La vicenda cel Cap. Scott "Zulu" O'Grady mi colpì molto.
Il suo F-16C venne abbattuto mentre era in volo il 2 Giugno 1995, sopra la Bosnia per garantire la No-Fly Zone.
Era in volo assieme al suo campagno e leader di messione Cap. Robert G. "Wilbur" Wright quando circuitando sopra un territorio in mano ai serbi vennero presi di mira da parte di una batteria di SA-6.
Le dinamiche dell'abbattimento furono molto peculiari. Di fatto gli aerei della NATO erano a conoscenza della presenza di batterie SAM, tuttavia appena venivano agganciati dal radar della batteria attuavano tutte le misure attive/passive opportune per sganciarsi. Quel giorno O'Grady fu molto sfortunato, o meglio furono molto abili i serbi, ma il quali fecero un primo tentativo utilizzando il radar della postazione SAM al primo passaggio della coppia: il radar agganciò il compagno di O'Grady ed il missile esplose in mezzo ai due. Al secondo passaggio i serbi spensero il radar, in modo che i due piloti non avrebbero potuto esserei avvisati dal sistema anti-missile del Falcon, e lanciarono un'altro missile. Solo quando quest'ultimo era in quota attivarono il radar di terra per indirizzaro sugli F-16C. Il Viper di O'Grady fu aganciato e per il Capitano non ci fu tempo utile nemmeno per rilasciare i flare. Una pioggia di schegge investì il suo F-16 tranciandolo in due. Il pilota riuscì ad ejettarsi e da quel momento in poi incominciò la sua lotta per la vita.
La postazione SAM rilevò l'ejezione e due battaglioni para-militari vennero immediatamente diretti nella zona per scatenare una vera e propria caccia all'uomo.
Il pilota USAF si trovò a terra in mezzo a una boscaglia con 5 oggetti fondamentali: la radio a batterie con radiofaro incorporato, la sua Beretta F-92, la cartina del territorio e un mini-kit di sopravvivenza, ma soprattutto l'enorme bagaglio di conoscenze apprese nel suo addestramento.
Le operazioni per il salvataggio di Basher-52 (call name di O'Grady) vennero attuate immediatamente, tuttavia il problema era prima individuarlo. Il pilota si trovava in pieno territorio ostile, braccato come una volpe, quindi non poteva tenere il radiofaro acceso o utilizzare la radio, poichè con ogni probabilità sarebbe sato individuato anche dai suoi nemici. O'Grady quindi poteva utilizzare la radio (anche per risparmiare le pile) solo a brevi intervalli sperando che in quel momento sopra il suo cielo volasse un velivolo alleato sintonizzato nella frequenza d'emergenza. Dopo 6 giorni di fuga verso un'area meno ostile, nascosto durante il giorno (e per ben due volte i para-militari gli passarono accanto mentre era nascosto nella boscaglia), spostandosi solo la notte, mangiando bacche e insetti, bevendo acqua piovana, il Capitano andò a riscuotere il suo credito con la fortuna. Scesa la notte, verso le 2:00 AM il pilota accese in uno degli ultimi tentativi la radio (le batterie erano ormai alla fine) e chiamò "Basher 5-2, Basher 5-2, ANYBODY COPY ME?". Proprio in quell'istante sorvolava l'area Basher 51, il compagno di O'Grady che il giorno dell'abbattimento era in volo con lui (il Cap. Wright). Basher 51 commosso risposte "Basher 5-2, this is Basher 5-1: I COPY YOU!", quindi annotò le coordinate e rimase il più possibile in pattugliamento su quell'area.
Da quel momento in poi la macchina del CSAR era pronta a muoversi, la U.S.Navy se ne sarebbe fatto carico. I Marines della 24ma unità a bordo della USS Kearsage erano pronti già pochi minuti dopo l'abbattimento e una portaerei classe Nimitz (se non ricordo male la USS Saratoga) era pronta a fornire tutto l'appoggio aereo necessario. Alle 4:40 circa arrivò l'ordine esecutivo. La mattina seguente all'alba l'operazione ebbe inizio, operazione di tipo TRAP (Tactical Recovery of Aircraft and Personnel), .
Il Capitano si trovava ancora in pieno territorio ostile, quindi fu necessario il vasto impiego di mezzi e uomini.
Gli F-18C avrebbero garantito la sicurezza dei cieli: nessun Mig-29 o Mil serbo avrebbe potuto avvicinarsi senza incrociare la tragliettoria di un Aim-120.
I due CH-53 Superstallion del USMC con a bordo 43 Marines si alzarono in volo e appena avvistate le coste slave iniziarono il volo tattico a quota limite. I due elicotteri godevano dell'appoggio ravvicinato di due AH-1W Super-Cobra e di due Av-8 Harrier. I Cobra avrebbero coperto i due Ch-53 nel momento del loro atterraggio, mentre gli Harriers si sarebbero fatti carico di eliminare mezzi d'assalto nemici.
Giunti sulle coordinate indicate dal pilota, O'Grady avvistò i suoi compagni, avviò il radiofaro e accese un fumogeno colorato di segnalazione. I due Super-Stallion lo individuarono e scesero in una radura vicina. Nel giro di pochi secondi il 24th USMC aveva creato un perimetro di sicurezza. Al Capitano non mancavano che correre per un centinaio di metri (che a lui saranno sembrati kilometri). Intanto tutta la milizia serba si stava dirigedo in quel punto e il fuoco di armi leggere iniziava a farsi sentire.
Niente di abbasatanza pesante per tirare giù una bestia come il Ch-53. Intanto i due super-Cobra e i due Harrier iniziavano a ripulire l'area circostante.
I 6 mezzi iniziarono la loro corsa (ormai privi della copertura dell'effetto sopresa) verso il mare Adriatico e dovettero affrontare pesante fuoco nemico. Ma ormai la missione -storica- era portata a termine.
Per O'Grady ora è una gran bella storia da raccontare, ma quei 6 giorni sono stati una durissima prova da affrontare, forse la più dura della sua vita. 6 giorni che hanno testimoniato al mondo intero due cose:
1)L'addestramento che i piloti dell'USAF e delle aeronautiche militari occidentali ricevono è frutto del miglior programma addestrativo possibile, quei piloti non solo apprendono le più sofisticate tecniche di volo e combattimento aereo, ma apprendono a tenere i nervi saldi e il sangue freddo anche quando il loro aereo è andato in mille pezzi.
2)Le forze militari occidentali non lasciano NESSUNO indietro, fin quando ci sarà una speranza -anche una sola- di portare a casa un compagno tutti gli sforzi verranno attuati. E ciò significa anche accettare di mettere a repentaglio la vita di 43 Marines e almeno 10 fra piloti e personale navigante per salvare una singola vita.
Questo messaggio è stato modificato da paperinik: 11 marzo 2008 - 12:43