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"Mitsubishi A6M Zero"


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Gli aerei terrestri infatti non dovendo sottostare ai limiti della portaerei erano molto più robusti. L'unica cosa è l'autonomia: lo Zero batte di gran lunga il Focke Wulf. Ma in una rissa da saloon, lo Zero rebbe fatto molto meglio a tirare il sasso e nascondere la mano ...

 

veramente è il contrario. Di solito sono gli aerei imbarcati, che devono sottostare a maggiori stress di decollo e atterraggio, ad essere piu pesanti e robusti.

 

Il problema è che lo Zero e il 190 sono simili sono per una cosa: hanno entrambi un motore radiale.

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E’ vero che vi sono stati contatti tra Giappone e Germania con l’invio di equipaggiamenti, progetti, motori e persino aerei completi. Tra questi proprio un FW-190, impiegato dai giapponesi nello studio del raccordo fusoliera-motore che ha portato all’eccellente Ki-100. Non ricordo però nulla che possa far ritenere che l’FW-190 abbia tratto ispirazione dallo Zero.

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E’ vero che vi sono stati contatti tra Giappone e Germania con l’invio di equipaggiamenti, progetti, motori e persino aerei completi. Tra questi proprio un FW-190, impiegato dai giapponesi nello studio del raccordo fusoliera-motore che ha portato all’eccellente Ki-100. Non ricordo però nulla che possa far ritenere che l’FW-190 abbia tratto ispirazione dallo Zero.

 

 

che fra l'altro il Ki-100 nacque abbastanza per caso!! :asd:

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Veramente volevo dire il contrario. Due aerei concettualmente simili, ma diversi: uno basato su portaerei, l'altro a terra. Il fuoco era sulle differenze, non sulle similitudini non volevo certo dire che un aereo viene dall'altro...

 

Lo Zero sacrificava parte della robustezza in nome delle prestazioni e dell'autonomia. La sua ala era molto avanzata, ma ospitava "solo" due cannoni da 20 mm. L'ala del FW-190A ne ospitava il doppio: due MG-151 alla radice, due MGFF all'esterno e senza contare la possibilità dei carichi subalari fino ai pod con cannoni, razzi e i WGR-21 da 210 mm.

 

Motore stellare raffreddato ad aria, compatto e potente, ben carenato su entrambi gli aerei. relativamente più semplice e facile da mantenere, il motore stellare conferiva il muso "corto", molto utile in appontaggio (per lo Zero).

 

Il tettuccio del FW-190 aveva due cariche da 20 mm per lo sgancio d'emergenza.

 

Il FW-190A con motore BMW-801D, stando a quel che c'ho capito io (e ammesso che sia la tavola giusta), con un peso mettiamo di 4.000 Kg, vento calmo, aveva bisogno di 350 metri per staccare da pista in cemento. Che salivano a quasi 450 a pieno carico (4.400 Kg). La deriva del FW-190 era relativamente piccola. la grande coppia del motore portava l'aereo in decollo sulla sinistra. Il pilota non doveva dare pedale destro primo perchè la deriva diventava veramente efficiente solo intorno ai 170 all'ora e secondo perchè rischiava di cappottare se il fondo era sconnesso. In decollo quindi con il FW-190 bisognava rimanere il più possibile sui tre punti e dare pedale destro solo alla fine. La manetta andava dosata gradualmente e si dava tutto gas solo quando la velocità era tale da rendere efficaci i comandi.

 

001qcz.jpg

 

 

Lo Zero da quel che so, con meno di 30 nodi di vento contrario, senza serbatoio esterno ventrale, decollava in meno di 80 m!

E questo lo rendeva adatto alla portaerei.

Le prestazioni di decollo (e atterraggio) dello Zero erano quindi sbalorditive specie se l'aereo non aveva carichi. Banzai!

 

=

 

Gli Zero restaurati a Chino (CA) avrebbero da quel che so io di sicuro il motore Nakajima originale:

 

 

Edited by Vultur
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  • 3 months later...

