Fornisco in questo topic l’esame di tre macchine “minori” (avrò poi a dire sulla giustezza di questo aggettivo).
Due di esse, il Ro.51 e l’AUT.18 rimasti allo stato di prototipi, mentre l’F.5 riprodotto in una serie di dodici esemplari, definita nel linguaggio della burocrazia aeronautica “serie zero”, atta ad equipaggiare una squadriglia, a fini di valutazione operativa.
Il ricordare queste macchine ci permette di approfondire la conoscenza su progettisti, modalità costruttive, piloti di una lontana stagione della nostra aviazione.
In verità l’arretratezza dell’aeronautica italiana altro non è che il riflesso del ritardo e disorganicità dello sviluppo industriale della nazione. I record, di cui i nostri piloti mieteranno ricca messe nel corso degli anni 30, non deriva da un moderno e razionale sistema industriale ma da una produzione di quasi artigianale. A questa si contrappone l’indubbia valenza di piloti e specialisti che riusciranno a trarre, in pace e in guerra, il massimo dalle macchine a loro affidate.
Vorrei, prima di lasciare alla lettura una nota: quanto da me riportato non rappresenta servile trasposizione tratta da volumi – seppur esauriti da decenni – ho sempre cercato il confronto di dati ed informazioni provenienti dalle pubblicazioni, libri e riviste in mio possesso; un impegno nei confronti dei colleghi del forum e dei lettori occasionali su esattezza, precisione e completezza di quanto esposto.
Il prototipo dell'IMAM Ro.51 nella cornice del salone aeronautico di Milano del 1938, l'ultimo prima
conflitto mondiale
Riporto il link dell'image hosting, vi potrete trovare altre immagini e profili dei velivoli in trattazione, ecco il link:
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Fornisco in questo topic l’esame di tre macchine “minori” (avrò poi a dire sulla giustezza di questo aggettivo).
Due di esse, il Ro.51 e l’AUT.18 rimasti allo stato di prototipi, mentre l’F.5 riprodotto in una serie di dodici esemplari, definita nel linguaggio della burocrazia aeronautica “serie zero”, atta ad equipaggiare una squadriglia, a fini di valutazione operativa.
Il ricordare queste macchine ci permette di approfondire la conoscenza su progettisti, modalità costruttive, piloti di una lontana stagione della nostra aviazione.
In verità l’arretratezza dell’aeronautica italiana altro non è che il riflesso del ritardo e disorganicità dello sviluppo industriale della nazione. I record, di cui i nostri piloti mieteranno ricca messe nel corso degli anni 30, non deriva da un moderno e razionale sistema industriale ma da una produzione di quasi artigianale. A questa si contrappone l’indubbia valenza di piloti e specialisti che riusciranno a trarre, in pace e in guerra, il massimo dalle macchine a loro affidate.
Vorrei, prima di lasciare alla lettura una nota: quanto da me riportato non rappresenta servile trasposizione tratta da volumi – seppur esauriti da decenni – ho sempre cercato il confronto di dati ed informazioni provenienti dalle pubblicazioni, libri e riviste in mio possesso; un impegno nei confronti dei colleghi del forum e dei lettori occasionali su esattezza, precisione e completezza di quanto esposto.
Il prototipo dell'IMAM Ro.51 nella cornice del salone aeronautico di Milano del 1938, l'ultimo prima
conflitto mondiale
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Modificato da galland