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GEORGIA - Topic Ufficiale


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Ma tu sul serio credi che l'NKVD faceva queste cose solo perche' lo racconta un certo Peter Yakir? Beh. Hai tutto il diritto. Il problema e' che queste sono solo dichiarazioni senza conferme documenta

GEORGIA: ABBATTUTO DRONE RUSSO A SUD DI OSSEZIA SUD

TBILISI - Un drone russo per la ricognizione che volava a sud del 'confine' tra Ossezia del Sud e Georgia, sul territorio georgiano, è stato abbattuto dalla contraerea di Tbilisi. Lo ha reso noto il ministero dell'interno georgiano

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Che vergonia, sembra che volete denigrare la gloriosa Armata Russa a tutti i costi, visto i risultati in Georgia. Ora volete ficcare il naso nella biancheria sporca di ogni delinquente? Vi devo ricordare di Abu Graib?

 

Comunque, il caso di Dimitri Petrochenko, quale accusava i sue superiori di prostituzione forzata e stato capovolto in tribunale civile il 12 settembre. Lui si è confessato di aver inventato le accuse.

 

Il link è: http://www.regnum.ru/news/884034.html (in Russo, ma la sostanza ho già tradotto)

 

Saluti,

Debugger.

 

 

La fonte è il sito di Repubblica. Ripeto: c'è al proposito una commissione d'inchiesta ordinata alla Camera dei Saggi dal premier Putin; l'ONU nel rapporto "Un International Panel for Struggle against Sexual Exploitation" ha denunciato il primato della Russia per la diffusione del fenomeno tra i soldati e, a richiedere a gran voce l'intervento della Camera dei Saggi sono state le "Soldatskie Materi", l'associazione russa che riunisce le madri dei soldati vittime dei soprusi e della quale forse tu stesso ci potresti dare maggiori informazioni.

Nessuno ce l'ha col popolo Russo e proprio per questo è giusto che un fatto così grave sia denunciato ed estirpato (se confermato): non è gettare fango o "mettere il naso" nei Vss. affari. Si chiama "diritto di informazione" all'"opinione pubblica". Due concetti ancora difficili da digerire in Italia, figuriamoci in Russia (è un fatto, non un'offesa).

Edited by Thunderalex
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SOLDATI-PROSTITUTI, SCANDALO GAY NELL'ESERCITO RUSSO

 

Un forte scandalo.......

Dietro ai 341 suicidi di militari (che diventano molti di piu' se si contano anche i numerosi morti per "uso negligente delle armi") ci sarebbe un avviatissimo e lucroso giro di prostituzione obbligata a cui le reclute sarebbero costrette dai superiori. :blink:

 

Si è sempre saputo...

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Dal link: http://www.paginedidifesa.it/2008/scimia_080923.html

 

riporto l'articolo seguente (evidenziando, in grassetto, alcuni punti che ritengo particolarmente interessanti):

 

 

Il conflitto nel Caucaso e la cautela della Cina

 

Emanuele Scimìa, 23 settembre 2008

 

 

 

L’Asia non risponde e Mosca mastica amaro. Lo scorso 12 settembre, il board direttivo della Asian Development Bank (Adb) ha approvato un prestito di 40 milioni di dollari a Tblisi a condizioni molto vantaggiose. L’ultimo di una serie di segnali che a Oriente (Pechino in testa) il blitzkrieg russo in Georgia ha suscitato più di qualche timore.

 

L’istituzione finanziaria di Manila si è affrettata a precisare che la riunione per la concessione del prestito alla Georgia era stata programmata prima dell’esplosione del conflitto nel Caucaso, ma ha allo stesso tempo sottolineato che l’evoluzione della situazione ha impresso una accelerazione all’iter di approvazione. L’Adb sta valutando anche l’opportunità di emettere un ulteriore prestito di emergenza per far fronte alle mancate entrati fiscali georgiane nel mese di agosto.

