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Venezuela - TOPIC UFFICIALE


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SI CONSOLIDA IL LEGAME ITALIA-VENEZUELA

 

Venerdì la delegazione italiana, composta da Stefano Stefani, Franco Narducci e Micaela Biancofiore, ha incontrato cinque parlamentari venezolani e il presidente Hugo Chàvez

 

CARACAS – Si sono svolti venerdì all’insegna dell’amicizia e della cooperazione fra l’Italia e il Venezuela gli incontri della delegazione della Commissione Affari esteri della Camera dei deputati con i parlamentari venezolani.

 

Inatteso e gradito l'incontro con il presidente del Venezuela: Stefano Stefani (Lega Nord), Franco Narducci (Pd) e Micaela Biancofiore (Pdl) hanno infatti stretto la mano a Chavez, al termine del discorso tenuto nel parco del Calvario dopo la messa per commemorare la rivolta popolare detta il “Caracazo” del 27 febbraio 1989.

 

Il presidente della Commissione Affari esteri Stefani ha colto l’occasione per esprimere a Chávez i forti sentimenti di amicizia del governo di Silvio Berlusconi e si è congratulato “per il successo del referendum”. Dal canto suo, Chávez, dopo aver sottolineato: “la rinascita che vive oggi l’America Latina e che definisco rivoluzione”, ha mandato un saluto al presidente del Consiglio italiano e sperato che presto una delegazione venezolana possa recarsi in Italia, paese considerato amico.

 

Inoltre Stefani ha sostenuto la somiglianza fra determinate prese di posizione di Chávez e del segretario della Lega Nord Umberto Bossi riguardo all’importanza della storia di un popolo, affermando che anche il partito leghista “è un partito popolare e non è né di destra, né di sinistra”.

 

Diversamente dalla visita degli eurodeputati prevista per questa settimana e rifiutata dalle autorità venezolane, la delegazione italiana è stata accolta con calore dai parlamentari venezolani nel salone del Bicentenario dell’Assamblea.

 

Da ricordare che il presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Pötteringla ha recentemente condannato l’espulsione dal territorio venezolano del deputato Luis Herrera che aveva denunciato la mancanza di trasparenza del referendum del 15 febbraio. E questa non è stata la prima condanna dell’operato del governo venezolano da parte dell’organo legislativo europeo.

 

Nell’intervento che ha voluto fare in spagnolo, Stefani, durante l’incontro con i parlamentari venezolani, ha detto che: “all’estero si dice che in Venezuela non vi è democrazia. Vi è una grossa mancanza di informazione a livello mondiale sul sistema venezolano, come succede per l’operato del partito della Lega Nord”.

 

Dopo aver sottolineato l’origine italiana del 10 per cento della popolazione venezolana, Stefani ha affermato che “il Venezuela, stato democratico sociale di diritto e giustizia, è un partner strategico per l’Italia a livello globale. La finalità della visita è anche quella di rafforzare le relazioni fra parlamentari”.

 

Il deputato Calitxo Ortega, membro della commissione di Politica estera, ha risposto all’intervento di Stefani esprimendo “affetto verso il paese da cui sono emigrati in tanti verso il Venezuela e oggi sono parte di questo paese”. Anche il vicepresidente dell’Assemblea legislativa José Albornoz ha ricordato come “corra sangue italiano nelle vene dei venezolani”. “Siamo in un processo di allontanamento dall’Europa ed è fondamentale per noi la cooperazione con l’Italia, in particolare in materia tecnologica – ha concluso -. Ci auspichiamo che si formi un Gruppo di parlamentari italiani amici del Venezuela come il nostro”.

 

Tra i vari temi di politica internazionale trattati durante la riunione Stefani e Albornoz hanno coinciso nella necessità di costruire una nuova “governance” mondiale e di modificare la struttura del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

 

Dopo aver scherzato sul freddo della sala dovuto all’aria condizionata a cui gli italiani non sono abituati, Narducci ha posto l’accento sull’amicizia fra Italia e Venezuela. Partendo dalle origini del legame fra i due paesi, ha ricordato “l’accoglienza ricevuta dai migranti italiani” arrivati a partire dalla fine dell’800 sulle coste venezolane e considerato “il Venezuela un modello di integrazione e inclusione sociale”. Per quanto riguarda il tema dell’insicurezza e dei sequestri ha espresso la preoccupazione della comunità italiana e ricordato la disposizione dell’Italia a collaborare nella lotta contro la criminalità.

