La Tecnica
Lo Zero 52B, versione più avanzata del caccia, era un monoplano completamente metallico ad ala bassa a sbalzo dalla linea estremamente pulita, con impennaggio cruciforme, carrello triciclo posteriore completamente retrattile e motore stellare. La sua costruzione era particolarmente curata, soprattutto allo scopo di ridurre il più possibile il peso della struttura, esaltando così le doti di salita, di autonomia e specialmente di manovrabilità del velivolo.
L’ala, a pianta trapezoidale e con ampi raccordi parabolici alle estremità, aveva struttura bilongherone (con longherone anteriore al 30% delle corde) ed era realizzata in un solo elemento, solidale alla sezione anteriore della fusoliera. Questa soluzione costruttiva, anche se piuttosto onerosa sotto l’aspetto della manutenzione e delle riparazioni, offriva pregi di una considerevole leggerezza, data l’abolizione dei consueti, pesanti attacchi delle semiali alla fusoliera, e di un buon comportamento a fatica della struttura, particolarmente utile in considerazione del fatto che le solette dei longheroni erano realizzate in una speciale lega leggera (la ESD della Sumitomo), di caratteristiche analoghe a quelle del futuro Ergal, e quindi capace di elevata resistenza meccanica, ma di mediocri proprietà a fatica. Non essendo in grado l’industria nipponica di produrre estrusi di lunghezza adeguata, in ciascuna semiala le solette dei longheroni erano giuntate circa all’altezza della radice dell’alettone.
Ciascuna semiala, su un totale di 24 centine, era munita di un ipersostentatore a spacco di limitate dimensioni, e di un alettone Frise di notevole apertura (m 2,83), con escursioni angolari di circa +20° e 30°. li diedro alare era di 5°40’. La fusoliera, su un totale di 16 diaframmi (particolarmente robusti i due in corrispondenza dell’intersezione dei longheroni alari con la fusoliera), di 6 semidiaframmi ventrali e di 23 correntini, era suddivisa in due tronchi, collegati tra loro mediante bullonatura delle ordinate terminali (le n. 7), in corrispondenza dell’estremità posteriore della capottina che copriva l’abitacolo. Nel tronco anteriore, solidale con l’ala, erano installati il motore ed il posto di pilotaggio, mentre quello posteriore portava gli impennaggi, il ruotino di coda e il gancio di appontaggio. La struttura della fusoliera, rivestita in lamiera da 0,5 millimetri salvo che per il tronco tra la paratia parafìamma e l’ordinata n. 2 (in lamiera da 1 millimetro), era notevolmente robusta, nonostante la sua estrema leggerezza.
Gli impennaggi, di notevole superficie, erano costituiti da due semistabilizzatori con struttura bilongherone, ciascuno su 8 centine e diversi correntini, rivestiti in lamiera; da una deriva trilongherone, su 6 centine; da due semiequilibratori molto allungati, collegati tra loro da un elemento tubolare cui erano applicate la leva di comando e la massa di contropesatura, ed entrambi dotati di alette correttrici; e da timone, su 7 centine, dotato di becco di compensazione aerodinamica e dinamica all’estremità, nonché di aletta correttrice. Tutte le superfici mobili di coda, analogamente agli alettoni, erano rivestite in tela.
Il carrello, completamente retrattile, aveva le gambe anteriori che rientravano nel ventre dell’ala, con rotazione verso la mezzeria del velivolo, mentre il ruotino di coda (come pure il gancio di appontaggio) si retraeva ruotando verso l’indietro. Le ruote anteriori, di 0,584 metri di diametro, erano munite di freni idraulici, ed il ruotino era sterzabile a comando, e disponeva di sistema di richiamo e di blocco al centro. Abbassamento e retrazione del carrello erano assicurate da martinetti idraulici, che nel ruotino posteriore costituivano un unico complesso con l’ammortizzatore oleopneumatico.
Il motore dello Zero 52B era il quattordici cilindri a doppia stella Nakajima « Sakae » 21, con compressore a due velocità e riduttore, che erogava una potenza massima di 1130 CV al decollo, di 1100 CV alla quota di 2850 metri e di 980 CV a 6000 metri, e che azionava un’elica tripala a giri costanti, costruita dalla Sumitomo su licenza Hamilton, di 3,05 m di diametro, li motore era racchiuso in una Capottatura Naca di disegno molto accurato, nel cui labbro superiore era disposta la presa d’aria del compressore, è sotto il cui ventre era installato il radiatore dell’olio. Il mozzo dell’elica era carenato da un’ogiva. I tubi di scarico, opportunamente sagomati, fornivano un’apprezzabile spinta utile ai fini della propulsione.
Il carico di combustibile, per un totale di 570 litri, era contenuto in due serbatoi installati tra i due longheroni, nei tronchi della radice delle semiali. Appeso sotto il ventre della fusoliera poteva poi venir installato un serbatoio supplementare sganciabile da 330 litri.
Il posto di pilotaggio, anche se di dimensioni piuttosto esigue per un pilota occidentale, offriva ottima visibilità ed era coperto da un tettuccio scorrevole all’indietro. Il sedile del pilota poteva venir alzato per migliorare la visibilità durante le manovre di decollo e di atterraggio, che venivano usualmente compiute con la capottina aperta. Dotato di radio ricetrasmittente e di impianto per l’inalazione dell’ossigeno, il 52B fu il primo degli Zero a scostarsi dallo schema di armamento seguito su tutte le versioni precedenti. Ai due cannoncini alari Tipo 99 da 20 millimetri, con 125 proiettili ciascuno, si aggiungeva infatti l’armamento installato in fusoliera, in cui una delle due mitragliatrici Tipo 97 da 7,7 millimetri era sostituita da una più potente Tipo 3 da 13,2 millimetri. Sotto le ali potevano venir appese due bombe da 60 chilogrammi. Il 52B fu anche il primo degli Zero a disporre di una sia pur limitata protezione passiva, sotto forma di un blindovetro frontale da 50 millimetri per il pilota e di estintori automatici per i serbatoi del combustibile (I piloti alleati rimasero sorpresi nello scoprire che lo Zero non aveva un abitacolo corazzato o serbatoi per il combustibile autosigillanti cosa che causò moltissime perdite fra i piloti nipponici, in quanto lo rendevano molto vulnerabile al fuoco dei caccia nemici; ma nonostante ciò si cercò di porre rimedio a questi gravi difetti solo nelle ultime versioni). L’ala conservava viceversa i vani a tenuta che, assieme ad una sacca impermeabile disposta in fusoliera, assicuravano il galleggiamento nel caso di discesa in acqua (Un’insolita caratteristica erano sacchi di galleggiamento in tela nella fusoliera e nell’ala, concepiti per far galleggiare lo Zero sull’acqua in caso di ammaraggio. Una valvola nell’abitacolo controllava il sistema).
Questo messaggio è stato modificato da Blue Sky: 02 novembre 2008 - 17:19