 

Dopo la firma del cessate il fuoco con la controparte georgiana, il binomio Putin-Medvedev ha cercato un contrappeso in Asia alle pressioni e critiche occidentali (americane) per la sua politica nel Caucaso. L’apertura di credito concessa alla Georgia da parte dell’Adb frustra in particolare gli sforzi della diarchia russa attualmente al potere per guadagnare il sostegno cinese. La Cina ricopre infatti un ruolo centrale in questo organismo finanziario multilaterale: insieme a Giappone e Usa nomina uno dei suoi 12 direttori.

 

Un atteggiamento, quello di Pechino, che non dovrebbe sorprendere più di tanto. Di fronte alla crisi russo-georgiana, le autorità cinesi hanno scelto di mantenere sin dall’inizio un profilo basso: troppo ghiotta per Hu Jintao e compagni l’opportunità di incunearsi tra i dissidi russo-occidentali e guadagnarci qualcosa. In primo luogo, Pechino potrebbe tentare di scalzare l’Europa come principale acquirente delle risorse energetiche di Mosca. Poi, al riparo dai riflettori internazionali, potrebbe anche sfruttare la situazione per rafforzare la sua stretta repressiva in Tibet e nel Xinjiang.

 

In Russia, ovviamente, si aspettavano qualcosa di più: un evidente errore di valutazione. La Cina non ha fatto altro che ricambiare l’atteggiamento distaccato che i russi hanno assunto nel marzo scorso a proposito della crisi nel Tibet, quando l’Occidente – e in particolare gli Stati Uniti – hanno condannato con forza la repressione cinese contro i rivoltosi tibetani.

 

Un indizio dell’orientamento cinese riguardo alla crisi in Georgia si era già avuto al summit annuale della Shanghai Cooperation Organization (Sco), che si è svolto il 28 agosto scorso a Dushanbe (Tagikistan). Nell’occasione, Dmitry Medvedev si è speso molto per incassare il sostegno degli altri Stati membri (Cina, Tagikistan, Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan) all’intervento militare del suo Paese in Ossezia del Sud e Abkhazia, e al successivo riconoscimento diplomatico di queste due province separatiste georgiane. Ai suoi interlocutori, però, il presidente russo è riuscito solo a strappare un timido appoggio ai sei punti del discusso piano di pace mediato dall’Unione europea e un vago riconoscimento del ruolo attivo della Russia nel promuovere pace e cooperazione nella regione del Caucaso.

 

L’espresso riferimento al rispetto della sovranità e integrità territoriale di ogni Stato secondo i principi della legge internazionale ha segnato la distanza tra gli altri membri della Sco e Mosca. Una neutralità che si spiega con la crescente influenza di Pechino in Asia Centrale e il timore delle ex repubbliche sovietiche della regione – abitate da comunità di origine russa – di subire lo stesso trattamento riservato dalla Russia alla Georgia. Il Cremlino ha infatti giustificato il suo intervento armato contro Tblisi come una operazione umanitaria a difesa di cittadini russi in Ossezia del Sud e Abkhazia.

 

Pechino non potrebbe comportarsi in maniera diversa nei confronti di Mosca. Le spinte separatiste e autonomiste in Tibet e nel Xinjiang, come il nodo sullo status di Taiwan, sono ancora problemi irrisolti per l’ex Impero di Mezzo. Il governo cinese non può in alcun modo avallare la secessione di due territori che la comunità internazionale considera formalmente parti integranti di uno Stato sovrano: una posizione coerente con quella assunta lo scorso marzo in occasione della dichiarazione di indipendenza del Kosovo.