 

La segretaria della Commissione Biancofiore ha sostenuto dinanzi al Gruppo parlamentario di Amicizia fra Italia e Venezuela che: “Il Venezuela è orgoglioso del proprio sistema democratico, ma all’estero il messaggio arriva distorto. Noi – ha inoltre affermato - apprezziamo gli sforzi fatti dal governo venezuelano nei quartieri umili per costruire infrastrutture, scuole e ospedali”. Anche lei ha concluso il suo intervento esprimendo la forte preoccupazione della comunità italiana in Venezuela per il flagello dei sequestri di persona e, a suo parere, l’accanimento contro gli imprenditori italo-venezolani.

 

Pienamente consapevole del grave problema dell’insicurezza e premettendo che il Venezuela ha 3 mila kilometri di frontiera con la Colombia, Ortega ha risposto che “la pratica dei sequestri è stata portata nel nostro paese dalla guerriglia della Farc e dal narcotraffico ed è in progetto la creazione di un nuovo corpo speciale della polizia per i sequestri”.

 

Il deputato Elvis Amoroso, di origini italiane e presidente del Gruppo parlamentario di Amicizia, ha detto alla Voce che “l’incontro con la delegazione italiana è stato molto soddisfacente perché si sono consolidate le relazioni commerciali, politiche, sociali, culturali e industriali fra i due paesi e si sono potute smentire le informazioni false sul Venezuela che sono prodotte dall’opposizione”.

 

Al termine della riunione a porte aperte, l’Ambasciatore d’Italia in Venezuela Luigi Maccotta ha espresso alla Voce la sua soddisfazione per l’esito dell’incontro e sostenuto riguardo al tema dei sequestri: “il miglior modo affinché la comunità italiana stia tranquilla è che i governi e le istituzioni abbiano buoni rapporti. Non è vero che gli italiani sono presi nel mirino dei sequestri: è un errore dire che sequestrano solo italiani. Vi è una presa di coscienza del problema da parte delle istituzioni venezolane e – la prova della cooperazione disposta dall’Italia: - inizia domani un corso di formazione sulla strategia antisequestro di 60 poliziotti venezolani da parte di 5 ispettori che vengono dall’Italia. Più di questo noi non possiamo fare”.

 

Nel pomeriggio la delegazione è stata ricevuta dal viceministro degli Affari esteri per l’Europa Alejandro Fleming e si è discusso delle aspettative a livello mondiale che ha creato l’elezione come presidente degli Stati Uniti di Barack Obama e del ruolo del Venezuela e dell’Italia nella pacificazione nei territori palestinesi.

 

Barbara Meo Evoli 02/03/2009//La Voce d´Italia

 

http://www.voce.com.ve/verdestaques1.php?id=466

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Aereoporti? Non ci servono aeroporti abbiamo tanti chilometri di autostrade...

Buone notizie per l'Italia. Per fortuna la nostra politica estera la fa l'Eni http://www.eni.it/it_IT/media/comunicati-s...municati-stampa

 

A me risulta che il cocainomane fosse un certo George W Bush, c'è una bella differenza fra la cocaina e la foglie di coca http://www.youtube.com/watch?v=FEiKdTSbCbY

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Autopistas en lugar de aeropuertos....interessante Sandrin, se non fosse per il fatto che preparare quella autostrada all'uso aeroportuale ha richiesto una preparazione di un mese. Se gli USA decidessero mai di attaccare il Venezuela per rovesciare il regime di Chavez, certamente non gli darebbero un mese di tempo di preavviso...(baso la mia opionione sulla storia, visto che preavvisi non sono stati dati nè a Granada, nè a Panama). E anche nell'ipotesi riuscissero a spostare i velivoli decentrandoli su autostrade: davvero pensi che i satelliti e aerei spia USA avrebbero difficoltà a trovare quei 30 aeroplanini?!

 

La verità è che qui diverse persone ti hanno dimostrato che le cose che hai scritto appartegono principalmente all'alveo delle castronerie....e ogni volta che replichi eccependo questo o quello puntualmente ti viene proposta la contro-analisi, ben più accurata e ancorata alla realtà.

