportuno evidenziarli.

Quando inizio a farti ti avviso.

 

Ho visto anche le altre monografie che hai scritto....un gran lavoro. ;);)

  • Autore
Ok grazie, ho qualche disegno in pianta a di fianco, ma se ne avessi altri sarebbe meglio, questo perchè i i kit del 190 in 32 Hasegawa hanno stampati pochi rivetti e in questa scala sarebbe più opportuno evidenziarli.

Quando inizio a farti ti avviso.

 

Ho visto anche le altre monografie che hai scritto....un gran lavoro. ;);)

 

Ok da domani ti metto da parte un po di materiale poi quando inizi ti passo tutto!

 

Grazie per i complimenti! ;)

  • 2 mesi dopo...

Scusate se il topic è vecchio, ma devo fare assolutamente i complimenti a Blue!!

  • 2 settimane dopo...

mi accodo all'ultimo messaggio per aggiungere i miei complimenti per la ricerca, e non nascondo di essermi registrato al forum, che ho lurkato per parecchio tempo, anche per potermi complimentare pubblicamente con gli autori!

 

ho trovato particolarmente interessante la pagina con i "consigli operativi" per affrontare il 190 con gli aerei della us navy - corsair ed hellcat - e vorrei porre l'accento su una cosa che magari, sommersi come si è dall'ottimo bombardamento di cifre ed immagini, ci siamo persi: il 190 è, soprattutto nelle versioni BMW, piccolo.

 

vederlo fianco a fianco con altri caccia più o meno coevi (corsair ed hellcat, ma anche tempest e mustang, per non parlare del mastodontico thunderbolt) fa subito pensare al detto anglofono "lean and mean".

 

certo i progettisti dell'equipe di tank non dovevano fare i conti con le richieste di autonomie esagerate che invece appesantivano i designer alleati, alle prese con una guerra aerea da combattere "in trasferta", ma è indubbio che ai tempi dei proiettili e dei mirini essere un bersaglio più piccolo dell'avversario portava ad un vantaggio operativo non da poco...

 

concludo con una domanda: sapete se esistono degli fw190 in condizioni di volo? su youtbe ci sono dei video, ma non si capisce se sono degli originali o delle repliche <_<

Scusate se il topic è vecchio, ma devo fare assolutamente i complimenti a Blue!!

 

Voglio associarmi anch'io ai complimenti per Blue, senz'altro un ottimo lavoro di ricerca e compilazione.

 

Vorrei anche suggerire una cosa.

Sempre che non esista già e mi sia sfuggita, perchè non viene creata una cartella che contiene SOLO i lavori come questo specificamente dedicati ad un tipo di aereo?

Sarebbe una manna sia per coloro che sono interessati al soggetto dal punto di vista storico che per i modellisti.

Cordialità

Alberto

Vorrei anche suggerire una cosa.

Sempre che non esista già e mi sia sfuggita, perchè non viene creata una cartella che contiene SOLO i lavori come questo specificamente dedicati ad un tipo di aereo?

Sarebbe una manna sia per coloro che sono interessati al soggetto dal punto di vista storico che per i modellisti.

Cordialità

Alberto

si potrebbe aggiungere un topic in TOP dove elencare i link dei lavori di Blue Sky, ottimo suggerimento

  • 2 anni dopo...

complimenti per questo capolavoro su questo meraviglioso aereo!

è davvero scritto bene e soprattutto in maniera obiettiva!

c'è però una cosa che volevo chiedere... per quanto riguarda la tabella riassuntiva, dove vi è l'autonomia delle varie versioni, l'autonomia massima indicata è sempre ottenuta con 2 serbatoi alari sganciabili? perché non riesco a leggere i numerini...

  • 3 settimane dopo...

FW-190 Dora-9 rullano fuori dalla foresta in cui erano stati mimetizzati e si apprestano a decollare da una pista improvvisata.

 

 

file263.jpg

  • 6 mesi dopo...

ma è vero che lo stesso Tank ai comandi di un TA152 disarmato fu avvistato da caccia alleati, ma riuscì a disimpegnarsi agevolmente grazie alle prestazioni maggiori del suo apparecchio?

