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gio82

Più armi ai militari Italiani in Afghanistan.

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Alla fine se non bisogna compiere azioni offensive i Mangusta vanno benissimo come forza d'intervento rapido nel caso la situazione si faccia bollente.

Gli AMX sarebbero serviti se partecipassimo all'offensiva.

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I nuovi Vtlm Lince che si trovano in Afghanistan sono stati forniti di una speciale

blindatura anti-mine.

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L'altro ieri un militare del comsubin è stato ferito leggermente ad un braccio da dei colpi di armi semiautomatiche(nulla di grave). La settimana passata uno del 9° è rimasto ferito mentre era in pattuglia. Mi sembra sempre la settimana scorsa una pattuglia italiana ha subito un'attentato con IED, e si è salvata grazie al Lince, che ha protetto i nostri dall'esplosione.

 

Non vi sembra che la situazione si stia scaldando abbastanza da giustificare il cambiamento delle regole d'ingaggio, e di avviare una missione tipo search & destroy(trova i talibani e distruggili)?

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Minimo!

 

In Afghanistan c'è un offensiva vicino al confine col Packistan. Con la collaborazione di questi ultimi si possono eseguire delle azioni decisive per stroncare la guerriglia.

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Minimo!

 

In Afghanistan c'è un offensiva vicino al confine col Packistan. Con la collaborazione di questi ultimi si possono eseguire delle azioni decisive per stroncare la guerriglia.

Ma chi è che sta conducendo l'offensiva? Nato o Talebani?

Con la collaborazione di questi ultimi (e che sarebbero questi ultimi?)

azioni decisive...stroncare la guerriglia...non ci sono riusciti i Russi che impiegavano 100.000 uomi...

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Vista la situazione, si è riunito il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto dal Presidente della Repubblica, per decidere l'invio di rinforzi in afghanistan, compresi gli A129 Mangusta.

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I Pakistani certo non aiuteranno nè collaboreranno con la NATO se non saranno costretti a farlo visto che sono loro ad armare ed addestrare le forze talebane.

Infatti secondo me lo sforzo definitivo deve essere fatto per costringere i Pakistani a smetterla di collaborare con i Taliban e per vigilare sui loro confini, infatti così facendo si ridurrebbero i Talebani con una sola offensiva a forza insurgente, senza dagli la possibilità di controllo del territorio.

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i pakistani sono TUTTI musulmani...secondo l'ultimo sondaggio l'87% è estremista...collaboreranno mai con la nato??? LI convinceremo a smetterla di aiutare i talebani??? Aimèh...non credo...

Modificato da NAVIGATORE

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Ma il regime pakistano non sta con la NATO?

Non aiuta la nato contro al Quaida?

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Afghanistan: arrivano i rinforzi

Quattro-cinque elicotteri A-129 Mangusta in più e mezzi corazzati cingolati Dardo per proteggere meglio il contingente italiano

 

ROMA - Quattro-cinque elicotteri in più e mezzi corazzati. Sono questi in sostanza i mezzi che andranno a rinforzare le difese del contingente militare in Afghanistan come deciso dal Consiglio supremo di difesa (Csd), presieduto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Csd ha infatti esaminato le modalità di attuazione dell'impegno assunto in Parlamento per il rafforzamento delle misure di protezione del contingente italiano, nella conferma del carattere della missione e della previsione di un possibile non breve periodo di permanenza. Lo si legge in un comunicato diffuso dal Quirinale.

 

I PRESENTI - Alla riunione hanno partecipato il presidente del Consiglio Romano Prodi, i ministri degli Esteri Massimo D'Alema, dell'Interno Giuliano Amato, dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, della Difesa Arturo Parisi, dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, il capo di stato maggiore della difesa ammiraglio Giampaolo Di Paola, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, il segretario generale della presidenza della Repubblica Donato Marra, il segretario del Consiglio supremo di difesa generale Rolando Mosca Moschini.