Non so esattamente cosa sia successo in dettaglio nei varii combattimenti che hanno caratterizzato il "Marianas' turkey shot" ,però ho motivo di credere che , senza nulla togliere al coraggio degli aviatori giapponesi, più che nelle macchine, la differenza stava nei piloti e nella organizzazione generale. Da quello che so la selezione iniziale per diventare pilota di marina era molto dura, in definitiva bisognava essere geni per entrare,mentre i giapponesi (a cui mancavano persone istruite,dato che quasi nessuno poteva andare a scuola), secondo quanto riportato dal Capitano Hara, mandavano sugli aerei coloro i quali arrivavano fra gli ultimi agli esami finali delle accademie.

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E poi come facevano i giapponesi a far stare in volo gli aerei da addestramento se non avevano più carburante? Se un allievo non vola non si addestra. Potevano dargli indicazioni di massima in aula, ma serviva a poco (e serve ancora a poco). Non si può passare da un'aula di accademia, alla guerra. Così come non si può operare qualcuno solo perchè si è letto un libro di disegnini che dicono come si fa.

Stessa cosa per i tedeschi.

Edited by Vultur
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non penso che l'intelligenza sia un parametro che influisca molto nelle possibilità di un successo in battaglia! anche perchè trovarsi nel mezzo di un dogfight logora l'equilibrio e l'autocontrollo di tutti...

 

certo, magari c'è chi può aver avuto la lucidità magari di non lanciarsi in un ingaggio sfavorevole però il più lo fa l'istinto e l'esperienza....

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  • 2 years later...

Stiamo parlando del principale caccia Giapponese prodotto in migliaia di esemplari... è un peccato che non sono riusciti a produrre un vero 'erede' ; un caccia in grado di affrontare l' Hellcat e il P-51 senza subire pesanti perdite . Sicuramente Americani e Inglesi non sono rimasti a guardare ma hanno sfornato aerei sempre migliori sotto tutti i punti di vista.

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....l'"aereo lo fa il motore" e i giapponesi, come gli italiani, non sono stati in grado di produrre un motore nazionale all'altezza della concorrenza.....tutto qua.....fra l'altro può essere interessante la visione del film animato del grande Myazaki "S'alza il vento", biografia del progettista dello Zero Jiro Horikoshi che tratteggia anche le difficoltà della nascita di un industria aeronautica moderna in Giappone

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Strano che un paese potente come il Giappone, durante la Seconda Guerra Mondiale non fu capace di produrre un bel motore potente per i loro aerei...

Credo che gli Americani , Inglesi e Tedeschi oltre ad avere potenziato i loro aerei li hanno resi sempre più armati e 'blindati' ...

Gli ultimi Spitfire e Fw-190 erano veramente veloci ma anche molto più armati e tecnologicamente sempre più avanti... in grado di salire ad altezze impensabili per gli anni prima .... Per non pensare la differenza tra aerei americani all'inizio del conflitto e dopo il'40 !!

Stranissimo che non sono riusciti anche loro produrre aerei sempre più veloci e armati ; con gli Zero dalla metà del conflitto in poi, erano obbligati a fare i kamikaze :pianto:

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Un erede c’era: l'A-7M Reppu (Sam), arrivato però troppo tardi. Un solo esemplare operativo è stato consegnato negli ultimi giorni di guerra.

 

Ma la stessa Mitsubishi e le altre ditte (Nakajima, Kawasaki e Kawanishi) hanno saputo progettare velivoli molto validi, visto che i precedenti Ki-43 Hayabusa e Ki-61 Hien hanno trovato degni successori nei J2M Raiden, Ki-44 Shoki, Ki-84 Hayate, Ki-100 Goshikisen, N1K Shiden e Shiden Kai, in grado di combattere ad armi pari con gli Hellcat e mettere in difficoltà qualunque altro caccia alleato, se ben pilotati naturalmente…Ma i piloti addestrati erano ormai rari.

 

Sul finire del conflitto i duelli aerei sul Pacifico sono stati particolarmenti “accesi”, ma sono poco trattati dalla stampa aeronautica, che ha sempre riservato ampio spazio al solo fronte europeo.

Una nota a margine: il carburante impiegato nei motori americani di fine guerra superava, e di molto, i 100 ottani, con punte di 130-150. Quello giapponese era scadente. Tutti i velivoli giapponesi di preda bellica, provati dagli americani, hanno dimostrato col carburante adatto prestazioni velocistiche notevoli. Un caso per tutti il confronto tra il Ki-84 Hayate ed i P-51 e P-47, coi secondi risultati più lenti di 5 e oltre 35 km/h a 6000 metri (687 km/h contro 682 e 650).

