RE 2005 Sagittario Il Reggiane Re2005 Sagittario è stato giudicato da molti il più bell’aereo da caccia italiano della seconda guerra mondiale; questo parere può essere avallato o meno (che dire dei vari Macchi MC.205, FIAT G.55 e SAI Ambrosini 207?): è indubbio invece che è stato senz'altro piuttosto sfortunato, giungendo ai reparti molto tardi ed essendo prodotto in un numero di esemlari trascurabile.
Il Re2005 faceva parte della cosiddetta «Serie 5» che sarebbe meglio definire come l'ultima generazione di aerei da caccia italiani con motore a pistoni, di cui facevano parte anche i FIAT G.55 Centauro e il Macchi MC.205V Veltro, tutti caratterizzati dall'adozione di un motore Daimler-Benz DB-605A.
Dire se le ditte interessate abbiamo sviluppato questa serie di macchine dalle caratteristiche eccezionali, almeno per lo standard italiano dell'epoca, su propria iniziativa o su specifica del Ministero della Difesa-Aeronautica, sarebbe un po' come dire se è nato prima l'uovo o la gallina; è certo, in ogni caso, che tutti i costruttori italiani stavano da tempo esaminando la possibilità di dare ai loro caccia monoplani della seconda generazione un sostituto dotato di un motore in linea più. potente.
L'elemento catalizzatore di questa serie di progetti fu uno studio della Direzione Generale Costruzioni del ministero per un caccia intercettatore con velatura di almeno 20 mq destinato ad operare ad alta quota.
Poichè la più «disponibile» dal punto di vista industriale era la FIAT, non impegnata in produzioni di generazione intermedia, il contratto per lo sviluppo del nuovo caccia fu assegnato proprio a quest'ultima.
Non appena i motori Daimler-Benz DB-605A da 1.475 HP al decollo diventarono disponibili, tutti i costruttori si lanciarono sulla specifica. Nella primavera del 1942 si susseguirono serrati i collaudi dei prototipi Serie 5:
il 19 aprile a Lonate Pozzolo l'MC.205V,
il 30 aprile a Caselle il G.55
intorno al 2 maggio a Reggio Emilia è stata la volta del Re.2005.
Lo staff progettativo della Reggiane, composto dagli ingegneri Longhi, Alessio, Maraschini, Toniolo e Pozzi e dai tecnici Giovagnoli e Costa,iniziò a lavorare al Re.2005 nel 1941, prendendo solo come spunto il Re.2001 Falco II, ma differenziandosene notevolmente.
La progettazione fu terminata, a tempo di record, nel dicembre 1941 e, a quel che dicono le storiografie ufficiali, la cellula era stata completata già nel febbraio 1942.
Introvabile invece risultava il propulsore DB-605A-1 inviato per ferrovia dalla Germania già nel dicembre precedente; c'è chi ha parlato - per questo fatto - di sabotaggio- ma è indubbio che si trattava di momenti non facili, durante i quali potevano anche succedere episodi di questo tipo.
Il motore fu comunque rintracciato con il personale intervento dell'ing. Haug della ditta tedesca e portato a Bologna.
Qui fu montato sul prototipo MM.494 che, alla fine di aprile del 1942, era pronto a volare.
Il primo collaudo, ad opera del capo-pilota della ditta, cap. Tullio Da Prato, avvenne tra l' 1 e il 3 maggio successivo (e vedremo poi le ragioni di questa incertezza).
Dopo il decollo il collaudatore eseguì una serie di figure acrobatiche, durante una delle quali si ritrovò con un semicarrello principale estratto; a causa di questo banale incidente il Sagittario compì sul ventre il suo primo atterraggio, riportando lievi danni che richiesero circa una settimana di lavoro per le riparazioni, sicchè il primo volo «ufficiale» avvenne solo il 9 maggio (o, secondo altre fonti, il 10 maggio)
Nel luglio l'aereo fu portato a Guidonia per la verifica delle prestazioni. Come sempre succedeva all'epoca, i rilevamenti della velocità massima avvenivano in maniera piuttosto empirica, per cui, per il volo orizzontale, secondo le varie quote e i diversi sistemi di misurazione, troviamo valori compresi tra 565 e 678 km/h, comunque la Regia Aeronautica stabilì come valore ufficiale 628 km/h.
Durante la prova di velocità in picchiata, per la quale si richiedeva il raggiungimento della velocità massima orizzontale più il 50% il collaudatore Da Prato registrò 980 km/h!
