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Thunderalex

Corazzate della Regia Marina

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Ma certamente si: perchè puo' essere colpita in un punto di giunzione, puo' essere colpita a poppa, vedersi gli assi delle eliche danneggiate ed immobilizzarsi diventando un facile bersaglio, puo' non essere esattamente parallela per cui un proiettile che la colpisce sulla cintura semplicemente scivola via.....

 

Ecco perche' tutto questo discorso non ha senso: perche' in uno scontro navale (come in uno scontro fra carri, o comunque qualsiasi scontro cannone-corazza) le variabili sono infinite, e il mero aspetto fisico gioca, ma solo fino ad un certo punto.

 

Ovvio che, per assurdo, e' praticamente impossibile che una corazzata venga messa fuori gioco da un 203, ma se restiamo ai grossi calibri, escludendo i 460 della yamato, e la sua corazzatura (e forse anche le Yowa) tutti gli scontri navali fra corazzate sono ben lungi dall'essere decisi dalla mera (teorica) capacità balistica.

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Contento che ci si sia capiti alla fine. Fra l'altro proprio la Warspite si ritrovò a fare da bersaglio a tutta la Hochseeflotte per un colpa che la colpì a poppa e lo bloccò il timone. E fu fortunata perché essendo bersaglio di tante navi le salve si confondevano fra loro rendendo difficile il compito dei direttori di tiro(Nella 2aGM i britannici aggiunsero del colorante ai proiettili navali per questo).

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Buona sera a tutti.

I cannoni delle navi da battaglia classe Queen Elizabeth erano lunghi 42 calibri e non 40, se si parla di balistica la cosa può essere rilevante.

A mio avviso confrontare le navi da battaglia classe Vittorio Veneto con le Queen Elizabeth è un argomento altamente spinoso, perchè sono state costruite con filosofie molto diverse fra loro.

Infatti i Vittorio Veneto sono state costruite come risposta alla classe Dunkerque, invece si sono trovate a combattere con navi già vecchie nel 1940 concepite per far fronte alla flotta Tedesca della I Guerra Mondiale.

Poi se si analizza il potere perforante dei proiettili bisogna vedere a quale distanza avviene lo scontro a fuoco, la Royal Navy aveva come tattica di aprire il fuoco non da lontano ma da una distanza più ravvicinata dai 16.000 ai 18.000 metri per le navi da battaglia, per essere più sicure di mettere colpi a bordo nel più breve tempo possibile, calcolando il richio di poter incassare qualche colpo nell'avvicinamento.

Questa pratica era adottata da tutte le categorie di navi inglesi.

Le Regie Navi invece adottavano un'apertura di fuoco, da distanze rilevanti, oltre i 20.000 metri per le navi da battaglia, con l'intento di inquadrare il bersaglio per primi e per recare danno al nemico prima che questi serrasse le distanze.

Ciò non va a detrimento dei nostri equipaggi e dei nostri ufficiali, ma sono due ben distinte linee di pensiero tattico.

Scusatemi se sono steto verboso ma non sono riuscito a condensare il tutto.

Un saluto Fassio

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lo ripeto per la seconda, e ultima, volta: sono dati TEORICI, nessuno ha mai sparato a 15000 contro piastre di acciaio a 0° un proiettile e verificata la perforazione. Sono dati a tavolino, su piastre standard (che potevano essere diversissime per durezza, tipo di acciaio ecc ecc da quelle nemiche) che danno delle valutazioni indicative sulla potenza del pezzo. NON si possono utilizzare per certezze tipo 'questa nave e' invulnerabile a quel calibro'.

Mi associo, una cosa è la teoria una cosa è la battaglia, la storia ci insegna che le navi inglesi sembra sparassero con polveri con un risultato da fumo bianco, mentre la regia marina sparava con polveri neri che dava problemi alle centrali di tiro in termini di visibilità, per non parlare della precisione di tiro e aggiungo i RADAR, allora questi hanno dato un bel contributo agli inglesi, e per ultimo ma non di minore importanza "La Strategia" vogliamo metterci in competizione con gli Inglesi? Quando bombardarono Taranto con una portaerei il piano era pronto dal '34 e comunque il risultato fu clamoroso tutta la flotta fu trasferita di corsa a La Spezia o giù di lì, altro che MARE NOSTRUM.

Un'appassionato come Voi

Edited by Douglas Bader

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