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Cina - Topic Ufficiale


Psycho
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leggevo su LaStampa della settimana scorsa che il governo cinese punta a far crescere i consumi interni come reazione alla riduzione di esportazioni per via della crisi.

 

Sapete niente al riguardo?

 

l'importante è che non inizino ad usare la carta igienica....altrimenti addio amazzonia|

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Si, avevo letto anche io sulla Stampa, all'epoca del picco delle notizie sulla recessione, che la Cina pensava di incrementare i consumi interni, per non vincolare la sua crescita alle esportazioni che logicamente hanno subito una flessione con il recente tracollo mondiale.

 

Il problema è che la Cina spinge per uno sviluppo forzato, che porta delle conseguenze, come ad esempio i disordini di questi giorni repressi col sangue (più di 150 vittime).

 

Qui non potrebbe essere tollerabile un esempio del genere, se sta bene a loro, c'è del marcio.

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Mah la questione uigura è indipendente dallo sviluppo quanto ai consumi interni è una questione spinosa perchè se alzano gli stipendi diventano meno competitivi visto che non hanno ancora competenze pregiate e possono puntare solo sul basso costo del lavoro.

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Sarà una questione diversa dalla crescita dei consumi interni, ma non dal punto di vista dello sviluppo.

 

Alla Cina serve quella zona perchè sotto i piedi degli uiguri c'è un quarto del carbone cinese, e se secessionano sono guai.

 

Hanno costruito la ferrovia per fare arrivare cinesi a frotte, un pò come hanno fatto per il Tibet di recente, sono che gli è sfuggito che li non sarebbero stati pacifici come loro, e che invece si sarebbero scannati a morte.

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Se la notizia è vera, la dice lunga sul caratterino di quella gente.

 

AGI) - Pechino, 9 lug. - Le peggiori violenze scoppiate in Cina dai tempi di Tiananmen sono scoppiate per un malinteso, provocato da una giovane di etnia han. Secondo l'agenzia di Stato Xinhua, all'origine dei violenti scontri c'e' un episodio accaduto il 26 giugno, quando una 19nne, Huang Cuilian, operaia in una fabbrica di giocattoli a Canton, entro' per errore in un dormitorio di giovani uiguri che lavoravano come lei nell'azienda: "La ragazza si e' sentita persa", ha raccontato una testimone, "ha cominciata a urlare nel vedere gli uiguri e quando qualcuno ha cercato di scherzare, lei e' scappata via correndo". Allarmati dale grida della giovane, gli operai di etnia han sono accorsi sul luogo, quando lei gia' non c'era piu', e si sono scontrati con gli uiguri. Una vera e propria battaglia, terminata con due morti e piu' di cento feriti. E a quel punto il focolaio di violenza si e' trasferito nel lontano Xinjiang: il 5 luglio, circa 300 giovani uiguri hanno organizzato una marcia nel centro di Urumqi per chiedere informazioni sull'incidente e la punizione dei responsabili del linciaggio dei loro correligionari. Il resto e' storia.

 

http://www.agi.it/estero/notizie/200907091...contri_xinjiang

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Vabbè i malintesi succedono dappertutto, ma che da questo fatto siano generati centinaia di morti fa capire come la tensione sia sempre, e comprensibilmente, ad un livello inaccettabile.

 

Daltronde la Cina sta applicando lo stesso metodo usato dai Russi in seno all'URSS, con l'immigrazione di coloni per costituire la maggioranza relativa all'interno di terre non loro e questo non può che portare problemi.