Si trattava comunque di una velocità «indicata» dagli strumenti di bordo e che, negli anni successivi è stata chiaramente smentita dai tecnici americani che avevano fatto registrare risultati analoghi con i loro P-38 Lightning e P-47 Thunderbolt (stando agli strumenti di bordo, anzi, si sarebbero registrati valori molto prossimi a Mach 1, il che è impossibile).
Nonostante le polemiche che si possono fare su questi dati, il Re.2005 si presentava come una macchina molto veloce e senz'altro in grado di superare largamente i 600 km/h in volo orizzontale, dotata, in più, di una maneggevolezza superba al di sopra dei 7.000 m.
Nel frattempo la Regia Aeronautica aveva ordinato una cellula, per prove statiche e un secondo prototipo (MM.495), cui fece seguito l'ordine di una Serie 0 o pre-serie di 16 macchine (MM.92343/58): impostata allo scadere del 1942.
Nel febbraio 1943 fece seguito l'ordine di una seconda pre-serie di 18 esemplari e una serie di 750 destinati ad affiancarsi a 600 G.55 e 250 MC.205V; in realtà solo una piccolissima parte di questi aerei (tra cui nessun Re.2005) fu poi realmente costruita.
Nella primavera del 1943 (fine di marzo) l'MM.494 fu a Furbara impegnato nelle prove a fuoco unitamente al G.55.
Nel maggio 1943 la Regia Aeronautica ricevette ufficialmente in carico il prototipo e lo assegnò alla 362° Squadriglia del 22° Gruppo Caccia Terrestre basata a Napoli-Capodichino che, in pratica, fu l'unico reparto in Italia a fare impiego operativo di questa macchina.
Durante un collaudo riguardante l'impiego della bomba ventrale da -640 kg. vi fu un cedimento nell'impianto idraulico e l'MM.494 dovette compiere il suo secondo atterraggio di fortuna, anche questa volta senza conseguenze.
Successivamente vennero consegnati alla stessa squadriglia i Re.2005 Serie 0 caratterizzati dal numero 362 in rosso e dall'insegna dello «spauracchio», simbolo del 22° Gruppo.
I caccia furono dislocati a Capodichino e a Capua.
Il 10 luglio 1943, con il precipitare degli eventi bellici, gli 8 Re.2005 che costituivano l'organico del reparto furono trasferiti a Sigonella in Sicilia.
Un bombardamento su quell'aeroporto ne distrusse sei.
I due superstiti passarono il 14 luglio a Reggio Calabria, aggregati alla 371° Squadriglia, presso la quale pare abbiano operato senza insegne, per ragioni di mimetismo.
Dopo pochi giorni anche i due Sagittario della 371° finirono sotto le bombe anglo-americane.
A Capua, tra la fine di luglio e l'agosto, la 362° aveva ricevuto altri dieci Re.2005 con i quali compì un certo numero di missioni di intercettazione sul cui esito nulla ci è dato sapere.
Durante uno di questi voli volti a intercettare i quadrimotori inglesi e americani, l'esemplare MM.96105 denunciò fenomeni di «sbattimento» in coda riportandone anche deformazioni e cedimenti strutturali della fusoliera.
Tre aerei vennero rinviati alla Reggiane dove si scoprì che il fenomeno compariva nelle picchiate esasperate a velocità reali superiori a 750-800 km/h e che vi si poteva ovviare con una lieve variazione di assetto e di regime del motore.
La RA, comunque, il 26 agosto 1943 preferì «mettere a terra» i 2005 che, del resto, non erano più di 10-16 in tutto.
L'ultima fase operativa dei Re.2005 è stato l'esperimento del com.te Mantelli con l'uso di bombe aria-aria da sganciarsi su formazioni nemiche e dotate di spolette a tempo: venne fatto un lancio, ma la spoletta non funzionò e la bomba esplose al contatto con le acque del Golfo di Napoli, ponendo così fine agli esperimenti.
Alle ore 20 del 7 settembre la RA aveva in carico sette Re.2005, tutti dichiarati bellicamente inefficienti.
La fine di questi aerei è incerta: secondo alcuni almeno cinque-sei di essi furono incendiati affinchè non cadessero in mano ai tedeschi; diciamo cinque-sei perchè pare che due Sagittario siano scampati al rogo: uno sarebbe stato «impacchettato» dagli americani (gli Alleati ne avevano già catturato almeno uno a Sigonella, ma abbastanza danneggiato) e portato negli Stati Uniti dove fu sottoposto a valutazioni.