 

Per comprendere meglio la cautela cinese è necessario guardare anche all’economia. La crisi russo-georgiana aggiunge un ulteriore elemento di instabilità al già incerto quadro politico-economico globale. La Cina è un Paese economicamente orientato alle esportazioni. Necessita dunque di mercati aperti e di un clima pacifico per garantirsi altri anni di sviluppo a due cifre. Una guerra su scala planetaria – fredda o calda che sia – tra Russia e Occidente costituisce una minaccia alla cornice geopolitica in cui prospera il suo ‘soft-power’: come Mosca, anche Pechino lavora alacremente per chiudere l’epopea dell’unipolarismo americano, ma certo non a detrimento del suo interesse nazionale. A oggi, l’armonioso mondo della Cina significa ancora stabilità dell’attuale sistema internazionale, dal quale ha tratto negli ultimi anni enormi benefici, nonostante sia stato congegnato dall’Occidente alla fine della seconda guerra mondiale.

 

Il Cremlino sta giocando una partita pericolosa a livello mondiale. Parlando alla stampa il 31 agosto scorso, Medvedev ha elencato i cinque pilastri della nuova dottrina strategica della Russia, tra i quali spicca la difesa degli interessi russi all’estero. Lo stesso motivo che in un futuro non troppo lontano potrebbe spingere Pechino a ‘difendere’ le vite e gli interessi dei propri cittadini emigrati oltre le acque dell’Amur, nel Dal’nij Vostok, l’estremo est della Russia siberiana.

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cina contro russia?

impossibile

 

Non sarebbe certo la prima volta!!!

 

 

Dal link: http://www.fabioruini.eu/blog/2006/08/

 

riporto:

 

 

" ......

Ma la guerra rischiò realmente di scoppiare anche tra gli stessi due Paesi comunisti. Nel gennaio 1967, la Guardia Rossa circondò l’ambasciata sovietica di Pechino. In seguito, gli uomini di Mao calcarono ulteriormente la mano, risollevando l’antica diatriba sulla linea di frontiera tra URSS e Cina, imposta con alcuni trattati del diciannovesimo secolo, dalla Russia zarista all’indebolita dinastia Qing cinese. La Repubblica Popolare Cinese non presentò precise richieste territoriali, ma si limitò ad insistere affinché i sovietici riconoscessero la profonda iniquità di quei trattati. Da Mosca, con ostile indifferenza, rifiutarono sdegnati di discutere dall’argomento. Fu il sangue freddo mostrato nella circostanza dall’Unione Sovietica a scongiurare il rischio che un conflitto su larga scala fosse realmente scoppiato. I russi, d’altro canto, erano consapevoli di quanto la Rivoluzione Culturale stesse indebolendo la posizione internazionale della Cina, impegnata a fronteggiare i moti contro-rivoluzionari interni, ed al tempo stesso costretta a dispiegare truppe lungo i propri confini nord-occidentali per mettere sotto pressione l’establishment sovietico. Forti di una indiscussa superiorità militare, i russi arrivarono a dispiegare sul confine con la Cina, sul finire del 1968, 25 divisioni dell’esercito, 1′200 aerei da combattimento e 120 testate missilistiche a media gittata. Vi furono alcune schermaglie, nel marzo 1969, quando i due eserciti si fronteggiarono a distanza lungo le rive del fiume Ussuri, e nell’agosto dello stesso anno. La guerra sembrava imminente, ma dopo le reciproche provocazioni la situazione rientrò rapidamente nei canoni della “pacifica convivenza” tra i due eserciti, di stanza a pochi chilometri l’uno dall’altro. A settembre, Kosygin visitò segretamente Pechino per tenere un incontro con Zhou Enali. Il mese successivo iniziarono i colloqui ufficiali tra i due Paesi, per risolvere una volta per tutte la questione dei confini. Un accordo non venne raggiunto, ma questa serie di incontri servì perlomeno a ripristinare un minimo di rapporti diplomatici tra Cina ed Unione Sovietica, riducendo così gli attriti tra gli eserciti.

