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Politica - Topic Ufficiale


Graziani
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Un mio vecchio docente diceva sempre: "prima studiare, poi parlare".

 

In realtà, mio caro, non serve scomodare un professore universitario per correggere le tante e tali bestialità che hai scritto. Senza andare sul difficile, prova per qualche giorno a leggere il 24 ore (un buon giornale); ti renderai conto tu stesso. Anzi, se ti servisse una mano, per comprendere argomenti più o meno ostici, non esitare a contattarmi, e tempo permettendo cercherò di esserti di ausilio.

Invece, non ci crederai, sarà il sottoscritto, con la preziosa collaborazione del sommo Albertone nazionale, ad elargirti un prezioso consiglio; seguilo e vedrai che ti troverai benissimo:

 

http://video.libero.it/app/play?id=562d113...3a719de1b969e27

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Invece, non ci crederai, sarà il sottoscritto, con la preziosa collaborazione del sommo Albertone nazionale, ad elargirti un prezioso consiglio; seguilo e vedrai che ti troverai benissimo:

 

http://video.libero.it/app/play?id=562d113...3a719de1b969e27

 

Grande Albertone, da romano lo conosco bene, ma il tuo Silvio è molto più bravo: riesce a far ridere tutto il mondo, non solo l'Italia.

 

"Meno male che Papi c'è!" :rotfl::rotfl::rotfl:

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Interessante spunto polemico di Antonello Piroso, che spesso non mi piace ma in questo caso mi trovo ad apprezzare, sul Riformista.

E' molto interessante perchè tratta diversi temi del topic.

 

Non c'è niente da fare. Purtroppo. Viviamo in un Paese “all'incontrario”.

In quel Paese “all'incontrario” che è l'Italia, infatti, succede che i politici siano ormai i protagonisti di storie e vicende buone per la stampa rosa, di solito attenta ai pettegolezzi che riguardano personaggi dello spettacolo, mentre questi ultimi finiscano per essere oggetto di analisi dei quotidiani di informazione.

Così, nel Paese “all'incontrario”, accade che un (ormai ex) comico diventi un capopopolo che ripete all'infinito, anche in forme verbali violente, volgari e gratuite, gli stessi slogan, gli stessi concetti, gli stessi insulti. Mentre il capo del partito che, piaccia o non piaccia, è risultato il più votato dagli italiani, risulta apparire l'attore di una pochade dai contorni sfuocati e incerti, che quindi autorizzano ogni genere di illazione (soprattutto quelle di stampo boccaccesco).

 

Nel Paese “all'incontrario”, quindi, il blogger buontempone veste i panni del guru, del predicatore, del pubblico ministero da Tribunale speciale (il suo), senza che naturalmente si capisca da chi o cosa gli derivi tale autorità. Mentre, sempre nel Paese “all'incontrario”, tocca parlare del Presidente del Consiglio non per la sua azione politica, ma per i suoi affari privati. Con la moglie (di cui abbiamo in passato condiviso alcune osservazioni di sano buon senso) che dichiara di voler divorziare “senza clamore” ma, sempre nel Paese “all'incontrario”, fa filtrare la notizia su ben due quotidiani - Repubblica e Stampa - e confermando il tutto all'agenzia Ansa. Mentre il marito, nel Paese “all'incontrario”, per replicare ad accuse infamanti (una lo è a tal punto che definirla grave è un eufemismo) si siede in un salotto televisivo, quasi rimettendosi al giudizio del popolo, almeno nella sua versione da tubo catodico.

 

E pretendendo lui, nel Paese “all'incontrario”, che le scuse questa volta le presenti lei (”all'incontrario” dell'altra volta in cui fu lui a prendere carta e penna per fare ammenda di talune “bagatelle”), perché, aggiunge, «è la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scherzo di questo tipo».

Il primo giornale italiano, che - sempre nel Paese “all'incontrario”- all'esplodere del caso aveva preso, sia detto con tutta la stima per il suo incolpevole Direttore, un tragico “buco”, rimedia raccogliendo nuove, amare riflessioni della signora, che accorata si chiede: «Bisogna specchiarci in questo Paese, vederlo per quello che è in realtà. Un Paese nel quale le madri offrono le figlie minorenni in cambio di un'illusoria notorietà».

