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Afghanistan - Topic ufficiale


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Un attentato kamikaze è stato compiuto poco fa in Afghanistan nei confronti di un convoglio militare italiano: nessun soldato è rimasto ferito. Lo riferiscono fonti del comando del Contingente italiano ad Herat.

 

I fatti - riferisce il colonnello Carmelo Abisso, portavoce del Comando regionale ovest della missione Nato-Isaf - sono avvenuti intorno alle 11:15 locali di oggi, quando un convoglio del Prt (Team di ricostruzione provinciale) italiano di Herat si trovava a pochi chilometri dalla città. I militari stavano tornando alla base dopo aver partecipato alla cerimonia della posa della prima pietra di un centro sociale per vedove, quando un'esplosione ha investito il primo mezzo del convoglio, un Toyota bianco blindato. Gli accertamenti sono ancora in corso ma, secondo le prime informazioni, a farsi esplodere sarebbe stato un kamikaze a piedi. La vettura ha però resistito all'urto e, anche se gravemente danneggiata, è riuscita a proteggere gli occupanti. "Nessun nostro militare èrimasto ferito", ha ribadito il colonnello Abisso.

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Gli eroi senza volto in terra afghana

Per due anni il paese li ha dimenticati per colpa delle cineserie del governo Prodi. Loro intanto rischiavano la vita per bloccare l’avanzata talebana. Parlano i soldati della missione italiana

 

di Gian Micalessin

Farah (Afghanistan)

 

«Vi ricordate i soldati che piantavano i fiori, curavano aiuole e costruivano pizzerie? Bene scordateveli. La guerra adesso è nuda e gli x-files, i dossier segreti, non esistono più». Ci accolgono così gli ufficiali italiani della base all’aeroporto di Farah. E non sono soldati normali. Sono i militari della Task force 45, i soldati invisibili. Militi ignoti di cui per due lunghi anni, dal 2006 al 2008 non sì è potuto né parlare, né favoleggiare.

Militari fantasma, militari cancellati dalla cronaca e dall’immaginazione dell’italiano medio. Soldati speciali, distaccati dai reparti delle più importanti unità d’élite delle nostre forze armate, mandati a difendere questo pezzo di deserto a est di Herat considerato una delle principali rotte d’infiltrazione dei talebani. Sono ancora soldati senza volto e senza nome, come d’obbligo per tutte le forze speciali, ma sono finalmente soldati dotati di parola. Soldati ansiosi di raccontarti quella guerra che per due anni hanno vissuto sulla propria pelle, una guerra che ha lasciato feriti e cicatrici sulla pelle di alcuni loro compagni, una guerra che bisognava combattere e dimenticare nel segno della politica. Ma ora le ipocrisie dell’era Prodi, le cineserie di un governo costretto ad imbavagliare un esercito per sostenere traballanti alleanze parlamentari, sono finite. Dimenticate. E loro possono raccontare.

...

Per raccontarti cosa significhi Vince, un altro ufficiale al comando di un distaccamento della Task Force 45 ti mette nell’orecchio la cuffietta di un iPod, ti spara il martellio di un rock elettronico che scivola nella melodia e si riaccende nei toni cupi di un crescendo. «La senti? Si chiama Toxicity, l’ascoltavamo quella notte nel Gulistan e da allora è la nostra canzone di battaglia». È successo a primavera di quest’anno. «Il Gulistan è un distretto a nord di Farah, il suo nome significa paese dei fiori, anche se l’unico fiore coltivato è il papavero da oppio», rammenta l’ufficiale Vince. Poi i suoi ricordi vanno indietro a quella sera, quando un dispaccio del comando Nato segnala che sulla caserma del comando distrettuale del Gulistan sventola la bandiera bianca con i versetti coranici dei talebani. «L’esercito afghano aveva abbandonato tutto senza aspettare l’arrivo del Tercio, l’unità della legione straniera spagnola che doveva assumerne il controllo. Così quella notte il comando della Nato chiama noi, ci ordina di riconquistare il distretto, di ammainare quella bandiera e riprendere a tutti i costi il controllo della cittadina».

Obbedire non è facile. «Ho solo i miei uomini, un pugno di uomini – ricorda Vince – e il Gulistan è un impossibile imbuto, un budello in cui le trappole esplosive e le imboscate possono farti a pezzi. I soldati afghani ci dicono che siamo pazzi, gli spagnoli del Tercio non sono pronti a partire. Così andiamo solo noi, la nostra canzone e le nostre preghiere. Partiamo all’una di notte, c’infiliamo nel budello, a luci spente, con i visori notturni, bonifichiamo la strada metro per metro, senza troppi indugi perché l’ordine è di far presto. All’alba siamo lì, circondiamo la cittadina, ci avviciniamo alla caserma, facciamo irruzione, la riconquistiamo, issiamo la bandiera della Nato. Dentro è tutto vuoto, distrutto, i talebani sono fuggiti. Ci hanno visto avanzare a luci spente, hanno pensato all’avanguardia di un esercito sterminato e sono fuggiti. In qualche decina d’incursori li abbiamo messi in fuga».

