Alle 17 in punto del 3 settembre 1943 il generale americano Walter Bedell Smith, capo di Stato Maggiore di Eisenhower, raggiunge a Cassibile la tenda dove dal giorno precedente sono ospitati, e praticamente confinati, i tre delegati del governo Badoglio venuti in Sicilia per firmare il documento che porrà fine allo stato di guerra tra l'Italia e gli anglo-americani.
Anzi, il vero delegato è uno solo, il generale di brigata Giuseppe Castellano.
Lo affiancano il console Franco Montanari, parente di Badoglio - che funge da interprete - e il maggiore Luigi Marchesi.
Il comando alleato è installato tra gli ulivi, nei pressi di un oscuro paese siciliano, Cassibile, che acquisterà, per il dono della cronaca. rinomanza duratura.
Jeeps, autocarri, motociclette vanno e vengono sollevando un polverone.
I tre italiani sono turbati.
Hanno vissuto ore di estrema tensione, e non possono dimenticare la scena dell'irruzione nella loro tenda del generale inglese Harold Alexander, comandante delle forze di terra alleate operanti in•Italia, mentre si aspettava da Roma un telegramma che autorizzasse esplicitamente Castellano a firmare l'armistizio.
In alta uniforme, stivali lucidi, Alexander aveva apostrofato duramente gli italiani:
« Siete dei rappresentanti o delle spie?
So che non avete i pieni poteri, e questa è una maniera molto buffa di trattare da parte del vostro governo »
I tre sono sottoposti a una pressione spietata.
Anche questo «inizio della fine » di una guerra sciagurata è punteggiato di stupidaggini, meschinità, inutili machiavellismi, incertezze.
Finalmente il messaggio del governo di Roma è nelle mani degli alleati.
Dice: «Il generale Castellano è autorizzato dal governo italiano a firmare l'accettazione delle condizioni di armistizio».
E Bedell Smith, come si è visto, non perde tempo.
Gli italiani sono accompagnati nella grande tenda della mensa dello Stato Maggiore.
«Eisenhower », riferisce Castellano, « è in piedi dietro un grosso tavolo. Sono presenti, oltre a Walter Bedell Smith, il generale Strong, il generale Rooks capo del reparto operazioni, il commodoro Dick e il capitano Dean, interprete.
Mentre sto per entrare sotto la tenda, ne escono due borghesi in maniche di camicia.
Sono i consiglieri diplomatici di Eisenhower che non rimarranno presenti per sottolineare così, con maggiore evidenza, che l'armistizio è un fatto prettamente militare».
I due «consiglieri» sono l'americano Robert Murphy e l'inglese Harold Macmillan, il futuro primo ministro.
Castellano è in doppiopetto scuro.
Nega che, tratta di tasca una penna, questa si sia rifiutata di funzionare. Sostiene soltanto che il diplomatico Franco Montanari volle prestargli la sua, ed egli non gli negò questa piccola soddisfazione.
Castellano inforca gli occhiali, siede al tavolo sui quale è poggiato un telefono, sottoscrive tre copie del «corto armistizio »,per delega del maresciallo Badoglio.
Quindi Smith, che lo aveva osservato rimanendo in piedi, appone la sua firma per delega del generale Eisenhower.
Sono le 17,15.
Eisenhower si avvicina a Castellano e gli stringe la mano.
Si brinda.
I militari alleati indossano la divisa kaki estiva, con la camicia a maniche corte; gli italiani sono tutti in borghese.
Sono ammessi i fotografi, che scattano alcune istantanee.
Si serve del whisky.
Eisenhower, che non ha voluto sanzionare con la sua firma quello
« sporco affare », uscendo dalla tenda stacca una fronda di ulivo da un albero, e la sventola in segno di pace.
Il «corto armistizio » che Castellano ha firmato è in sostanza la resa incondizionata che gli alleati hanno sempre preteso, con in più impegni di collaborazione come la protezione dei porti e degli aeroporti « finchè questo compito non sarà assunto dagli alleati ».
Al documento principale è stato peraltro allegato un promemoria, il cosiddetto «documento di Quebec », che lo si precisa chiaramente all'inizio «non contempla l'assistenza attiva dell'Italia nel combattere i tedeschi », ma prevede che «la misura nella quale le condizioni saranno modificate in favore dell'Italia dipenderà dall'entità dell'apporto dato dal govemo e dal popolo italiano alle Nazioni Unite contro la Germania durante il resto della guerra ».
Castellano spera, a questa punto, che le emozioni siano finite.
Ma gliene viene riserbata una grossa.
Il generale Alexander illustra puntigliosamente, con molti particolari, la portata dei termini dell'armistizio , nel frattempo Eisenhower è ripartito per Algeri.
Tocca a Bedell Smith, a questa punto, un compito ingrato: propinare a Castellano, dopo il «corto armistizio », l'armistizio lungo, previsto da quello «corto» e ricco di clausole ancora più particolareggiate e vessatorie.
Il delegato italiano ignorava l'esistenza di una simile «appendice».
«Questo documento », precisa Smith, «è identico a quello che l'ambasciatore inglese a Lisbona ha consegnato al generale Zanussi »
Ma il documento affidato a Zanussi ha seguito chissà quali vie traverse, tanto che Badoglio e Ambrosio giureranno sempre di non averne conosciuto l'esistenza prima che Castellano ne parlasse. Castellano stesso se lo vede piombare addosso inaspettato:
«Che novita è questa? », protesta.
«Non so se il mio governo, conoscendo queste condizioni, avrebbe firmato l'armistizio ».
Al soprassalto di indignazione segue la rassegnazione, anche perchè gli alleati, essendosi resi conto di come il delegato italiano sia ben disposto e volonteroso, non vogliono giocarselo.
E Bedell Smith ripete che tutte quelle clausole saranno modificate sulla scia degli avvenimenti, e che il lungo armistizio rimarrà segreto. Castellano promette a sua volta, secondo una versione dell'americano Murphy, «di tener nascosto il documento al Re e a Badoglio sino a quando non si siano pubblicamente impegnati per la proclamazione dell'armistizio ».
Gli alleati non mollano la presa.
Hanno fretta, una terribile fretta.
I loro piani procedono, tutte le date sono fissate (anche se Castellano non lo sa).
Hanno inoltre paura che Badoglio venga spazzato via da un momento all'altro, e che la fatica occorsa per piegarlo, l'opera di convincimento esercitata su Castellano, la adesione del re, tutto vada in fumo.
8 settembre , Mondatori 1973
Questo messaggio è stato modificato da Dave97: 01 gennaio 2008 - 16:39