Il concetto del decollo e dell’atterraggio verticale aveva interessato da decenni i progettisti aeronautici. I vantaggi erano abbastanza ovvi. L’obiettivo dei militari poteva essere quello di schierare un caccia di prima linea facile da nascondere e difficile da mettere fuori uso, in quanto non dipendeva da piste esposte e immobili. Una volta realizzato il progetto, avrebbe inoltre potuto essere imbarcato anche su un mercantile, in modo da dotare ogni trasporto della marina mercantile di una propria difesa aerea. Le ingombranti, costose ed estremamente vulnerabili portaerei tradizionali avrebbero potuto diventare un ricordo del passato. I progetti civili avrebbero potuto consistere nel disporre di aeroporti sparpagliati per voli locali, destinati all’alimentazione del traffico internazionale per via aerea dai centri delle città, dando a ogni città e metropoli la possibilità di avere un proprio trasporto aereo, su una scala e con una rapidità che nessun servizio con elicotteri avrebbe potuto offrire. Il problema era, quello imposto dai limiti di una tecnologia non ancora all’altezza. I primi a rendersene conto furono, i tedeschi, verso la fine della seconda guerra mondiale. Il primo aereo VTOL del mondo non fu progettato per conseguire un qualunque vantaggio strategico o tattico, ma solo a scopi puramente difensivi. Noto come Bachem Ba 349 Natter (vipera), si trattava di un intercettore monoposto in grado di eseguire un solo volo. Certamente il decollo avveniva verticalmente, mentre l’atterraggio era alquanto meno prevedibile. Il Natter era un minuscolo aereo potenziato da un solo razzo a combustibile liquido da 2000 kg di spinta e da quattro razzi ausiliari da 500 kg ciascuno; veniva lanciato da una rampa verticale alta 24 metri con una velocità iniziale di 188 m/s, alquanto superiore a quella di molti caccia moderni d’oggi. L’idea era di lanciare in aria la macchina e il suo pilota all’avvicinarsi dei bombardieri nemici. Dopo dieci secondi il pilota avrebbe sganciato i razzi ausiliari e, all’altezza di circa 6000-7500 metri, avrebbe raddrizzato l’aereo per eseguire l’attacco alle formazioni nemiche con un armamento di 24 razzi non guidati. Esaurito l’attacco, avrebbe spento il motore a razzo principale e, non appena il Natter avesse rallentato sufficientemente, si sarebbe lanciato con il paracadute, evitando così i rischi dell’atterraggio. Contemporaneamente si sarebbe aperto un secondo paracadute che avrebbe riportato l’aereo a terra, teoricamente con un atterraggio verticale esattamente bilanciato (Ci sono anche altre teorie relative alla procedura di recupero). Dieci Ba 349 furono approntati per l’impiego a Kirchheim, presso Stoccarda, ma furono fatti saltare prima di entrare in azione per impedirne la cattura da parte degli Alleati che avanzavano. Non fu una gran perdita: nel giro di pochi anni i missili superficie-aria avrebbero svolto, e in modo migliore, lo stesso compito.
Bachem Ba 349 Natter: 18 Dicembre 1944
Molte strane idee furono provate dai tedeschi mentre cercavano disperatamente di opporsi efficacemente alla minaccia dei bombardamenti alleati Il Ba 349 Natter era un intercettore con motore a razzo che veniva lanciato da guide verticali. La maggior parte dell'aereo e il pilota dovevano essere recuperati con paracadute dopo l’esecuzione dell’attacco. Tutte le prove di planata e lanci non pilotati avevano dimostrato l’attuabililà della concezione. Il primo lancio pilotato ebbe luogo il 28 febbrario 1945 e si risolse in un disastro(Lothar Sieber volò su un Ba 349A, che venne lanciato dall’area di addestramento militare vicino a Stetten am kalten Markt. In un primo momento, tutto sembrò andare come previsto, ma a 500 m di quota la cappottina si staccò. Il velivolo, giratosi sul dorso, prima salì a 1500m, e poi precipitò al suolo. Sieber morì nell’incidente, e non venne mai individuata la causa. Si sospettò che la cappottina potrebbe non essere stata adeguatamente fissata prima del lancio), ma te prove continuarono finché gli Alleati non occuparono la fabbrica.



Bachem Ba 349 Natter Cap.1
Bachem Ba 349 Natter Cap.2
Bachum Natter
Il Natter fu il primo aereo VTOL a volare, ma non fu l’unico del genere che i tedeschi avessero progettato. Forse il più radicale fra queste macchine da sogno fu il Focke-WulfTriebflùgel, una creazione avveniristica con uno statoreattore all’estremità di ciascuna delle sue tre ali collocate attorno alla fusoliera. Queste avrebbero dovuto sollevare l’aereo come il rotore di un elicottero; una volta in volo, la macchina avrebbe volato orizzontalmente come un aereo tradizionale a una velocità progettata di 1000 km/h. Stranamente, questo esempio molto lodato di genio meccanico tedesco non ebbe ulteriori sviluppi dopo la conclusione della guerra. Altro esempio dei progetti tedeschi relativi al decollo verticale fu l' Heinkel Lerche. Tuttavia, questi progetti tedeschi consentirono di arrivare a un’importante conclusione: solo dei motori molto potenti sarebbero stati in grado di sollevare direttamente in aria una macchina con assetto verticale. La spinta fornita dai motori a pistoni disponibili era sempre inferiore al peso dell’aereo su cui erano installati, cosicché la macchina dipendeva assolutamente dalla portanza aerodinamica delle ali, che poteva essere acquisita solo correndo su una pista per sollevarsi da terra. Un aereo VTOL, pertanto, doveva disporre di un motore la cui spinta fosse maggiore del peso dell’aereo stesso, se si voleva farlo decollare.
Focke-Wulf Triebflügel

Rappresentazione grafica del Focke-Wulf Triebflùgel

Pabst ramjet and Triebflügel wing being wind tunnel tested
Ricostruzione dell'utilizzo operativo del TRIEBFLUGEL
Heinkel Lerche

Rappresentazione Grafica
Schema operativo del decollo verticale, transizione al volo orizzontale ed atterraggio verticale
Ricostruzione operative effettuata con la Sim. Il2 Sturmovik
(Fine 1° Parte)
Questo messaggio è stato modificato da Blue Sky: 04 giugno 2008 - 12:18

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