Jump to content
Sign in to follow this  
W L'ITALIA

L'offensiva delle Ardenne

Recommended Posts

Fu il momento di grande “suspense” della seconda guerra mondiale. Una vampata d’euforia, seguita da periodi di rassegnata convinzione che neanche l’impiego delle famose armi segrete avrebbe potuto capovolgere o quantomeno raddrizzare le sorti del conflitto avviato ormai a una fine disastrosa.

Otto giorni prima di Natale del 1994, quando la Francia, il Belgio e il Lussemburgo erano già stati rioccupati dalle forze alleate, i tedeschi, in ripiegamento su tutti i fronti, ripartirono improvvisamente al contrattacco nelle Ardenne puntando a Bastogne, cardine dell’operazione speranza. In realtà a seguito di questo inatteso colpo di coda della Wehrmacht, le armate americane corsero il rischio di essere stritolate e per Hitler sembrò riaprirsi la strada verso Parigi. Una minaccia tutt’altro che campata in aria, tanto che a Versailles, dove aveva sede il quartier generale alleato, iniziarono i preparativi per un ripiegamento in previsione dell’ occupazione della città.

La battaglia fu preparata in gran e l’attacco colse di sorpresa le forze americane già convinte che la guerra fosse alla fine e che, per concluderla bastassero ancora pochi sforzi contro il nemico sremato e psicologicamente già vinto.

Il fronte da Echternach aMonschau, lungo all’incirca 130 Km, era tenuta da sei divisioni statunitensi, tre delle quali appena giunte in linea e formate da elementi che ancora non avevano ricevuto il battesimo del fuoco.

Fra i vari fronti, quello delle Ardenne sembrava il più tranquillo.

Per la battaglia, con ogni genere di stratagemmi per non insospettire il nemico, i tedeschi avevano radunato 200 mila uomini, 1.900 cannoni e 970 carri armati; soltanto all’ultimo momento Hitler riunì i suoi generali di maggiore fiducia per illustrare i piani dell’attacco.

Qualcuno commentò che sembrava l’Hitler del 1940 quando il suo esercito passava di vittoria in vittoria.

I preparativi per l’attacco erano cominciati in ottobre. Molte postazioni sul Reno erano state rinforzate; i genieri avevano creato nuove strade ferrate e alcuni ponti erano stati irrobustiti per permettere il passaggio dei carri e delle artiglierie pesanti.

Hitler puntava su due elementi determinanti, la sorpresa e il perdurare del cattivo tempo che avrebbe impedito all’aviazione nemica di alzarsi in volo. Gli obiettivi erano i seguenti: sfondamento del fronte, scavalcamento della Mosa nel secondo giorno di attacco, occupazione di Anversa nel giro di una settimana e distruzione di trenta divisioni nemiche. Per trarre in inganno gli avversari venne emanato un ordine con il quale si annunciava l’impossibilità di compiere qualsiasi controffensiva.

L’11 dicembre 1944 la prima ondata d’attacco era pronta e si stabilì che l’offensiva doveva avere inizio il 16 dicembre. Il 13 dicembre altri 77 mila uomini si erano aggiunti a quelli dei reparti già schierati. I dati logistici erano i seguenti: 12 milioni di litri di carburante avevano già raggiunto il fronte, altri 8 milioni erano in vista di trasferimento mentre 3 milioni di litri costituivano la riserva strategica. Ogni carro armato aveva il pieno ed era perciò in grado di percorrere 150 Km. 15 mila tonnellate di munizioni garantivano alle varie unità 8 giorni di fuoco; altri 8 giorni stavano affluendo in linea. Per quanto riguardava l’apporto dell’aviazione la Luftwaffe disponeva di 350 velivoli, ottanta dei quali del nuovissimo tipo Me.262 a reazione.