Edited by Gian Vito
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  • 2 weeks later...

Stiamo parlando del principale caccia Giapponese prodotto in migliaia di esemplari... è un peccato che non sono riusciti a produrre un vero 'erede' ; un caccia in grado di affrontare l' Hellcat e il P-51 senza subire pesanti perdite . Sicuramente Americani e Inglesi non sono rimasti a guardare ma hanno sfornato aerei sempre migliori sotto tutti i punti di vista.

 

Il problema dello Zero era simile a quello dei caccia italiani di prima generazione : per avere prestazioni paragonabili a quelle di Hellcat e Corsair avrebbe dovuto avere un motore di potenze paragonabili : cosa ormai impossibile per un motore stellare , dato che i tipi più potenti erano troppo grossi per entrare nella fusoliera dell'aereo ; ci sarebbe voluto un motore in linea di potenza adeguata come il DB 605 .

I successori dello Zero ( es. : Shiden ) erano molto più grossi e operavano da terra dato che ormai non c'erano più portaerei dove imbarcarli.

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  • 7 months later...

Buongiorno,

 

mi riaggancio al topic pure se dopo parecchi mesi dall'ultimo commento che se n'è scritto. Penso che anche 10 pagine non basterebbero per mettere d'accordo tutti visto che inevitabilmente la 'simpatia' per un aerep più che per altri giuoca un ruolo, e a maggior ragione la bravura dei piloti che lo porta(vano) in battaglia.

A questo proposito ho visto che Sakai viene citato più volte come fonte indiscutibile essendo una leggenda aviatoria conosciuta da tutti, ma potrrebbe non essere così. Col tempo molte cose vengono ridimensionate, archivi aperti a ricercatori 'ex-avversari' collaborano sempre più assieme nel mettere in giusta luce episodi che hanno sempre lasciato dubbi estremi (ma prima non era possibile contraddire, d'altronde sembra che un'autobiografia sia sempre il 'Vangelo' allo stato puro) - basta vedere ciò che all'incirca dal 1987 - 89 si è appurato con precisione sulle notevolissime gesta di piloti USAAF del 350th Fighter Group sul Nord Italia a Marzo-Aprile 1945, quando sorprendentemente erano loro a trovarsi alcune volte in inferiorità /1 a 3 oppure 1 a 4) contro i cacciatori della RSI.

 

Si può stabilire che:

* lo Zero era pericoloso anche il giorno della resa Giapponese, se in mano a piloti veramente esperti - ma allora il Wildcat era mortale anche nel Novembre 1942 contro gli stessi Zero, se un pilota dei Marines motivato a dovere e incazzato (pur se stremato dalla malaria) lo pilotava a dovere.

* Sakai ha avuto nel suo libro meno parte in causa di ciò che può sembrare. Il giornalista americano e co-autore Martin Caidin ha volutamente 'pompato' troppi aneddoti per fare sensazionalismi, a quanto pare suscitanto lo scontento di Sakai stesso che però ha dovuto cedere.

* Troppi episodi assurdi che sfidano il buon senso sono presenti quando si parla di assi Giapponesi a bordo dello Zero, pur riconoscendo che il pubblico lungo quarant'anni non aveva altra scelta se non credere ai protagonisti. Nessun combat film portato come prova (essendo i caccia del Sol Levante sprovvisti di cineprese) mentre USAAF e US Navy erano severissimi nel dividere in 'destroyed', 'damaged', 'probable'; Sakai stesso cita il pilota Kensuke Muto come ai comandi di uno Zero nel combattimento contro 12 Hellcat nel Febbraio 1945 mentre in realtà pilotava uno 'Shiden Kai'.

* In anni recenti con l'aiuto di ricarcatori del Sol Levante più onesti di altri si è appurato che è stata una grande bugia della propaganda Giapponese quella versione della battaglia di Muto (uno contro 12, quattro vittorie di Muto e i rimanenti Americani che scappano). Lo stesso potrebbe risultare circa l'incredibile combattimento di Sakai del 24 Giugno 1944 contro 15 Hellcat che, sinceramente, ha meno che senso.

