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Graziani

Politica - Topic Ufficiale

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1 Scusa, ma faccio molta fatica a considerare l'inno di Mameli una cosa seria:

2 e il testo sembra scritto da un esaltato. Certo la Marsigliese non è messa molto meglio, ma almeno è una marcetta piacevole da ascoltare. I tempi cambiano, il sentire delle persone pure, "siam pronti alla morte"? Per la panza e per la f... magari, di sicuro non per la patria. Trovo più vergognoso far cantare la Habanera alle lavandaie per far la pubblicità al detersivo pavimenti, per inciso.

 

Bossi è il prodotto dell'elettorato che lo ha votato, quindi chiediamoci cosa c'è che non funziona in Italia, non nella testa sua.

 

1 Quello è l'inno Italiano e va preso "sul serio" in quanto tale, fosse anche la sigla dei puffi.

2 Per dire delle cose del genere, devi saperne davvero poco sulla storia dell'Inno e di Mameli , Mameli era un patriota attivo e scrisse l'inno che aveva 20 anni (morto ad'appena 22), mica era un compositore panzone che se ne stava comodo a casa sua, cos'altro avrebbe potuto scrivere uno che visse che a pieno il risorgimento?

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1 Quello è l'inno Italiano e va preso "sul serio" in quanto tale, fosse anche la sigla dei puffi.

2 Per dire delle cose del genere, devi saperne davvero poco sulla storia dell'Inno e di Mameli , Mameli era un patriota attivo e scrisse l'inno che aveva 20 anni (morto ad'appena 22), mica era un compositore panzone che se ne stava comodo a casa sua, cos'altro avrebbe potuto scrivere uno che visse che a pieno il risorgimento?

 

 

Forse non ci siamo capiti: per quanto mi riguarda, e lo sottolineo, per quanto mi riguarda, con l'inno in questione ci possono fare quello che vogliono, io non mi sento vilipeso. E quanto a chi l'ha composto, lo so benissimo, facevo il liceo, a Roma, vicino una sua caserma, intitolata a lui intendo, e credevo fosse evidente nelle mie parole i tempi cambiano il sentire della persone pure... quanta gente oggi si riconosce nelle parole di Goffredo Mameli? E quanta si sente oltraggiata per la pubblicità in cui lo si usa? Il mio senso musicale, e lo ripeto e lo sottolineo, il mio senso musicale, è più oltraggiato dallo sfruttamento della meravigliosa musica di Bizet per far la pubblicità a un detersivo.

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va beh dato che state a litiga posto na bella domanda.

 

Rutelli che fa dopo il congresso del pd?

 

a) Resta nel pd

 

b) va con Casini

 

c) Fonda un partito suo

 

d) Va con Casini i Finiani e centristi del pdl e montezemolo.

 

p.s. si accettano scommesse.

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no scusate, nessuno risponde? :blink::angry:

 

e- si fà una plastica facciale e va con Berlusconi

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Rutelli che fa dopo il congresso del pd?

 

a

 

Cosa fa Rutelli non so, ma la scissione è nell'aria da tempo e sicuramente c'è chi è già al lavoro per definirne i dettagli realizzativi

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Perchè alcuni nel PDL non lo vogliono come candidato? il Curriculum mi sembra perfettamente a posto (per il PDL appunto) :asd: ....

 

Accuse di camorra e liti nel Pdl

In Campania il caso Cosentino

Vito: lui candidato? Rischiamo brutte sorprese giudiziarie

 

Un caso politico che rischia di diventare giudiziario. Il Pdl si spacca - più a Roma che a Napoli - sulla possibile scelta di Nicola Cosentino, sottosegretario all´Economia e coordinatore del Popolo della libertà in Campania, come candidato del Pdl alla Regione. Il suo nome è iscritto, ormai da mesi, nel registro degli indagati per presunte collusioni con il clan dei casalesi, dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti. E mentre si rincorrono voci su possibili provvedimenti cautelari richiesti dalla Procura antimafia di Napoli e affidati come di rito alla valutazione dell´ufficio Gip, a rilanciare possibili ombre sul futuro immediato di Cosentino sono stati proprio due esponenti del suo stesso partito.

