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Dalla Germania alla Turchia: tutti pazzi per l’Albania     Portaerei Cavour verso gli Stati Uniti: missione con un occhio sulla Libia  

Due articoli interessanti che tuttavia faranno emergere  l'inconsistenza politico - militare dell'italietta. E' inutile dotarsi di mezzi supersofisticati quando poi le regole d'impiego sono  cond

Turkey Signals to U.S. It’s Ready to Compromise on S-400s qui, come in altre fonti, si parla di un "agreeing to limited use of the Russian S-400 antiaircraft missiles" sul modello greco (S-300) e

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Il Mediterraneo è nuovamente un'area di concentrazione delle forze?

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La contemporanea presenza di significative risorse militari, immensi interessi economici e diversi leader che hanno mostrato la loro propensione a ricorrere alla forza armata per basare la loro politica internazionale, rendono il Mediterraneo, e più precisamente il Mediterraneo orientale, una delle aree più potenzialmente esplosive del pianeta. Questa vicinanza, sia geografica che economica, con l'Europa e i suoi interessi, dovrebbe incoraggiare i leader europei ad aumentare i mezzi a loro disposizione in questo settore, ma anche a rafforzare la loro coesione, in particolare con la Grecia, per avere un potere sufficiente e credibile , l'unico in grado di imporre uno status quo pacifico a lungo termine, dal ritiro parziale della 6a flotta statunitense.

 

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Il Mediterraneo non può più essere considerato  un mare  ma un " lago allargato " con due sfoghi : uno naturale ( Gibilterra ) e  uno artificiale ( Suez ) . Proprio un medi-terraneo .

In questa pozza passano le linee commerciali che portano beni a un continente vecchio e decadente ( l'Europa ) che ha come particolarità principale il fatto di avere ancora un po' di soldi da spendere .

Sì è vero , c'è ancora un della tecnologia ( lavatrici tedesche , elicotteri italiani e aerei francesi ) , ma tra non molto tutta questa roba la faranno anche altrove. La tecnologia avanza , l'Europa arretra .

In sostanza è un continente fatto soprattutto  di consumatori  di materie prime  e  manufatti .

Ergo , se si vuol fare soldi conviene controllare  queste rotte ( soprattutto gli accessi )   e per farlo bisogna presidiarlo armati.

Per adesso fanno paura le navi turche ?   Si pensi a quando quelle cinesi attraccheranno in qualche paese compiacente o addirittura metteranno batterie di missili sulla costa . Già ora controllano Gibuti ( la periferia di Suez ) .

Altra considerazione : essendo il medi-terraneo un luogo dove le potenze importanti  ( USA , Cina , Russia , Giappone e , massì mettiamoci anche India , Nigeria e Pakistan ) non hanno territori propri che vi possano essere coinvolti , è il luogo ideale per scatenare una guerra atta al regolamento di conti tra le potenze succitate : nessun paese rivierasco sarebbe in grado di impedirla.

I prossimi anni potrebbero essere  interessanti e non solo per il traffico di clandestini.

 

Edited by engine
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Ipotesi di una Zona economica esclusiva per l’Italia

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La carta inedita della settimana è dedicata alla creazione di una Zona economica esclusiva (Zee) per l’Italia. Anticipa il prossimo numero di Limes, L’Italia al fronte del caos, che uscirà venerdì 5 marzo e sarà incentrato su Sicilia e Nord Africa.


La Zona economica esclusiva è una porzione di mare adiacente alle acque territoriali – che può estendersi fino a 200 miglia dalle linee di base dalle quali è misurata l’ampiezza del mare territoriale – sulla quale lo Stato ha sovranità esclusiva in materia di gestione delle risorse ittiche, installazione e utilizzazione di isole artificiali, impianti e strutture, nonché in materia di ricerca scientifica marina.


Il provvedimento legislativo per l’istituzione di una Zee italiana è stato approvato dalla Camera nel novembre del 2020; deve ancora approvarlo il Senato.


La carta di Laura Canali ipotizza l’estensione della Zona economica esclusiva italiana. Il tema è sviluppato nell’articolo dell’ammiraglio in congedo Fabio Caffio, da cui sono tratte la carta e la citazione seguente:


