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Rifiuti e viaggi vip, Pecoraro indagato per corruzione


Cartman

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Potenza - Dal capomafia Totò Riina al ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Ecco la parabola del capitano Ultimo, passato dai carabinieri della squadra Crimor a quelli del Nucleo operativo ecologico, tuttora impegnati, con il pm di Potenza, Henry John Woodcock, a chiudere il cerchio di un’inchiesta sul traffico dei rifiuti nata a Potenza e ieri passata per competenza a Roma.

 

Nella rete del duo Ultimo-Woodcock è finito un pesce grosso del governo Prodi, il ministro dell’Ambiente e leader verde, Alfonso Pecoraro Scanio, indagato per corruzione e associazione per delinquere finalizzata a compiere delitti contro la pubblica amministrazione. Assieme al ministro sono finiti nel registro degli indagati anche tre imprenditori. Pecoraro Scanio, a caldo, si è detto «allibito» dalla notizia.

 

Al centro delle indagini un filone su alcune anomalie nella gestione delle bonifiche ambientali in Basilicata e in altre regioni. Ma l’inchiesta si è allargata, coinvolgendo anche il rapporto «preferenziale» tra ministero dell’Ambiente e un’agenzia di viaggi di Perugia: gli inquirenti avrebbero rilevato strani incroci tra gli appalti per l’organizzazione di missioni e trasferte del personale del ministero e gite e viaggi premio con soggiorni in alberghi di lusso di cui avrebbero goduto lo stesso ministro e componenti del suo staff. Molti di questi ultimi, interrogati dagli investigatori, avrebbero peraltro confermato le ipotesi della procura. C’è poi una terza pista che riguarda il direttore ed editore di una rivista che si occupa di ambiente. Tra i vari elementi del rapporto tra questo imprenditore e Pecoraro Scanio, emergerebbe dagli atti che i telefonini in uso all’entourage del ministro sarebbero spesati dalla rivista. Che, tra l’altro, due anni fa ha dato vita a un master di comunicazione ambientale, che vede tra i docenti Fulco Pratesi e Giuliana Sgrena, proprio con il patrocinio del ministero dell’Ambiente.

L’inchiesta nasce, come detto, approfondendo i rapporti ritenuti meritevoli di attenzion......

 

Guarda un pò cosa viene fuori leggendo i giornali :thumbdown:

Vabbeh, tanto Lui in a Napoli non ci vive +. Adesso vive tra Roma e Milano in hotel a 7 stelle. :rotfl: :rotfl: :rotfl:

 

Compagno Leviathan dove sei???

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arrivo

 

la faccenda pare persino esilarante in quanto il ministro verde a suon di abusi edilizi ha persino deturpato l'ambiente e relativo lago...

 

sono curioso di come va avanti in ogni caso...

MASSIMA FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA

 

 

edit

pecoraro rinuncia all'immunutà

Modificato da Leviathan
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Quando Pecoraro invocava le manette per gli avversari

 

 

Un tempo si presentava in televisione con le torte per festeggiare i compleanni di Mani Pulite e distribuiva le schedine del Totoinquisiti; oggi deve fare dichiarazioni pubbliche per rinunciare a quell’immunità parlamentare che 15 anni fa voleva abolire ad ogni costo.

Curiosa la vita. Peggio di una sentenza o di un rinvio a giudizio, ieri, per un antiberlusconiano come Alfonso Pecoraro Scanio, più di ogni altro guaio legale, deve aver pesato la perfida «dichiarazione di solidarietà» cesellata da Silvio Berlusconi: «Poverino Pecoraro, ha i giudici addosso e per questo mi comincia a diventare perfino simpatico...». Deve essere stato più che il sale sulle ferite, per uno che ad ogni processo su Berlusconi invocava le dimissioni del Cavaliere! Eppure, nel gran caos della seconda Repubblica, sembra che tutti i parametri siano saltati tranne questo: il ribaltamento repentino e feroce dei destini individuali, il contrappasso dantesco, il boomerang che torna sulla testa di chi lo lancia come in certi cartoni animati di Hanna & Barbera.

Insomma, al pari dell’ambulanza presa da Gustavo Selva per andare a La7, che disgraziatamente per lui si è trasformata in condanna il giorno prima della chiusura delle liste (producendo «l’autoesclusione» dal Pdl), proprio allo stesso modo in cui la scaltrezza «ribaltonistica» mastelliana è diventata motivo di impresentabilità politica (producendo la dissoluzione dell’Udeur a due giorni dal voto), così il giustizialismo dei Verdi prima maniera ritorna sulla testa del ministro dell’Ambiente come una maledizione e una beffa.