 

Da un lato, il consiglio del vicecapogruppo della Camera del Pdl, Italo Bocchino, che aveva suggerito a Cosentino, qualche settimana fa: «Fossi in lui, farei un passo indietro». Dall´altro lato, il viatico dell´ex parlamentare azzurro Alfredo Vito, già membro della commissione Antimafia per Forza Italia nel precedente governo Berlusconi, nonché tangentista reo confesso della Prima Repubblica. «Non escludo brutte sorprese, esiti giudiziari imbarazzanti per il nostro coordinatore regionale», è il commento tranchant di Vito, affidato a Repubblica. Affermazioni gravi, che non possono basarsi su illazioni. Ma Vito conferma e aggiunge che il messaggio è stato recapitato allo stesso Berlusconi attraverso alcuni vertici del partito. «Continuo a dire liberamente ciò che penso - aggiunge Vito, l´ex mister "Centomila voti" della Dc, a sua volta finito nelle accuse di un altro collaboratore di giustizia - . L´ho detto anche a dirigenti nazionali del mio partito, e sono uno dei pochi a farlo. Ed è molto probabile che il mio ragionamento politico sia arrivato alle orecchie del presidente Berlusconi, attraverso il senatore Gaetano Quagliariello o tramite qualche altro autorevole esponente».

 

Teorie alle quali Cosentino replica con pacatezza: «Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. E se fossi candidato alla Regione, la prima cosa che farei sarebbe chiedere al Parlamento di lasciare l´immunità parlamentare. Così da mettere a tacere le strumentalizzazioni o le calunnie dei perdenti».

 

L´ultimo colpo di scena viene dal sito ufficiale del Pdl in Campania, voce ufficiale di Cosentino e vetrina della sua campagna verso la candidatura alla poltrona di governatore. Fino a due giorni fa, ad aprire il sito di Cosentino c´era la foto del procuratore generale di Napoli, Vincenzo Galgano. Una immagine ufficiale, con l´ermellino sulle spalle e un titolo tratto da una sua intervista al "Corriere del Mezzogiorno", in particolare la frase: «Allo stato Cosentino è una persona nei cui confronti non ho nulla da ridire». Il procuratore generale si era ritrovato così testimonial involontario del sottosegretario. Galgano, informato della vicenda, domenica scorsa ha affidato a Repubblica la sua amarezza: «Cosa c´entro con quel sito? Io non condanno e non assolvo, non posso esprimere un giudizio né buono né cattivo su Cosentino. Così come non lo esprimo su Bassolino». Ieri, la sorpresa: dal sito del Pdl Campania sparisce tutto, testo e foto del procuratore.

 

http://napoli.repubblica.it/dettaglio/Accu...sentino/1754044

Edited by typhoon

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La notizia non è recentissima , ma mi pare che non se ne sia parlato:

 

Lodo Mondadori,Cir:da Fininvest risarcimento da 750 milioni euro

 

E cosa ne pensate del maldestro tentativo di intimidazione delle televisioni del Presidente del consiglio , nonchè diretto interessato sulla vicenda ?

 

Il caso Mesiano fa il giro del mondo

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non capisco perche in italia la casta dei giornalisti puo seguire e filmare cani e porci. poi quando si segue un magistrato si grida allo scandalo.

 

mah.

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non capisco perche in italia la casta dei giornalisti puo seguire e filmare cani e porci. poi quando si segue un magistrato si grida allo scandalo.

 

mah.

 

LOL forse è il caso che vedi il video http://www.youtube.com/watch?v=qeed7IQS9o4

ehh dai!! ti pare una cosa normale fare un servizio del genere?

Edited by Einherjar

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Si discute del servizio in questione o si discute se è giusto o sbagliato pedinare un giudice e riprenderlo?