 

LIBANO E AFGHANISTAN - «Il Consiglio ha analizzato la situazione nei teatri operativi ove sono impiegati contingenti italiani in una prospettiva di supporto della sicurezza, dello sviluppo economico e della stabilizzazione», spiega la nota. «È stata ribadita l'esigenza di intensificare l'azione politica e diplomatica in Libano. Per l'Afghanistan, il Consiglio ha esaminato le modalità di attuazione dell'impegno assunto in Parlamento per il rafforzamento delle misure di protezione del contingente italiano. L'analisi e la valutazione dell'impatto degli interventi condotti consentiranno di impiegare con maggiore efficacia le risorse militari e non militari disponibili».

RINFORZI - Si tratta di 4-5 elicotteri A-129 Mangusta e veicoli corazzati Dardo, con relativi equipaggi e tecnici per la manutenzione. Gli elicotteri della brigata Aeromobile Friuli sono velivoli da esplorazione e scorta. I (veicoli corazzati da combattimento Dardo sono invece mezzi cingolati per la fanteria, ciascuno con capacità di trasportare una squadra di fucilieri. Mangusta e Dardo andrebbero ad unirsi agli elicotteri da trasporto e ai veicoli tattici leggeri multiruolo Lince già schierati a Herat.

 

Corriere.it

Pace! :lol:

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Ora voglio vedere se i Taliban hanno il coraggio di sparare qualche raffica su un Mangusta... secondo me non ci pensano neanche! :okok::okok:

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Sai quante sono state le perdite di aeromobili sovietici in Afghanistan?

333 elicotteri e 22 aerei.

 

Non ti preoccupare che il coraggio di tirare ai nostri Mangusta l'avranno...

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Si potrebbe anche accadere.. ma li si parla d'altri tempi... ora innazitutto i Talebani sn in numero minore che nel 1979 e naturalmente le tecnologie sn cambiate.

 

Inoltre gli attacchi vengono solitamente sferrati da pochissimi ribelli alla volta, e quindi, un elicottero come l'A129 non dovrebe avere difficoltà nell'individuare il pericolo e ripondere al fuoco.

Io sono ottimista, ma come dicevo potrebbe succedere anche questo.

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Ottimo. 5 Mangusta(che ora costruiranno su licenza le industrie Turche) e alcuni Dardo. Mi sembra gia un passo aventi. Una decina di Ariete secondo voi sono troppo esagerati?

 

I Mangusta che compiti avranno?? solo ricognizione oppure anche CAS?

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Ora voglio vedere se i Taliban hanno il coraggio di sparare qualche raffica su un Mangusta... secondo me non ci pensano neanche! :okok::okok:

Guarda che i guerriglieri hanno fatto fuori più di un apache con gli Rpg 7, quindi possono tirar giù (Dio non voglia) pure un mangusta

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ooooooo...... Meno male adesso si comincia a ragionare. I Dardo sono pesanti 25T. e sarà ben difficili falli saltare in area.I Mangusta lo avevo detto che li mandavano ed ho avuto ragione.Mandano anche o già mandato un C 130J e 2 predator ottimo. :okok:

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Una decina di Ariete secondo voi sono troppo esagerati?

 

Più che esagerati, farebbero cadere il governo...come vedi non hanno mandato neanche i Centauro...ti dice niente il fatto che rinunciamo ai grossi calibri per tenere il profilo più basso possibile?

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Ma il regime pakistano non sta con la NATO?

Non aiuta la nato contro al Quaida?

Leviathan, ti urge un corso accellerato di scienze politiche...non considerare la posizione ufficiale del governo pakistano (tra l'altro sta cambiando anche quella) ma guarda l'atteggiamento del popolo pakistano...è tutto a favore dei talebani.

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NON me ne frega niente del profilo basso.....io voglio la garanzia che i nostri soldati siano protetti ed in condizione di difendersi......Cmq anche le perdite aeree sovietiche sono state dovute sopratutto alla fornitura di missili spallegiabili stringer forniti dagi Americani ai talebani...