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...l’alluvione migratoria della schiacciante etnia han verso una terra ricca di giacimenti di petrolio, di gas, di minerali. Nel 1949, su una popolazione globale di poco meno di cinque milioni, i cinesi han erano appena trecentomila. Prima ancora, cinese era soltanto il mandarino, il governatore, l’esattore, l’usuraio, il signore della guerra. Nell’anno del mio soggiorno erano già cinque milioni contro altrettanti cinque di uiguri. Oggi il rapporto è raddoppiato anche se, nella sostanza, è rimasto paritario: circa dieci milioni contro dieci. Ma si tratta, purtroppo, come stiamo vedendo in questi giorni, di milioni in gran parte radicalizzati dall’una e dall’altra parte: molti i fondamentalisti tra gli uiguri musulmani, moltissimi i nazionalisti tra i cinesi han. La cinesizzazione modernizzatrice, ma fomentatrice al tempo stesso di discordia e d’invidia sociale, ha prevalso nel governo delle istituzioni regionali, municipi, sedi di partito, camere di commercio, grandi e medie aziende. La capitale Urum-qi, due milioni e mezzo d’abitanti, è ormai più cinese che uigura. S’aggiunge poi al tutto la nevrosi di frontiera. Ancora nelle epoche in cui non si vedevano nel Nord-Ovest molti cinesi, i signori di Pechino consideravano quell’Estremo Occidente come un valico invitante alle invasioni da Alessandro Magno fino ai russi zaristi e sovietici. All’istinto millenario di ogni han è rimasto sempre presente un vecchio monito: «Se lo Xinjiang è perduto, la Mongolia è indifendibile e Pechino è vulnerabile». Le sorti dello Xinjiang, la sua prosperità, sono ormai inscindibilmente legate ai ritmi e ai successi del continente cinese nel suo complesso. Così come le sorti del continente restano, più che mai oggi, notevolmente legate alla stabilità politica dello Xinjiang e alla convivenza pacifica tra le due maggiori etnie che ne compongono il frantumabile mosaico.

 

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion...45379girata.asp

 

Non sono in grado di dire quanto sia possibile una secessione, ma se immagino una situazione del genere in Italia, capisco perchè c'erano motivi per far correre Hu Jintao.

 

Ancora sulla scintilla che avrebbe provocato il tutto,

 

http://www.corriere.it/esteri/09_luglio_10...44f02aabc.shtml

 

quasi incredibile.

Edited by -{-Legolas-}-
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  • 7 months later...

RIPORTO UN MIO POST PRESO DA UN ALTRO TOPIC

La situazione attuale del sistema paese Cina può essere sintetizzata così :

 

La Cina è un paese in cui il primo mondo, il secondo mondo, e il terzo mondo coesistono insieme

 

Le cosidette "città di prima linea" (一线城市), Pechino, Shanghai, Shengyang, Shenzhen, Canton ecc.. sono le città a più alto reditto e con le più moderne infrastrutture e servizi, nonchè con apparato industriale più sviluppato.

Questi sono luoghi che attragono i maggiori flussi immigratori dal resto del paese.

 

Dopo di che ci sono le cosidette "città di seconda linea" (二线城市) che sono anche meno conosciute delle prime come ad esempio "Wuhan", "Chonqing" (vi dice niente?), i quali sono relativamente meno sviluppati da tutti i punti di vista.

Verso queste città, attualmente si stanno trasferendo molte delle produzioni a bassa qualificazione della manodopera, con lo scopo di consolidare nelle città di prima linea imprese 'upgradate' capaci di competere sul mercato internazionale con prodotti di alto livello.

 

 

Infine, c'è il "Far West cinese" (西部地区) dove, la densità di popolazione non è nemmeno lontanamente paragonabile alle aree orientali, e dove l'industrializzazione si è avviata da poco e in misura minore. Ci sono delle eccezioni però, ad esempio, nella città di Lhasa il reditto medio è secondo solo a Shanghai, in modo da incoraggiare l'immigrazione verso quelle terre.

 

Ciascuna area poi, contiene le sue aree centrali e aree periferiche.

 

Come ho già accennato lo sviluppo non è uniforme, e ciascuna area ha un ruolo differente all'interno del paese.