 

Ora: tu puoi lecitamente pensare che Lìder Chavez ha le potenzialità di confrontarsi militarmente con gli Stati Uniti, ma se speri che tali affermazioni vengano prese con serietà....beh....allora altrettanto lecitamente è giusto che tu sappia che non sarà mai così: con queste affermazioni ti stai solo coprendo di ridicolo. Se ti va, continua pure!

 

Infine: se pensi che masticare foglie di coca non abbia effetti psicotropi sei decisamente disinformato! Qualsiasi medico legale ti indicherà i seguenti effetti (che rientrano a pieno titolo fra quelli psicotropi): accentuazione della reattività fisica e mentale, riduzione del senso di fatica e riduzione dello stimolo ad addormentarsi e della fame e sete (le foglie di coca venivano distribuite agli schiavi proprio in virtù di queste loro caratteristiche).

 

Sandrin, sarebbe bello se lo scibile del mondo fosse interamente pubblicato su youtube....

Edited by paperinik
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  • 4 weeks later...

Ecco un altra performance nazionalista del pagliaccio bolivariano :asd:

 

RIO DE JANEIRO — Giù Cristoforo Colombo, simbolo del genocidio, in alto Manuel Marulanda, «eroe delle Americhe». Nell'album dei simboli di Hugo Chávez, tutta la storia va riscritta e non c'è nulla di meglio che intervenire sui monumenti di Caracas. Per il navigatore genovese non è la prima volta: già nel 2004, proprio il 12 ottobre, una statua venne abbattuta a cura di un gruppo di scalmanati chavisti, ispirati dalla celebre caduta di Saddam dal piedistallo, a Bagdad. I tre ragazzi passarono poi qualche ora in un commissariato. Stavolta invece la rimozione è ufficiale, con tanto di sigillo presidenziale. La seconda statua di Colombo si trovava nel parco El Calvario, nel centro della capitale. È stata tolta giorni fa dall'ente Fundapatrimonio, insieme a molte altre, per essere restaurata.

 

Dalla tv è poi arrivato l'ordine perentorio: Colombo non deve tornare al suo posto. «Che ci stava lì a fare quella statua? È stato il capo di una invasione che ha prodotto il genocidio più grande della storia — ha tuonato Chávez —. Mettiamo piuttosto un indio oppure una india, che ci indichino la strada verso la liberazione dei popoli, la strada verso il socialismo!». Il richiamo alle origini indigene del Venezuela, evidente nei tratti somatici del suo comandante, fa parte ormai da anni del discorso bolivariano. Il 12 ottobre, festeggiato in tutto il continente americano, si chiama ora «Giornata della resistenza indigena». Il chavismo, insieme agli eroi della guerra di liberazione dalla Spagna, venera i capi indigeni che tentarono di resistere all'invasione, come il leggendario Guaicaipuro, al quale è stato dedicato il programma governativo di salvaguardia delle ultime tribù amazzoniche. Anche sui libri di testo per le scuole, negli ultimi tempi, si è intervenuto per riequilibrare l'epopea della scoperta dell'America a favore dei concetti di conquista e invasione.

 

«Discutibile» ha definito la decisione lo storico Elias Pino Iturrieta: «La storia non si rimuove. Da quell'imposizione crudele veniamo tutti noi americani, perfino i parametri morali che usiamo per condannarla ci vengono dall'Occidente». Il sindaco di Caracas ha precisato che la statua non aveva alcun valore artistico. L'altro Colombo abbattuto, che dominava la centrale Plaza Venezuela, è da anni in un deposito e non si conosce il suo destino. Ben più stravagante, e polemica, è stata invece la decisione di un quartiere superchavista di Caracas di innalzare un busto a Manuel Marulanda «Tirofijo», per mezzo secolo leader delle Farc colombiane, scomparso lo scorso anno. Il monumento saluta «l'eroe insurrezionale della Colombia di Bolívar», lo stesso che per il Paese vicino è stato invece il leader crudele di una organizzazione terrorista. In quell'occasione Chávez non intervenne, e l'allora sindaco Freddy Bernal disse di partecipare all'inaugurazione come «rivoluzionario» e non come politico. Le reazioni in Colombia furono feroci, come in tutte le occasioni nelle quali Chávez saluta i guerriglieri come «compagni bolivariani». L'episodio più polemico fu dopo la morte di Raul Reyes, colpito dall'aviazione colombiana in Ecuador: quel giorno Chávez chiese un minuto di silenzio e poi minacciò la Colombia spedendo truppe alla frontiera.