 

Con l’arrivo degli anni ’70, Mao, finalmente consapevole di come non potesse continuare a fronteggiare simultaneamente URSS, Stati Uniti e dissidenti interni, adottò una linea più equilibrata rispetto a quella fin lì seguita. Considerando, per questioni prettamente geografiche, l’Unione Sovietica quale minaccia principale alla sopravvivenza della Repubblica Popolare, il leader cinese cercò di ottenere l’appoggio di Washington in chiave anti-sovietica. Tra i due Paesi iniziarono trattative condotte nel massimo riserbo ed ai più alti livelli. Seppur per motivi tra loro profondamente differenti, entrambi i governi avevano un estremo interesse nel ripristinare reciprocamente delle buone relazioni diplomatiche.

......".

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Ho spostato il topic in Discussioni a tema, quindi si possono postare anche commenti e considerazioni personali, oltre alle news :rolleyes:

 

Vi affido ai moderatori di questa sezione :asd: , continuate a seguire il regolamento!!

 

:)

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Posto questo articolo di Giovanni Sartori (qui il Link) che anche se è un'analisi generale nella seconda parte affronta i rapporti USA-RUSSIA e sfiora le tensioni in Georgia.

 

DALL'ALITALIA A PUTIN

La scomparsa del buon senso

 

di Giovanni Sartori

 

Quel «buon senso» che fa dire e fare «cose sensate» è oramai un caro estinto soppiantato dall'insensato, dall'insensatezza e dal «dementismo » (ahimè, una demenza giovanile assai più che senile). Chi ha ucciso il buon senso? E perché? Lo dirò man mano. Intanto illustriamo il problema con due casi esemplari di insensatezza: nel nostro piccolo, il lungamente perseguito e pressoché riuscito suicidio dell'Alitalia; e, nel più grande mondo circostante, il crescente, e anch'esso insensato, «rigelo » nei rapporti tra Washington e Mosca. Quella dell'Alitalia era una morte preannunziata — e anche più che meritata — da almeno un decennio. Né sarebbe stato un suicidio inedito. Negli Stati Uniti la Twa (Trans World Airlines) è stata uccisa proprio dal suo personale di volo; e fu anche fatta tranquillamente fallire, come si fa nei Paesi seri. In Europa, e più di recente, alcune rispettabili compagnie di bandiera, come la Swissair e la Sabena, sono come qualmente passate in altre mani. Anche la Svizzera avrebbe avuto come noi l'alibi del turismo; ma che io sappia nessuno l'ha invocato e i turisti, mi dicono, ci sono ancora.

 

Allora, chi ha messo in testa ai nostri piloti e alle vociferose hostess che ancora l'altro giorno esultavano gridando «meglio falliti che in mano ai banditi » (leggi: Colaninno) che Alitalia era una vacca sacra, una voragine mangiasoldi che però nessuno avrebbe osato toccare? Forse nessuno. Forse tra le nostre aquile e aquilette «selvagge» non ci sono più teste in grado di usare la testa. Certo è che fino alla ventitreesima ora dell'ultimo giorno chi ha pensato (male) per tutti è stata la casta dei piloti, l'Anpac; ben assistita, si intende, dalla Cgil e altri protettori politici. E ancor più certo è che il buon senso avrebbe affrontato e risolto il caso Alitalia da gran tempo. Se, appunto, il buonsenso esistesse ancora. L'altro caso, dicevo, è quello del deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Russia. Era inevitabile? No. A mio avviso era evitabile e assolutamente da evitare. E la colpa di chi è? Per Salomone sarebbe stata per metà di Bush e per metà di Putin. Per il grosso degli occidentali è soprattutto di Putin. Per i meno, che mi includono, la colpa è invece soprattutto di Bush e dell'«ideologismo democratico» che oggi imperversa incorporato nell'altrettanto imperversante contesto del politicamente corretto.

