
L'Hawker Thypoon fu il principale aereo da attacco al suolo della Royal Air Force durante il secondo conflitto mondiale. Inizialmente fu inteso con un aereo da caccia destinato a sostituire l'Hawker Hurricane, ma problemi strutturali e di motorizzazione lo rendevano poco adatto a questo ruolo; le sue grandi prestazioni a bassa quota invece lo resero un ottimo caccia-bombardiere e aereo da appoggio tattico. I successi maggiori li ottenne nella fase finale della guerra, nel 1944-45, con un massiccio impiego durante lo sbarco in Normandia e la successiva campagna per la riconquista dell'Europa.
Decorato con la Croix de Guerre francese, e la Distinguished Flying Cross, britannica, il maggiore Charles Demoulin fu un asso belga che effettuò oltre 500 sortite di combattimento sugli Hawker Typhoon nel corso degli ultimi tre anni della Seconda guerra mondiale. Egli descrive le sue impressioni su questo massiccio caccia, soprannominato “Tiffy”. "Quando per la prima volta mi trovai di fronte a un Typhoon, provai una sensazione di timore". Benché non vedessi l’ora di provarlo, l’aereo aveva qualcosa di misterioso, di pericoloso. Progettato per rimpiazzare lo Spitfire, il Typhoon si rivelò ben presto una cocente delusione per la RAF. Molto più veloce nella fascia tra il livello del suolo e i 10 000 piedi (3048 m), il Typhoon perdeva molta della sua potenza ad alta quota, dove si svolgeva la maggior parte dei combattimenti aerei. Si trattava di un difetto insormontabile in quanto, nonostante il turbocompressore, il suo enorme
motore da 1640 kW (2228 CV) non riusciva a compensare le sette tonnellate che doveva portare in volo.» I primi Typhoon inoltre avevano la pessima abitudine di perdere gli alettoni durante l’effettuazione di brusche virate e la rivettatura della coda non sopportava lo sforzo di una ripida picchiata. Anche l’affidabilità del motore a fodero Napier a 24 cilindri non fu mai all’altezza del Rolls-Royce Merlin adottato dallo Spitfire. Ma, nonostante ciò, molti piloti, compreso il maggiore Demoulin divennero grandi sostenitori del Typhoon. «Il Typhoon era una meravigliosa macchina da guerra, con il suo formidabile armamento di quattro cannoni da 20 mm che sparavano più di 600 colpi al minuto e la sua velocità massima in volo livellato di circa 410 miglia orarie (660 K/h). Venne inventato un nuovo tipo di operazioni per questo mostro: incursioni di caccia libera a bassa quota, attacchi a bassa quota, bombardamenti in picchiata e in seguito, equipaggiato con otto razzi da 60 libbre (27 kg), come aereo specializzato nell’attacco al suolo. In questa veste fu il distruttore di carri e di corazzati di maggior successo mai prodotto. Fu grazie alla distruzione della maggior parte delle forze corazzate tedesche da parte della 2’ Tactical Air Force che l’ago della bilancia poté spostarsi in nostro favore durante e dopo la battaglia di Normandia.
DISTRUTTORE DI CARRI
Dal giugno al settembre 1944 una media di 380 Typhoon effettuò circa 35000 sortite, lanciando 265 000 razzi e sparando 13000000 di proiettili da 20 mm. Ciò avvenne al costo di 243 Typhoon perduti, 173 severamente danneggiati e 75 duramente colpiti dalla flak (contraerea tedesca). Durante lo stesso periodo, oltre 1000 carri tedeschi sui 3000 presenti (rinforzi inclusi) vennero messi fuori uso dai Typhoon. Inoltre questi caccia distrussero da 12000 a 15000 veicoli, oltre 50 convogli ferroviari, circa 30 ponti di barche e un gran numero di postazioni di artiglieria. Migliaia di soldati tedeschi caddero sotto il loro fuoco. Demoulin riprende il suo racconto: «Guidai numerosi attacchi sulla Sacca di Falaise. Quando localizzammo i panzer, la scena fu indimenticabile. Come formiche ben disciplinate, circa 600 panzer, scortati dalle loro unità di contraerea mobile, stavano spingendosi in avanti in perfetto ordine di battaglia lungo una valle poco profonda, senza nessuna resistenza degna di nota. Poco dopo, ondate di Typhoon iniziarono a sbucare da ogni angolo del cielo, aggiungendo il rischio di collisione ai consueti pericoli del loro ruolo. Il massacro cominciò immediatamente. Durò l’intero giorno e quello successivo. Dopo aver messo a tacere la maggior parte della flak, i “Tiffy” bloccarono l’avanzata nemica, poi metodicamente annientarono i corazzati tedeschi mentre cercavano scampo. Quando i Tedeschi rimasti in vita abbandonarono la lotta, sfruttando l’oscurità per ritirarsi, i campi erano costellati di oltre 400 carri e veicoli corazzati privi di cingoli. In merito il generale Speidel, capo di stato maggiore di Rommel così si espresse: ‘Quell’azione fu forse la più decisiva operazione della guerra aerea nell’Europa Occidentale. I nostri convogli vennero decimati mentre noi eravamo continuamente sottoposti a massicci attacchi da parte di Typhoon. I Typhoon colpivano la testa e la coda delle nostre colonne riducendo poi in rottami i corazzati intrappolati’. Noi dovevamo portare a compimento i nostri attacchi attraverso un muro di fuoco che la flak erigeva davanti a noi, picchiando da 6 o 7000 piedi fino al livello del suolo attraverso il fuoco difensivo, o volando rasoterra per quasi un chilometro e mezzo verso un bersaglio protetto da ogni tipo di flak che ti seguiva
per un altro chilometro e mezzo lungo la rotta di scampo. Ognuno era pronto a tuffarsi in quell’inferno. Distanziati di 100-150 m picchiammo alla massima potenza. Un piccolo colpo al timone per stabilizzare il punto rosso sul bersaglio, poi un tocco all’assetto per diminuire la picchiata. L’ago del tachimetro saliva: 450 (724), 460 (740), 470 miglia orarie (756 km/h). Dovevamo prima lanciare i razzi, poi colpire la contraerea con i cannoni e, infine, uscire dalla picchiata il più vicino al suolo possibile. Ottocento piedi (243 m), bersaglio a 650 m, prima coppia di razzi lanciata. Seicento piedi (180 m), bersaglio a 450 m, seconda coppia lanciata. Poi la terza, a trecento piedi (90 m) con un bersaglio a 180 m. L’ultima coppia venne lanciata a bruciapelo! Tirai violentemente la mia barra e schizzai verso il cielo perdendo momentaneamente coscienza mentre la forza centrifuga mi schiacciava sul sedile. Mi portai nuovamente in picchiata mentre controllavo che la mia sezione mi stesse seguendo. Evitai per un soffio un aereo e mi tuffai di nuovo scaricando i miei proiettili su postazioni piene di fumo, anche se era impossibile vedere chiaramente gli artiglieri tedeschi. Il terreno era costellato di crateri e la flak era ormai messa a tacere. Al culmine della battaglia effettuavamo tre missioni al giorno e tre attacchi per sortita.» Nel corso di un’altra missione Demoulin piombò sui reparti del quartier generale di un’unità corazzata. «Avevo davanti ai miei occhi Io stato maggiore di un’intera divisione panzer nazista! ‘Rex, a nord del boschetto! Veicoli di comando! Porta qua i ragazzi! All’attacco!’ Non aspettai la risposta. Aprii il fuoco con i miei 20 mm e lasciai partire i miei razzi, coppia dopo coppia, a intervalli di un secondo.