 

o è solo una "leggenda" :asd: ??????

Vero: ha seminato due P-51 che l’avevano sorpreso in un volo di prova sul finire del ‘44.

A mio parere è notevole l'assenza di comandi attuati oleodinamicamente, in quanto è vero che sono più semplici da tarare e da regolare-in condizioni di volo normali e,se non vado errato, richiedono meno energia al propulsore rispetto ad una pletora di motori elettrici a corrente continua (per altro intrinsecamente più delicati),però è anche vero che una buona parte degli abbattimenti si verificava proprio a causa del danneggiamento completo del circuito idraulico. In aggiunta, il fluido di lavoro utilizzato nelle macchine oleodinamiche non è mai stato proprio a buon prezzo, nè lo erano le sue materie prime,mentre i materiali per fabbricare attuatori elettrici non risulta fossero mai mancati nei vasti territori occupati dalla Germania.

A differenza degli Americani che con il P 51 arrivarono ad avere monomotori grandi come un autobus urbano dell'epoca, il FW190 rimase sempre di dimensioni contenute, tale per cui non era impossibile ricoverarlo in hangar relativamente piccoli e mimetizzabili a guisa di granai o fattorie.

Per certi aspetti è sorprendente che i Tedeschi abbiano usato il FW190, mezzo intrinsecamente robusto, molto poco come caccia-bombardiere se non durante l'operazione BodenPlatte in cui, per altro, i pochi di loro disponibili causarono gravi danni e per alcuni giorni resero nulla l'aviazione tattica alleata a disposizione nei Paesi Bassi

Bo da quel che so io l'attuazione elettromeccanica dei controlli e del carrello ha proprio il vantaggio di essere leggera e di non aver bisogno dell'impianto a fluido che può perdere e/o congelare.

 

I servo motori elettrici (dotati di frizioncina) e comandati dai movimenti di cloche e pedali, trasmettono la rotazione a un albero filettato o a un albero che monta su di sè un cavetto d'acciaio arrotolato. L'estremo opposto di questo cavetto è fissato direttamente all'asta rigida (o cavo d'acciaio principale) che va agli alettoni, o all'equilibratore, o al timone, ecc...

 

Una cosa simile anche per il carrello d'atterraggio. Che so io il FW-190 aveva due servo meccanismi elettrici per il carrello, uno in ogni semiala (non uno per gamba), per cui era quasi impossibile che venissero colpiti entrambi. Entrambi i servo infatti attuavano entrambe le gambe principali.

 

Questi servo elettrici credo che siano i nonni del fly by wire (perchè si possono collegare pure agli strumenti di direzione e all'autopilota, anche sul FW-190 credo).

 

I servo comandi sono leggerissimi in confronto all'impianto idraulico inoltre sono meno vulnerabili perchè più piccoli (sono delle "scatolette") e si possono disporre per esempio due linee ridondanti per uno stesso controllo, magari un motorino per semiala, in questo modo se ne viene colpito uno, c'è sempre l'altro. Fare la stessa cosa con l'impianto idraulico è possibile, ma molto più pesante e molto più vulnerabile.

 

Il FW-190 e il Me-109 erano piccoli perchè nelle intenzioni dei tedeschi serviva almeno inizialmente un caccia intercettore puro che salisse, colpisse e scendesse a rifornirsi per poi ricominciare. L'autonomia in questo era considerata relativamente.

 

Gli alleati avevano esigenze diverse. La scorta ai bombardieri e il supporto ravvicinato alle truppe di terra comportavano la necessità di una larga autonomia per seguire i bombardieri (se non addirittura per superare l'Atlantico!) e per rimanere il più possibile vicino alle truppe e il carburante a bordo pesa e coccupa molto spazio (in modo teoricamente inutile), se a questo si somma la tendenza americana per le cose grosse e robuste, ecco aerei grandi come autobus e con motori "mostruosi".