 

In effetti leggermente O.T. e non va ad inficiare le caratteristiche positive e negative dell'aereo - o forse sì, in quanto un pilota decide sovente le sorti del combattimento in modo inaspettato. Ma bisogna sfoltire la leggenda dalle assurdità, quando queste sono davvero troppe. Basti pensare che nei combattimenti dell'8 Agosto 1942 a Guadacanal il numero dei Wildcat perduti nell'intera giornata per tutte le cause è inferiore al totale rivendicato da due piloti Giapponesi (!!!). **

Motivo? I ruolini presentati a fine giornata dai reparti imbarcati sulle portaerei US Navy non mentono circa gli aerei non più presenti sulle navi (e perchè dovrebbero, in effetti).

Viceversa le fantasie che si leggono su alcune biografie (specialmente autobiografie) vanno a briglia sciolta. Così veniamo a sapere che una quindicina di buontemponi a bordo di F6F Hellcat impiegano venticinque minuti nello spararsi addosso a vicenda col rischio anche di collisioni in volo, forse in tutto più di 1200 colpi sparati, e senza dare agli specialisti di terra la misera soddisfazione di trovare un foro (1 foro, UNO di numero) nello 'Zero' di Sakai... la tentazione è di farne uno di nascosto usando magari un trapano??!

 

Non ci crederò mai, ovviamente. Comunque solo per precisare che troppo sovente è inscindibile l'associazione di questo tipo di cose con la macchina nuda e cruda di per sè - e forse questo spiega perchè per quasi 70 anni dopo la guerra nessuno del pubblico generico, credo, è mai andato in visibilio per le gesta degli assi dei P-40 o P-39 (sì, c'erano anche loro) protagonisti, invece, di avventure eroiche proprio contro gli Zero.

Frank.

 

 

** dettagli come questo, per esempio, saranno a conoscenza di almeno 5 appassionati su 1.000?

 

 

Oppure altre considerazioni sullo Zero che ancora resistono in libri o websites anche recenti, e che non rispondono a realtà.

 

* Il famoso A6M2 trovato dagli Americani pressochè intatto su un'isola delle Aleutine ai primi di Luglio 1942 e che avrebbe fornito agli avversari la chiave per scoprire pregi e difetti, al punto che l'F6F Hellcat si basò su queste 'dritte'. Ovviamente no, quest'ultimo aveva volato già un mese prima e il progetto era ovviamente ancor più anteriore.

 

* L'armamento dei primi tempi di guerra non era precisamente 'letale', come sovente si legge - se si vuole intendere la giusta cosa con questo aggettivo. I due 20 mm. erano derivativi degli Oerlikon di concezione europea (Svizzera per la precisione) e virtualmente non diversi da quelli montati sui caccia della Luftwaffe nei primissimi anni di guerra.

Certamente non erano i Mauser MG-151/20, bensì parenti strettissimi della classe MG/FF con munizioni a v/o relativamente bassa, e spoletta che troppo sovente non consentiva l'entrata in profondità nella cellula nemica prima di esplodere. Molti P-40 e Wildcat sono sopravissuti ai colpi da 20 mm. con danni non gravissimi.

Addirittura la blindatura dorsale dei caccia americani poteva sopportare questo tipo di impatto, poichè il 20 mm. esplosivo sparato dallo Zero del 1942 non faceva meraviglie contro 14 mm. di acciaio.

 

* Per contro le leghe metalliche dello Zero contenevano non poco magnesio, e questo decretava la fine del Giapponese quando il contenuto dei serbatoi prendeva fuoco. Uno Zero in quelle condizioni era descritto dai piloti americani come ' un globo di fuoco', mentre un P-40 o un F4F che precipitavano in fiamme lasciavano, piuttosto, una scia di benzina infuocata (ma non necessariamente era anche la struttura in fiamme).

In effetti era una struttura non particolarmente debole e fragile, come invece sovente ancor oggi è riportato quà o là in qusti precisi termini. Presa come cellula a sè stante era, invece, sorprendentemente robusta e certamente non meno di quella del Wildcat - ma era 'troppo' leggera (come peso specifico del metallo usato) e contribuiva alla non alta velocità raggiungibile in picchiata, motivo in più per cui anche le versioni successive non avevano scampo se si cercava la salvezza in questo modo.