Ad esempio, a fronte di un GDP nazionale medio conseguito nel 2008 di +9%, nell'area di Canton si è registrato un valore prossimo allo zero (non ricordo quanto) per via del calo dell'export, mentre a Chonqing si è registrato un +14% (il più alto su scala nazionalle).

Cmq, il primo mondo è Pechino (e dintorni), non a caso, di pechinesi immigrati all'estero c'è ne sono pochissimi, non che vivano al top, ma quando hai un quinto dell'umanità che ti paga le tasse, hai poco di cui lamentarti. Su quali siano i secondo, terzo mondo ci arrivate da soli. Basti guardare alla provenienza dei cinesi immigrati all'estero.

Ci tengo a precisare una cosa, però; il fatto che il GDP pro capite misurato in dollari sia basso, non pregiudica però uno standard di vita dignitoso alla maggior parte delle persone del "terzo mondo cinese". Infatti, se in molti paesi del Terzo Mondo ci sono ampie fascie di popolazione urbana che si trovano al tempo stesso disoccupata e senza più il "salvagente" dell'agricoltura di autoconsumo, in Cina questo non avviene.

I motivi sono che : 1. Il mercato agricolo non è liberalizzato. 2. Il Tasso di cambio con il dollaro è fisso. 3. Lo Stato fà il suo lavoro, e condiziona il processo di urbanizzazione attraverso incentivi e disincentivi.

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Ho seguito quasi tutta la discussione sulla Cina, e l'ho trovata molto interessante.

Penso che quello che i governi occidentali devono contratsare in primis è il modello di sviluppo proposto. Se da un alto Ant aveva ragione (secondo me) sostenendo che non è giusto iterferire con gli affari delle altre nazioni, dall'altro dobbiamo considerare che l'Europa sostiene alcuni principi, che la Cina sta infrangendo con la sua condotta.

Se un prodotto, per entrare nel mercato europeo, deve avere un marchio CE che ne garantisce la qualità, non vedo perchè non dovrebbe avere un marchio che garantisce che quel prodotto sia stato fabbricato senza ricorrere allo sfruttamento di esseri umani. Le nostre costituzioni non ammettono la schiavitù, e l'italia ha firmato la dichiarazione universale dei diritti dei lavoratori (gli unici stati non firmatari sono Cina e USA). Perchè non chiudere le frontiere verso i prodotti provenienti da quei paesi (mi riferisco alla cina, la situazione dei lavoratori negli states non è nemmeno paragonabile..)? Stanno minando la nostra economia e i nostri tentativi di garantire a tutti dei diritti che noi riteniamo fondamentali. Perchè i governi non si muovono in questa direzione? Penso sia loro preciso dovere. Stabiliamo delle regole (democraticamente) e facciamole rispettare!!

In questo mi trovo d'accordo (mio malgrado) con Tremonti.

 

 

Un breve OT (Dominus non ti in****zare se ritiro fuori questa vecchia discussione ma non +è per fare politica):

Per quanto riguarda il terzo mondo è giusto che quei paesi abbiano voce in capitolo quanto noi, anche se questo può andare contro le nostre economie. Non so che farmene di un benessere che poggia sullo sfruttamento dei paesi del terzo mondo. E guardate che noi (e la Cina) i paesi in via di svilupppo li sfruttiamo a nostro piacimento, violando noi stessi i diritti per i quali ci battiamo qui in europa.

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non vedo perchè non dovrebbe avere un marchio che garantisce che quel prodotto sia stato fabbricato senza ricorrere allo sfruttamento di esseri umani. Le nostre costituzioni non ammettono la schiavitù, e l'italia ha firmato la dichiarazione universale dei diritti dei lavoratori (gli unici stati non firmatari sono Cina e USA).

[...]

E guardate che noi (e la Cina) i paesi in via di svilupppo li sfruttiamo a nostro piacimento, violando noi stessi i diritti per i quali ci battiamo qui in europa.

