Da una Fortezza Volante o da un Lancaster, aerei molto robusti e abbastanza "aperti", lanciarsi non doveva essere una cosa talmente difficile. L'aereo prende fuoco, tutto ridotto a colabrodo, e il comandante dà l'ordine di saltare.
E tu saltavi. Il lancio era vincolato (a rischio di impigliarsi nell'ereo fuori assetto) o ti buttavi in caduta libera?
I piloti e i mitraglieri erano addestrati a lanciarsi o rischiavi di avere la tua prima esperienza di lancio grazie a un Me 110 caccia notturno?
Quanto ci voleva ad arrivare a terra da 8000 metri e oltre?
Grazie a chi sa rispondere!
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| Guest Message by DevFuse | |
Lanci col paracadute da 8000 e passa Un bel salto
#2
Scritto il 14 dicembre 2011 - 19:39
ovviamente erano lanci liberi e non penso proprio facessero esercitazioni di lancio, che esulassero dallo spiegare quale leva tirare.
#3
Scritto il 14 dicembre 2011 - 20:14
Il lancio era sicuramente non vincolato: non ci si lanciava ordinatamente allineati vicino al portellone spalancato con la fune di vincolo già aggancaiata, ci si buttava fuori dal primo portello o apertura disponibile, nel minor tempo possibile. Semmai il rischio poteva essere quello di perdere i sensi urtando parte della struttura dell'aereo (stabilizzatori), ma forse il flusso di aria gelida aiutava a riprendersi con l'effetto di una doccia fredda.
Non so rispondere su due piedi in merito all'addestramento degli equipaggi, che sicuramente non nera quello di un parà, ma più probebilmente era limitato a rudimenti teorici sulle operazioni e i movimenti da eseguire per abbandonare alla svelta l'aereo che poteva assumere anche assetti scomposti.
Per quanto riguarda i tempi dipende molto dal fatto che l'apertura fosse immediata oritardata, magari chia avesse esperianza reale di lanci potrebbe essere sicuramente piùattendibile.
Non so rispondere su due piedi in merito all'addestramento degli equipaggi, che sicuramente non nera quello di un parà, ma più probebilmente era limitato a rudimenti teorici sulle operazioni e i movimenti da eseguire per abbandonare alla svelta l'aereo che poteva assumere anche assetti scomposti.
Per quanto riguarda i tempi dipende molto dal fatto che l'apertura fosse immediata oritardata, magari chia avesse esperianza reale di lanci potrebbe essere sicuramente piùattendibile.
#4
Scritto il 14 dicembre 2011 - 20:52
#5
Scritto il 14 dicembre 2011 - 23:21
aggiungo che sopra i 6000 metri è necessario avere una maschera per l ossigeno diciamo che lanciarsi era più difficile che vincere la lotteria
#6
Scritto il 15 dicembre 2011 - 12:02
Ma quella non ce l'avevi di certo, credo che l'impianto a ossigeno di un b-17 fosse fisso. Se ti buttavi addio ossigeno. Ma quello era un problema relativamente da poco, tanto a quella quota ci rimanevi pochissimo. Se ti facessero scendere senza ossigeno sull'Everest e ti lasciassero lì per un cinque o sei minuti al massimo te la caveresti senza eccessivi problemi anche se non acclimatato. Per gli alpinisti è durissima perchè ci stanno molto e faticano tantissimo. Conosco gente che si è lanciata da 5-6000 senza ossigeno e pure divertendosi molto.
Piuttosto, se uno non sa tenere la posizione di caduta libera rischia di avvitarsi e trovarsi col paracadute avvolto intorno alle gambe.
Pensate che esperienza, però, magari di notte.
Piuttosto, se uno non sa tenere la posizione di caduta libera rischia di avvitarsi e trovarsi col paracadute avvolto intorno alle gambe.
Pensate che esperienza, però, magari di notte.