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;) copio un articolo trovato su www.paginedidifesa.it :

 

 

Intervista pubblicata su l'Unità del 24 marzo 2007

 

Secondo il generale Antonio Satta, ex-comandante della Folgore, oggi a capo del contingente Nato nella Regione Ovest dell'Afghanistan, le truppe italiane non hanno bisogno di nuovi armamenti. Né il pericolo talebano è cresciuto in maniera particolarmente forte rispetto al passato, per quanto in alcune zone, in particolare la provincia di Farah, le infiltrazioni dei ribelli siano potenzialmente più pericolose. «Il centro di gravità della mia azione - dice - non sono i talebani, ma la ricostruzione e lo sviluppo del Paese in condizioni di sicurezza».

 

Generale Satta, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha manifestato la disponibilità del governo ad aumentare gli armamenti del contingente italiano in Afghanistan, se necessario. È necessario, secondo lei?

 

«In linea di principio no, perché la situazione tutto sommato è abbastanza buona nella regione Ovest, e credo non cambierà in futuro. L'armamento attualmente disponibile è adeguato alla situazione del momento. Ed è un armamento sufficientemente moderno e protettivo per quanto riguarda le esigenze attuali. Del resto è già previsto che nuovi assetti affluiranno in teatro. Mi riferisco specificamente ai due Predator (aerei da ricognizione senza pilota, ndr) che nel prossimo futuro dovrebbero essere dislocati qui, secondo quanto già deliberato. I Predator costituiscono un grosso ausilio allo scopo di incrementare la capacità di controllo e sorveglianza del territorio. Hanno una buona gittata e consentono di monitorare tutta la regione che ci viene affidata, supplendo alle carenze provocate dall'estensione del territorio e dalla sua difficile percorribilità. Di recente ci sono stati consegnati alcuni Vltm ("Veicoli da trasporto leggero multiuso", ndr) e altri devono arrivare. Hanno un fondale che resiste all'urto di otto chilogrammi di esplosivo, e ciò è particolarmente importante per difendersi da mine e Ied ("Congegni esplosivi improvvisati", ndr). Certo, se ci fosse la disponibilità, non direi di no all'invio di altri elicotteri oltre a quelli di cui già disponiamo. Il nostro contingente ha tre Chinook che garantiscono una certa capacità di trasporto, gli spagnoli hanno tre Cougar e due Medecar per l'evacuazione dei feriti».

 

Cito ancora il capo della Farnesina, secondo il quale i talebani stanno arrivando nella regione di Herat. È vero?

 

«Non so su che base il ministro abbia detto questo, né se la frase sia stata riportata correttamente. Posso dire che la minaccia esisteva prima, ed esiste tuttora. Non mi permetterei di negare che ci siano stati alcuni attentati. Per altro la situazione nella nostra regione è relativamente più calma. In questo la situazione non è cambiata, benché sia maggiore la preoccupazione nella parte meridionale della regione ovest, la provincia di Farah, a maggioranza etnica pashtun. Poiché esiste una certa attività dei ribelli nella regione sud confinante, l'attenzione si rivolge verso quella zona in maniera ancora più vigile di prima».

 

Parliamo allora della situazione a Farah, dove l'altro giorno è rimasto ferito un soldato del Col Moschin. Come la descriverebbe?

 

«Non è una novità che sia la zona più turbolenta nella Regione a me affidata. Lì si concentra l'80% della produzione d'oppio della regione Ovest. Ed è noto che in questo campo l'Afghanistan nel suo insieme ha, con il 90%, il primato della produzione mondiale. Il narcotraffico è legato alla criminalità, e anche in passato ha creato problemi. Ovviamente i talebani potrebbero giovarsi di una situazione turbolenta come quella provocata dal commercio della droga per infiltrarsi. Rendendo la situazione generale più pericolosa. La ricostruzione e lo sviluppo del Paese presuppongono condizioni di sicurezza. Ma è un circolo chiuso, perché se mancano ricostruzione e sviluppo viene meno la sicurezza. Trovare il giusto mix fra le due esigenze è determinante al fine di conseguire una progressione positiva».

 

Insomma, il vero pericolo è il papavero, mentre i talebani sono piuttosto un'incognita del futuro prossimo, almeno in questa parte di Afghanistan?