 

Rocco Cotroneo

29 marzo 2009

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che pagliaccio... senza Colombo lui manco esisteva :asd:

 

comunque è una roba da JDAM innalzare un busto ad "eroe" delle FARC... potevano fare un monumento alla bamba, era maggiormente condivisibile :asd:

Edited by vorthex
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Guest intruder
Non capisco che male c'è, è un dato storico che Colombo abbia ordinato lo sterminio di popolazione indigene.

 

Detesto Colombo con quanta forza ho in corpo: avido, corrotto, assomiglia a certi politicanti italiani del giorno d'oggi. Ma nei pochi anni che passarono fra la "scoperta" dell'America e la sua messa fuori gioco per le lotte di potere interne ai colonialisti spagnoli, non può aver fatto tanti danni. Le popolazioni mesoamericane non furono sterminate né da Colombo né da altri, ma, piuttosto, dalle malattie che gli spagnoli portarono con sé nel Nuovo Mondo. L'Impero Azteco crollò per il vaiolo, non per i fucili di Cortès.

 

A parte questo, in quell'epoca chiunque ordinava stermini senza pensarci troppo sopra, né mi risulta che i nativi americani si comportassero tanto meglio degli europei coi loro simili (del resto, molte imprese coloniali europee non sarebbero mai riuscite senza l'appoggio di questa o quella popolazione locale contro chi, magari, li opprimeva peggio degli spagnoli o dei francesi).

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Detesto Colombo con quanta forza ho in corpo: avido, corrotto, assomiglia a certi politicanti italiani del giorno d'oggi. Ma nei pochi anni che passarono fra la "scoperta" dell'America e la sua messa fuori gioco per le lotte di potere interne ai colonialisti spagnoli, non può aver fatto tanti danni. Le popolazioni mesoamericane non furono sterminate né da Colombo né da altri, ma, piuttosto, dalle malattie che gli spagnoli portarono con sé nel Nuovo Mondo. L'Impero Azteco crollò per il vaiolo, non per i fucili di Cortès.

 

Beh beh beh.....e su questo c'è molto, moltissimo da opinare (lo scrive chi in Messico c'ha vissuto -e studiato- per anni).

 

Le malattie (dalla semplice influenza fino all'influenza) hanno certamente copito e decimato le popolazioni autoctone pre-colombine, ma sostenere che i "fucili" (intesi quale espressione della superioritò militare, non numerica ma qualitativa) di Cortes (anzi dei suoi luogotenenti) non abbiano avuto ruolo è totalmente falso e antistorico.

 

Tornando in argomento....

 

@Topgun se tu reputi sensato l'abbattimento della statua di colui che nel 12 Ottobre del 1492 ha cambiato (involontariamente o meno) il corso della storia dell'uomo, evidentemente hai qualche probelma nel comprendere qual'è il significato intrinseco del concetto di "storia dell'umanità".

 

Quelli che buttano giù le statue lo fanno o per ignoranza o per oppressione.....in Venezuela lo si fà per entrambe le cause.

Edited by paperinik
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Guest intruder
Le malattie (dalla semplice influenza fino all'influenza) hanno certamente copito e decimato le popolazioni autoctone pre-colombine, ma sostenere che i "fucili" (intesi quale espressione della superioritò militare, non numerica ma qualitativa) di Cortes (anzi dei suoi luogotenenti) non abbiano avuto ruolo è totalmente falso e antistorico.

 

 

During the siege of Tenochtitlán in 1520, the population was not only low on food but dying of smallpox. 25% of the empire is said to have been lost to the disease alone. But more importantly, the Aztec chain of command was in ruins. The emperor, Cuitláhuac, died of smallpox, along with many of the leaders of the army.

 

http://www.aztec-history.com/fall-of-the-aztec-empire.html

 

Se poi vogliamo parlare di armi, più che i fucili (all'epoca non più letali di una lancia o di un arco) contarono le tattiche in battaglia, gli aztechi muovevano in reparti rigidi, se cadevano gli ufficiali tutto sbandava, mentre gli spagnoli, che più che soldati erano una masnada di avventurieri ognun-per-sé-dio-per-tutti, erano abituati a fare gli one man band, se cadeva il capo gli altri continuavano a combattere.