 

A noi, sempre nel Paese “all'incontrario”, sono tornate alla mente le immagini di “Bellissima”, il film con Anna Magnani, che la diceva lunga su certe madri già negli anni Cinquanta, e certe storie su mamme che spingevano le figlie a partecipare ai programmi di un noto regista, che non ha mai fatto mistero di preferire le 18enni (appena maggiorenni) alle proprie coetanee. Il tutto, nella ben più casta - sulla carta - Prima Repubblica e nella ancora più morigerata tv in salsa democristiana, quella Rai che, sempre nel Paese “all'incontrario”, tutti a parole vogliono privatizzare, ma solo quando a governare non sono loro.

Questo mentre il leader di un'opposizione in cerca di autore, frastornato, preoccupato o allietato da quanto succede al rivale, per spiegare la caduta e la perdita di senso nel Paese “all'incontrario”, si ritrova a ripetere un ritornello già più volte ascoltato, e tutto sommato consolatorio: la tv (del premier, ca va sans dire) non ha informato, ma formato e deformato la testa dei nostri connazionali. Naturalmente in peggio.

Italiani che naturalmente, prima dell'arrivo del Sultano (il copyright se lo contendono Giovanni Sartori e Giuliano Ferrara), e sempre nel Paese “all'incontrario”, non parcheggiavano in doppia fila, pagavano le tasse, non costruivano abusivamente, non tradivano il partner, non puntavano ad avere soldi e successo qualche volta a qualsiasi costo, vivendo la loro innocenza in una sorta di Eden.

Così, ci siamo ricordati delle invettive di Giuseppe Prezzolini, anti-italiano per eccellenza, come di quelle di Indro Montanelli che, sempre nel Paese “all'incontrario”, è diventato un'icona - a chi si nega più il termine, oggi? - di sinistra pur essendo lui di destra (chiamò “sciacalli”, tanto per dire, i politici e i giornalisti dell'Unità che avevano messo in guardia sulla possibile tragedia del Vajont, continuando a rivendicare - ma di certo ci sbagliamo - di aver sposato una dodicenne durante la campagna di Abissinia, ma si sa, quelli erano tempi di guerra, e chi non ha mai fatto una sciocchezza in gioventù?).

Ecco perché noi, cittadini del Paese “all'incontrario”, qualche volta ci facciamo prendere dal pessimismo. Concludendo che più di cambiare il Paese, avremmo voglia di cambiare Paese.

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nuovo colpo dei regressionisti al governo:

 

La maggioranza ha presentato un emendamento che potrebbe cancellare definitivamente la cosiddetta "retroattività" della class action. Ulteriore beffa per i cittadini, dopo quella del rinvio dell'entrata in vigore delle azioni di gruppo.

 

Misura ingiusta e incostituzionale

In realtà l'emendamento mira a circoscrivere gli illeciti che potranno essere fatti valere con la class action, limitandoli a quelli commessi dopo la sua entrata in vigore e quindi introducendo una discriminazione tra consumatori, obbligando molti di loro a dover ricorrere anche in futuro ad una azione individuale.

 

Si tratta di una misura ingiusta e incostituzionale. Le riforme processuali (come la class action) sono sempre applicabili a tutte le azioni introdotte successivamente alla loro entrata in vigore e in esse possono essere fatti valere i diritti esistenti in quel momento, anche se sorti precedentemente (salvo che siano prescritti). Tutte le riforme processuali possono quindi definirsi, in questo senso, "retroattive".

Escluderlo nel caso delle class action è dunque una scelta puramente politica.

 

Ci troviamo infatti di fronte allo scontro fra chi sta dalla parte dei consumatori (e che chiede di poter disporre di uno strumento che non penalizza ma responsabilizza le imprese) e del diritto e chi vuole che le aziende, anche se commettono illeciti a loro danno, restino protette da un sistema giudiziario che funziona male.

 

I continui rinvii all'entrata in vigore della class action: firma il nostro appello

L'emendamento sulla non "retroattività" rappresenta solo l'ultima beffa per i cittadini in tema di class action, che va ad aggiungersi ai ripetuti rinvii all'entrata in vigore di questo importante strumento di tutela per i cittadini. Abbiamo organizzato una petizione per chiedere al Governo che l'azione collettiva risarcitoria entri in vigore realmente entro il 1° luglio 2009, ultima data stabilita.