Nella notte del 13 dicembre tre armate cominciarono i movimenti per raggiungere le posizioni di attacco. La fanteria si schierò a dieci Km dal fronte. La sera dopo, mentre alcuni gruppi di aerei si erano alzati per coprire il rumore dei carri, anche le unità corazzate si inserirono nello schieramento. A mezzanotte del 15 dicembre, tutto era pronto per il gigantesco assalto.

Alle 5.30 fu dato l’ordine di aprire il fuoco. Com’era nelle intenzioni dell’alto comando germanico, la sorpresa fu totale, tanto più perché gli americani ritenevano che all’estremità nord del fronte i tedeschi disponessero di soli tre o quattro cannoni. A sud, stessa musica. L’artiglieria batteva senza tregua i villaggi lungo il fiume Our mentre le bocche a lunga gittata raggiungevano le città di retrovia. Il cannoneggiamento durò un’ora. Al fragore dei cannoni seguì un lungo pauroso silenzio. A nord le unità di Seep Dietrich sfondarono le linee nemiche, appoggiate dai velocissimi reattori lanciati a volo radente. La resistenza vacillante del nemico si frantumò. Lo sforzo principale delle truppe di Hitler avveniva al centro, dove nello schieramento americano erano stati aperti numerosi varchi attraverso i quali dovevano irrompere i carri Tigre e Pantera, diretti a Clervaux, Bastogne e alla Mosa. Alle 9 i Panzer attaccarono con decisione e frantumarono il fronte in dodici punti.

Alcuni reggimenti USA dovettero darsi alla fuga per sottrarsi all’accerchiamento. Colonne americane sorprese in marcia vennero facilmente distrutte, mentre i soldati, sbigottiti e disorientati, cercavano scampo tra i boschi. La resistenza americana era stata travolta su un tratto di fronte di circa ottanta Km. Al quarto giorno di battaglia, le tre colonne tedesche s’erano fuse e avevano creato un pericoloso saliente fra il Belgio e il Lussemburgo.

Dopo lo sbandamento iniziale la resistenza alleata cominciò comunque a organizzarsi e riuscì a bloccare l’avanzata su Liegi mentre la tenace resistenza sul presidio di Bastogne costituito dalla 101° divisione Aviotrasportata permise l’intervento della 3° Armata e la creazione di un corridoio attraverso il quale affluirono i primi rifornimenti.

Alle 3 del mattino del 30 dicembre la battaglia riprese più violenta che mai. Otto divisioni tedesche, abbandonati i bastioni della linea Sigfrido, si lanciarono contro il tratto di fronte tenuto dalla VII Armata americana, nel nord dell’Alsazia. Era cominciata ‘operazione Sigfrido con la quale Hitler si riprometteva di ricacciare il nemico dalla zona e di aggirarlo nelle Ardenne.

Il 1° gennaio 1945 più di mille Me.109 decollarono dai campi in quattro ondate successive. Vennero distrutti 300 velivoli e 27 basi. Un successo considerevole che però costò la perdita di circa 300 piloti assolutamente insostituibili. In serata le armate di Patton non erano riuscite ad avanzare di un metro, ma anche quelle di Hitler erano duramente provate.

Il Fuher, dopo aver ricevuto il rapporto sulle situazione, autorizzò il ripiegamento.

 

Era morta l’ultima speranza e prendeva sempre più consistenza la certezza del crollo del III Reich.

Lo scontro fu spaventoso e oggi, con più dati alla mano, possiamo sostenere che se i tedeschi nelle Ardenne, dopo i primi travolgenti asslti, avessero avuto a disposizione alcune unità fresche da lanciare nei varchi aperti dai Panzer e contro Bastogne, per gli alleati l’attocco avrebbe avuto conseguenze inestimabili.

Share this post


Link to post
Share on other sites
Otto giorni prima di Natale del 1994, quando la Francia, il Belgio e il Lussemburgo erano già stati rioccupati dalle forze alleate, i tedeschi, in ripiegamento su tutti i fronti, ripartirono improvvisamente al contrattacco nelle Ardenne puntando a Bastogne,

 

Ach! Nein! Kein Bastogne!