Qualcuno lo ha visto a Cleveland nell'Ohio nel 1946 dopodichè se ne sono perse le tracce.
Un altro Re.2005 scampò al rogo e, nel dopoguerra, fu donato all'Università di Napoli; ne sopravvive la fusoliera (si tratta forse dell'MM.92345) recuperata dall' Aeronautica Militare e affidata alla Caproni Vizzola per il tentativo di ricostruzione utilizzando componenti nuovi di fabbrica sopravissuti al bombardamento della Reggiane.
Così si conclude la carriera operativa del Re .2005 presso la RA, ma ci sono altri episodi da segnalare.
Alla fine del 1942 la Kungsl Flygvapnet svedese prese contatto con la Reggiane per la cessione della licenza di produzione del 2005 (la Svezia produceva già il motore DB-605) e l'acquisto di 50 cellule finite in Italia.
Le trattative si protrassero dal gennaio al settembre 1943 e, quando era tutto concluso, era ormai troppo tardi.
Il Sagittario interessò anche ai tedeschi che nel luglio 1943 portarono a Berlino il prototipo (non sappiamo a che titolo); dopo l'armistizio dell'8 settembre le forze tedesche requisirono il secondo prototipo che si trovava a Guidonia e lo portarono in Romania.
A Reggio Emilia si trovavano 11 aerei della seconda serie O (MM.96100/4 e 96106/ Il) e dopo lievi modifiche ai comandi per adattarli allo standard della Luftwaffe li inoltrarono a Berlino tra il 6 e il 10 ottobre.
Ordinarono anche alla Reggiane il completamento dei primi 7 esemplari della commessa italiana di 750, ma questo lavoro non fu mai fatto.
Sei Re.2005, la cui provenienza è incerta in quanto risulta che a Reggio Emilia, oltre agli 11 Re.2005 della seconda serie 0 requisiti dai tedeschi, vi fossero cinque aerei in fase di completamento (probabilmente gli MM.96105 e 96112/17) e tre della prima serie 0 in corso di revisione, furono assegnati all' Aeronautica Nazionale Repubblicana (ANR) della Repubblica Sociale Italiana.
Uno di questi era l'MM.92352, della prima serie 0, che quindi non può. essere l'esemplare conservato a Vizzola Ticino (come vorrebbero alcuni) che porta ancora le insegne della RA.
Per ragioni di standardizzazione questi Sagittario non furono utilizzati dai reparti da caccia, ma assegnati alla Squadriglia Addestramento Caccia di terzo periodo.
Un Re 2005 fu usato dal RESBA (Reparto Esperienze Siluri Bombe Aerei) di Desenzano diretto dal ten. col. (ing.) Cremona, basato sull'aeroporto di Bettole.
Quest'aereo compì esperienze di lancio con un simulacro di silurotto in legno, oltre ad altre prove.
Come è noto, l'ANR scelse come aerosilurante il G.55S e queste ricerche non ebbero seguito.

Descrizione tecnica
Il Reggiane Re2005 Sagittario era un monomotore da intercettazione, con possibilità di impiego anche come caccia-bombardiere, monoposto, monoplano ad ala bassa a sbalzo con carrello retrattile e di costruzione interamente metallica.
Il motore montato sul prototipo era un Daimler-Benz DB-605A-1 a 12 cilindri a V rovesciato, raffreddato a liquido, da 1.47S HP al decollo, sostituito poi, sul secondo prototipo, da una diversa variante, unita ad un'elica tedesca VDM utilizzata anche sui BF109, dei quali conservava la caratteristica ogiva.
Gli esemplari successivi avevano la versione costruita dalla FIAT come RA.1050 RC.58 Tifone con elica tripala Piaggio P.6001.
La potenza passava a 1.355 HP a 5.700 m e a 1.250 HP in regime continuativo a 5 .800 m.
Il carburante era contenuto in quattro serbatoi alari, due anteriori da 160 litri e due posteriori da 108.
La fusoliera aveva struttura a guscio interamente metallica con rivestimento lavorante in duralluminio e aveva sezione triangolare con spigoli arrotondati.
In posizione centrale era sistemato l'abitacolo chiuso da un parabrezza in tre pezzi e da un tettuccio con vetri scorrevoli laterali e due pannelli sul cielo (tre sui prototipi), ribaltabile verso destra e praticamente uguale a quelli installati su G.55 ed MC.205
Il pilota disponeva di un seggiolino corazzato e di struttura anti-capottamento.