Era già successo ad altri accusatori di Mani Pulite, a dire il vero, di trovarsi nella tragedia di un’inchiesta. Il grande inquisitore Antonio Di Pietro era finito per primo nel vortice, poi anche i Ds eccellenti - da D’Alema a Fassino a Bassolino - avevano conosciuto le cure dei Pm. Ma l’ultimo è lui, Pecoraro, uno che nei tempi in cui portava i capelli riccioluti e più lunghi, la montatura da bravo ragazzo, ed era un giovane e focoso avvocato di Salerno, si era costruito un ruolo da «Angelo sterminatore» dei parlamentari inquisiti, a cui mostrava le manette (al punto che il suo primo ex guru Marco Pannella, che gli inquisiti li riuniva gli urlò contro: «Sei Mister Manetta!»). Nel 1993 - nel terrore delle sue tirate - prima di accettare inviti da Maurizio Costanzo, i parlamentari socialisti si informavano se tra gli ospiti del Parioli ci fosse anche lui (se c’era declinavano). Nel giorno del primo anno di «Mani Pulite», Pecoraro si fece fotografare a Montecitorio con una gigantesca torta a forma di stivale (festeggiava il pool di Milano). Sempre davanti alla Camera, il futuro ministro distribuiva ai passanti una «autocertificazione di onestà» e si era inventato un Totoinquisiti stile Totocalcio. Era anche il recordman delle interrogazioni, aveva due collaboratori che facevano solo quello, si era costruito una fama sull’estetica dell’atto ispettivo (inteso come forma di attività politica più vicina all’indagine giudiziaria).

Già allora portato alle contaminazioni fra politica e bella vita, Pecoraro riuscì a trasformare in tormentone da discoteca l’invocazione «Ad Hammamet!». E nel 1999, ai tempi della Bicamerale, tuonò contro la riforma dell’ordinamento proposta da Massimo D’Alema gridando all’inciucio: «L’ipoteca che Forza Italia cerca di mettere sulla Bicamerale per il controllo politico della magistratura va bloccata». Ieri, lo stesso Pecoraro, da un lato ribadiva fiducia nell’istituzione giudiziaria, dall’altro lamentava la crudeltà della «giustizia a orologeria».

Un tempo era implacabile: «C’è una vera e propria lotta ideologica contro la magistratura, colpevole solo di applicare la legge contro i potenti corrotti o collusi con la mafia». Adesso che la ruota del destino gira il potente è lui (è diventato ministro per la prima volta nel 1999). E sempre lui deve invocare i distinguo e i chiarimenti perché non si faccia di ogni erba un fascio. Diventa quasi un esercizio carognesco declinare sui suoi attuali guai giudiziari il diluvio di dichiarazioni intransigenti di quando era sul banco degli accusatori: «Nella prossima legislatura - diceva - l’Unione dovrà rimediare allo sfascio istituzionale prodotto dalla Cdl, che ha voluto punire i magistrati, rei solo di aver indagato su imputati eccellenti» (2006). Ora l’imputato eccellente è lui. Forse il Pecoraro di oggi non ripeterebbe le professioni di stima ai giudici del Pecoraro di ieri: «Quella della magistratura non è questione corporativa, ma una garanzia per tutti i cittadini». In queste ore si è difeso: «Non ho mai avuto un euro dal ministero!», mentre due anni fa diceva: «Non ho scheletri nell’armadio. Ricordare ai politici che non si ruba non è giustizialismo». Sarà vero. E sarà anche innocente, il ministro. Ma l’unico vero problema di Pecoraro oggi, è che il pecorarismo, fino a ieri non ha mai atteso il tempo delle sentenze per stilare i suoi verdetti.

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al vero scanio ha già espresso fiducia nella magistratura e DiPietro quando era magistrato si vede più di 200 processi a suo carico tutti assolti (non prescritti, assolti nel emrito) e da poco era indagata, indagine archiviata dal GIP senza manco sentirlo

 

Comunque tutti i politici (da destra a sinistra) esprimevano felicità e stima per i magistrati per mani pulite, salvo ora criticarli e inventarsi balle su presunti mandanti politici, manette facili, suicidi e le stronzate che il padrone rifila ai suoi.

 

Esempi: Pera, Alemanno, Ferrara, Sgarbi ecc.... ecc....

 

 

Ps

giustizialismo non vuole dire niente

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Pecoraro per lo meno ha avuto la Dignità (parola pesante per voi seguaci di Berlusconi) di rinunciare all'immunità e di non fare trucchi, controtrucchi e leggineadpersonam per fregare la giustizia come qualcun altro dall'altra parte ha fatto (ogni riferimento è puramente casuale).

Il personaggio non mi è mai piaciuto ma sta guadagnando punti sul piano umano per il suo comportamento dignitoso in questa vicenda

Modificato da Rick86
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Pecoraro per lo meno ha avuto la Dignità (parola pesante per voi seguaci di Berlusconi) di rinunciare all'immunità e di non fare trucchi, controtrucchi e leggineadpersonam per fregare la giustizia come qualcun altro dall'altra parte ha fatto (ogni riferimento è puramente casuale).

Il personaggio non mi è mai piaciuto ma sta guadagnando punti sul piano umano per il suo comportamento dignitoso in questa vicenda

 

 

:rotfl: :rotfl: :rotfl:

Sei sicuro?

Non è che lo ha fatto perchè tanto tra 2 settimane l'immunità gliel'avrebbero comunque ritirata d'ufficio????