#7
Scritto il 15 dicembre 2011 - 15:50
...beh semplicemente nessuno si lanciava da alta quota!!!.... si scendeva si riduceva la velocità e ci si lanciava (se ci si riusciva)...........da sopra i 6000m era solo suicidio....penso che nessuno lo abbia mai fatto "consapevolmente" e se è successo non credo che lo abbia poi raccontato in giro......leggendo il manuale del B17 riguardo le procedure di abbandono dell'aereo, l'addestramento dell'equipaggio era limitato alla conoscenza della posizione del relativo paracadute a secondo del compito a bordo e alle procedure di abbandono dell'aereo (che percorso fare e chi deve uscire da dove), per questo ci si allenava quando l'aereo era a terra..
#8
Scritto il 15 dicembre 2011 - 16:08
http://en.wikipedia....cholas_Alkemade
http://www.militaryp...l-Falls-of-WWII
per sapere più o meno come andava:
http://www.bbc.co.uk.../a6001237.shtml
On my 13th op., 21.2.1945, we went to Duisberg and were shot down over Holland. We were lucky and landed on our side of the Front Line. We were hit in the port wing and it was a mass of flames. I can still see the Perspex running like water. I don't know how I got out. I think it took forty-five seconds for the wing to fall off. In that time I had to centralise the turret, disconnect the intercom, (this got caught up in something and I had to rip it off my head), undo oxygen mask, heating plug and safety belt. Open the turret door, climb over the tail plane, pick up my parachute, (which I dropped), clip it on, open the escape doors and bale out. How I did it I do not know.
http://www.militaryp...l-Falls-of-WWII
per sapere più o meno come andava:
http://www.bbc.co.uk.../a6001237.shtml
On my 13th op., 21.2.1945, we went to Duisberg and were shot down over Holland. We were lucky and landed on our side of the Front Line. We were hit in the port wing and it was a mass of flames. I can still see the Perspex running like water. I don't know how I got out. I think it took forty-five seconds for the wing to fall off. In that time I had to centralise the turret, disconnect the intercom, (this got caught up in something and I had to rip it off my head), undo oxygen mask, heating plug and safety belt. Open the turret door, climb over the tail plane, pick up my parachute, (which I dropped), clip it on, open the escape doors and bale out. How I did it I do not know.
#9
Scritto il 15 dicembre 2011 - 16:54
Mitico quel tipo! Una volta avevo visto un'intervista, fatta negli anni 80, a un vecchio pilota di tedesco abbattuto di notte ad alta quota. Raccontava di essersi lanciato in caduta libera (e non credo fosse il suo primo lancio) nel buio. Solo che non aveva l'altimetro e non vedeva niente. Allora si regolò finchè sentì umido (più vai giù più c'è umidità) ed apri: atterrò in un prato proprio vicino a una cacca di mucca ma non sopra. E allora pensò: che culo!
Giuro che è vero.
Ma perchè non si lanciavano da 8000 e oltre se l'aereo veniva schiantato a quella quota? La sicurezza del lancio sarà suppergiù uguale. Il paracadute si apre senz'altro: per causa della poca densità dell'aria all'inizio freni molto poco e scendi magari a 50 km/h col paracadute aperto, ma man mano che incontri aria più densa rallenti e alla fine tocchi terra alla stessa velocità degli altri...
Giuro che è vero.
Ma perchè non si lanciavano da 8000 e oltre se l'aereo veniva schiantato a quella quota? La sicurezza del lancio sarà suppergiù uguale. Il paracadute si apre senz'altro: per causa della poca densità dell'aria all'inizio freni molto poco e scendi magari a 50 km/h col paracadute aperto, ma man mano che incontri aria più densa rallenti e alla fine tocchi terra alla stessa velocità degli altri...
#10
Scritto il 15 dicembre 2011 - 17:08
Dieselnoi, su 15 dicembre 2011 - 16:54, ha detto:
Mitico quel tipo! Una volta avevo visto un'intervista, fatta negli anni 80, a un vecchio pilota di tedesco abbattuto di notte ad alta quota. Raccontava di essersi lanciato in caduta libera (e non credo fosse il suo primo lancio) nel buio. Solo che non aveva l'altimetro e non vedeva niente. Allora si regolò finchè sentì umido (più vai giù più c'è umidità) ed apri: atterrò in un prato proprio vicino a una cacca di mucca ma non sopra. E allora pensò: che culo!
Giuro che è vero.