I tedeschi puntavano su Antwerpen (Anversa) alle foci della Schelda. Scopo, "spaccare" in due il fronte alleato, separando gli inglesi a nord dagli americani a sud, privandoli di un porto fondamentale per i loro rifornimenti rapidi (Anversa).

I teteschi potevano fare quello che gli pare, ma non avevano benzina e quindi erano fregati in partenza. Tutta l'operazione era considerata una follia dall'alto comando ovest ed esiste anche la possibilità mai provata che in questa e in altre operazioni, alcuni tra i più alti in grado della Wehrmacht, resisi conto da tempo della situazione, obbedirono ciecamente agli ordini di Hitler proprio per accellerare la fine del Reich millenario, in modo da mettere fine al nazismo e alla sua pazzia.

 

Anthony McAuliffe (un duro d'Irlanda), comandante in seconda della 101° aviotrasportata (accorsa a Bastogne per rinforzare la X corazzata americana) sul sul giornalino divisionale:

 

"HQ (quartier generale) della 101 Airborne -Ufficio del Comandante di Divisione- 24 dicembre 1944

 

Che c'è di tanto bello in tutto ciò? Vi domanderete.

Combattiamo, fa freddo, la casa è lontana.

E tutto vero, ma cosa ha fatto la gloriosa Divisione "Screaming Eagles", insieme con i compagni della X blindata, del 705° battaglione anticarro e tutti gli altri?

Questo: abbiamo fermato e stiamo fermando tutto ciò che ci è capitato addosso, da nord, da est, da sud e da ovest.

Abbiamo scoperto quattro divisioni tedesche di panzer, due divisioni di fanteria ed una di paracadutisti.

Queste unità, l'avanguardia dell'ultima disperata controffensiva tedesca, si spingevano a occidente per impadronirsi di posizioni chiave, quando la Screaming Eagles venne inviata in gran fretta per fermare la loro avanzata.

Come le cose sono veramente andate lo dirà la storia. Non solo la storia gloriosa della nostra divisione, ma anche quella del mondo.

Per ora i tedeschi ci accerchiano, le loro radio ci assordano. Il loro comandante, Gen Von Luttwitz, ha chiesto la nostra resa, con questa impudente arroganza:

 

22 dicembre 1944.

Al Comandante americano della città assediata di Bastogne. Le sorti della guerra stanno per cambiare. Questa volta le truppe americane a Bastogne e nei dintorni sono state accerchiate da fortissime unità corazzate tedesche. Altre unità corazzate germaniche stanno giungendo dopo aver attraversato l’Ourthe a Ourtheuville e dopo aver conquistato Marche e raggiunto Saint-Hubert, passando per Sibret e Tilley. Libramont è ormai saldamente in mani tedesche.

Non c’è che un modo di salvare le truppe americane circondate dall’annientamento totale: la resa onorevole della città accerchiata.

Per consentire di prendere una decisione, si concedono due ore di tempo a partire dalla presentazione di questo ultimatum.

Un intero corpo d’artiglieria tedesco e sei battaglioni di carri pesanti sono pronti a distruggere gli americani e la città se questa proposta verrà respinta.

Alla scadenza delle due ore, sarà dato l’ordine di aprire il fuoco. le gravi perdite che ci saranno tra i civili non si accordano con le ben note preoccupazioni umanitarie americane.

Firmato:

Il Comandante Tedesco.

 

Questo comandante tedesco ha ricevuto questa risposta:

 

“22 dicembre 1944.

Al Comandante Tedesco: Nuts ! (C a z z a t e!)

Firmato: il Comandante Americano”.

 

Le truppe alleate contrattaccano in forze.

Noi continuiamo e continueremo a tenere Bastogne e tenendo bastogne assicureremo il successo degli Alleati, sappiamo che il nostro comandante, il Gen. Taylor ci dirà: "Well done!" .....

Edited by Hobo

Share this post


Link to post
Share on other sites

Ho copiato un pezzo di una vecchia enciclopedia, manco completa, perchè?