 

:rotfl: :rotfl: :rotfl:

 

Gran parac**o il Pecoraio :adorazione: :adorazione:

Modificato da Cartman
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A parte l'antipatia personale che ho per Pecoraro possibile che woodcock non si trovi mai per le mani qualche indagine su qualche comune mortale?

Possibile che da potenza, da indagini che vanno in altre direzioni, si arrivi sempre o a politici o a personaggi famosi?

Mi sembra si stia andando un pò contro la legge delle probabilità...

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Non tanto, va detto a suo onore, dal ministro dell’Ambiente, che s’è limitato a dolersi dell’uscita della notizia alla vigilia del voto, ma senza abbandonarsi alle solite filippiche anti-giudici e anzi mettendosi «a disposizione« per chiarire i fatti e dichiarando di «rinunciare a ogni immunità». Pessimo invece il commento della sua avvocata Paola Balducci (parlamentare verde pure lei), che ha parlato berlusconianamente di «giustizia a orologeria» e financo di «pseudo-intimidazioni». Ancor peggio Pigi Battista che, con l’aria di difendere il ministro, ne ha profittato per sghignazzare del suo passato di sostenitore di Mani Pulite (una delle poche cose buone fatte da Pecoraro, dunque per Battista una colpa gravissima) e per intonare la tiritera berlusconiana sull’«uso politico della giustizia» e l’«aggressione a un candidato in campagna elettorale»: è incredibile come ormai si usino le parole a prescindere dal loro significato. In che senso una normale indagine di corruzione, nata casualmente a Potenza da intercettazioni raccolte in un altro procedimento e poi trasmessa per competenza a Roma, sarebbe un’«aggressione» di tipo «politico»? Boh. C’è poi il sen.avv. Guido Calvi che domanda: «Woodcock non poteva aspettare 10 giorni prima di dare la notizia? Mi auguro che la Procura generale e il Csm vigilino». In realtà Woodcock non ha dato alcuna notizia: ha solo trasmesso il fascicolo a Roma, trattandosi di fatti scoperti a Potenza, ma avvenuti nella Capitale e per giunta contestati a Pecoraro in veste di ministro. Calvi ha le prove che la notizia l’ha data Woodcock, pm fra i più silenziosi che si conoscano? Le tiri fuori. Altrimenti è ora di finirla di emettere condanne basate sul nulla contro i pm per ogni notizia che esce e di premere politicamente sul Csm e sui Pg perché puniscano i magistrati che dan fastidio. La tentazione di scrivere le sentenze in Parlamento è sempre più forte, ancor prima che torni Berlusconi. Prendete il ministro della Giustizia Luigi Scotti, ex magistrato: non contento di aver accusato De Magistris ad Annozero di ogni nefandezza e di aver addirittura impugnato la sua assoluzione da parte del Csm per alcuni capi di incolpazione, ora entra a piedi giunti nell’inchiesta su Pecoraro giurando sulla sua innocenza. Detto una volta per tutte: i ministri della Giustizia non devono commentare le inchieste e anticipare le sentenze, ma mettere i magistrati in condizioni di lavorare. L’ha fatto notare, giustamente, l’ex ministro leghista Roberto Castelli: peccato che lui, quand’era Guardasigilli, s’impicciasse continuamente, trasferendo giudici, bloccando rogatorie, attaccando procure e tribunali e tagliando i fondi alla Giustizia. Castelli poi supera persino se stesso quando dà dell’«ignorante» a Pecoraro perché - spiega - «non esiste l’immunità per un ministro, ma si è giudicati dal Tribunale dei ministri». Par di sognare. Lavorando al libro Se li conosci li eviti, ho scoperto un caso di immunità ministeriale che riguarda, guarda guarda, proprio Castelli. Il quale nel 2002 ingaggiò come consulente esterno di Via Arenula, a 100 mila euro l’anno, un superesperto di «edilizia penitenziaria»: l’amico Giovanni Magni, sindaco leghista di Calco (Lecco), deputato al cosiddetto Parlamento della Padania e soprattutto grossista di pesce surgelato: l’uomo giusto al posto giusto per progettare nuove carceri (naturalmente mai viste). Indagato dalla giustizia contabile e penale, Castelli è stato condannato dalla Corte dei Conti a rimborsare un danno erariale di 98.876,96 euro e ha subìto una contestazione per altri 400 mila euro. Ma quando il Tribunale dei ministri ha chiesto al Senato l’autorizzazione a processare lui e alcuni dirigenti del ministero per abuso d’ufficio patrimoniale, nel dicembre 2007 Palazzo Madama ha votato no quasi all’unanimità (solo 25 sì dai dipietristi e da alcuni cani sciolti della sinistra radicale): immunità totale a lui e ai suoi cari, che non erano nemmeno parlamentari, processo morto sul nascere. Motivo: la consulenza al pescivendolo obbediva a un «preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo». Perbacco. Ora Castelli sostiene che i ministri non godono di alcuna immunità: bisognerebbe prenderlo in parola e processarlo lo stesso.

 

 

Uliwood party

L'UNITA' 8 aprile 2008

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