Tutto al piu io avrei pedinato quel bravo giudice che ha deciso di rimettere in liberta tre stupratori perche pentiti del reato commesso.

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Si discute del servizio in questione o si discute se è giusto o sbagliato pedinare un giudice e riprenderlo?

Tutto al piu io avrei pedinato quel bravo giudice che ha deciso di rimettere in liberta tre stupratori perche pentiti del reato commesso.

 

 

Forse nessuno ci vuole arrivare, ma pedinare un giudice è sbagliato. Se invece deiv quattro poveretti di Mediaset (non esiste altra definiozione per gli autori di quel servizio), fossero stati dei delinquenti magari condannati da quel giudice? O se i medesimi sfruttassero quel servizio per farsi le loro vendette? Non tutti i giudici hanno la scorta, si rischia che tutti adesso la pretendano. A spese dei contribuenti.

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Brusca: "Rina ci spiegò la trattativa nel '92 col Viminale,poi puntò su Fi"

E' la vigilia di Natale del 1992, Totò Riina è euforico, eccitato, si sente come fosse il padrone del mondo. In una casa alla periferia di Palermo ha radunato i boss più fidati per gli auguri e per comunicare che lo Stato si è fatto avanti. I picciotti sono impressionati per come il capo dei capi sia così felice. Tanto che quando Giovanni Brusca entra in casa, Totò ù curtu, seduto davanti al tavolo della stanza da pranzo, lo accoglie con un grande sorriso e restando sulla sedia gli dice: "Eh! Finalmente si sono fatti sotto". Riina è tutto contento e tiene stretta in mano una penna: "Ah, ci ho fatto un papello così..." e con le mani indica un foglio di notevoli dimensioni. E aggiunge che in quel pezzo di carta aveva messo, oltre alle richieste sulla legge Gozzini e altri temi di ordine generale, la revisione del maxi processo a Cosa nostra e l'aggiustamento del processo ad alcuni mafiosi fra cui quello a Pippo Calò per la strage del treno 904. Le parole con le quali Riina introduce questo discorso del "papello" Brusca le ricorda così: "Si sono fatti sotto. Ho avuto un messaggio. Viene da Mancino".

 

L'uomo che uccise Giovanni Falcone - di cui "L'espresso" anticipa il contenuto dei verbali inediti - sostiene che sarebbe Nicola Mancino, attuale vice presidente del Csm che nel 1992 era ministro dell'Interno, il politico che avrebbe "coperto" inizialmente la trattativa fra mafia e Stato. Il tramite sarebbe stato l'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, attraverso l'allora colonnello Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno. L'ex responsabile del Viminale ha sempre smentito: "Per quanto riguarda la mia responsabilità di ministro dell'Interno confermo che nessuno mi parlò di possibili trattative".

 

Il contatto politico Riina lo rivela a Natale. Mediata da Bernardo Provenzano attraverso Ciancimino, arriva la risposta al "papello", le cui richieste iniziali allo Stato erano apparse pretese impossibili anche allo zio Binu. Ora le dichiarazioni inedite di Brusca formano come un capitolo iniziale che viene chiuso dalle rivelazioni recenti del neo pentito Gaspare Spatuzza. Spatuzza indica ai pm di Firenze e Palermo il collegamento fra alcuni boss e Marcello dell'Utri (il senatore del Pdl, condannato in primo grado a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa), che si sarebbe fatto carico di creare una connessione con Forza Italia e con il suo amico Silvio Berlusconi. Ma nel dicembre '92 nella casa alla periferia di Palermo, Riina è felice che la trattativa, aperta dopo la morte di Falcone, si fosse mossa perché "Mancino aveva preso questa posizione". E quella è la prima e l'ultima volta nella quale Brusca ha sentito pronunziare il nome di Mancino da Riina. Altri non lo hanno mai indicato, anche se Brusca è sicuro che ne fossero a conoscenza anche alcuni boss, come Salvatore Biondino (detenuto dal giorno dell'arresto di Riina), il latitante Matteo Messina Denaro, il mafioso trapanese Vincenzo Sinacori, Giuseppe Graviano e Leoluca Bagarella.

