Jump to content

il signor BUSH


dread
 Share

Per BUSH  

79 members have voted

  1. 1. Per BUSH

    • FAVOREVOLE
      32
    • SFAVOREVOLE
      39


Recommended Posts

Allora io mi chiedo: se l'Iraq ha armi di distruzione di massa, perchè non si invade l'Iran a questo punto? Non c'è 1 senza 2

 

Rileggi questo post, Rebel.

Troverai la risposta.

 

http://www.aereimilitari.org/fo...t=60entry5742

Scusa se ti rispondo solo ora ma non mi è arrivata la notifica :blink:

Comunque grazie del link.

Volevo chiederti inoltre cosa ne pensi dell'articolo che allego qui sotto tratto da AprileOL.

 

 

 

"Falluja brucia. Una comunità che muore

Falluja: si consuma una vergogna che riguarda tutto il mondo. Da giorni e giorni la città viene sistematicamente distrutta, dal cielo e da terra. Bombardieri Usa, tank potentissimi, distruggono ogni cosa. Più di metà delle moschee non ci sono più. La poche immagini che filtrano raccontano di case sventrate, macerie ovunque. Una città di circa trecentomila abitanti messa a ferro e fuoco. In tanti sono fuggiti. Nessuno ci dice dove, nessuno ci dice come vivono. Ma ce ne sono perlomeno più di cinquantamila che vivono fra le macerie, senza acqua, senza luce, con i morti che sono seppelliti dove capita, fino nel giardino di casa, gli ospedali distrutti, i feriti che nessuno cura più. Ci vorrebbero chirurghi per operazioni indispensabili se si vuole salvare la vita di una persona, di una donna, di un bambino, di un anziano.

Falluja, un deserto di morte. Anche un deserto di notizie. Nella società della comunicazione si è interrotta la comunicazione. C’eravamo abituati a vedere in diretta le immagini delle guerre. Scie colorate nella notte afghana segnavano il cammino di missili. Si potevano vedere da vicino i volti dei combattenti. A Falluja no. Off limits per i giornalisti, le troupe televisive. Neppure le tv arabe hanno avuto possibilità d’accesso. Ci sono solo fonti ufficiali, i giornalisti "embedded", pochi e fidati, i cui articoli sono rigorosamente controllati dai comandi militari. Quanti morti? Non si sa. Quanti civili uccisi in questi giorni terribili? Non si sa? Ma perché questo attacco così violento? Perché distruggere una città? La risposta di Rumsfeld, il capo del Pentagono, è precisa: dobbiamo portare a termine “il lavoro”. Qui si annidano i capi terroristi, Al Zarqawi in primo luogo. In realtà di questi capi fino ad ora non si è trovata traccia. Fonti vicine ai comandi militari sussurrano che i capi non ci sono, sono fuggiti. Insomma, si ripete la storia delle armi di sterminio di massa. S’invade l’Iraq ma le armi non ci sono. Si distrugge una città ma i capi dei terroristi non ci sono, forse non ci sono mai stati.

Falluja, la base dei terroristi. Consegnateli ha ordinato più volte il capo del governo fantoccio, anzi meglio sarebbe parlare di commissari per conto degli Usa. Ad Allawi è stato risposto che non ci sono. Niente da fare, bisognava terminare “il lavoro” ed ha autorizzato, si fa per dire, l’attacco dal cielo e da terra delle truppe Usa. Si parla di ventimila soldati, forse più che hanno preso d’assedio la città, che combatte casa per casa, che devono aprire la strada ai mezzi corazzati. Di fronte, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, non hanno solo un gruppo di terroristi.

Ci sono alcune migliaia di combattenti, si dice tremila, che rispondono a precisi comandi. Vogliamo chiamarla guerriglia. Bene, vuol dire che ci sono forze organizzate, che resistono, che colpiscono, poi si ritirano, contrastano con i mezzi della guerriglia un esercito di ventimila uomini dotati delle armi e delle apparecchiature più sofisticate. Sempre secondo fonti militari riportate da giornalisti sottoposti a censura, si può supporre che questi guerriglieri, si stiano spostando da Falluja verso altre località. In effetti, ogni giorno si sviluppano azioni di guerriglia in questa o quella città. Ci sono anche occupazioni che durano qualche giorno. Poi la guerriglia si sposta, diventa imprendibile. Su un altro versante sequestri, rapimenti, accompagnano, con inaudita crudeltà, la guerriglia. Proprio ieri sono stati rapiti tre famigliari di Allawi.