La strumentazione era quella standard dei caccia italiani dell'epoca, leggermente incrementata date le caratteristiche avanzate della macchina.
É da notare che la visibilità soprattutto in decollo, era notevolmente ridotta, sia per la scarsa superficie vetrata, sia per l'assetto e la configurazione generale dell'aereo.
La fusoliera sopportava i piani di coda a sbalzo interamente metallici ma ancora dotati di parti mobili rivestite in tela, dure a morire nella tradizione aeronautica italiana; il timone verticale e quello orizzontale sinistro erano dotati di alette di compensazione di dimensioni generose, regolabili a terra.
La struttura di coda comprendeva il ruotino orientabile e completamente retrattile all'indietro in un vano chiuso da due sportelli.
L'ala monoplana a sbalzo in posizione bassa aveva la caratteristica pianta ellittica tipica dei caccia Reggiane, ma più famosa per la sua installazione sul caccia inglese Spitfire, con sezione a profilo biconvesso variabile.
La struttura era a cassone in duralluminio con rivestimento lavorante. I due alettoni (quello di sinistra con aletta di compensazione regolabile a terra) avevano struttura in duralluminio e rivestimento in tela ed erano compensati staticamente e dinamicamente.
Due ipersostentatori in duralluminio occupavano tutto il bordo d'uscita tra i due alettoni senza soluzione di continuità e funzionavano a comando oleodinamico.
L'ala ospitava anche parte dell'armamento, il radiatore, e il carrello principale, i cui due elementi - realizzati dalle ditte Bassani e Magnaghi - si ritraevano con movimento verso l'esterno.
Le versioni
Del Re.2005 furono progettate diverse versioni, anche se una sola di esse vide la luce.
Tra le prime variazioni sul tema ricordiamo il Re.2004, progettato nel giugno 1942 per l'installazione di un propulsore Isotta-Fraschini Zeta RC.25/60 da 1.250 HP nell'ipotesi di difficoltà di approvvigionamento dei DB-605; il Re.2004 non fu costruito data l'inaffidabilità del motore italiano.
Il 24 dicembre 1942 la Reggiane offrì alla RA il progetto del Re.2005 Bifusoliera, un caccia pesante di classe analoga al Caproni Ca.380 Corsaro e ai SIAI Marchetti SM.91 ed SM.92 armato con quattro cannoni da 20 mm e ,due bombe da 500 kg o un siluro pesante; il pilota trovava posto nella fusoliera di destra, mentre quella di sinistra era priva di abitacolo.
Questo interessante progetto, per cui si prevedeva una velocità massima di 680 km/h a 7.000 m, non fu costruito.
Un’altra versione presa in esame ma non costruita fu il Re.2005 con struttura interamente in legno proposto dall'ing. P. Nardi di Bologna e rimasto, appunto, senza seguito.
Molto interessante il Re.2005R studiato dal magg. Ferri del Genio Aeronautico su iniziativa del Ministero dell' Aeronautica.
Si trattava di un Re.2005 modificato mediante l'installazione, immediatamente dietro l'abitacolo, di un motore ausiliario FIAT A.20 a 12 cilindri da 370 HP a 5.500 giri, azionante due compressori centrifughi Campino uno dei quali era destinato a ristabilire la pressione nei due motori alternativi ad alta quota; il secondo compressore avrebbe dovuto invece trasformare il motore in una sorta di moto-reattore o di «turbo-compound» grazie alla spinta prodotta.
La potenza complessiva era stata valutata in 2.030 HP e la velocità massima, secondo i calcoli, avrebbe oscillato tra 710 e 760 km/h in quota.
Questa modifica non sarebbe stata esente da problemi tecnici in quanto il baricentro si sarebbe spostato dal 25% al 31% della corda alare (portandosi su valori simili a quelli del G.55) e il peso totale sarebbe passato da 3.574 kga 4.084 kg, per compensare quest'aumento si propose di togliere due armi da 20 mm (130 kg) e la corazzatura dell'abitacolo (40 kg) contenendo così il peso in poco più di 3.900 kg.
Anche il consumo sarebbe aumentato grandemente, da 290 kg/h a 930 kg/h, dimodochè, anche con l'aggiunta prevista di 50 kg di benzina, l'autonomia sarebbe stata ridotta del 20% e l'uso della propulsione ausiliaria limitato a 12 minuti.