 

Le risposte a quelle pretese tardavano però ad arrivare. Il pentito ricorda che nei primi di gennaio 1993 il capo di Cosa nostra era preoccupato. Non temeva di essere ucciso, ma di finire in carcere. Il nervosismo lo si notava in tutte le riunioni, tanto da fargli deliberare altri omicidi "facili facili", come l'uccisione di magistrati senza tutela. Un modo per riscaldare la trattativa. La mattina del 15 gennaio 1993, mentre Riina e Biondino si stanno recando alla riunione durante la quale Totò ù curtu avrebbe voluto informare i suoi fedelissimi di ulteriori retroscena sui contatti con gli uomini delle istituzioni, il capo dei capi viene arrestato dai carabinieri.

 

Brusca è convinto che in quell'incontro il padrino avrebbe messo a nudo i suoi segreti, per condividerli con gli altri nell'eventualità che a lui fosse accaduto qualcosa. Il nome dell'allora ministro era stato riferito a Riina attraverso Ciancimino. E qui Brusca sottolinea che il problema da porsi - e che lui stesso si era posto fin da quando aveva appreso la vicenda del "papello" - è se a Riina fosse stata o meno riferita la verità: "Se le cose stanno così nessun problema per Ciancimino; se invece Ciancimino ha fatto qualche millanteria, ovvero ha "bluffato" con Riina e questi se ne è reso conto, l'ex sindaco allora si è messo in una situazione di grave pericolo che può estendersi anche ai suoi familiari e che può durare a tempo indeterminato". In quel periodo c'erano strani movimenti e Brusca apprende che Mancino sta blindando la sua casa romana con porte e finestre antiproiettile: "Ma perché mai si sta blindando, che motivo ha?". "Non hai nulla da temere perché hai stabilito con noi un accordo", commenta Brusca come in un dialogo a distanza con Mancino: "O se hai da temere ti spaventi perché hai tradito, hai bluffato o hai fatto qualche altra cosa".

 

Brusca, però, non ha dubbi sul fatto che l'ex sindaco abbia riportato ciò che gli era stato detto sul politico. Tanto che avrebbe avuto dei riscontri sul nome di Mancino. In particolare uno. Nell'incontro di Natale '92 Biondino prese una cartelletta di plastica che conteneva un verbale di interrogatorio di Gaspare Mutolo, un mafioso pentito. E commentò quasi ironicamente le sue dichiarazioni: "Ma guarda un po': quando un bugiardo dice la verità non gli credono". La frase aveva questo significato: Mutolo aveva detto in passato delle sciocchezze ma aveva anche parlato di Mancino, con particolare riferimento a un incontro di quest'ultimo con Borsellino, in seguito al quale il magistrato aveva manifestato uno stato di tensione, tanto da fumare contemporaneamente due sigarette. Per Biondino sulla circostanza che riguardava Mancino, Mutolo non aveva detto il falso. Ma l'ex ministro oggi dichiara di non ricordare l'incontro al Viminale con Borsellino.

 

Questi retroscena Brusca li racconta per la prima volta al pm fiorentino Gabriele Chelazzi che indagava sui mandanti occulti delle stragi. Adesso riscontrerebbero le affermazioni di Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, che collabora con i magistrati di Palermo e Caltanissetta svelando retroscena sul negoziato mafia- Stato. Un patto scellerato che avrebbe avuto inizio nel giugno '92, dopo la strage di Capaci, aperto dagli incontri fra il capitano De Donno e Ciancimino. E in questo mercanteggiare, secondo Brusca, Riina avrebbe ucciso Borsellino "per un suo capriccio". Solo per riscaldare la trattativa.