Ma perchè non si lanciavano da 8000 e oltre se l'aereo veniva schiantato a quella quota? La sicurezza del lancio sarà suppergiù uguale. Il paracadute si apre senz'altro: per causa della poca densità dell'aria all'inizio freni molto poco e scendi magari a 50 km/h col paracadute aperto, ma man mano che incontri aria più densa rallenti e alla fine tocchi terra alla stessa velocità degli altri...
Giuro che è vero.
Ma perchè non si lanciavano da 8000 e oltre se l'aereo veniva schiantato a quella quota? La sicurezza del lancio sarà suppergiù uguale. Il paracadute si apre senz'altro: per causa della poca densità dell'aria all'inizio freni molto poco e scendi magari a 50 km/h col paracadute aperto, ma man mano che incontri aria più densa rallenti e alla fine tocchi terra alla stessa velocità degli altri...
ma non è che un aereo viene colpito ed in un secondo ci si lancia!!!!!!...mica siamo su un F16!!!!
.....semplicemente se l'aereo veniva colpito a quella quota, l'aereo scende naturalmente...il pilota cerca di controllarlo ancora....la quota cala...la velocità aumenta...si cerca di capire cosa è successo...si guarda chi è ferito e chi no...si aiuta chi ha bisogno...si cercano i paracadute...ci si deve muovere in un ambiente ostile freddo e buio, magari ostacolati dalla forza della caduta......si indossano.....il pilota è sceso ancora di quota ...cerca di livellare per ridurre la velocità (inevitabilmente un aereo colpito non riesce a mantenere la quota)..se l'aereo non ce la fa ...da il segnale di abbandonare l'aereo....chi riesce si avvicina alle proprie vie di fughe e si prepara al lancio...........dal momento dell'attacco sono passati poche decine di secondi...30 o 40 se l'aereo è messo veramente male...altrimenti si regge anche per minuti , a volte ore....poi ci si lancia................ma la quota dopo tutti questi eventi è scesa per forza ad altezze più umane per un lancio col paracadute......................
#11
Scritto il 15 dicembre 2011 - 18:39
.. tanti anni fa (ma davvero tanti) ebbi a leggere (su Selezione del Reader's Digest), di un mitragliere di coda di un Lancaster che precipitando in fiamme, non gli dette il tempo (o il modo)d'uscire dalla torretta verso la carlinga. Lui si trovò, forse sbalzato fuori, o forse saltato di proposito, nella notte (ovviamente) e ptè raccontare di esser vivo solo perché atterrrò in un bosco d'abeti d'alto fusto, che, grazie ai rami penduli, non lo trafissero, ma rallentarono la sua caduta verso il suolo. Poi, il metro di neve abbondante ed il pendio fecero il resto, e potè raccontare l'avventura. Sicuramente il problema della mancanza d'ossigeno fu marginale, nel caso suo. La storia la rilessi una decina d'anni dopo su un periodico d'aviazione, ma non ricordo più se su Ali Nuove, o su uno della fioritura di setttimanali (Jp4. Aerei, Alata, Interconair) nei primi anni settanta.
Qualcuno di voi la sapeva?
Qualcuno di voi la sapeva?
#12
Scritto il 15 dicembre 2011 - 19:02
pinguino, su 15 dicembre 2011 - 18:39, ha detto:
Qualcuno di voi la sapeva?
Sono molti (relativamente) i sopravvissuti da lanci senza paracadute; specialmente durante la WWII.
Il record però appartiene a una donna, una hostess, sopravvissuta a una caduta da oltre 10000 m.
Vesna Vulović
#13
Scritto il 15 dicembre 2011 - 20:38
pinguino, su 15 dicembre 2011 - 18:39, ha detto:
Qualcuno di voi la sapeva?
Si, l'avevo letta anche io, e la risentii pure in un documentario (non ricordo più quale) con la testimonianza del sopravvissuto.
Una storia davvero eccezionale.
Un'altra storia eccezionale, letta sempre su Selezione (una raccolta di racconti della II GM), era quella del mitragliere di coda di un altro Lancaster il quale non potè lanciarsi perchè prigioniero della torretta bloccatasi in posizione scorretta, precipitando quindi con il bombardiere carico di bombe che nell'impatto al suolo miracolosamente non esplose ma lo proiettò all'esterno su terreno morbido che gli permise di salvarsi.