"La seconda Guerra Mondiale: una storia di uomini". Enzo Biagi.

Ho solo aggiunto il nome del generale tedesco (Luttwitz) e "Well done" alla fine invece di "ben fatto": mi pare più bello.

Edited by Hobo

Share this post


Link to post
Share on other sites

e allora mettete la fonte. ve lo dicemmo già, non fatecelo ripetere ogni volta.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Le truppe tedesche, a Bastogne, erano sotto il comando del generale Hasso-Eccard Freiherr von Manteuffel; il quale, se ben ricordo, fu a capo del gruppo corazzato "von Manteuffel" in Nord Africa; e, successivamente, nel 1943, assunse il comando della celebre 7^ Divisione panzer, sul fronte orientale.

Share this post


Link to post
Share on other sites

se i tedeschi avessero avuto a disposizione grandi quantità di carburante forse non sarebbe finita così, avevano mezzi superiori agli americani e nonostante gli incessanti bombardamenti alleati l'industria bellica tedesca continuava a produrre.

 

Magari se in questa offensiva avessero ottenuto risultati migliori la Germania avrebbe guadagnato tempo per mettere in campo le bombe sporche che stava sperimentando (prima della fine della guerra riuscirono a testarne qualcuna) non dico che sarebbero riusciti a vincere la guerra, ma almeno a firmare qualche trattato di pace conveniente.

Share this post


Link to post
Share on other sites

A mio modesto avviso, ritengo proprio di no: la guerra era persa, comunque!!! E la svolta si verificò proprio in Nord Africa, durante la terza e decisiva battaglia di El Alamein, nell' Ottobre/Novembre del 1942.

Non dimenticare "W L'ITALIA", poi, la terribile pressione esercitata, sul fronte orientale, da parte delle preponderanti forze dell'Armata Rossa: Hitler, per attuare l'offensiva delle Ardenne, sottrasse preziosissime truppe corazzate proprio dal fronte est.

In ogni caso, ripeto, la guerra era oramai già ampiamente decisa, bomba atomica o meno !!!

Share this post


Link to post
Share on other sites

Si, Hasso Von manteuffel aveva nelle Ardenne il comando della 5° armata corazzata, spalleggiata sul suo fianco sinistro, a sud, dalla 7° armata tedesca, che però praticamente non faceva testo, essendo priva di carri.

L'alto comando dell'"Offensiva delle Ardenne" da che so io era strutturato così:

Sopra tutti Hitler ovviamente (tutta l'idea ed il piano vennero da lui).

Immediatamente sotto c'era il feldmaresciallo Von Rundstedt, comandante supremo del fronte occidentale.

Alle sue dirette dipendenze stava il feldmaresciallo Walter Model (che si suicidò nel '45).

Subito sotto c'erano i due comandanti d'armata che avrebbero dovuto occuparsi direttamente dell'esecuzione dell'attacco: Von Manteuffel, al comando della 5° armata corazzata, e l'SS Sepp Dietrich, comandante della 6° armata corazzata.

C'era poi un battaglione rinforzato di paracadutisti, mille uomini al comando del colonnello Von Der Heydte, che avrebbe dovuto mantenere aperte le strade intorno all'incrocio Malmèdy-Eupen-Verviers, ai piedi del monte Rigi, in modo da garantire il passaggio dei carri della 6° armata ed impedire l'afflusso di rifornimenti alleati da nord. I paracadutisti vennero lanciati con ben 24 ore di ritardo ed il cattivo tempo li disperse.

Rundstedt, vedendo bene qual'era la verità di fondo, si chiamò fuori da subito e lasciò che se la vedessero Model e Manteuffel, soprattutto con Hitler. Sepp Dietrich invece non era che un semplice esecutore degli ordini superiori.