 

Prendo un articolo a caso che è uscito oggi: http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1858223

 

MILANO - "Vi racconto la mia vita da schiavo fra le cassette dell'Ortomercato"

 

E nomino un paese a caso del sud Italia (a caso, perchè è una situazione non diffusa, di più!): Rosarno.

 

 

 

Se metti il marchio che dice che non si sfruttano gli esseri umani, trovi gli scaffali dei supermercati vuoti ;)

Perchè noi Italiani, che puntiamo il dito contro la Cina per lo sfruttamento, siamo sfruttatori nel nostro stesso paese; ma non solo, come dici poi alla fine del tuo post, delocalizziamo bene le produzioni del nostro Made in Italy per sfruttare le popolazioni orientali o del sud del mondo...

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E' facile fare i moralisti, poi però vogliamo risparmiare il più possibile e la roba cinese la compriamo eccome.

Il marchio CEE non indica l'assenza di schiavitù nel lavoro, ma semplicemente certi standard di qualità e sicurezza e deve assolutamente esserci (le contraffazioni sono combattute), riguardo alle condizioni del lavoro in Cina la questione è diversa.

Le loro leggi sul lavoro sono differenti, esattamente come quelle del 90% dei paesi del mondo, da quelle occidentali, ora o smettiamo di commerciare o evitiamo stupide trovate populiste alla tremonti (o stile lega) e ci rendiamo conto che non possiamo fargli concorrenza sulla maglietta di cotone che possono far benissimo lì ad un prezzo totalmente diverso a meno di non danneggiare la nostra economia e le casse degli Italiani per fare un favore a industriali e sindacati, rovinando al contempo la nostra competitività.

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Io alla storia della scarpa di qualità che ha un prezzo alto e vende perchè ha il design "italiano" non ci credo, o comunque non credo sia un elemento su cui puntare. Però questa è un'opinione.

Sono anche per smettere di commerciare con la Cina, o comunque tornare ai dazi doganali. Il governo deve fare l'interesse delle nostre imprese e dei nostri lavoratori. E di chi altro sennò? Il mercato è uno strumento al nostro servizio, e non viceversa. Sia chiaro a me il protezionismo in se non piace affatto, inizialmente ero contrariato dai proclami di Tremonti. Anche perchè sono di tutt'altra parte politica..Però non vedo altre vie d'uscita. Possiamo puntare sulla "qualità" quanto vogliamo, ma tanto quelli possono fare altrettanto a prezzo minore (a meno che le. cose non cambino in Cina dall'interno).

In agricoltura ad esempio (il settore che conosco meglio) per cercare di risolvere il problema della concorrenza di questi paesi (qui non si parla solo di Cina), che stanno letteralmente facendo a pezzi i nostri produttori, si ricorre a odiose forzature del mercato, spendendo soldi pubblici per recuperare "i saperi tradizionali" o i "prodotti tipici", o per incentivare l'acquisto di merci "kilometri zero" o altre boiate del genere. Quelli sono gli ambientalisti pericolosi, e stanno a destra e a sinistra.

 

Dall'altro lato l'Europa è ancora di gran lunga il mercato più vasto del mondo, per cui non vedo perchè non dovremmo farle noi le regole del commercio.

Ragazzi ci vuole un Europa unita davvero, qualcosa del genere "stati uniti d'europa". Invece a bruxelles continuano penosamente a gingillarsi.

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Io alla storia della scarpa di qualità che ha un prezzo alto e vende perchè ha il design "italiano" non ci credo, o comunque non credo sia un elemento su cui puntare. Però questa è un'opinione.

la nostra economia su questo si regge, fa un pò tu!

 

Sono anche per smettere di commerciare con la Cina, o comunque tornare ai dazi doganali. Il governo deve fare l'interesse delle nostre imprese e dei nostri lavoratori. E di chi altro sennò? Il mercato è uno strumento al nostro servizio, e non viceversa. Sia chiaro a me il protezionismo in se non piace affatto, inizialmente ero contrariato dai proclami di Tremonti. Anche perchè sono di tutt'altra parte politica..Però non vedo altre vie d'uscita.

e se la Cina chiude i suoi mercati ai nostri prodotti? il protezionismo mica è a senso unico.