#14
Scritto il 16 dicembre 2011 - 09:45
Forse i problema più grosso (più che nei caccia) c'era nel caso tutt'altro che improbabile che l'aereo si instabilizzasse e cominciasse a girare come una trottola. In quel caso lì non usciva più nessuno. Sull'altezza: saltare da più alto non aumenta il pericolo, anzi: c'è più tempo perchè il paracadute si sbrogli, se del caso. La forma più stabile di un paracadute è quella aperta: se tu potessi cadere all'infinito prima o poi anche un paracadute tutto ingarbugliato si aprirebbe.
L'ossigeno sarebbe un problema se tu dovessi stare esposto a quote altissime per un'ora o più ma, anche nel caso di apertura immediata del paracadute, in questo caso ci rimani pochissimo: si parla di quattro o cinque minuti al massimo per trovarti a 6000 metri da 8000 come quota di lancio. Ce la puoi fare anche a sopportare il freddo.
L'importante, a mio avviso, era stabilizzare l'aereo per riuscire ad uscire: già un certo grado di inclinazione poteva, secondo me, compromettere le possibilità di uscita di gran parte dell'equipaggio.
L'ossigeno sarebbe un problema se tu dovessi stare esposto a quote altissime per un'ora o più ma, anche nel caso di apertura immediata del paracadute, in questo caso ci rimani pochissimo: si parla di quattro o cinque minuti al massimo per trovarti a 6000 metri da 8000 come quota di lancio. Ce la puoi fare anche a sopportare il freddo.
L'importante, a mio avviso, era stabilizzare l'aereo per riuscire ad uscire: già un certo grado di inclinazione poteva, secondo me, compromettere le possibilità di uscita di gran parte dell'equipaggio.
#15
Scritto il 16 dicembre 2011 - 12:29
Dieselnoi, su 16 dicembre 2011 - 09:45, ha detto:
Forse i problema più grosso (più che nei caccia) c'era nel caso tutt'altro che improbabile che l'aereo si instabilizzasse e cominciasse a girare come una trottola. In quel caso lì non usciva più nessuno. Sull'altezza: saltare da più alto non aumenta il pericolo, anzi: c'è più tempo perchè il paracadute si sbrogli, se del caso. La forma più stabile di un paracadute è quella aperta: se tu potessi cadere all'infinito prima o poi anche un paracadute tutto ingarbugliato si aprirebbe.
L'ossigeno sarebbe un problema se tu dovessi stare esposto a quote altissime per un'ora o più ma, anche nel caso di apertura immediata del paracadute, in questo caso ci rimani pochissimo: si parla di quattro o cinque minuti al massimo per trovarti a 6000 metri da 8000 come quota di lancio. Ce la puoi fare anche a sopportare il freddo.
L'importante, a mio avviso, era stabilizzare l'aereo per riuscire ad uscire: già un certo grado di inclinazione poteva, secondo me, compromettere le possibilità di uscita di gran parte dell'equipaggio.
L'ossigeno sarebbe un problema se tu dovessi stare esposto a quote altissime per un'ora o più ma, anche nel caso di apertura immediata del paracadute, in questo caso ci rimani pochissimo: si parla di quattro o cinque minuti al massimo per trovarti a 6000 metri da 8000 come quota di lancio. Ce la puoi fare anche a sopportare il freddo.
L'importante, a mio avviso, era stabilizzare l'aereo per riuscire ad uscire: già un certo grado di inclinazione poteva, secondo me, compromettere le possibilità di uscita di gran parte dell'equipaggio.
...secondo me non ne hai idea proprio di quello che dici scusa ....5 minuti senza ossigeno!!!!!????...il freddo non è un problema!!!!?????......ma che scherziamo....senza ossigeno è un problema starci 30sec. altro che 5 minuti!!!! e sai che temperatura c'è a 8000m sul mare del nord in inverno???..e quanto può resistere un uomo a -50° (in atmosfera stabile....nel caso della caduta libera devi togliere altri 10° dovuti alla velocità dell'aria) ..........................poi non è che ti lanci ed apri il paracadute subito.....prima devi rallentare......(se ti lanci da un aereo che cade ai 400km/h devi aspettare ad aprire di essere sceso come velocità al almeno 150 km/h se no rischi di ammazzarti all'apertura.....o quanto meno di rimanere senza vestiti)....
durante la guerra la Luftwaffe condusse una serie di esperimenti ad alta quota con lanci di paracadutisti senza apporto di ossigeno dal momento del lancio e furono interrotti da Galland in quanto letali per l'uomo e fondamentalmente inutili sia per un fututo scopo pratico sia per fini di studio medico..