Manteuffel avrebbe dovuto partire dal fronte sud, situato grossomodo lungo la sponda sinistra della valle dell'Our, tra Manderfeld a nord ed Echternach a sud. Manteuffel avrebbe dovuto proteggere il fianco sinistro di Sepp Dietrich, raggiungere la Mosa tra Namur e Dinant, superarla e puntare su Bruxelles.

La 6° corazzata di Sepp Dietrich, che rappresentava il grosso delle forze tedesche nelle Ardenne, invece avrebbe dovuto fare un percorso più diretto, puntando su Liegi, verso ovest e la Mosa ed infine arrivare al porto di Anversa.

Edited by Hobo

Share this post


Link to post
Share on other sites

chissa perche si scordano tutti che i panther i tiger e i king tiger tedeschi pesucchiano un pochino, e nel fango non li sposti.

 

I generali tedeschi del fronte orientale non erano abituati alla guerra sul fronte occidentale.

 

Incece di copiare si potrebbe discuttere della battaglia e magari scrivere qualcosa e mettere la fonte

Share this post


Link to post
Share on other sites

Quello che ho scritto si può trovare anche su Wikipedia, essendo la banale catena di comando e le direzioni finali di sfondamento.

Non penso proprio che i generali tedeschi fosssero " ... non abituati alla guerra sul fronte occidentale." Essi erano abituati a qualunque guerra ed anzi forse fu proprio quella sul fronte orientale a sorprenderli di più e non quella a occidente.

Non è esatto secondo me dire che i carri si muovevano male sul territorio delle Ardenne, al contrario, questo territorio si rivelò agibile da parte dei carri (a patto di tenere saldamente in mani amiche i ponti su fiumi e canali e le strettoie), diversamente da quello che pensavano tutti e la dimostrazione fu l'attacco alla Francia nel '40, quando i tedeschi passarono con i loro carri proprio attraverso le Ardenne, ottenendo un successo che lasciò sbalordito lo stesso Hitler. Inoltre tutta l'Europa occidentale era dotata di vere strade percorribili agevolmente anche con mezzi pesanti, al contrario dell'URSS, in cui come tutti sanno non esisteva che fango e li si che ci si impantanava.

I carri tedeschi nelle Ardenne si comportarono secondo le previsioni e cioè bene. Il generale Manteuffel notò subito che là dove riusciva a portare i suoi carri la resistenza nemica cedeva subito. La fortuna degli alleati fu che i carriarmati tedeschi erano, primo, pochi (non più di ottocento in tutto), un numero enormemente inferiore a quello desiderato dai generali tedeschi ed a quello dichiarato dagli americani sotto shock (e dai loro giornali) e, secondo, avevano limitatisime riserve di benzina e di munizioni, talmente limitate da essere proprio loro, a parte il fattore tempo ed il fattore meteo, uno dei motivi principali del fallimento tedesco.

L'alto comando OKW (Jodl, Warlimont, Keitel... tutta gente che non è mai stata una sola volta su un campo di battaglia), si basava esclusivamente su calcoli teorici da manuale, calcolando quantitativi di riserve pari a quelli usati in esercitazione, ma Manteuffel, tra le altre cose, disse di aver anche scritto chiaramente che ci sarebbe stata la necessità di poter contare su quantitativi di banzina non doppi del normale (come stabilito dall'OKW), ma quintupli del normale, come già sperimentato in guerra. Il Tiger in battaglia andava rifornito circa ogni venti chilometri ! Lo Jagdtiger non mi risulta che combattè nelle Ardenne, ma posso sbagliarmi.

Alla fine, la benzina su cui i tedeschi poterono effettivamente mettere le mani non raggiungeva neanche la quota inizialmente prescritta dall'OKW ed inoltre, appena poterono, gli jabo alleati piombarono come locuste sulle colonne di autobotti tedesche. Questo mise fine a tutto.

Sto scrivendo a memoria, ma se controllate in giro trovate tutto.