 

L'importanza delle azioni di gruppo

Perché è importante l'introduzione delle class action? Perché un consumatore danneggiato dal comportamento illecito di un'azienda subisce un danno che, individualmente, può essere poco rilevante dal punto di vista economico. E quindi può subentrare un atteggiamento remissivo da parte del singolo. La portata economica del danno diventa invece di un certo peso se si considera l'impatto che il comportamento illecito produce sulla collettività dei consumatori. Le azioni collettive risarcitorie, la class action, non sono una minaccia per le imprese, ma uno strumento efficace di controllo diffuso del rispetto delle regole e della responsabilità sociale dell'impresa. Uno strumento che già esiste in Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Olanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito.

 

Riteniamo che un'azione collettiva debba poter essere allargata al più ampio numero di soggetti: la class action dovrà essere applicabile a tutti i consumatori vittime di illeciti diffusi. Diventa importante che tutti i cittadini facciano sentire la loro voce, per questo vi invitiamo a sottoscrivere il nostro appello al quale aderisce anche il Centro Tutela Consumatori Utenti

 

Se anche tu, come noi, sei indignato dal rinvio deciso a fine 2008, iscriviti a questo gruppo su Facebook Class action: ulteriore rinvio, beffa per i cittadini - indigniamoci!", dove ti aggiorneremo sulle nostre prossime iniziative in merito alla legge sulle class action.

http://www.altroconsumo.it/giustizia/class...ffa-s230953.htm

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ma infatti questa e' un ottima notizia, e credo faccia piacere a tutti. Io spero che non sia L'UNICA notizia di questo tipo, e lo vedremo nelle prossime settimane.

...

Seconda notizia di questo tipo!

 

Dal link http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/si..._110365529.html

 

riporto:

 

2009-05-10 10:38

 

Immigrazione: giunti a Tripoli 162 clandestini respinti

 

Soccorsi ieri a Sud di Lampedusa in acque internazionali

 

(ANSA) - PALERMO, 10 MAG - Sono giunti a Tripoli, su un'imbarcazione della Marina Militare i 162 migranti soccorsi ieri a Sud di Lampedusa, in acque internazionali. E' il 2/o respingimento in pochi giorni disposto dal Viminale dopo l'accordo raggiunto con la Libia. Gli extracomunitari saranno trasferiti in un centro di detenzione libico cosi' come avvenuto 3 giorni fa per altri 227. Intanto stamani un altro barcone con circa 70 immigrati, in navigazione nel Canale di Sicilia, ha lanciato una richiesta di soccorso.

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Da una parte mi dispiace: erano remunerativi i voli voli pagati dal Ministero! :D

 

Comunque lev non preoccuparti e non farti il sangue amaro, ovviamente anche la notizia che hai riportato non farà scalpore, l'importante è contrastare i lavavetri e gli accattoni con la Folgore, quelli sono i veri criminali, mica chi evade il fisco e frega spudoratamente i consumatori!

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Guest intruder
l'importante è contrastare i lavavetri e gli accattoni con la Folgore, quelli sono i veri criminali, mica chi evade il fisco e frega spudoratamente i consumatori!

 

 

Ti sfugge, temo, una cosa: questo governo è veramente espressione della volontà degli italiani.

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Guest intruder
non capisco se lo dici con rammarico o con gioia.

e' una domanda, sul serio.

 

Nè uno né l'altra. Solo una constatazione. Per nulla positiva. Ma una constatazione.

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Mah non credo che la mancanza d'informazione sia sempre il capro espiatorio, la realtà è che il popolo italiano è molto più simile ai sudamericani rispetto ai suoi omologhi europei, e per questo ci troviamo dei cloni moderni di peron a contendersi il governo mentre i politici seri vengono sempre più emarginati.

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Io credo che abbia ragione chi, come Sartori, sostiene che la capacità di giudizio è offuscata dalla mancanza di informazione.

l'informazione esiste eccome. semplicemente al popolo ignorante non frega niente.