 

Con lo svolgersi della guerra, anche i tedeschi sentirono la necessità di avere dei "distruttori" pesanti e con armamento pesante. Il Dornier Do-335 Pfeil forse era pure più grande di un autobus ...

Modificato da Vultur

  • 1 mese dopo...

Esistono da qualche mese in rete video tratti da antichi filmati "di istruzione" risalenti al periodo bellico e rivolti ai futuri piloti americani dove si descrivono le caratteristiche principali del P51 e del P47; pur essendo all'epoca i prodotti più moderni che l'industria statiunitense potesse offrire,per certi aspetti sembrano meno avanzati del Fw190,soprattutto come motore. Il 190 aveva,se non ho capito, una centralina analogica che regolava istante per istante i rapporti stechiometrici,mentre sui velivoli americani era il pilota a doversi raccapezzare ,spesso rinunciando a trovare la regolazione ottimale e volando come possibile. In aggiunta, l'uso dell'iniezione diretta della benzina nei cilindri permetteva di avere una combustione sempre efficiente a qualsiasi temperatura esterna (metodo che sarebbe stato adottato nell'industria automobilistica solo molti anni più tardi).

Anche il quadro-comandi sembra,secondo alcuni, razionale e di facile leggibilità, non c'è dunque da stupirsi se i piloti tedeschi riportavano spesso vittorie con questo mezzo

La centralina del FW-190 comandava anche anticipo, arricchimento della miscela e passo dell'elica.

 

Non fa molta differenza (entro certi limiti ovviamente): dipende tutto da quante ore passi a studiare e ad addestrarti su un aereo. Il FW-190, specie il D, risulta probabilmente il miglior caccia 1944/45 in assoluto, anche a detta dei piloti nemici che lo affrontarono e che poi lo pilotarono a fine conflitto.

 

Una cosa che non si dice spesso è che tutti questi caccia erano diurni e, essendo monomotori, soffrivano moltissimo il maltempo. La caccia notturna era un mondo a parte.

 

Una degli ultimi tipi di missione richiesti ai caccia della difesa aerea del Reich millenario fu la scorta ai convogli (terrestri) che trasportavano pezzi di ricambio o benzina attraverso quel che rimaneva della Germania (poco per la verità). Infatti i cieli erano oramai dominio degli "Alleati" e spostarsi sulle strade allo scoperto era pericolosissimo.

Tra i Russi a est e gli Americani a ovest alla fine i tragitti di questi convogli diventarono sempre più brevi, bastava fare la successiva curva e si entrava già in Russia o in America (il che può anche avere certi vantaggi non da poco ...).

Modificato da Vultur

  • 1 anno dopo...

Non ho capito come fosse regolata la fuoriuscita dell'aria di raffreddamento, visto la mancanza di flabelli

I tradizionai flabelli esterni c'erano nelle versioni con motore in linea, anche se in quel caso servivano al raffreddamento del radiatore anulare, visto che il motore Jumo 213 era un 12 cilindri a V invertita raffreddato a liquido.

 

Le versioni col motore radiale a 14 cinindri BMW 801 comunque li avevano, anche se erano molto piccoli, piazzati sui fianchi e dietro agli scarichi motore (erano i 3 per lato che si vedono nella foto sotto).

 

fw190main.jpg

 

Tale riduzione dimensionale era accettabile perchè c'era comunque un ventilatore di raffreddamento piazzato subito dietro l'ogiva dell'elica che forzava l'aria di raffreddamento ruotando oltre 3 volte più veloce dell'elica. L'aria espulsa dal ventilatore in parte usciva appunto dietro il motore (dai sopracitati flabelli) dopo aver raffreddato i cilindri e in parte seguiva un percorso ad S raffreddando i radiatori dell'olio che praticamente erano piazzati intorno alla ventola stessa, protetti da una piastra corazzata anulare. Lo scarico dei radiatori dell'olio era una quasi invisibile fessura appena dietro l'inizio della capottatura del motore.

 

bmw-801-cutaway.jpg

 

Il tutto garantiva un'eccezionale pulizia aerodinamica per un velivolo con motore radiale.

Modificato da Flaggy

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