L’ultimo volo dell’ ammiraglio Ugaki
A mezzogiorno del 15 agosto 1945, ai microfoni di Radio Tokyo, l'imperatore del Giappone in persona annuncia a tutto il mondo che l'Impero del Sol Levante accetta di arrendersi senza condizioni agli Alleati.
E' la prima volta nella sua storia millenaria che il Giappone conosce la sconfitta in una guerra.
Anche se, in un certo senso, l'aver dovuto subire il diktat del commodoro Perry nel 1853 in merito alla cessazione dell'isolazionismo è equivalso a una sconfitta.
Per la maggior parte dei giapponesi l'idea di avere perduto è insopportabile, ma con il tempo il popolo vi si adeguerà.
Per gli aristocratici e i militari, l'onta è troppo grande.
A migliaia si suicidano con il rito dell' harakiri, taluni davanti ai Palazzi Imperiali in segno di umile, rispettosa sottomissione.
Anche molti civili, uomini e donne, si sopprimono nelle ore che seguono la resa incondizionata.
E' il momento più funesto e drammatico che il Giappone abbia mai conosciuto.
Nella palazzina del Comando dell'aeroporto di Oita, a Kyushu,
l'ammiraglio Matome Ugaki, capo di tutte le Forze Aeree di Marina dell'isola, ordina ai suoi ufficiali di preparare d'urgenza i piani per un attacco kamikaze, l'ultimo, alle navi americane alla fonda a Okinawa. Un piccolo attacco, da effettuarsi con tre soli bombardieri in picchiata Suisei.
Gli ufficiali sono perplessi.
L’imperatore ha chiesto la resa, la guerra è finita, non si può continuare a combattere.
Informano il sottocapo di Stato Maggiore, Takashi Miyazaki, delle intenzioni di Ugaki, e Miyazaki, allarmatissimo, si precipita dall'ammiraglio per convincerlo a ritirare l’ordine relativo a quella missione.
« Voglio parteciparvi di persona » replica Ugaki sorridendo.
«Intendo quindi che il mio ordine sia eseguito senza indugio ».
«E io le chiedo di pesare attentamente una simile decisione» insiste Miyazaki, «perché non credo che quest'ordine si possa eseguire ».
Ugaki si spazientisce: « Le ripeto per l'ultima volta che si tratta di un ordine dell'ammiraglio. Lo trasmetta immediatamente! ».
Ma nemmeno di fronte a una determinazione così ferma Miyazaki capitola.
Corre in¬ece a confidarsi con il suo diretto superiore, contrammiraglio Toshiyuki Yokoi, che è a letto febbricitante.
Yokoi balza dal suo giaciglio e si fa condurre alla presenza di Ugaki.
«La scongiuro» gli grida, «rinunci a partire! ».
Ugaki è sereno e disteso, adesso.
Chiede soltanto: «Perché non volete danni l'occasione di morire? » Aggiunge: «Devo morire da Samurai. Nessuno m'induca più a non compiere il mio dovere. Il mio successore è già stato scelto e sa cosa dovrà fare ».
Non si può più insistere.
Il tenente di vascello Tatsuo Nakazuru organizza in breve il piano di volo Oita-Okinawa di tre bombardieri biposti Suisei.
Nello stesso tempo Ugaki riunisce tutti i membri dello Stato Maggiore per una semplice cerimonia d'addio.
Così parla loro:
«Sono molto avvilito di avere constatato che gli attacchi suicidi, da me ordinati, non hanno dato quei risultati concreti che ci aspettavamo. Tuttavia vi domando di continuare a fare il vostro dovere, obbedendo scrupolosamente a colui che prenderà il mio posto ».
Nel primo pomeriggio, in un'uniforme senza gradi, Ugaki si presenta sulla pista principale dell'aeroporto di Oita.
E ha motivo di stupirsi.
Non tre, ma undici Suisei sono pronti a decollare.
Il tenente Nakazuru presenta gli equipaggi, ventidue uomini sull'attenti.
Ugaki, con lo sguardo velato di lacrime, osserva uno ad uno quegli uomini dagli occhi di sfinge.
In tono paterno, domanda: «Dunque, voi volete davvero morire con me? tutti? ».
Si ode un coro di « Sì! ».
Nakazuru sale sul primo Suisei, al posto di pilotaggio.
Ugaki si pone dietro a lui, sul seggiolino dell'osservatore.
Ma all'ultimo momento, quando già l'apparecchio comincia a muoversi, l'osservatore titolare di quell'aereo, Akiyoshi Endo, balza su un'ala, s'insinua nell'abitacolo fra i due uomini ed esclama allegramente:
«Lei mi ha rubato il mestiere, Ammiraglio! Ma eccomi qui !»
Uno dopo l'altro i Suisei rullano sulla pista.
Non tutti potranno seguire Ugaki fino in fondo.
Sono apparecchi in cattivo stato.
Quattro di essi accusano dei guasti meccanici e, con immenso rincrescimento, otto uomini devono rinunciare alla missione volontaria. Vanno ad atterrare nei primi isolotti che incontrano sulla loro strada.
Gli altri sette Suisei proseguono.
Verso le 18,30, a Oita, giunge un messaggio radio di Ugaki:
«lo rivendico tutta intera la mia responsabilità se i Corpi Speciali kamikaze non sono riusciti ad annientare il nemico.
Non sono stato capace di salvare la Patria, malgrado il coraggio e l'eroismo dei miei uomini in questi mesi di lotta all'ultimo sangue.
Tra pochi minuti io stesso andrò a sfracellarmi su una nave nemica. Vado a cercare, a Okinawa, una degna tomba.
E' là che tanti aviatori si giapponesi si sono sacrificati, puri come fiori di ciliegio.
Formulo il voto che tutti coloro che mi ascoltano ,comprendano il mio gesto e dedichino il loro cuore affinché la Patria rinasca e viva eternamente. Banzai! »
Alle 19,24 un secondo messaggio, brevissimo, giunge alle orecchie del personale della base di Ota.
Per l'ultima volta si ode la voce dell'ammiraglio Ugaki:
«Noi picchiamo! »
Poi, il silenzio.
Nessuno saprà mai in quale angolo di mare sono caduti gli ultimi Samurai del XX Secolo.
Non nelle acque prossime a Okinawa, certamente.
Nessuna nave americana è colpita, in quel giorno di festa per gli Alleati vittoriosi, né alcun apparecchio giapponese, kamikaze o no, è stato avvistato nella zona.
E' lecita una supposizione, che forse è anche la sola possibile.
Negli ultimi istanti della sua vita terrena, Ugaki deve avere capito che non avrebbe reso un buon servizio al Giappone colpendo ancora il nemico.
Non solo avrebbe disobbedito all'imperatore - una
mancanza assolutamente imperdonabile, anzi, inconcepibile per un alto ufficiale giapponese - ma, compiendo una estrema azione di guerra dopo che l'imperatore stesso aveva offerto la resa, avrebbe solo ottenuto di causare indirettamente altre sciagure al Giappone.
I Kamikaze , Mondadori 1973
Questo messaggio è stato modificato da Dave97: 08 dicembre 2007 - 10:46