 

Mah non credo che la mancanza d'informazione sia sempre il capro espiatorio, la realtà è che il popolo italiano è molto più simile ai sudamericani rispetto ai suoi omologhi europei, e per questo ci troviamo dei cloni moderni di peron a contendersi il governo mentre i politici seri vengono sempre più emarginati.

concordo in pieno, l'Italia è ancora un paese da dittatura.

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Ti sfugge, temo, una cosa: questo governo è veramente espressione della volontà degli italiani.

 

 

Hai centrato in pieno.

 

Checchè ne dicano gli intellettuali della 'gauche caviar', questo governo sta facendo quello per cui è stato votato e la maggioranza degli italiani è contenta. Questa è la democrazia. :adorazione: :adorazione:

 

 

Mancanza d'informazione è la scusa addotta da chi non ha solide basi per giustificare il contrario (opposizione). Oggi la maggior parte della gente usa internet dove trovi tutte le info che vuoi... a meno che qualcuno non abbia il coraggio di dire che internet è di dx. :rotfl: :rotfl:

Edited by Cartman
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Mancanza d'informazione è la scusa addotta da chi non ha solide basi per giustificare il contrario (opposizione). Oggi la maggior parte della gente usa internet dove trovi tutte le info che vuoi... a meno che qualcuno non abbia il coraggio di dire che internet è di dx.

internet l'hanno ancora in troppo pochi, e di questi sono pochissimi chi lo usa per informarsi.

L'Italiano medio torna a casa, vede Mimun o Studio Aperto, poi veline e dilettanti allo sbaraglio sai che roba.

 

Il popolo è reso ignorante dalla mancanza di informazione, che stimola il disinteresse per la cosa pubblica; è un cane che si morde la coda.

quoto e aggiungo che non ha alcun stimolo a informarsi

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Internet è un grand mezzo d'informazione per fortuna ancora abbastanza libero, che rimarrà libero finchè esisterà gente come Beatrice Borromeo, sentite cosa risponde alla domanda: "L'esperienza di due anni ad Annozero cosa ti ha insegnato?"

 

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Volevo solo far vedere la testimonianza di quello che passa per i corridoi della Rai, non mi sembra male da questo punto di vista, il suo nome di famiglia conta poco in questo, poi se Santoro venisse da te a proporti come volto dei giovani nella sua trasmissione, stipendiato... rifiuteresti?

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poi se Santoro venisse da te a proporti come volto dei giovani nella sua trasmissione, stipendiato... rifiuteresti?

 

Non voglio sembrare ipocrita ma non ci andrei manco pagato.

 

Per il resto lei e Vauro hanno fatto un teatrino di stampo politico mentre erano stati invitati per parlare di un libro in un periodo in cui c'è la par condicio, legge che non condivido assolutamente ma che comunque va rispettata.

Andassero a fare le loro piazzate altrove senza poi gridare alla censura.

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Va bene, se non ci andresti hai sicuramente le tue ragioni non sto ad indagare, io un pensierino ce lo farei, se non altro per avere la possibilità di dire la mia, ma mi rendo conto di essere nel mondo dei sogni.

 

Quanto al teatrino, non divaghiamo, io ho parlato dell'intervista come di una prospettiva interessante di quel che succede in Rai, non m'interessa dove siano schierati Vauro e lei.

 

Devo ammettere che pur dicendo cose scontate, riconosco una certa democraticità nel ritaglietto della Borromeo ad Annozero, finchè è durata, dicendo cose che chiunque di noi può dire, secondo me ha aperto una finestra per tutti per i non "addetti ai lavori" che lascia il tempo che trova forse, ma unisce in una voce sola un coro di proteste, che poi mi sembra è proprio quello che voleva Santoro, non so se sai come si procacciava le notizie da proporre a Santoro la Beatrice.

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Guest intruder

LA CRISI RILANCIA “LA MODA”

 

E PER LAVORARE ORA SI FIRMA ANCHE IL VERBALE DI CONCILIAZIONE

 

 

 

E le aziende riscoprono le dimissioni in bianco: la normativa approvata dal governo Prodi per evitare i soprusi del datore di lavoro è stata infatti abolita.