Immaginare il tracciato del confne provvisorio della nostra Zee è chiaramente un esercizio accademico, utile tuttavia a farci comprendere qual è la posta in gioco per il nostro paese e quali soluzioni costruttive possano adottarsi, magari facendo ricorso a «intese provvisorie di carattere pratico» (art. 74,3 Unclos). […]
Negoziare confni è un’attività quanto mai complessa e rischiosa, nel senso che c’è il pericolo che soluzioni di compromesso portino a scelte contestate ex post da settori dell’opinione pubblica e gruppi di interesse. Si pensi al caso dell’accordo con la Francia del 2015, che non è stato ancora presentato in parlamento, o a quello con la Tunisia del 1971, che dovette aspettare sette anni prima della ratifca. Il rischio fa parte del gioco, nell’ambito di una partita in cui nessuno dei due contendenti è destinato a essere del tutto perdente. La sfda è superare incomprensioni e vecchie ruggini che hanno fatto languire rapporti marittimi che la conformazione
del Mediterraneo ha sempre agevolato. Ora si può ripartire mostrando buona fede e voglia di scelte partecipate. La Zee si sovrappone alla piattaforma continentale e quindi ha una portata concettualmente più vasta: non solo idrocarburi fossili ma anche protezione ambientale, gestione sostenibile delle risorse ittiche e lotta alla pesca illegale praticata da paesi non mediterranei, energia verde dal vento prodotta in wind farms galleggianti. Tutti obiettivi che fanno parte dell’agenda mediterranea ed europea e che dovrebbero perciò essere condivisi dai nostri «vicini-molto vicini». Il nostro ruolo può essere quello di avviare un processo virtuoso partendo dall’Adriatico, ove già esistono le premesse per una governance comune ispirata al principio per cui istituire Zee non vuol dire appropriarsi di spazi di alto mare per territorializzarli, ma stabilire zone in cui la giurisdizione nazionale sia dedicata alla blue economy e all’ordinato svolgimento delle attività marittime, cui concorre la vigilanza affdata alla Marina militare.

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Carta di Laura Canali

 

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Manovra per decine di navi e aerei: in Turchia scatta Mavi Vatan 2021

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Le esercitazioni sono un messaggio rivolto alla Grecia? Non solo. In realtà quello della Turchia è un segnale che, come rivelato a InsideOver da fonti di alto livello, si rivolge a tutto il mondo. E il motivo è da ricercare anche in quello che sta accadendo in questi ultimi tempi proprio sul fronte del Mediterraneo allargato.

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In ogni caso, la Turchia, confermando questa nuova dottrina – che i suoi ideatori ritengono eminentemente di autodifesa – ribadisce di voler completare una trasformazione che si basa anche sulla rinnovata capacità delle forza aeronavale, sia nell’alveo della Nato che come potenza autonoma. Questo è in fondo l’obiettivo finale di Mavi Vatan: trovare un’indipendenza sempre più marcata, riformulando la geopolitica turca.

Turkish Navy kicked off BLUE HOMELAND-2021 large scale exercise

 

Edited by Yuri Gagarin
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Immigrazione: i fatti più importanti di febbraio 2021

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Per quanto riguarda l’Italia, i dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, dal primo al 26 febbraio, sono sbarcati 4.536 migranti. Si tratta di un aumento significativo rispetto ai 2.359 sbarcati in Italia nello stesso periodo del 2020. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono, tunisina, ivoriana, bangladese, guineana ed eritrea. Dall’inizio dell’anno, invece, i minori non accompagnati ammontano a 398.

 

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Il 28/2/2021 in 17:42 , Yuri Gagarin ha scritto:

Una cosa è un'esercitazione di alcuni giorni ( programmata da tempo , così come lo è la politica turca da alcuni anni ) , un'altra è la capacità di sostenere uno sforzo militare per un tempo prolungato.

Per quanto  si " allarghi " nello stretto  " medi-terraneo " ,la Turchia si trova in una posizione dalla quale potrebbe minacciare Suez , ma non Gibilterra. E non credo che tra Turchia ed Egitto ci sia simpatia , al momento. Con Israele , poi.....

Mostrare i muscoli in questo modo serve a poco se non c'è un'infrastruttura industriale adeguata e linee di rifornimento ,  soprattutto di materie prime , agevoli da difendere .

Per capire meglio cosa potrebbe accadere ne lungo periodo , è meglio invece vedere con quale potenza globale Erdogan intende associarsi : gli USA di Biden ( può essere dato che questo tende a fare il contrario di Trump ) , la Russia , la Cina.

Conviene tener  d'occhio quali bandiere compariranno nei porti turchi.

 

Edited by engine
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erdogan è nella nato e compra russo, compra russo e flirta con gli ucraini, in pratica vuole giocare su più tavoli e si vuole lasciare le mani libere, ma il problema non è lui ma i governi europei, roma in testa.

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Lo fa finchè i sopraddetti  USA , Russia , Cina , Egitto , Israele glielo lasciano fare.

Esiste  sempre qualcuno  a cui conviene dire che c'è  un  bau - bau  in grado  di  far paura al mondo : " la salute , ( pardon ! ) la pace prima di tutto " .

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