Edited by Hobo

Share this post


Link to post
Share on other sites

non so se ne siete a conoscenza, ma, parallelamente all'offensiva, venne avviata un'altra operazione dai tedeschi chiamata "Grifone"; questa operazione consisteva nell'inviare commandos tedeschi che conoscevano l'inglese, indossavano l'uniforme americana. In tutto erano 2.000 uomini, avevano anche mezzi americani. Durante l'infiltrazione nelle linee nemiche dovevano dare l'impressione di una colonna americana in fuga in modo da abbassare il morale degli americani.

Questi commandos sparsero la voce che le truppe tedesche erano di gran lunga superiori alla realtà. Si sparse la voce anche che giravano sosia tedeschi dei generali americani. Tra le fila americane si diffuse il panico nessuno si fidava più di nessuno, hai posti di blocco il generale Bradley venne fermato non lo volevano far proseguire perché credevano che era uno dei commandos tedeschi.

Questa operazione ebbe l'effetto psicologico sperato.

Share this post


Link to post
Share on other sites

ma ste boiote da che fonti le prendete?

 

non sono boiate e ti ho già detto che le ho prese su Panorama Difesa

Edited by W L'ITALIA

Share this post


Link to post
Share on other sites

e su panorama difesa ce scritto che 2000 crucchi si misero la tenuta verde oliva e attraversarono le linee americane in colonna dicendo che i tedeschi erano molti di piu?

Share this post


Link to post
Share on other sites

è una boiata "parziale".

l'operazione Grifone è reale, ma gli scopi non erano quelli detti da te, bensì quelli di impadronirsi di punti chiave e creare scompiglio, anche solo cambiando i cartelli stradali.

Share this post


Link to post
Share on other sites

lo so vorthex lo so, diciamo anche che invece di 2000 crucchi che parlavano inglese ne trovarono solo 10-12 che lo sapevano parlare bene e che sapevo anche lo slag, ai quali si poi aggiungono altri 40-45 crucchi che lo sapevano a mala pena parlare, si dice che non superarono 120 i crucchi che si intrufolarono nelle linee americane travestiti da yankee.

 

L'idea era di creare un intera brigata la 150 Panzerbrigade al comando del colonello delle ss Otto Skorzeny forte di 3500 uomini ma i cui effettivi oscillano tra i 2000 -2500.

 

DI fatto solo 40 gruppi di kommando passarono le linee americane, il resto della brigata fu diviso in tre kampfgruppe denominati X. Y. e Z.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Boiate saranno per te forse. Basta che apri un buon libro di storia.

Si, l'operazione "Greif" cui si riferisce W l'Italia mi risulta eccome. Uno dei massimi responsabili fu niente meno che un certo Otto Skorzeny ...

Il difficile fu trovare uomini che parlassero perfettamente l'americano, senza alcuna inflessione. Ne rintracciarono relativamente pochi (meno di duemila in tutta la Germania) ed erano quasi tutti marinai che avevano lavorato anche in America. Vennero vestiti con uniformi americane e si stabilì un codice di comunicazione segreto, tipo tacche sugli alberi, secondo bottone dell'uniforme lasciato sbottonato, sciarpe annodate in un certo modo per riconoscersi, ecc ... Questo genere di operazioni sarebbero vietate da tutti i codici di guerra e gli uomini catturati con addosso la divisa delle proprie forze armate vanno avviati a un giudizio sommario e alla fucilazione sul posto ... Tuttavia i commandos tedeschi ci andarono a nozze. Lo scopo era conquistare e tenere i ponti e i passaggi obbligati ed aspettare i carriarmati, liquidare le pattuglie americane isolate, tagliare i fili del telegrafo e dei telefoni, scovare depositi di carburanti, ecc....

Un vantaggio che i tedeschi non avevano calcolato bene del tutto fu poi l'enorme impressione che l'operazione ebbe a livello psicologico sugli americani, i quali vennero presi dall'isterismo quando si resero conto che tra di loro c'erano uomini che vestivano e parlavano come loro, ma erano nemici ! L'isteria raggiunse il panico. Iniziarono a girare voci di soldati tedeschi che vestiti come statunitensi cercavano Patton o Eisenhower per eliminarli.