INFERNO SULLA STRADA
«Un’auto esplose, I miei proiettili squarciarono l’auto successiva. Un altro veicolo si schiantò su quello di fronte. Sulla strada era l’inferno. Avevo già sorpassato il convoglio o almeno quanto ne era rimasto. Gli altri “Tiffy” si gettavano in picchiata, sparavano, richiamavano l’aereo, Cabravano e si gettavano di nuovo in picchiata. Fuochi, esplosioni, fumo nero; l’intera area si trasformò in un mare di fuoco che si diffuse ai boschi circostanti. Vicino a Flushing una stazione radar doveva essere messa fuori uso. L’edificio di calcestruzzo avrebbe resistito a ogni tipo di bomba, ma, con i razzi, le porte corazzate poteva no essere spazzate via. Mi portai a est dell’obiettivo, a una certa distanza, poi effettuai una brusca virata a sinistra in modo da presentare un fronte di sei aerei che copriva l’intera larghezza del bersaglio. A meno di mezzo chilometro di distanza cominciò il fuoco nemico; i colpi da 88 mm esplodevano sull’acqua sollevando colonne verdastre di fronte ai nostri musi. I nostri razzi stavano però già giungendo sui cannoni nemici. Con la coda dell’occhio potevo vedere l’altro gruppo che attaccava le antenne e gli edifici. Tutt’intorno al bersaglio si incrociavano i proiettili. Un altra brusca virata e ci dirigemmo verso ciò che rimaneva delle installazioni radar. Vidi due antenne rotanti grottescamente spezzate alla loro base e, vicino, una porta divelta dal telaio. Missione compiuta.>) (Aerei da Combattimento)

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Hawker Typhoon in Action
Questo messaggio è stato modificato da Blue Sky: 15 agosto 2008 - 10:51

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