 

Possiamo puntare sulla "qualità" quanto vogliamo, ma tanto quelli possono fare altrettanto a prezzo minore (a meno che le. cose non cambino in Cina dall'interno).

no, non possono fare altrettanto.

 

In agricoltura ad esempio (il settore che conosco meglio) per cercare di risolvere il problema della concorrenza di questi paesi (qui non si parla solo di Cina), che stanno letteralmente facendo a pezzi i nostri produttori, si ricorre a odiose forzature del mercato, spendendo soldi pubblici per recuperare "i saperi tradizionali" o i "prodotti tipici", o per incentivare l'acquisto di merci "kilometri zero" o altre boiate del genere. Quelli sono gli ambientalisti pericolosi, e stanno a destra e a sinistra.

non ho capito. tu prima dici di essere favorevole al protezionismo, che è un ipotesi da non scartare, ma poi dici di essere contrario a questa forma di protezionismo "agricolo". come mai?

 

Dall'altro lato l'Europa è ancora di gran lunga il mercato più vasto del mondo, per cui non vedo perchè non dovremmo farle noi le regole del commercio.

mica tanto: non è un mercato "da conquistare" come lo sono i paesi emergenti e la Cina. le possibilità di sviluppo sono limitate.

 

Ragazzi ci vuole un Europa unita davvero, qualcosa del genere "stati uniti d'europa". Invece a bruxelles continuano penosamente a gingillarsi.

ma l'Europa unita è solo un danno da questo punto di vista. basta vedere le quote latte o le quote vino a cui non segue un azione comunitaria per "proteggerci".

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la nostra economia su questo si regge, fa un pò tu!

e se la Cina chiude i suoi mercati ai nostri prodotti? il protezionismo mica è a senso unico.

no, non possono fare altrettanto.

non ho capito. tu prima dici di essere favorevole al protezionismo, che è un ipotesi da non scartare, ma poi dici di essere contrario a questa forma di protezionismo "agricolo". come mai?

mica tanto: non è un mercato "da conquistare" come lo sono i paesi emergenti e la Cina. le possibilità di sviluppo sono limitate.

ma l'Europa unita è solo un danno da questo punto di vista. basta vedere le quote latte o le quote vino a cui non segue un azione comunitaria per "proteggerci".

 

-Lo so che la nostra economia si regge su questo, per questo sono pessimista. Non è sempre stato così, un tempo avevamo settori che impiegavano un alto grado di tecnologia. Penso all'informatica, al petrolchimico..oggi ce l'abbiamo ancora, ma abbiamo perso delle aziende fondamentali.

 

-Lo so che il protezionismo non è a senso unico. Secondo me i benefici supererebbero i costi.

 

-Sono favorevole al protezionismo, con alcuni se e ma, non a 360° nei confronti di tutti gli stati. Il mio era un discorso che riguardava tutela dei diritti umani e dei lavoratori, e un commercio basato su regole chiare ed uguali per tutti. Queste sono le ragione per cui la Cina dovrebbe essere, a mio avviso, sottoposta a dazi. Quello che accade in agricoltura con la protezione dei prodotti tipici è ben diverso. Su questo ho un approccio alla Dominus, nel senso che i prodotti, se valgono, si proteggono da soli. Però il mercato deve essere regolamentato adeguatamente.

 

 

Per quanto riguarda la questione quote latte (che non furono tanto una misura protezionista, quanto più volta a sostenere i prezzi) sono in disaccordo con la politica agricola europea.

Tuttavia penso che l'europa sia lo strumento per uscire da questa palude in cui siamo. Ovviamente con le dovute riforme.

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-Lo so che la nostra economia si regge su questo, per questo sono pessimista. Non è sempre stato così, un tempo avevamo settori che impiegavano un alto grado di tecnologia. Penso all'informatica, al petrolchimico..oggi ce l'abbiamo ancora, ma abbiamo perso delle aziende fondamentali.