 

E comunque, Cortès non era il macellaio che ci hanno tramandato. A differenza di Pizarro (lui, sì, fervente sterminatore), vinto l'impero azteco si interessò ai nativi e alla loro cultura. Certo, coi sistemi dell'epoca, chiedendo frati per convertirli e roba del genere, non sempre gradita. Proibì il sacrificio umano e il cannibalismo, largamente praticati (si dice fece importare i maiali perché il sapore della loro carne ricordava ai nativi quello umano...), represse le ribellioni coi metodi dell'epoca. Ma non sterminò, a differenza di altri, venuti dopo di lui.

Edited by intruder
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Se poi vogliamo parlare di armi, più che i fucili (all'epoca non più letali di una lancia o di un arco) contarono le tattiche in battaglia, gli aztechi muovevano in reparti rigidi, se cadevano gli ufficiali tutto sbandava, mentre gli spagnoli, che più che soldati erano una masnada di avventurieri ognun-per-sé-dio-per-tutti, erano abituati a fare gli one man band, se cadeva il capo gli altri continuavano a combattere.

 

E comunque, Cortès non era il macellaio che ci hanno tramandato. A differenza di Pizarro (lui, sì, fervente sterminatore), vinto l'impero azteco si interessò ai nativi e alla loro cultura. Certo, coi sistemi dell'epoca, chiedendo frati per convertirli e roba del genere, non sempre gradita. Proibì il sacrificio umano e il cannibalismo, largamente praticati (si dice fece importare i maiali perché il sapore della loro carne ricordava ai nativi quello umano...), represse le ribellioni coi metodi dell'epoca. Ma non sterminò, a differenza di altri, venuti dopo di lui.

 

Sul fatto che Cortes non fosse un carnefice l'avevo anticipato quando alludevo ai suoi luogotenenti.

 

la storia delle malattie come vera causa della sconfitta dell'impero azteca non regge per il semplice fatto che l'armata con cui Cortes si presentò a Tenochtitlàn, circa 100.000 unità, era composta solo per il 2% da spagnoli. La stragrande maggioranza erano indigeni di altri civiltà limitrofe che avevano il dente avvelenato con gli Aztechi (popolo di guerrieri cruenti) perchè per lungo tempo avevano sopportato il loro sanguinoso dominio. Quindi le malattie trasmesse dagli spagnoli, che sicuramente incisero sulle popolazioni mesoamericane, colpirono tanto gli "alleati" tanto i "nemici" degli spagnoli.

 

Il fatto è che in battaglia gli spagnoli erano fortemente avvantaggiati dalla tecnica: gli elmi e le pettorine in metallo offrivano ottima resistenza contro le punte di obsidiana (minerale largamente utilizzato come la selece per fabbricare armi primitive), le loro spade finemente forgiate non si spezzavano, disponevano della cavalleria (già di per sè il cavallo incuteva timore visto che non era conosciuto) per rompere le fila nemiche, applicavano strategie di combattimento, conoscevano l'effetto dell'assedio e disponevano degli archibugi e della polvere da sparo (che oltre alla letalità avevano un effetto psicologico devastante)...

 

Cmq chiudo l'OT, visto che hai opportunamente chiarito.

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segnalo che su PdD c' è un bel intervento di Ebonsi sulla conquista delle Americhe per chi avesse la pazienza di cercarlo ne consiglio la lettura (lo posterei io ma non lo trovo più :( )

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Apro l'OT: ma PdD è morto? :blink:

 

Cercando con google cos'è questo accidenti di PdD cui tutti fate cenno :blushing: ecco cosa ho trovato...

 

16.03.2009 Le pubblicazioni di PdD sono sospese a tempo indeterminato PdD

:rolleyes:

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Stupendo forum invece, peccato che abbia chiuso. La chiusura di PdD è esattamente il motivo per cui io, Little Bird e Enrr abbiamo aperto un forum "sostitutivo". Molta della gente che scriveva su PdD si è trasferita li.

INDIRIZZO

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potevano trasferirsi qui visto che siamo un forum con lo stesso tipo di argomenti

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