 

* L'armamento di F6F, F4U e P-51D (165-170 colpi da .50" in 2 secondi) e P-47 (225 colpi in 2 secondi) non lasciava scampo, se concentrato come si deve, neppure ad altri aerei Giapponesi ben più protetti dello Zero. Quindi andrebbe ridimensionata questa cosa della grande vulnerabilità.

Certamente era vulnerabile, ma i reports di molti piloti USAAF o US Navy dicono chiaramente che in pratica uno 'Shiden Kai' o un 'Hayate' non tornavano a casa se colpiti anche solo da un tiratore medio.

I proiettili API 'silvertip' delle AN/M2 americane foravano una piastra d'acciaio da 12 mm. a 500 metri di distanza, quindi possiamo figurarci cosa capitava alle parti di acciaio o ghisa di un motore o allo schienale del seggiolino durante un combattimento a distanze più ravvicinate... probabilmente la maggior parte dei piloti giapponesi sono morti sul colpo, o quasi, piuttosto che bruciati vivi in mezzo alla carcassa incandescente.

Ne consegue che il rischio del fuoco era maggiore per un Americano - magari paradossalmente, si direbbe, eppure era così.

 

 

Lo Zero può vantare, questo sì, di essere il modello di caccia che ha aperto e concluso, letteralmente, la 2° G.M. sul fronte del Pacifico - tralasciando il fronte Cinese prima del 7 Dicembre 1941.

A Pearl Harbor c'erano gli A6M2 quel funesto giorno; e il 17 Agosto 1945, ancora alcuni Zero erano in aria per combattere.

 

Perchè il 17 Agosto? Perchè ancora due giorni dopo la dichiarazione ufficiale dell'Imperatore, quattro quadrimotori B-32 'Dominator' appena entrati in servizio attivo nell'USAAF (386th B.S., 5th Air Force, basati allo Yontan Airfield di Okinawa) in volo di ricognizione sulla zona di Tokyo furono attaccati da un mix di Zero e 'Shiden Kai' - uno degli Zero avendo come pilota, a quanto riporta lui personalmente, nientemeno che Saburo Sakai.

I Giapponesi decollarono ugualmente per combattere nonostante sapessero ovviamente dell'armistizio, e misero in grave difficoltà uno dei Dominators che rimase danneggiato in modo molto serio (e con morti e feriti a bordo), ma volando a regime massimo e sfiorando il mare potè allontanarsi e tornare ad Okinawa. Sakai ammette di aver visto questo ultimissimo modello di bombardiere USA alcuni giorni prima, e di averli scambiati per B-29 Superfortresses vedendoli da terra.

 

Questo fu veramente l'ultimissimo combattimento aereo sul fronte Pacifico-Asiatico, e ovviamente anche l'ultimo della 2° G.M. In ambito di ostilità ancora ufficialmente aperte, invece, gli ultimi combattimenti contro gli Zero dovrebbero essere quelli della tarda mattinata del 15 Agosto, quando piloti di F6F 'Hellcat' degli Squadrons VF-31 (portaerei USS 'Belleau Wood'), VF-49 (USS 'San Jacinto') e VF-6 ne abbatterono in totale 16 nell'area di Sagami Bay.

In quell'occasione gli Hellcat non riportarono perdite ad opera degli A6M Zero (e quindi ne uscì un 'punteggio' di 16 a 0 per gli Americani), mentre negli stessi minuti gli Hellcat del VF-88 (USS 'Yorktown') furono sorpresi da quota superiore e da un numero maggiore - per una volta - di Ki-84 'Hayate' e J2M 'Raiden', non lontano dalla grande base aerea giapponese di Atsugi. Ciononostante si difesero in modo eccezionale, con un risultato finale di 5 Hellcats e 9 Hayate abbattuti.

Edited by vorthex
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  • 1 month later...

effettivamente la discussione si è evoluta in un piccolo OT...

Tornando allo Zero, ho notato, anche se in 9 pagine di discussione può benissimo essermi sfuggito, che nessuno ha fatto cenno alla sua struttura in duralluminio, cosa rivoluzionaria per l'epoca e uno dei motivi per cui veniva considerato uno dei caccia più all'avanguardia dell'epoca.

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