...

A disturbare la consolidata presenza talebana e i loro traffici ci pensano novanta soldati del 66° Reggimento Friuli sotto il comando di Massimiliano Spucches, un capitano trentenne che in tre settimane acquisisce il controllo della fortezza resistendo ad attacchi, imboscate e bombardamenti a colpi di missili e razzi anticarro. «Siamo arrivati ai primi di agosto e ci siamo accampati in questo ex fortino costruito ai tempi dell’occupazione sovietica... Da allora, per tre settimane, non ci hanno mai dato pace», racconta il giovane ufficiale mostrando le mura martoriate dove brecce e voragini recenti si alternano alle vestigia della guerra degli anni ottanta. Anche qui i nostri soldati, i “convenzionalissimi” fanti dell’aria del 66° reggimento hanno reagito colpo su colpo, senza ritirarsi, senza cedere una postazione. «Se loro ci sparavano con i razzi noi rispondevamo con le mitragliatrici pesanti e se non bastava – racconta un tenente - chiamavamo i nostri elicotteri Mangusta. E loro, i talebani, ogni volta, hanno preferito ritirarsi senza insistere troppo».

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in un paese in cui ti potrebbero far saltare in aria per aver detto che bello l'esercito oppure "guarda che bello il tricolore sventolare" fortunatamente c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di parlare di quei soldati che combattono a surobi,herat,kabul per difendere quella pace che tanti dicono di volere poi quando bisogna mantenerla coi soldati,scendono in piazza distruggono città dipingendo i soldati come criminali ammazza bambini e donne.

A proposito sapete che reparti sono impiegati in Afganisthan? sia reparti che elicotteri aerei carri

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la guerra è uan cosa orrenda soprattutto lì eroi fntasmi, elicotteri talebani ognuno combatte amodo suo e crede di essere nel giusto. loro sono convinti di liberare l afghanistan dall'invasore noi pretendiamo di portare la pace. ma coem diceva qualcuno che prima di noi conquistò tutto il mondo allora conosciuto si vis pacem para bellum...quindi è stato così e sarà sempre così.farsi troppe domande fa male, se si è un militare si deve obbedire agli ordini altrimenti si andava a fare il postino... con tutto il rispetto per i postini. decidete voi se la guerrà lì e giusta o sbagliata, poi andate a votare e votate i rappresentanti che la pensano come voi. io credo che sia doveroso sostenere chi è stato mandato a rappresentare l'italia e gli italiani nell altr aparte del mondo. dire che nessuno obbliga i militari a fare quello che fanno è troppo facile. nessun militare andrebbe in quei posti, lo mandano i politici e quindi lo mandiamo noi... pensarci un po a queste cose non fa male. ciao

ps. finche potro diofendero i miei commilitoni, dall alto dei cieli ....

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la guerra è uan cosa orrenda soprattutto lì eroi fntasmi, elicotteri talebani ognuno combatte amodo suo e crede di essere nel giusto. loro sono convinti di liberare l afghanistan dall'invasore noi pretendiamo di portare la pace. ma coem diceva qualcuno che prima di noi conquistò tutto il mondo allora conosciuto si vis pacem para bellum...quindi è stato così e sarà sempre così.farsi troppe domande fa male, se si è un militare si deve obbedire agli ordini altrimenti si andava a fare il postino... con tutto il rispetto per i postini. decidete voi se la guerrà lì e giusta o sbagliata, poi andate a votare e votate i rappresentanti che la pensano come voi. io credo che sia doveroso sostenere chi è stato mandato a rappresentare l'italia e gli italiani nell altr aparte del mondo. dire che nessuno obbliga i militari a fare quello che fanno è troppo facile. nessun militare andrebbe in quei posti, lo mandano i politici e quindi lo mandiamo noi... pensarci un po a queste cose non fa male. ciao

ps. finche potro diofendero i miei commilitoni, dall alto dei cieli ....

 

Cosa volevo dire? Non lo so! Ma so che ho ragione...!! :blink:

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Cosa volevo dire? Non lo so! Ma so che ho ragione...!! :blink:

In effetti la forma non è il massimo, ma i contenuti mi sono sembrati pieni di passione, ed io lo apprezzo molto!

 

Comunque il silenzio che c'è stato durante il governo Prodi (e che solo in parte ora si è levato, dato che anche il Berlusca è un campione di ipocrisia) è stato vergognoso. In ogni stato i soldati vengono festeggiati come eroi, da noi vengono visti come gente che sta lì per soldi, e se muore è perchè ha voluto la bicicletta e ha pedalato.