 

Michela Giachetta, Roma

 

 

«Se vuole il lavoro, firmi». Il contratto di assunzione, certo. Ma anche le cosiddette dimissioni in bianco, senza data, da tirare fuori dal cassetto appena il lavoratore, per qualsiasi motivo, risulta un peso per l’azienda. E per non farsi mancare nulla, ora spunta il verbale di conciliazione. Anche quello da firmare al

momento dell’assunzione, per evitare grane in futuro, nel caso in cui la donna fosse costretta a lasciare l’impresa e a questa volesse farecausa. Ecco il lavoro ai tempi della crisi. Ecco cosa succede un anno dopo l’abolizione della legge 188 pensata per mettere un freno alle dimissioni in bianco. Fenomeno sommerso,

difficile da provare. Ma non per questo inesistente, anzi. Secondo un rapporto dell’Ufficio vertenze della Cgil ogni anno almeno 1800 donne chiedono assistenza legale perché costrette a firmare dimissioni in bianco. È il dato ufficiale, ma non rispecchia la realtà. La realtà ha cifre di gran lunga superiori. L’Acli quantifica che almeno una dimissione su 4 legata alla maternità è falsa.

 

Come funziona Il meccanismo è semplice: la donna firma l’assunzione e le dimissioni in bianco. Alla neo assunta si fa scrivere di proprio pugno anche la raccomandata, visto che la legge prevede quella modalità per informare il datore di lavoro della propria decisione. E se l’indirizzo è scritto da chi viene di fatto licenziato, è difficile provare che l’azienda ha spinto per le dimissioni. Una pratica che viene utilizzata da alcuni datori di lavoro per consentire un licenziamento agevole in caso di maternità, ma anche per conseguire alcuni vantaggi fiscali (ad esempio, per sgravare l'impresa dal pagamento dei periodi di assenza del lavoratore per eventi imprevisti quali infortuni o malattia). La stragrande maggioranza dei casi riguarda però,come è facilmente intuibile, soprattutto le donne.

 

Proprio per far fronte a questo problema il governo Prodi ha emanato la legge 188, con la quale siprevedeva che le dimissioni volontarie dovevano essere date soltanto su moduli informatici numerati progressivamente. Quei moduli avevano validità di quindici giorni dalla data di emissione. Nel giugno del 2008

quella legge, entrata in vigore pochi mesi prima, è stata abrogata dall’attuale ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Tutto come prima, quindi? Possibilmente

anche peggio. Alla Cgil sono arrivate denunce da parte di alcunedonne che raccontano come al momento dell’assunzione siano state costrette a firmare

anche un verbale di conciliazione. Conquel documento diventa di fatto impossibile anche intentare causa.

 

 

Un altro aspetto che sta assumendo le dimensioni del dramma riguarda il mobbing. Chiamatelo, se volete, pressing psicologico. Il 30% delle donne che

decidono di avere un figlio ha problemi sul lavoro o viene declassata. Fino al primo anno di vita del bambino, in Italia esiste il divieto di licenziamento. Ma

già in quella fase scatta il pressing psicologico. «Spesso accade che le donne siano retrocesse di ruolo: si pensa che avendo un bambino i ritmi non potranno

più essere gli stessi – spiega Daniela Cordoni, dell’Ufficio Vertenze Roma Sud –Il datore di lavoro in pratica mette i bastoni fra le ruote alla permanenza in

azienda delle donne con figli. Capita poi che il carico da undici lo metta il marito. Che non regge ai ritmi di vita stravolti. Se ci sono figli avere una donna a casa pare convenga a tutti. Al papà che non è più costretto a fare i turni per andare a prendere il figlio all’asilo. E all’azienda che non deve più usufruire di una

persona che pretende giustamente di avere i diritti che le spettano».

 

http://www.dnews.eu/contents/pdfedizioni/1...9_DNewsRoma.pdf

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Più soldi alle paritarie. Mentre l'Esecutivo taglia 8 miliardi (e 134 mila posti in tre anni) alla scuola pubblica il Parlamento impegna il governo perché nei prossimi mesi aumenti i finanziamenti alle scuole private. I promotori delle mozioni approvate dalla Camera durante la seduta dello scorso 6 maggio sanno che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sta predisponendo la Finanziaria per il 2010. Due delle tre mozioni che hanno incontrato il consenso dell'aula di Montecitorio, nella sostanza, chiedono dapprima di restituire alle scuole paritarie il "maltolto" (leggasi taglio effettuato con la legge finanziaria del 2009) e, successivamente, di allargare i cordoni della borsa.