Distrutta Falluja, con prezzo altissmo pagato dalla popolazione come denuncia anche l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, quale altra località sarà messa a ferro e fuoco, inseguendo Al Zarqawi? Quando si cominceranno a contare i morti, di tutte le parti, iracheni e non? E chi, folgorato sulla via di Damasco, ha riscoperto i valori religiosi, cristiani, cattolici ed ogni giorno li vende in tutte le salse, non ha niente da dire. E la pietà che di questi valori è cardine dove è finita? Forse nel mercato delle guerre preventive e nell’irrisione dei pacifisti senza se e senza ma, di coloro che non credono ci siano guerre giuste. E cosa hanno a che vedere i bombardamenti che spianano la strada alle truppe di terra, con le possibili operazioni di polizia militare con le quali prevenire e combattere il terrorismo? E i nostri soldati in base a quali valori cristiani si fanno restare in Iraq? Niente. I valori cui si richiama lo show (avanspettacolo di quarto ordine) della compagnia Pera-Buttiglione-Ferrara sono morti. A Falluja."

Link to comment
Share on other sites

  • Replies 133
  • Created
  • Last Reply

Top Posters In This Topic

inutile evidenziare la provenienza COMPLETAMENTE pacifista dell'articolo, se non trapelano notizie come fannoa a sapere che più della metà delle moschee sono distrutte e i morti vengono seppeliti nei giardini di casa?

e poi non ho capito una cosa nell'ultima parte dell'artcolo si dice che sarebbe dovuta avanzare al polizia militare?a quale scopo, un massacro?

Link to comment
Share on other sites

A Falluja si combatte, è il nido di centinaia se non migliaia di guerriglieri.

 

Mi pare normale che lì la situazione non sia rosea.

Di certo non credo che a Falluja si costruiscano scuole, in questo momento...

 

Che poi i capi dei guerriglieri siano fuggiti, è un altro discorso.

 

Osama e company sono molto bravi a invasare i giovani a immolarsi come kamikaze, ma a quanto pare loro alla vita ci tengono eccome...

alla faccia di Allah e del suo paradiso...

 

In ogni modo, l'IRAK è un paese di 25 milioni di abitanti e 437.000 km2 (l'Italia è grande circa 300.000 km2), per cui non mi sembra una gran cosa se in un paese così grande sono rimaste ormai solo pochissime città in cui si verificano situazioni di tensione.

In pratica ci sono gli attentati a Bagdad, la situazione di Falluja, combattimenti a Mosul, qualche azione di poco conto a Kirkuk, Baiji, Hilla e Hawija.

Sono tutte cittadine del Nord, dove è più forte la presenza dei sunniti e dove la vicinanza dei confini con l'Iran e la Siria consente una certa libertà di movimento ai guerriglieri.

 

Si deve poi considerare che le forze USA (e alleati) contano circa 200.000 uomini, comprese le forze navali e aeree, il che significa che il personale di terra operativo è nell'ordine dei 100.000 soldati circa.

Non si può "occupare" realmente una nazione così grande con un numero così esiguo di forze.

 

Per confronto in Vietnam si impegnarono oltre mezzo milione di uomini per un paese che era 4 volte più piccolo... e la situazione militare era molto, ma molto peggiore...

 

Ormai in Irak, tolta di mezzo Falluja, resta solo il rischio attentati, e sono convinto che finchè l'IRAN resterà impunito gli attentati continueranno.

Ma è questione di tempo...

Link to comment
Share on other sites

non sono pessimista come rebel pilot su bush perchè ho già visto quello che ha scritto gianni e un pò ho riflettuto su una guerra che all'inizio consideravo scandalosa.

comunque come rebel non posso essere felice per la riconferma di quel..............

politico.