 

Sia chiaro: la teoria della democrazia liberale non è, in quanto tale, un'ideologia, visto che è una teoria che ha funzionato in pratica, che si è realizzata nel mondo reale, mentre le ideologie sono (come le utopie che le hanno precedute) teorie senza pratica che clamorosamente falliscono nell'attuazione (vedi per tutti l'Urss), e che sopravvivono come fedi, come un pensiero che nessuno ripensa più, come un ex pensiero fossilizzato. Dunque la teoria della democrazia è una cosa, e l'ideologismo democratico che è esploso nel '68 e che ne proviene, è tutt'altra cosa. La prima ha fatto le democrazie, la seconda semmai le disfa. Ciò premesso, oggi l'urgenza è di stabilire e ristabilire senza paraocchi ideologici la realtà dei fatti, la realtà della «forza delle cose». E il fatto è che il mondo nel quale stiamo vivendo è il mondo più pericoloso nel quale l'uomo sia mai vissuto.

 

In parte perché stanno proliferando armi di distruzione di massa che ci potrebbero sterminare tutti; e in parte perché la dissennata crescita della popolazione (che il buon senso anche a questo effetto avrebbe dovuto impedire) ha innescato una sequela di altre crisi: dell'acqua che manca, del clima, delle risorse energetiche. E quest'ultima è la crisi più esplosiva del momento, visto che sta ridisegnando la mappa del potere mondiale tra chi dispone di petrolio e di gas e chi no. Gli Stati Uniti di petrolio ne hanno poco, l'Europa quasi punto. Invece la Russia ne ha. Ne hanno anche, si sa, il Venezuela, la Nigeria, l'Iran e alcuni Stati arabi del Medio Oriente; ma sono tutti Stati o traballanti o ostili e infidi. Il buon senso suggerisce, allora, che la Russia di Putin è, per l'Occidente, un alleato indispensabile. Se Putin venisse indispettito oltre misura, potrebbe chiudere i suoi rubinetti e l'Europa sarebbe in ginocchio in due mesi, gli Stati Uniti in gravi difficoltà entro sei.

 

Eppure il presidente Bush sta facendo di tutto per indispettirlo. È lui che per primo ha violato le intese indebitamente consentendo l'indipendenza del Kosovo; è lui che si propone di avvicinare i suoi missili intercettori ai confini della Russia, è lui che vuole incorporare nella Nato i Paesi dell'Europa orientale, è infine lui che sotto sotto ha incoraggiato la Georgia a sfidare Putin. Insomma Bush si comporta come se lui fosse il gatto e Putin il topo. L'acume di Bush mi è sempre sfuggito. Ma quando ho conosciuto Condoleezza Rice in panni accademici, lei era davvero intelligente (a detta di tutti). Pertanto quando una decina di giorni fa ha dichiarato che la crisi del Caucaso lascia la Russia «isolata e irrilevante» sono restato di stucco. Possibile che il potere logori anche l'intelligenza delle donne? Davvero gli Stati Uniti credono di poter condizionare Putin con rappresaglie finanziarie e bloccandone l'ingresso nell'Ocse e nel Wto? Eccezion fatta per il formidabile potere deterrente del suo arsenale atomico, a tutti gli altri effetti gli Stati Uniti sono oramai, al cospetto della Russia (e anche della Cina) una tigre di carta. E questa è la realtà.

 

Beninteso io rispetto e mi sento anche debitore dello zelo missionario degli americani atteso a promuovere la democrazia nel mondo. Ma sono spaventato da uno zelo missionario che cade in mano a un «ideologismo democratico» di marca Sessantottina che, appunto, stravolge ogni buon senso.

 

03 ottobre 2008

Edited by 1816
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Intanto si fanno vivi i partigiani e patrioti georgiani, che animano la resistenza contro le forze di occupazione russa; eccovi il link ad una notizia di agenzia:

 

http://www.asca.it/moddettnews.php?idnews=...207%20I%20MORTI

 

ed il link ad un articolo (testo + video):

 

http://www.euronews.net/it/article/03/10/2...sossetia-blast/

Edited by picpus
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ah non sono terroristi che attaccano civili??? ...