#16
Scritto il 16 dicembre 2011 - 15:15
No vecchio, io SONO un paracadutista. Ho preso il brevetto nel 1993 a 23 anni. A certe cose credevo anche io, ovviamente. Faccio un sunto sintetico della questio:
1) A 8000 non è che non ci sia ossigeno. Ce ne sarà la metà o giù di lì. Se devi affaticarti tipo salire sull'Everest è un bel casino e ci vuole l'acclimatazione ma se devi solo scendere appeso al paracadute sopravvivi alla grandissima. Al massimo ti affannerai a respirare tipo quando hai corso. Ricordati che c'è stata gente che è salita sull'Everest (che è quasi 9000) senza ossigeno...
2) Il freddo. Una cinquantina di sottozero ci saranno pure ma tu sei vestito con la tuta di volo. Piacevole non sarà ma te la puoi cavare proprio perchè è un'esperienza che dura molto poco.
3) L'apertura: quella è una leggenda metropolitana classica sulla quale si deve far chiarezza: quando ti lanci da un aereo hai una velocità orizzontale e una verticale. Quella orizzontale è quella dell'aereo, che l'attrito con l'aria smorza piano piano. Quella verticale è quella che assumi mentre cadi. Essa aumenta fin verso i 200-250 km/h (dipende dalla pozisione che tieni) poi l'attrito la bilancia e vai a velocità costante. L'apertura del paracadute, specialmente se semisferico, è ben lungi da farti male o da strapparti i vestiti: le cinghia passan sotto alle cosce, puoi sopportare questo e altro. Nei moderni paracadute ad ala c'è un coso che si chiama slider e serve proprio a smorzare il colpo, ma i vecchi paracadute non ne avevano alcun bisogno. Quando ti lanci da un aereo piccolo (il nostro era un Piper Cherokee ad ala bassa) il motore viene rallentato fin verso i 130 km/h più che altro per ridurre il rischio di colpire i timoni di coda, ma da aerei più grossi si va oltre. Nel mio primo lancio militare mi buttai dal portello laterale di un G-222 che facevamo all'incirca 330 km/h. I parà russi e americani si lanciano spesso da aerei a reazione che di sicuro almeno sui 400 km/h vanno.
4) Quegli esperimenti della Luftwaffe (credo fatti proprio dal buon vecchio Mengele) erano sulla sopravvivenza di un essere umano al freddo e ai bruschi cali di pressione. Non sui lanci col paracadute. C'era una camera iperbarica che veniva fatta funzionare a contrario fino alla morte della cavia. Ovviamente umana. L'Usaf fece prove analoghe ma, ovviamente, senza arrivar a quei livelli.
5) Da ultimo teniamo presente che un B-17 carico non faceva nemmeno 300 km/h. Se anche per qualch ragione avesse finito col precipitare a candela il pericolo maggiore sarebbe stato dato dal fatto che non riuscivi a raggiungere i portelli...
1) A 8000 non è che non ci sia ossigeno. Ce ne sarà la metà o giù di lì. Se devi affaticarti tipo salire sull'Everest è un bel casino e ci vuole l'acclimatazione ma se devi solo scendere appeso al paracadute sopravvivi alla grandissima. Al massimo ti affannerai a respirare tipo quando hai corso. Ricordati che c'è stata gente che è salita sull'Everest (che è quasi 9000) senza ossigeno...
2) Il freddo. Una cinquantina di sottozero ci saranno pure ma tu sei vestito con la tuta di volo. Piacevole non sarà ma te la puoi cavare proprio perchè è un'esperienza che dura molto poco.