Nessuno si fidava più di nessuno: le pattuglie americane fermavano i loro stessi commilitoni e puntandogli il mitra sullo stomaco gli domandavano a bruciapelo quale fosse la capitale dell'Illinois (che non tutti sanno che NON è Chicago, ma Springfield). Si scatenò il caos.

Uno dei metodi più usati per smascherare i commandos tedeschi fu quello di chiedere ai "sospettati" di pronunciare la parola "Wreath","ghirlanda", che per un non inglese è assolutamente impossibile da pronunciare senza metterci alcuna inflessione.

Tuttavia, anche per i tedeschi, le lacune erano molte. Pochissimi di loro come ho detto parlavano veramente l'americano, gli altri dovevano tacere e venivano smascherati e uccisi. Inoltre le uniformi americane effettivamente trovate dai tedeschi erano quasi tutte bucate dai proiettili (e vorrei vedere...), oppure portavano sulla schiena il buco ritagliato da cui era stata strappata la scritta stampigliata "KG" (krieg gefangen: prigioniero di guerra) e la cucitura del rattoppo a quadrato si vedeva subito. Inoltre, i mezzi americani catturati ancora funzionanti erano pochissimi.

Il risultato più grande di tutto ciò fu comunque il panico ed il caos seminato nelle retrovie alleate, in cui nessuno si fidava più di nessuno!

Share this post


Link to post
Share on other sites

hobo, stai dicendo la stessa identica cosa di Chaffee... inutile scaldarsi e scrivere un mattone pieno di "vado a memoria" e citazioni sghembe. ne va della buona lettura del topic ;)

Share this post


Link to post
Share on other sites

io avevo citato solo la parte psicologica dell'operazione. Lo so che fra gli altri compiti c'era quello di occupare i ponti.

 

i veicoli USA in possesso dei tedeschi erano 2 sherman, una decina di autoblindo, una ventina d'autocarri e 35 jeep. oltre a questi c'erano una settantina di carri tedeschi camuffati alla meno peggio da sherman.

Share this post


Link to post
Share on other sites
io avevo citato solo la parte psicologica dell'operazione.

ma non era questa la parte psicologica dell'operazione.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Avevano anche qualche semovente cacciacarri M-10 e alcuni Panther camuffati da Sherman, ma era assolutamente impossibile per i carri tedeschi simulare quelli alleati, se non altro per le dimensioni.

E la memoria di Hobo è buona almeno come i suoi "mattoni" scritti, dato che qualcuno mi ha pure fatto i complimenti per come scrivo ... I libri non li ho più e quindi vado a memoria e con internet, ma in genere ci prendo. E, questa volta, ci ho preso talmente che, che ci crediate o no, su Wikipedia riporta esattamente la domanda sulla capitale dell'Illinois, che mi ricordavo di aver letto a suo tempo !

http://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Greif_(Grifone)

 

malmedy_PzV.jpg

Edited by Hobo

Share this post


Link to post
Share on other sites
Avevano anche qualche semovente cacciacarri M-10 e alcuni Panther camuffati da Sherman

è il contrario: avevano degli Sherman e dei Panther camuffati, in maniera ridicola, da M-10... per giunta di primissima versione.

Share this post


Link to post
Share on other sites

La sera del 12 novembre 1944, nel sinistro maniero di Ziegenberg, vicino a Bad Nauheim, in Assia, poco lontano da Francoforte, Hitler comunica ai suoi generali i dettagli della sua ultima partita d’azzardo: Herbstnebel (nebbia d’autunno), lo sfondamento a sorpresa del fronte alleato nel settore delle Ardenne, con obbiettivo finale Anversa.

Il Fuhrer è ancora sconvolto per il fallito attentato del luglio precedente e non si fida più di nessuno, tanto meno dei generali.