 

Veramente una volta avevamo produzioni di minore qualità che sono state proprio soppiantate dalla concorrenza a basso costo, mentre altri settori, come l'informatica, sono falliti a causa dell'incapacità di stare al passo, l'olivetti è campata solo finchè produceva macchine da scrivere o computer scadenti da vendere al pubblico (perchè il privato mai e poi mai avrebbe comprato schifezze simili), poi ad un certo punto non ha retto più il passo ed è normale sia fallita.

 

Esempio lampante di questa mancanza di competitività, dovuta anche ad un mercato del lavoro arcaico e chiuso, è l'auto, di attualità in questi giorni, dove tutti sono a puntare l'indice sul lavoro delocalizzato a basso costo senza considerare che paesi come il Regno Unito o la Spagna, che non hanno neanche produttori nazionali, producono il doppio/triplo di quanto si faccia in Italia, con buona pace della FIAT, nonostante i lavoratori vengano trattati come, se non meglio, che in Italia.

 

-Sono favorevole al protezionismo, con alcuni se e ma, non a 360° nei confronti di tutti gli stati. Il mio era un discorso che riguardava tutela dei diritti umani e dei lavoratori, e un commercio basato su regole chiare ed uguali per tutti. Queste sono le ragione per cui la Cina dovrebbe essere, a mio avviso, sottoposta a dazi.

 

E questi dazi, oltre ad impoverire le fasce più deboli del nostro paese, che benefici avrebbero di grazia?

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Veramente una volta avevamo produzioni di minore qualità che sono state proprio soppiantate dalla concorrenza a basso costo, mentre altri settori, come l'informatica, sono falliti a causa dell'incapacità di stare al passo, l'olivetti è campata solo finchè produceva macchine da scrivere o computer scadenti da vendere al pubblico (perchè il privato mai e poi mai avrebbe comprato schifezze simili), poi ad un certo punto non ha retto più il passo ed è normale sia fallita.

 

Esempio lampante di questa mancanza di competitività, dovuta anche ad un mercato del lavoro arcaico e chiuso, è l'auto, di attualità in questi giorni, dove tutti sono a puntare l'indice sul lavoro delocalizzato a basso costo senza considerare che paesi come il Regno Unito o la Spagna, che non hanno neanche produttori nazionali, producono il doppio/triplo di quanto si faccia in Italia, con buona pace della FIAT, nonostante i lavoratori vengano trattati come, se non meglio, che in Italia.

E questi dazi, oltre ad impoverire le fasce più deboli del nostro paese, che benefici avrebbero di grazia?

 

Sono d'accordo sulla prima parte, volevo dire che avremmo dovuto gestire meglio le nostre industrie come l'olivetti.

 

Però non credo che dei dazi impoverirebbero le fascie più povere, o comunque la questione andrebbe studiata. Da un lato alzerebbero il prezzo delle merci che attualmente sono a basso costo, acquistate dalle fasce povere della popolazione, dall'altro darebbero ossigeno alle nostre imprese, le quali sarebbero spinte a creare lavoro sul territorio. Magari il secondo effetto può essere più forte del primo.

E' l'unica via d'uscita che vedo, a parte naturalmente l'attacco militare a sorpresa alla Cina, con tutte le potenze atomiche occidentali congiunte..non so come quest'ultima eventualità ci porrebbe sul piano dei diritti umani..

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Da un lato alzerebbero il prezzo delle merci che attualmente sono a basso costo, acquistate dalle fasce povere della popolazione, dall'altro darebbero ossigeno alle nostre imprese, le quali sarebbero spinte a creare lavoro sul territorio. Magari il secondo effetto può essere più forte del primo.

