Dopo un mese d'incubo, Giuliana Sgrena è finalmente libera, ma il momento tanto atteso della sua liberazione è stato insanguinato da un tragico incidente sulla via dell'aeroporto di Baghdad, dove militari Usa hanno aperto il fuoco contro l'auto con a bordo l'inviata del Manifesto, uccidendo il funzionario del SISMI, Nicola Calipari, che aveva negoziato con i suoi rapitori. Nella sparatoria, Calipari (50 anni) ha protetto con il suo corpo la Sgrena, che è rimasta ferita (a una spalla) così come altri due agenti del SISMI che erano in auto assieme alla giornalista italiana, ora ricoverata nel vicino ospedale militare americano. Le sue condizioni non destano comunque preoccupazione, e già domani la Sgrena dovrebbe rientrare in Italia con il compagno Pierluigi Scolari, già partito da Roma per Baghdad con un aereo della presidenza del Consiglio. La notizia tanto attesa è giunta intorno alle 18:30 italiane, con un secco annuncio della Tv satellitare araba Al-Jazira. "La giornalista italiana Giuliana Sgrena è stata liberata a Baghdad", si è limitata a riferire la giornalista. A Baghdad era ormai notte e un convoglio di tre fuoristrada blindati dei servizi di sicurezza militari italiani stava dirigendosi all'aeroporto della capitale irachena per far salire l'inviata del Manifesto a bordo del Falcon della presidenza del Consiglio che avrebbe dovuto riportarla in Italia. A un mese esatto da quel drammatico venerdi' 4 febbraio in cui l'inviata del Manifesto era stata rapita all'uscita dall'Universita' An- Nahrein di Baghdad, dove aveva appena finito d'intervistare gli sfollati di Falluja, questa liberazione è stata tuttavia insanguinata dal tragico incidente sulla via dell'aeroporto. Secondo alcune fonti, i soldati americani a un posto di blocco vicino all'ingresso dell'aeroporto di Baghdad avrebbero inavvertitamente esploso dei colpi d'arma da fuoco contro l'auto con a bordo la Sgrena. Altre fonti affermano invece che i colpi sarebbero stati esplosi da soldati a bordo di un altro veicolo militare Usa, a cui il convoglio con la Sgrena si sarebbe avvicinato senza tener conto del grosso fanale posteriore che intima di tenersi a distanza di sicurezza. A pagare tragicamente con la vita, nel giorno che avrebbe invece dovuto essere solo quello dei festeggiamenti per la liberazione della giornalista italiana, è stato così uno degli uomini che erano stati coinvolti nei discreti contatti con i suoi rapitori e, ancor prima, anche in quelli sfociati nel rilascio di Simona Torretta e Simona Pari, le due volontarie rapite nel settembre scorso a Baghdad e rilasciate dopo tre settimane di prigionia. Nella giungla irachena, rimane ancora inghiottita un'altra giornalista, la francese Florence Aubenas, l'inviata di Liberation a sua volta rapita ormai due mesi fa a Baghdad. Ed è proprio di lei che la Sgrena avrebbe chiesto notizie stasera dopo la sua liberazione.
Giuliana Sgrena è stata liberata
Ucciso un agente del Sismi
Dopo un mese d'incubo, Giuliana Sgrena è finalmente libera, ma il momento tanto atteso della sua liberazione è stato insanguinato da un tragico incidente sulla via dell'aeroporto di Baghdad, dove militari Usa hanno aperto il fuoco contro l'auto con a bordo l'inviata del Manifesto, uccidendo il funzionario del SISMI, Nicola Calipari, che aveva negoziato con i suoi rapitori. Nella sparatoria, Calipari (50 anni) ha protetto con il suo corpo la Sgrena, che è rimasta ferita (a una spalla) così come altri due agenti del SISMI che erano in auto assieme alla giornalista italiana, ora ricoverata nel vicino ospedale militare americano. Le sue condizioni non destano comunque preoccupazione, e già domani la Sgrena dovrebbe rientrare in Italia con il compagno Pierluigi Scolari, già partito da Roma per Baghdad con un aereo della presidenza del Consiglio. La notizia tanto attesa è giunta intorno alle 18:30 italiane, con un secco annuncio della Tv satellitare araba Al-Jazira. "La giornalista italiana Giuliana Sgrena è stata liberata a Baghdad", si è limitata a riferire la giornalista. A Baghdad era ormai notte e un convoglio di tre fuoristrada blindati dei servizi di sicurezza militari italiani stava dirigendosi all'aeroporto della capitale irachena per far salire l'inviata del Manifesto a bordo del Falcon della presidenza del Consiglio che avrebbe dovuto riportarla in Italia. A un mese esatto da quel drammatico venerdi' 4 febbraio in cui l'inviata del Manifesto era stata rapita all'uscita dall'Universita' An- Nahrein di Baghdad, dove aveva appena finito d'intervistare gli sfollati di Falluja, questa liberazione è stata tuttavia insanguinata dal tragico incidente sulla via dell'aeroporto. Secondo alcune fonti, i soldati americani a un posto di blocco vicino all'ingresso dell'aeroporto di Baghdad avrebbero inavvertitamente esploso dei colpi d'arma da fuoco contro l'auto con a bordo la Sgrena. Altre fonti affermano invece che i colpi sarebbero stati esplosi da soldati a bordo di un altro veicolo militare Usa, a cui il convoglio con la Sgrena si sarebbe avvicinato senza tener conto del grosso fanale posteriore che intima di tenersi a distanza di sicurezza. A pagare tragicamente con la vita, nel giorno che avrebbe invece dovuto essere solo quello dei festeggiamenti per la liberazione della giornalista italiana, è stato così uno degli uomini che erano stati coinvolti nei discreti contatti con i suoi rapitori e, ancor prima, anche in quelli sfociati nel rilascio di Simona Torretta e Simona Pari, le due volontarie rapite nel settembre scorso a Baghdad e rilasciate dopo tre settimane di prigionia. Nella giungla irachena, rimane ancora inghiottita un'altra giornalista, la francese Florence Aubenas, l'inviata di Liberation a sua volta rapita ormai due mesi fa a Baghdad. Ed è proprio di lei che la Sgrena avrebbe chiesto notizie stasera dopo la sua liberazione.
(TG5)
Avete sentiito.. hanno fatto fuoco per sbaglio.