Intorno alla lunga scrivania, appena rischiarata dalla tenue luce gialla di piccole abatjours con il paralume verde, siedono decine di uomini in feldgrau, le bande scarlatte di stato maggiore lungo i pantaloni, le mostrine rosse ed oro al collo.

Siedono rigidi, silenziosi, le mani posate sul tavolo, immobili. Fa freddo, a detta del generale Bayerlein e non solo perché l’unico grande camino acceso stenta a riscaldare la grande sala di caccia del castello, ma anche perché quella sera, per ogni uomo seduto alla scrivania da conferenze, ce n’è un altro, in piedi immobile alle sue spalle, nella posizione regolamentare di riposo, vestito dell’uniforme nera delle SS e con la fondina della pistola aperta.

Nessuno fiata. Nessuno, tranne i generali delle SS, ha il permesso di alzarsi in piedi o di abbandonare il tavolo, a meno che non sia il capo a chiederglielo espressamente.

Tutti gli ufficiali presenti hanno dovuto abbandonare all’entrata tutto il loro bagaglio, comprese le ventiquattrore con i documenti e i pochi regali di Natale per le famiglie. I controlli della Gestapo sono stati scrupolosi e ripetuti ed il fatto che alcune delle facce intorno a quel tavolo quella sera fossero tra le più conosciute di tutto il Reich non ha ammorbidito di una virgola i controlli.

 

Dirà in seguito il generale Bayerlein: “Nessuno di noi si sarebbe arrischiato a levare di tasca il fazzoletto da naso”. Per i generali della Wehrmacht e della Luftwaffe è un’umiliazione professionale e personale senza precedenti.

Tutti avevano ricevuto ordine di mentire a colleghi e familiari riguardo alla loro destinazione finale ed avevano dovuto prendere strade secondarie e seguire percorsi tortuosi con le loro auto, prima di dirigersi direttamente su Ziegenberg. Questo per sviare eventuali spie.

La sicurezza e la segretezza evidentemente dovevano essere totali.

“ … ed il giorno X è stato spostato dal 27 novembre, al 16 dicembre”, sta dicendo Hitler.

“Questo perché i metereologi ci garantiscono per quel periodo una settimana di cattive condizioni climatiche: nuvole basse, foschia, neve, tutto quello che ci occorre per cogliere di sorpresa il nemico”.

 

 

Nel pomeriggio del 15 dicembre, al quartier generale della 1° Armata statunitense arriva il consueto rapporto giornaliero sulla situazione: “Nulla da segnalare sul fronte dell’ VIII Corpo d’armata …”. L’unica cosa degna di nota, si legge nel rapporto, è: “… il continuo rombo di aerei tedeschi sulla zona …”. Che cavolo faranno mai per aria i crucchi con questo tempo che rende anche la ricognizione impossibile?

Gli americani non immaginano che il rumore degli aerei copre quello, molto più minaccioso, dei cingoli dei carri in avvicinamento.

Cala la notte, una notte freddissima. Le Ardenne sono ricoperte da 70 centimetri di neve. Il cielo è chiuso, cadono radi fiocchi, le nubi sono così basse che si confondono con la foschia.

Alle 05:30 del 16 il buio è improvvisamente rotto da una strana luce lunare. (Ma la luna non è coperta dalle nubi ?!?).

Sono i potenti proiettori della Flak; essi lanciano le loro sciabolate contro le nuvole basse, che le riflettono verso terra, creando una luminosità diffusa.

E’ un’idea di Manteuffel per consentire alle fanterie d’assalto di procedere nella fitta vegetazione con un minimo di visibilità.

(E’ un trucco già usato dagli inglesi, che hanno seguito il suggerimento contenuto nel libretto di Liddell Hart, pubblicato nel 1932).

Contemporaneamente si scatena un fuoco d’inferno: è la preparazione d’artiglieria tedesca.

La battaglia delle Ardenne è cominciata.

 

(Da “Una storia di uomini - La Seconda Guerra Mondiale” E. Biagi, volume VII. 1980-1986)

Share this post


Link to post
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now
Sign in to follow this  

×