 

I dazi sono solo un bel regalo ad una certa lobby industriale e una tassa, oltre che una limitazione della libertà, per il cittadino consumatore che si vede tolto il suo diritto di scegliere il proprio produttore preferito e viene gravato da un ulteriore imposta che va a redistribuire verso l'altro il reddito.

Le industrie tessili Italiane non riescono a reggere il passo con la concorrenza cinese? Cambiassero prodotti, cambiassero settore o falliscano, non vedo perchè devo pagare io la loro incapacità di stare sul mercato.

Continuo a fare il solito esempio stupido: io panettiere, io idraulico, io macellaio non riesco a resistere alla concorrenza, chi mi protegge? Perchè le stesse regole non devono valere per tutti? Solo perchè qualcuno è più grosso ed è più ascoltato dalle alte sfere?

Ecco perchè odio la politica.

 

E' l'unica via d'uscita che vedo, a parte naturalmente l'attacco militare a sorpresa alla Cina, con tutte le potenze atomiche occidentali congiunte..non so come quest'ultima eventualità ci porrebbe sul piano dei diritti umani..

 

Bel lavoro, l'invidia istituzionalizzata con tendenze genocide...e tentare di fare del nostro meglio per concorrere con la Cina e avere più benessere per tutti? Troppo difficile?

Giusto, meglio misure distruttive e conflittuali, dai dazi alla guerra atomica...

 

P.S. Aggiungo un altro paio di considerazioni: noi importiamo dalla cina merci a basso costo ed esportiamo verso di loro tecnologia (tra l'altro siamo uno dei maggiori fornitori proprio dei macchinari per l'industria tessile usati laggiù) e, recentemente e sempre più, beni di lusso generando un notevole valore aggiunto sia per i singoli settori sia per il sistema italia, siamo sicuri che ci convengano tanto barriere doganali selettive o forse ci stiamo facendo semplicemente facendo fregare dal solito binomio vincente politico che vuole aumentare il suo potere + piccola lobby interessata?

Se andiamo a vedere diversi discorsi hanno alla fine un punto in comune...

 

Ricordo, poi, che di dazi in europa ne abbiamo eccome, e che questi sono forse la principale causa della povertà dei paesi del terzo mondo a cui diamo poi l'elemosina in forma di aiuti tanto cari ai "solidali", senza contare i sussidi a determinati settori (decisi dai burocrati off course) che creano squilibri di mercato e uccidono nel mondo più persone dell'AIDS e la malaria messi insieme.

Edited by Dominus
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I dazi sono solo un bel regalo ad una certa lobby industriale e una tassa, oltre che una limitazione della libertà, per il cittadino consumatore che si vede tolto il suo diritto di scegliere il proprio produttore preferito e viene gravato da un ulteriore imposta che va a redistribuire verso l'altro il reddito.

Le industrie tessili Italiane non riescono a reggere il passo con la concorrenza cinese? Cambiassero prodotti, cambiassero settore o falliscano, non vedo perchè devo pagare io la loro incapacità di stare sul mercato.

Continuo a fare il solito esempio stupido: io panettiere, io idraulico, io macellaio non riesco a resistere alla concorrenza, chi mi protegge? Perchè le stesse regole non devono valere per tutti? Solo perchè qualcuno è più grosso ed è più ascoltato dalle alte sfere?

Ecco perchè odio la politica.

Bel lavoro, l'invidia istituzionalizzata con tendenze genocide...e tentare di fare del nostro meglio per concorrere con la Cina e avere più benessere per tutti? Troppo difficile?

Giusto, meglio misure distruttive e conflittuali, dai dazi alla guerra atomica...

 

P.S. Aggiungo un altro paio di considerazioni: noi importiamo dalla cina merci a basso costo ed esportiamo verso di loro tecnologia (tra l'altro siamo uno dei maggiori fornitori proprio dei macchinari per l'industria tessile usati laggiù) e, recentemente e sempre più, beni di lusso generando un notevole valore aggiunto sia per i singoli settori sia per il sistema italia, siamo sicuri che ci convengano tanto barriere doganali selettive o forse ci stiamo facendo semplicemente facendo fregare dal solito binomio vincente politico che vuole aumentare il suo potere + piccola lobby interessata?