 

Le rivelazioni del collaboratore di giustizia si spingono fino alle bombe di Roma, Milano e Firenze. Iniziano con l'attentato a Maurizio Costanzo il 14 maggio '93 e hanno termine a distanza di 11 mesi con l'ordigno contro il pentito Totuccio Contorno. Il tritolo di quegli anni sembra non aver portato nulla di concreto per Cosa nostra. Brusca ricorda che dopo l'arresto di Riina parla con il latitante Matteo Messina Denaro e con il boss Giuseppe Graviano. Chiede se ci sono novità sullo stato della trattativa, ma entrambi dicono: "Siamo a mare", per indicare che non hanno nulla. E da qui che Brusca, Graviano e Bagarella iniziano a percorrere nuove strade per riattivare i contatti istituzionali.

 

I corleonesi volevano dare una lezione ai carabinieri sospettati (il colonnello Mori e il capitano De Donno) di aver "fatto il bidone". E forse per questo motivo che il 31 ottobre 1993 tentano di uccidere un plotone intero di carabinieri che lasciava lo stadio Olimpico a bordo di un pullman. L'attentato fallisce, come ha spiegato il neo pentito Gaspare Spatuzza, perché il telecomando dei detonatori non funziona. Il piano di morte viene accantonato.

 

In questa fase si possono inserire le nuove confessioni fatte pochi mesi fa ai pubblici ministeri di Firenze e Palermo dall'ex sicario palermitano Spatuzza. Il neo pentito rivela un nuovo intreccio politico che alcuni boss avviano alla fine del '93. Giuseppe Graviano, secondo Spatuzza, avrebbe allacciato contatti con Marcello Dell'Utri. Ai magistrati Spatuzza dice che la stagione delle bombe non ha portato a nulla di buono per Cosa nostra, tranne il fatto che "venne agganciato ", nella metà degli anni Novanta "il nuovo referente politico: Forza Italia e quindi Silvio Berlusconi".

 

Il tentativo di allacciare un contatto con il Cavaliere dopo le stragi era stato fatto anche da Brusca e Bagarella. Rivela Brusca: "Parlando con Leoluca Bagarella quando cercavamo di mandare segnali a Silvio Berlusconi che si accingeva a diventare presidente del Consiglio nel '94, gli mandammo a dire "Guardi che la sinistra o i servizi segreti sanno", non so se rendo l'idea...". Spiega sempre il pentito: "Cioè sanno quanto era successo già nel '92-93, le stragi di Borsellino e Falcone, il proiettile di artiglieria fatto trovare al Giardino di Boboli a Firenze, e gli attentati del '93". I mafiosi intendevano mandare un messaggio al "nuovo ceto politico ", facendo capire che "Cosa nostra voleva continuare a trattare".

 

Perché era stata scelta Forza Italia? Perché "c'erano pezzi delle vecchie "democrazie cristiane", del Partito socialista, erano tutti pezzi politici un po' conservatori cioè sempre contro la sinistra per mentalità nostra. Quindi volevamo dare un'arma ai nuovi "presunti alleati politici", per poi noi trarne un vantaggio, un beneficio".

 

Le due procure stanno già valutando queste dichiarazioni per decidere se riaprire o meno il procedimento contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, archiviato nel 1998. Adesso ci sono nuovi verbali che potrebbero rimettere tutto in discussione e riscrivere la storia recente del nostro Paese.

 

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tr...-stato/2112777/

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Violare la privacy di una persona è sempre grave, e vale sia che lo si faccia ad un giudice che fa la barba, sia ad un presidente del consiglio che fa i cavoli suoi in villa o ad una festa di compleanno.

 

Il problema è che per alcune persone i diritti e le libertà valgono solo quando sono loro ad usufruirne.

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Brusca: "Rina ci spiegò la trattativa nel '92 col Viminale,poi puntò su Fi"

Non capisco una cosa, magari qualcuno mi può aiutare.

Se si apre un procedimento contro Berlusconi per questo tipo di dichiarazioni, perché non se ne apre uno per Mancino?