 

Bisognerebbe far leggere i dossier di certi interventi a qualche :censura: che afferma impunemente che i mangiaspaghetti non sappiano combattere. :angry:

 

Comunque, permettetemelo, Toxicity come grido di battaglia fa troppo stile... :adorazione:

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  • 2 weeks later...

Ultimora: un ordigno è esploso al passaggio di un convoglio di militari italiani nell'ovest dell'Afghanistan: il mezzo, un blindato 'Lince' ha retto all'urto e per i soldati non ci sono state gravi conseguenze. solo uno, secondo le prime informazioni, è rimasto contuso.

 

L'attentato è avvenuto alle 8,25, ora locale, a circa 5 chilometri a sud-ovest del villaggio di Akazai, nella provincia di Badghis, nell'ovest del paese. Un veicolo blindato 'Lince' della compagnia 'Demoni' è finito su un ordigno esplosivo improvvisato (Ied) collocato sulla strada. L'esplosione, riferiscono al comando del contingente italiano di Herat, ha danneggiato seriamente il mezzo e un militare dell'equipaggio è rimasto leggermente 'contuso' dal contraccolpo. Il convoglio della compagnia 'Demoni' era partito stamani presto dalla base operativa avanzata di Bala Morghab e stava rientrando alla base al termine del proprio turno operativo.

 

 

Il nuovo Santo Patrono dell'EI sarà il Lince?

Edited by Thunderalex
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domanda: ma i vari lince danneggiati in afghanistan in quanto tempo vengono riparati, se vengono riparati?

Ritengo, a lume di logica, essendo stati immessi da poco in servizio, che vadano a finire all'IVECO, per l'analisi approfondita degli effetti prodotti dalle esplosioni.

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ANSA:

 

Afghanistan: ordigno contro italiani

Militari illesi, l'attacco non lontano da quello avvenuto ieri

(ANSA) - ROMA 20 SET - Un ordigno e' esploso oggi al passaggio di un convoglio di militari italiani in Afghanistan, ma senza provocare danni ne' feriti. L'attacco e' avvenuto nella provincia di Badghis, nell'ovest del Paese, piu' o meno nella stessa zona dove ieri una pattuglia di bersaglieri era scampata ad un analogo attentato. Ma questa volta la bomba non ha centrato l'obiettivo e i mezzi sono tornati regolarmente alla base.

 

due in due giorni speriamo che non continuino questi attentati...

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I mezzi danneggiati da IED indipendentemente dal modello, vengono ritirati e studiati. I primi modelli venivano inviati direttamente alla Iveco di Bolzano;

oggi sono fermi presso un istituto famoso vicino Roma, per studiare l'affaticamento dei materiali e a disposizione delle autorità giudiziarie che devono redarre i rapporti del caso.

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mentre dei MRAP statunitensi dilaniati dagli IED ci sono montagne di foto, le uniche foto di un Lince saltato sono di un anno fa arrivate di straforo :ph34r:

 

Ma a proposito. Che fine ha fatto la nostra commessa per veicoli MRAP?

Edited by Thunderalex
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Ma a proposito. Che fine ha fatto la nostra commessa per veicoli MRAP?

Da contratto dovano essere consegnati entro Luglio (vedi qui)

 

3 possibilità:

- ordine rinviato per motivi vari (MRAP dirottati a nazioni più bisognose)

- già consegnati in Italia, ma vista la loro bellicosità si è stati zitti

- già in A-stan (approfittando dei cargo usa) (la meno probabile)

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AFGHANISTAN: MUORE PER MALORE MILITARE ITALIANO

ROMA - Un militare del contingente italiano a Herat, in Afghanistan, è morto questa mattina "per cause naturali", ancora in corso di accertamento. Lo riferiscono al comando italiano.

 

Il militare doveva montare di guardia alle 4, ma non ha risposto alla chiamata dei colleghi che hanno cercato di svegliarlo. E' stato allora immediatamente soccorso e trasportato all'ospedale da campo di Herat, dove alle 6:30 ne hanno constatato la morte.

 

Il militare deceduto, riferiscono al comando del contingente italiano a Herat, e' il caporal maggiore Alessandro Caroppo, in servizio all'8/o reggimento bersaglieri di Caserta.

 

Aveva 23 anni ed era di San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi.

 

 

accidenti aveva solo 23 anni...

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La Russa: paura per nostri soldati

A Kabul svolgono con grande professionalita' loro compiti

(ANSA) - ROMA, 25 SET -'Certo che c'e' da avere paura, c'e' da essere preoccupati' per i militari italiani in Afghanistan. Cosi' il ministro della Difesa La Russa.

 

'Abbiamo noi piu' paura di loro, che sono comunque consapevoli dei rischi e dei pericoli che corrono', ha aggiunto La Russa, il quale ha sottolineato il grande impegno con cui i soldati italiani svolgono i loro compiti: ''quando sono andato a trovarli non mi hanno chiesto piu' soldi, ma mezzi piu' sicuri per fare meglio il loro lavoro'.

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