 

Sull'esigenza di supportare le scuole paritarie, che vedono impegnata sul campo la chiesa cattolica, si è realizzato alla Camera un accordo abbastanza largo che ha coinvolto un pezzo dell'opposizione. La mozione che senza troppi preamboli chiede al governo di "incrementare le risorse destinate al sistema paritario" è quella sottoscritta da una trentina di deputati del Pdl (tra i quali Cicchitto e Cota, due uomini molto vicini al presidente del consiglio Berlusconi), della Lega e del Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo.

 

La questione viene affrontata partendo da molto lontano. Occorre "realizzare interventi - si legge nel testo - volti a facilitare e promuovere le condizioni per l'effettiva libertà di scelta educativa delle famiglie fra scuole statali e paritarie". Una richiesta che potrebbe addirittura apparire legittima se non determinasse il fatto che per "realizzare tali condizioni" bisogna "incrementare, fin dal disegno di legge finanziaria per il 2010, le risorse destinate al sistema paritario". Ma non solo. Per "facilitare la scelta educativa delle famiglie" è necessario "uno specifico strumento legislativo che, con risorse aggiuntive dello Stato, realizzi interventi speciali a sostegno della libertà di scelta educativa" dei genitori italiani.

 

I deputati hanno le idee chiare in merito. La risposta è data da "mix di strumenti quali: buoni scuola per la copertura, in tutto o in parte, dei costi di iscrizione e di frequenza in scuole paritarie; detrazioni fiscali a favore delle famiglie che iscrivono i figli presso scuole paritarie in misura adeguata a ridurre significativamente gli oneri, calibrate a scalare per le famiglie con i redditi più bassi". Sarà d'accordo Tremonti che l'anno scorso ha fatto andare su tutte le furie i vescovi italiani tagliando 133,4 milioni al sistema paritario, per poi dovere tornare sui suoi passi e restituirne 120?

 

Ma non basta: mancano all'appello 13,4 milioni ai quali le scuole paritarie non intendono rinunciare. E con una formula piuttosto criptica i richiedenti invitano il governo "ad adottare iniziative per recuperare le risorse mancanti affinché la situazione dei finanziamenti alla scuola paritaria per l'esercizio finanziario del 2009 ammonti sostanzialmente a quelli assegnati nell'esercizio finanziario 2008": circa 500 milioni. Cifra che ai gestori delle paritarie sembra insufficiente e che potrebbe essere incrementata di altri 100 milioni.

 

Anche l'Udc, con nove deputati, scende in campo a favore delle scuole paritarie chiedendo al governo di "garantire la certezza dei finanziamenti e dei tempi di erogazione delle risorse per le scuole paritarie" e "il ripristino integrale delle risorse sottratte alle scuole paritarie dalla manovra economica". Ma non solo: i deputati di Pier Ferdinando Casini battono cassa per centinaia di milioni di euro. Occorre "ripristinare per il 2009 - si legge nella richiesta - il finanziamento di 240 milioni di euro per il sistema di istruzione e formazione professionale, recuperando, inoltre, i 440 milioni di euro relativi ai due anni precedenti".

 

Più soft le richieste dell'Italia dei Valori, che ha proposto la terza mozione approvata dalla Camera. I deputati di Di Pietro chiedono al governo di "sostenere lo sviluppo dell'iniziativa privata nel settore formativo nell'ambito di una politica di sostegno dell'intero sistema scolastico nazionale, nel quale pubblico e privato siano coordinati nell'ottica di un sistema unico, parificato ma omogeneo".

(11 maggio 2009)

 

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/s...di-private.html

 

che vergogna

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Devi capire lev che le povere scuole private soffrono molto la crisi, è giusto aiutare questi derelitti che sfrutt.....danno lavoro a tanti insegnanti e, cosa importantissima, regalano diplomi assumendo il basilare ruolo sociale di far andare avanti i figli di papà.

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