 

Oppure, se Mancino nega ogni coinvolgimento e, probabilmente è così, perché invece Berlusconi deve essere per forza colluso?

Quali sono le prove che Berlusconi ha fatto qualcosa in favore della mafia e che ne ha tratto qualcosa in cambio?

 

I pentiti possono dire cosa gli pare, ma per mandare in giudizio delle persone servono prove concrete. O dovrebbero servire.

Non basta la parola di qualche delinquente pentito per convenienza.

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Non capisco una cosa, magari qualcuno mi può aiutare.

Se si apre un procedimento contro Berlusconi per questo tipo di dichiarazioni, perché non se ne apre uno per Mancino?

 

Oppure, se Mancino nega ogni coinvolgimento e, probabilmente è così, perché invece Berlusconi deve essere per forza colluso?

Quali sono le prove che Berlusconi ha fatto qualcosa in favore della mafia e che ne ha tratto qualcosa in cambio?

 

I pentiti possono dire cosa gli pare, ma per mandare in giudizio delle persone servono prove concrete. O dovrebbero servire.

Non basta la parola di qualche delinquente pentito per convenienza.

 

 

Purtroppo i pentiti in Italia sono stati usati in maniera sbagliata, daltronde non ci vuole molto acume politico per dire al magistrato di turno quello che si vuol sentire dire per colpire qualcuno per i suoi tornaconti politici.

 

I casi di brave persone distrutte e poi riabiltate a distanza di anni, o spesso post-mortem, si sprecano nel nostro paese dove la giustizia è talmente perfetta da non necessitare di nessun tipo di riforma...

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Violare la privacy di una persona è sempre grave, e vale sia che lo si faccia ad un giudice che fa la barba, sia ad un presidente del consiglio che fa i cavoli suoi in villa o ad una festa di compleanno.

 

Il problema è che per alcune persone i diritti e le libertà valgono solo quando sono loro ad usufruirne.

 

 

Se il massimo che avessero sorpreso Berlusconi fosse stato quello di pulirsi il naso con le dita (e magari attaccare le caccole sotto il tavolo), credo che tutti staremmo a farci le risate. Ed è per questo che trovo particolarmente grottesco l'aver spedito gli inviati di un tg a spiare un giudice, oltre che pericoloso. Non ho mai contestato quello che è emerso per il direttore dell'Avvenire, era sacrosanto gridarlo ai quattro venti. Ma il massimo che si è scoperto per il giudice in questione è che gli piacciono i cornetti alla nutella o qualcosa del genere. Mandare in onda un servizio del genere spacciandolo per uno scoop è ridicolo. A meno che non sia una specie di avvertimento mafioso: noi ti spiamo e possiamo scoprire i tuoi altarini. E allora è qualcosa di molto più, e molto peggio, che ridicolo.

Edited by Valerio Viaggi

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E allora è qualcosa di molto più, e molto peggio, che ridicolo.

E' controllo dei media per tornaconto politico. Ma alcuni dicono che il controllo dei media in Italia non esiste :asd: ...

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Se il massimo che avessero sorpreso Berlusconi fosse stato quello di pulirsi il naso con le dita (e magari attaccare le caccole sotto il tavolo), credo che tutti staremmo a farci le risate. Ed è per questo che trovo particolarmente grottesco l'aver spedito gli inviati di un tg a spiare un giudice, oltre che pericoloso. Non ho mai contestato quello che è emerso per il direttore dell'Avvenire, era sacrosanto gridarlo ai quattro venti. Ma il massimo che si è scoperto per il giudice in questione è che gli piacciono i cornetti alla nutella o qualcosa del genere. Mandare in onda un servizio del genere spacciandolo per uno scoop è ridicolo. A meno che non sia una specie di avvertimento mafioso: noi ti spiamo e possiamo scoprire i tuoi altarini. E allora è qualcosa di molto più, e molto peggio, che ridicolo.

Hai perfettamente ragione!