Link to comment
Share on other sites

  • 1 month later...
Approposito della politica estera americana, chi si ricorda che Bush nella sua prima campagna, indicava più isolazionismo per gli USA, praticamente la strada opposta a quella che è stato costretto a perseguire dopo il 9/11?

 

Chi si ricorda alzi la mano :adorazione:

Io alzo la mano!!!! :okok:

Me lo ricordo eccome

Link to comment
Share on other sites

Bhè... a parte la facciata e la necessità di coinvolgere e ottenere la cooperazione internazionale, gli USA dopo l' 11 settembre si sono davvero isolati, come non era mai successo prima.

 

"Apertura" non significa (solo) cooperare sul piano militare o internazionale, ma anche e soprattutto garantire nel proprio paese la libera circolazione e ingresso degli stranieri e il libero mercato dall'estero.

 

Oggi entrare in USA è davvero complicato, e fare affari lo è ancora di più, considerata la debolezza del dollaro che disincentiva le vendite in USA e la politica economica americana che tende a instaurare rapporti commerciali solo con quei paesi che si sono dimostrati amici o consenzienti alla loro politica estera.

Link to comment
Share on other sites

ragà non so se avete visto il film-documentario di Micheal Moore "FARENHEIT 9/11"...

io vi inviterei a vederlo anche perchè fa vedere le cose da un altro punto di vista...!

io non so se quello che si dice nel film sia tutto vero ma, secondo me, un minimo di verità ci deve essere....

ad esempio i rapporti amichevoli che la famiglia Bin Laden aveva con la famiglia Bush non possono essere un invenzione, oppure i grandi interessi economici che la famiglia bin laden aveva negli USA (pensate al Carlyle Group, o agli investimenti dei bin laden nelle aziende allora dirette dall'attuale presidente Bush..)

per non parlare dei brogli elettorali fatti da Bush nelle precedenti elezioni (vedi caso Florida..) :blink:

 

se vi capita vedete il documentario...

 

ciao

Link to comment
Share on other sites

Quel film è un vero e proprio atto di propaganda anti-Bush e antiamericano.

 

Che Bin Laden sia stato un furbacchione che ha coltivato i suoi interessi anche in USA, è fuor di dubbio.

 

Che Bin Laden possa essere servito anche agli americani, in passato, come sostengono alcuni, è plausibile.

 

I "giochi" dei servizi segreti sono tanti, i vecchi nemici diventano amici e viceversa, secondo quello che richiede la situazione e gli interessi nazionali.

 

Peraltro non dimentichiamo che la famiglia Bush è una famiglia di petrolieri, e Bin Laden era un ricco sceicco dell'alta società araba: non c'è da stupirsi che abbia avuto rapporti d'affari con i Bush.

 

Semmai i rapporti tra arabi e americani testimoniano il fatto che gli americani non hanno mai avuto il dente avvelenato con i palestinesi, ma semplicemente perseguivano degli interessi strategici in Medio Oriente.

 

La vera domanda da porsi è come mai Bin Laden, a un certo punto della sua vita, è diventato così anti-americano.

Chi lo ha spinto in questa direzione?

Bin Laden non è una mente, è solo un povero fanatico che agisce sulla base di direttive che gli arrivano da ben altri cervelli.

 

Organizzare un attentato come quello dell'11 settembre, o anche quelli che hanno provocato la caduta del governo di centro-destra spagnolo, richiede una regia che non può essere opera di un singolo pazzoide.

Link to comment
Share on other sites

La vera domanda da porsi è come mai Bin Laden, a un certo punto della sua vita, è diventato così anti-americano.

Chi lo ha spinto in questa direzione?

Bin Laden non è una mente, è solo un povero fanatico che agisce sulla base di direttive che gli arrivano da ben altri cervelli.

 

Organizzare un attentato come quello dell'11 settembre, o anche quelli che hanno provocato la caduta del governo di centro-destra spagnolo, richiede una regia che non può essere opera di un singolo pazzoide.

Questa è una bella domanda, ma che mi inquieta non poco :blink::ph34r:

Link to comment
Share on other sites

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Loading...
 Share


×
×
  • Create New...