Una nuova stesura del progetto, presentata il 7 luglio 1943, prevedeva il ritorno di tutte le armi da 20 mm, peso totale di 4.070 kg. e una velocità massima di 730 km/h a 7.800 m per 12 minuti.
Le vicende del settembre successivo troncarono questo sviluppo, ma bisogna dire che né l'ing. Longhi né il resto dello staff progettativo della Reggiane condividevano l'in¬eresse del ministero per il Re.2005R in quanto caratteristiche similari si sarebbero potute ottenere con il Re.2006, in corso di costruzione.
Il Re.2006 era un progetto iniziato dall'ufficio tecnico della Reggiane che prevedeva l'adattamento della cellula del Re.2005 al più potente propulsore Daimler-Benz DB-603A da 1.750 HP, parallelamente a quanto previsto dai progetti FIAT G.56 e Macchi MC.207.
Abbastanza modificata appariva l'ala, con serbatoi di carburante integrali come sul Re.2000 e radiatori interamente annegati, sperimentati già su di un Re.2001 bis.
Per il Re.2006 si prevedeva, a 8.000 m, una velocità massima di oltre 700 km/h.
Nella primavera del 1943 il Ministero approvò il progetto e mediante i contratti 90.565, 90.595 e 90.597 ne ordinò due prototipi, cui assegnò il 9 maggio 1943 le matricole militari 540 e 541.
La costruzione dell'MM.540 proseguì anche dopo l'armistizio e la macchina fu completata nel febbraio 1944, pare con un motore DB-605, mentre il DB-603A sarebbe stato montato sull'MM.541 la cui costruzione era ancora estremamente arretrata.
Si tratta comunque di un particolare dedotto da alcuni disegni costruttivi e del quale non possiamo dare conferma.
Il Re.2006 rimase a Reggio Emilia fino all'ottobre 1944;
il 12 ottobre dello stesso anno risultava in carico alla Caproni di Taliedo.
Privo di motore, armamento, strumentazione, parte del carrello e altri dettagli, il Re.2006 MM.540 fu ceduto all'Istituto di Aeronautica del Politecnico di Milano nel maggio 1945, con il beneplacito della commissione alleata di controllo che richiese, però, che le ali fossero segate.
Una volta giunto a Milano il Re.2006 dovette subire anche il taglio della fusoliera nella sua parte poppiera in quanto si trattava di un aereo da combattimento avanzato e, in quei tempi gli Alleati si dimostravano molto meno di manica larga di quanto non sarebbero stati qualche anno più tardi.
La macchina fu sezionata ulteriormente a scopo didattico e nel 1949 ne esistevano soltanto la coda e una gamba del carrello d'atterraggio; alcuni particolari minori erano conservati ancora presso il Politecnico nel 1967, ma dubitiamo che oggi ve ne sia ancora traccia.
Allo stadio di modello per galleria del vento rimasero due progetti successivi, previsti per la ripresa postbellica, periodo in cui sarebbero apparsi irrimediabilmente superati.
Si trattava del Re.2006P (postale), in pratica un Re.2006 con motore radiale da 1.500 HP e carico utile di 1.100 kg, del quale fu prevista anche una variante «racer» per le tipiche gare di velocità americane. L'ultima versione era il Re.2006PP (passeggeri e posta) ispirato solo vagamente agli aerei da caccia e dotato di una grossa fusoliera con cabina vetrata per 6 passeggeri e due uomini d'equipaggio
con compartimenti alari per 100 kg di posta. .
Finisce così la storia del più bell'aereo da caccia italiano.
Nell'immediato dopoguerra esistevano ancora molti componenti finiti (soprattutto strutture alari e carrelli) che avrebbero permesso di riprendere la produzione con facilità, come del resto avvenne per il FIAT G.55 e l'MC.205, eventualmente montando dei motori Rolls-Royce Merlin, dal momento che i Daimler-Benz non sarebbero stati facilmente disponibili.
Senz'altro il Re.2005 avrebbe potuto trovare un certo mercato in Egitto, Siria, Israele, Argentina, tutti paesi che, in quel periodo, acquistarono aerei italiani.
Del Sagittario oggi ci resta solo una parte posteriore di fusoliera e un certo numero di componenti, alcuni dei quali nuovi di fabbrica, che si trovano presso la Caproni di Vizzola Ticino, incaricata del tentativo di ricostruzione.
Nico Sgarlato
Aerei, Novembre 1973
http://italie1935-45...giane2005/intro
Questo messaggio è stato modificato da Dave97: 16 dicembre 2007 - 17:27

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