Hai però assolutamente torto se e laddove sottintendi che lo sconcertante quanto grottesco scoop sui calzini di Mesiano sia riconducibile al Presidente del Consiglio.

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Hai però assolutamente torto se e laddove sottintendi che lo sconcertante quanto grottesco scoop sui calzini di Mesiano sia riconducibile al Presidente del Consiglio.

 

e perchè?

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Le ragioni sono molte: io ne vedo solo alcune.

1. si può sostenere di tutto, ma bisogna indicare le ragioni o le prove. Berlusconi è il mandante dello stupido scoop su Mesiano? Chi lo afferma, se non lo vuole provare (cosa che dovrebbe fare chiunque azzarda gravi accuse), ci dica almeno come giunge, almeno in via logico/deduttiva, ad una simile conclusione: accusare è facile, tutti lo sanno fare, giustificare le accuse, solo pochi!

2. avvertimenti e minacce ad un giudice, eventualmente, si fanno prima che emetta la sentenza e non quando non dovrà mai più occuparsi del caso.

3. avvertimenti e minacce non possono logicamente essere legati a situazioni ridicole, calzini azzurri, ecc. ma devono possedere una effettiva consistenza potenzialmente offensiva.

4. i fatti mostrano che lo stupido scoop su Mesiano non ha arrecato alcun vantaggio a Berlusconi ma solo gravi accuse, ancorchè prive di fondamento: Franceschini si è messo i calzini azzurri ed è stato fatto un po’ del solito chiasso antiberlusconiano. Dunque il Presidente del Consiglio sarebbe uno stupido a lavorare contro sé stesso?

5. il giornalista che ha organizzato lo scoop ha indubbiamente centrato l’obiettivo della TV commerciale (ottenere attenzione a ascolti), ma ha dovuto anche chiedere scusa per la stupidità del reportage: quindi si sosterrebbe che, pur di compiacere il Presidente del Consiglio, Brachino è disposto a sputtanare sé stesso e Mediaset? …. ...... chi, in assenza di dimostrazione, può crederlo?

6. come mai nulla di simile è mai avvenuto nei confronti dei 1000 giudici che si sono finora occupati di Berlusconi: non indossavano calzini azzurri?

 

Quindi, onestà richiede che il PdC sia tenuto distinto dal ridicolo scoop sul giudice Mesiano.

Edited by dindon

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Vediamo invece perchè potrebbe:

 

- ci sono altri processi pendenti: il messaggio, di tipo trasversale, potrebbe essere 'se mi toccate sguinzaglio i cani e trovo i vostri altarini'. Occhio...

- il fatto che il giudice sia stato 'sputtanato' (uso una espressione del PdC) da corpo alla notizia di cui sopra: anche se non avete altarini, posso sempre massacrarvi, e utilizzare anche la cosa più banale per mettervi alla berlina.

- in ogni caso, la tv commerciale e' di proprietà dello stesso Pdc: se il giornalista ha usato questo simpatico mezzo per ottenere risultati economici (come Dindon sostiene) è un conflitto di interessi grande come una casa.

 

 

Ovviamente questo schema puo' essere adottato per colpire anche avversari politici, membri riottosi del partito, ecc ecc.

 

A me pare una schifezza. E che tutto questo faccia capo a B (dico l'azienda) e' un dato di fatto.

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Intanto in casa PD si sta alla frutta...

 

PALERMO - «L'uso delle donne è diventato insopportabile. La tv presenta corpi femminili come oggetto di consumo, questo è il modello patinato dell'Italia patinata».

 

UNA LEGGE - Lo ha detto Dario Franceschini, candidato alla segreteria nazionale del Pd, oggi a Palermo. «Faccia il Parlamento una legge che punisca i comportamenti - ha aggiunto - contro la dignità delle donne». «Mi chiedo se può essere la bellezza - ha osservato Franceschini - il requisito per l'accesso alle istituzioni». «Se chi ha offeso le donne non sente il bisogno - ha detto - di chiedere scusa lo faccio io a nome di tutti gli uomini».

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