 

«I talebani sono un pericolo anche oggi, benché siano presenti in piccoli gruppi. Ma qui la loro pericolosità deriva dai legami con la delinquenza piuttosto che dall'estremismo religioso. Comunque la presenza talebana è un potenziale catalizzatore per ulteriori infiltrazioni».

 

Saprebbe quantificare la presenza talebana in quest'area?

 

«No, perché non si può identificare i talebani con una sorta di esercito. Se l'abitante di un villaggio trova conveniente legarsi ai talebani, diventa uno di loro. Il problema è far sì che ciò non avvenga. Buona parte della nostra attività non consiste nel combattere i talebani. Il mio centro di gravità non sono loro, ma la popolazione afghana. La nostra attività si concentra sulle esigenze della popolazione attraverso la ricostruzione e lo sviluppo. Perché solo la ricostruzione e lo sviluppo portano benefici alla popolazione. E in quel caso la popolazione diventa la nostra arma migliore. Non dico che si schierino con noi, perché magari prevalgono le resistenze di tipo culturale, ma quanto meno evitano che altri si infiltrino, perché non lo giudicano conveniente».

 

Talvolta si dubita che vi limitiate ad attività di perlustrazione, pattugliamento e ricognizione. In alcuni casi sembra che svolgendo questo tipo di interventi, vi siate poi trovati di fatto nel pieno di situazioni di combattimento. Cosa risponde?

 

«Se non ci fossero rischi, se non fosse necessario proteggere le nostre attività, noi militari non saremmo qui. Chiaramente, quando si identifica un'esigenza di sicurezza, garantirla comporta un rischio potenziale. È così da quando il governo ha deciso di schierare il contingente. Potenzialmente la minaccia esiste sempre. Bisogna tenere la guardia alta. Lo dimostra quanto avvenuto alcuni giorni fa nella provincia di Farah. I nostri, attaccati, hanno reagito. Noi agiamo in base alle regole d'ingaggio approvate dal Parlamento. I militari sono tenuti a difendersi, se aggrediti».

 

Le regole d'ingaggio sono chiare, il mandato è chiaro. Ma siete forse esposti a pressioni da parte dei comandi di altri contingenti, per andare oltre?

 

«No. Nell'ambito della Regione Ovest ognuno svolge la sua politica nell'ambito delle direttive dell'Isaf, la Forza internazionale a guida Nato. Le operazioni non si svolgono nel modo in cui sono interpretate da certe polemiche. Prendiamo la Prt (Squadra provinciale di ricostruzione mista civile-militare, ndr) di Herat. A causa delle distanze e del terreno accidentato, accade che i militari della Prt si rechino a svolgere certe attività di ricostruzione rimanendo fuori per vari giorni. La formula adottata in quei casi è che accanto alla componente umanitaria (i militari del Cimic che si occupano dei lavori, ndr), sia presente una componente addetta alla sicurezza. Questo inverno ad esempio bbiamo effettuato diverse operazioni chiamate Okab (Aquila). Sono interventi civili con protezione armata. Ma il termine operazione non implica ecessariamente un attacco militare».

 

Quali sono i compiti dei reparti speciali, come il Col Moschin e il Comsubin?

 

«Controllo del territorio, attività informativa a protezione di tutto il contingente, supporto alla polizia ed all'esercito afghani».

 

Servono più uomini?

 

«Penso che gli effettivi attuali siano adeguati. Non direi mai di no certamente all'invio di altri uomini per la ricostruzione e lo sviluppo, perché potremmo realizzare un maggior numero di progetti. Non avrebbe senso rifiutare, se ce lo proponessero. Ma non è un discorso relativo ad avere più unità o maggiori capacità militari».

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NON me ne frega niente del profilo basso.....io voglio la garanzia che i nostri soldati siano protetti ed in condizione di difendersi......Cmq anche le perdite aeree sovietiche sono state dovute sopratutto alla fornitura di missili spallegiabili stringer forniti dagi Americani ai talebani...

Il problema non è tecnico, ma politico...se a te non te ne frega niente del profilo basso, interessa a Prodi per non ferire la suscettibilità dell'ultra sinistra che non potrebbe capire e non accetterebbe dei Tanks in una missione di pace...

Modificato da SM79

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