No, sono partigiani che attaccano MILITARI russi che occupano, senza averne alcun diritto, il territorio georgiano, esattamente come facevano i partigiani italiani contro i soldati tedeschi, nel periodo 1943-1945!!!

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Non mi risulta che in Kosovo, in tanti anni, siano stati posti in essere attentati del genere contro le forze della Nato, né da parte della comunità albanese, né da parte di quella serba: ciò dimostra che la presenza dei soldati della Nato è vista con favore da tutti.

 

Per contro i soldati russi in Georgia, sono considerati alla stessa stregua delle SS hitleriane!!!

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Pic, perdi tempo, qua c'è gente che non vuole capire.

Si limitasse a non capire... Si patteggia per il nemico!

 

Comunque mi dispiace per quei 7 soldati russi che sono morti in nome dell'occupazione voluta dallo zar. E il bello è che non mi sembra neanche di usare termini eccessivi! Quella russa è tutto meno che una missione di peacekeeping, come Putin si ostina a definirla, e Putin stesso si sta comortando alla stregua di un dittatore!

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si patteggia per il nemico (quale? chi? nemico?)????

è proprio vero che non si ci può discostare dal pensiero unico sensa sentirsi dire di tutto quà

 

@ picpus

in effetti non è un errore da poco, un auto sospetta la tieni isolata non la porta nel proprio QI e fortuna che non era un deposito di munizioni

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si patteggia per il nemico (quale? chi? nemico?)????

...

A suo tempo, l'Urss era alla guida di un'alleanza politico-militare, il "Patto di Varsavia", nata in contrapposizione, quindi ostile, NEMICA, dell'Alleanza Atlantica, la Nato, cui aderiva, per decisione democratica del Parlamento liberamente eletto, anche l'Italia (a differenza dei paesi dell'Est europeo, che erano stati inclusi nel "Patto di Varsavia", senza che potessero decidere diversamente).

 

Implosa, annichilita l'Urss, entrate nella Nato quasi tutte le nazioni che facevano parte del dissolto "Patto di Varsavia", essendo ormai divenute padrone del loro destino e, a tutti gli effetti, ciò che prima non erano, cioé Stati sovrani, si pensava di poter stabilire con la Russia un diverso rapporto di pacifica convivenza.

 

I ricatti energetici, prima e gli eventi georgiani, poi, hanno dimostrato, indiscutibilmente, in modo incontrovertibile, che la Russia VUOLE ripercorrere la funesta, in primo luogo per sé stessa, nonché per il resto d'Europa e del Mondo, esperienza sovietica, ponendosi come NEMICA delle nazioni rette da governi democratici, liberamente eletti dal popolo.

 

Non so se fosse questo il pensiero di Tuccio, sicuramente è il mio!

 

P.S.: aggiungo che chi in Italia, nel pieno della "guerra fredda", semplicemente votava PCI, cioè per un partito diretta filiazione del PCUS, da cui prendeva ordini e soldi, stava dalla parte del NEMICO e, pertanto, era da considerare, un TRADITORE della Patria.

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secondo me è errate alcune cose

1) i ricatti energetici è una modifica dei prezzi, i russi ai paesi vicini vendevano gas a prezzi davvero bassi rispetto a noi, ad esempio

diventato ostile l'ucraina il prezzo fu rimesso in linea con l'europa e gli ucraini fecero le vittime ma poi dovettero cedere...

2) in georgia hanno risposto a un aggressione e non si trova un solo giornale nazionale che, all'apertura delle ostilità, disse che i russi

spararono il primo colpo e non viceversa

3) i russi non credo vogliano ritornare al clima di ostilitàà... non ci guadagnerebbero niente

4) il PCI si allontano da Mosca progressivamente nella guerra fredda fino alla rottura finale dovuta ai fatti di praga

 

io considero traditori della patria chi vota partiti che non ci riconoscono nella costituzione e che formentano progetti anti-costituzionali,

e mi riferisco a tutti quei partiti che con disprezzo guardano lo stato e i cittadini e se ne sono tanti

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