Se andiamo a vedere diversi discorsi hanno alla fine un punto in comune...

 

Ricordo, poi, che di dazi in europa ne abbiamo eccome, e che questi sono forse la principale causa della povertà dei paesi del terzo mondo a cui diamo poi l'elemosina in forma di aiuti tanto cari ai "solidali", senza contare i sussidi a determinati settori (decisi dai burocrati off course) che creano squilibri di mercato e uccidono nel mondo più persone dell'AIDS e la malaria messi insieme.

 

 

 

Dai, che la storia dell'attacco era uno scherzo...

Sul resto mi cucio la bocca, onde evitare il consueto muro contro muro.

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Magari diamola la notizia, del massacro che sta avvenendo in Cina!!! :thumbdown::furioso:

Eccovi il link a due articoli (testo + video):

http://it.euronews.net/2009/07/06/massacro...iang-140-morti/

http://it.euronews.net/2009/07/06/scontri-...ng-un-massacro/

 

Perdonatemi se riprendo un fatto di cronaca vecchia, quello di Xinjiang, ora che ho scoperto questo topic.

Voglio solo informarvi del fatto che nel periodo in cui era scopiata la rivolta, i media occidentali hanno sì riferito le cifre ufficiali sui morti (192 alla fine) ma alcuni lasciando incompleta la dichiarazione ufficiale. Ovvero "192 morti, di cui la maggioranza di etnia Han."

In questo reportage della BBC dice però che

"Of 184 people known to have died, 137 were Han Chinese, 46 were from the indigenous Uighur community and one was an ethnic Hui, local officials said."

 

http://news.bbc.co.uk/2/hi/8146069.stm

 

Quando è scoppiato il casino, la polizia locale non aveva assolutamente i mezzi per contenere la cosa, hanno dovuto attendere l'arrivo dei reparti della PAP (People Armed Police, i "carabinieri" dei cinesi) per poter controllare la situazione.

Fatto sta che all'arrivo della PAP, il grosso del massacro si era già compiuto (140 morti) rimaneva solo da contare i cadaveri.

Si potrebbe anche supporre che i morti di etnia Uighur, in realtà, siano stati uccisi nei giorni successivi, quando anche i cinesi sono scesi in strada con macette e bastoni.

 

Qui trovate alcune foto di un attacco con armi rudimentali ad una stazione di polizia che ha preceduto la rivolta:

 

Attenzione le immagini sono molto violente.

 

http://www.china-defense-mashup.com/?p=5648

 

Le motivazioni dello scontro può essere ricondotto principalmente al fatto per cui i uighuri, pur essendo l'etnia radicata del luogo, si trovano ad avere la vita economica controllata dai cinesi e di doversi accontentare di lavori pagati meno. Tutto questo disagio sociale potrebbe essere stato sfruttato da forze esterne per incitare alla rivolta.

 

Quello che voglio innanzitutto prevenire è che si faccesse un parallellismo con i morti di Piazza Tiannamen, poichè al giorno d'oggi, è impossibile il ripetersi di un fatto simile a quello di piazza Tiannamen.

Edited by -{-Legolas-}-
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Allora sul numero dei morti non si possono avere certezze, potrebbe anche essere propaganda di regime, quello che è certo è che nello Xinjang le popolazioni locali sono state conquistate, trattate da colonia e "cinesizzate", inoltre sono stati inviati migliaia di coloni non autoctoni per rafforzare la presenza degli Han, se ci sono scoppi di violenza sono anche sensati.

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Leggendo lo stesso commento, io ho capito che "sensato" viene usato come: prevedibile, quindi gravi colpe vanno attribuite al governo centrale, che crea condizioni al limite della sicurezza (facendolo apposta secondo me).

Non penso proprio volesse giustificare un massacro.

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