3) L'apertura: quella è una leggenda metropolitana classica sulla quale si deve far chiarezza: quando ti lanci da un aereo hai una velocità orizzontale e una verticale. Quella orizzontale è quella dell'aereo, che l'attrito con l'aria smorza piano piano. Quella verticale è quella che assumi mentre cadi. Essa aumenta fin verso i 200-250 km/h (dipende dalla pozisione che tieni) poi l'attrito la bilancia e vai a velocità costante. L'apertura del paracadute, specialmente se semisferico, è ben lungi da farti male o da strapparti i vestiti: le cinghia passan sotto alle cosce, puoi sopportare questo e altro. Nei moderni paracadute ad ala c'è un coso che si chiama slider e serve proprio a smorzare il colpo, ma i vecchi paracadute non ne avevano alcun bisogno. Quando ti lanci da un aereo piccolo (il nostro era un Piper Cherokee ad ala bassa) il motore viene rallentato fin verso i 130 km/h più che altro per ridurre il rischio di colpire i timoni di coda, ma da aerei più grossi si va oltre. Nel mio primo lancio militare mi buttai dal portello laterale di un G-222 che facevamo all'incirca 330 km/h. I parà russi e americani si lanciano spesso da aerei a reazione che di sicuro almeno sui 400 km/h vanno.
4) Quegli esperimenti della Luftwaffe (credo fatti proprio dal buon vecchio Mengele) erano sulla sopravvivenza di un essere umano al freddo e ai bruschi cali di pressione. Non sui lanci col paracadute. C'era una camera iperbarica che veniva fatta funzionare a contrario fino alla morte della cavia. Ovviamente umana. L'Usaf fece prove analoghe ma, ovviamente, senza arrivar a quei livelli.
5) Da ultimo teniamo presente che un B-17 carico non faceva nemmeno 300 km/h. Se anche per qualch ragione avesse finito col precipitare a candela il pericolo maggiore sarebbe stato dato dal fatto che non riuscivi a raggiungere i portelli...
#17
Scritto il 16 dicembre 2011 - 18:49
questa discussione si collega con il filo conduttore del discorso... benissimo anche a questa..--> http://www.aereimili...i-e-alte-quote/
BANZAAAAAIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ti lanciavi..e basta...ma...poi ne pagavi le conseguenze...di certo da quell'altezza ci vuole un vero e sottolineo vero coraggio,,,ma la forza dell'istinto di salvaguardare la propia vita ti faceva saltare...eccome!! ma...l'altitudine;la temperatura e la scarsità di ossigeno ovviamente mescolati alla velocità di caduta;...non favorivano di certo l'equipaggio che suppongo arrivavano a terra non proprio integri sia psicologicamente e fisicamente....se ce la facevi ovviamente.......
eppure a quelle altezze fa freddo anche ad agosto..
...poi ovviamente la posizione seduta ossia la mancanza di movimento favoriva l'ipotermia....dovuto appunto allo scarso consumo di energie/calorie; poi avevano la maschera che se non sbaglio doveva avere il respiratore atmosferico..ossia il semplice palloncino che si gonfia e sgonfia mentre uno respira...così almeno ricordo...e quello già poteva dare un aiuto..ma l'ossigeno a quelle altitudini è abbastanza rarefatto...........
space jump---> http://www.rocketeers.co.uk/node/206
LEGGETE QUESTO salto storico... è un pazzo ma con le palle!------> http://www.wired.com...te-jump-record/
questo è il video---->
PROGECT EXCELSIOR jump from space story--> http://vimeo.com/4609841
presumo che uno se si lanciasse senza un'adeguata preparazione e ovviamente senza il necessario tecnico ....muoia o svenga in pochissimi secondi. NON sono paracadutista per confermare certi aspetti tecnici. ma da come leggo un B-24 poteva arrivare a 30.000Ft..diciamo 9Km...
http://www.divesubwa.../liberator.html

questo B-17 vola abbastanza alto...
e l'equipaggio di questo B-24 non mi pare che abbia un'equipaggiamento particolare...
BANZAAAAAIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ti lanciavi..e basta...ma...poi ne pagavi le conseguenze...di certo da quell'altezza ci vuole un vero e sottolineo vero coraggio,,,ma la forza dell'istinto di salvaguardare la propia vita ti faceva saltare...eccome!! ma...l'altitudine;la temperatura e la scarsità di ossigeno ovviamente mescolati alla velocità di caduta;...non favorivano di certo l'equipaggio che suppongo arrivavano a terra non proprio integri sia psicologicamente e fisicamente....se ce la facevi ovviamente.......
eppure a quelle altezze fa freddo anche ad agosto..
space jump---> http://www.rocketeers.co.uk/node/206
LEGGETE QUESTO salto storico... è un pazzo ma con le palle!------> http://www.wired.com...te-jump-record/
questo è il video---->
PROGECT EXCELSIOR jump from space story--> http://vimeo.com/4609841
presumo che uno se si lanciasse senza un'adeguata preparazione e ovviamente senza il necessario tecnico ....muoia o svenga in pochissimi secondi. NON sono paracadutista per confermare certi aspetti tecnici. ma da come leggo un B-24 poteva arrivare a 30.000Ft..diciamo 9Km...
http://www.divesubwa.../liberator.html

questo B-17 vola abbastanza alto...
e l'equipaggio di questo B-24 non mi pare che abbia un'equipaggiamento particolare...
Questo messaggio è stato modificato da eugy78 Fishbed: 16 dicembre 2011 - 19:41
#18
Scritto il 16 dicembre 2011 - 21:17
Attenzione a un punto controintuitivo: è pericoloso lanciarsi dal basso, non dall'alto! Considera che dai 25 metri in su, a meno di grossissime botte di culo, muori o resti ferito in modo gravissimo in maniera. Saltare da 1500 metri, per fare un esempio, è MOLTO più sicuro che saltare da 200.
Se ti lanciavi da un bombardiere in fiamme e quello era il tuo primo lancio, accidenti, ti beccavi di certo un grossissimo shock. Non per la mancanza di ossigeno, però: per la paura! caz*o un lancio così farebbe un paura boia anche a me che perlappunto sono un paracadutista.
Sul freddo: durante il volo credo che si usassero tute riscaldate elettricamente, altrimenti erano infagottati in modo tale da poter resistere fermi con un freddo micidiale per delllle ore. Non era il problema del freddo nella caduta, semmai quello dell'ATTERRAGGIO!
La velocità di atterraggio di una paracadute classico sarà diciamo come quellla che hai se salti da due o tre metri. Che SEMBRA poco. Invece cader male e rompersi il collo o finire nell'acqua o a trafiggersi su un albero era una cosa che succedeva non così raramente. Un paracadutista militare non solo sapeva cadere e controllare (proprio quel minimissimo) il paracadute ma in genere almeno si cercava di lanciarlo su un bel prato morbido. Un pilota che si buttava poteva cadere dovunque.
Svenire non svieni: può succederti quando un seggioli eiettabile ti spara in alto, ma on quento di butti verso il basso: non vai giù come sulle montagne russe, per fare un esempio: non hai quella sensazione.
Comunque che esperienza, minch*a. Dopo, se la scampavi, potevi ben permetterti di diventare il ragionere più noioso dell'ufficio acquisti!!!
Se ti lanciavi da un bombardiere in fiamme e quello era il tuo primo lancio, accidenti, ti beccavi di certo un grossissimo shock. Non per la mancanza di ossigeno, però: per la paura! caz*o un lancio così farebbe un paura boia anche a me che perlappunto sono un paracadutista.
Sul freddo: durante il volo credo che si usassero tute riscaldate elettricamente, altrimenti erano infagottati in modo tale da poter resistere fermi con un freddo micidiale per delllle ore. Non era il problema del freddo nella caduta, semmai quello dell'ATTERRAGGIO!
La velocità di atterraggio di una paracadute classico sarà diciamo come quellla che hai se salti da due o tre metri. Che SEMBRA poco. Invece cader male e rompersi il collo o finire nell'acqua o a trafiggersi su un albero era una cosa che succedeva non così raramente. Un paracadutista militare non solo sapeva cadere e controllare (proprio quel minimissimo) il paracadute ma in genere almeno si cercava di lanciarlo su un bel prato morbido. Un pilota che si buttava poteva cadere dovunque.
Svenire non svieni: può succederti quando un seggioli eiettabile ti spara in alto, ma on quento di butti verso il basso: non vai giù come sulle montagne russe, per fare un esempio: non hai quella sensazione.
Comunque che esperienza, minch*a. Dopo, se la scampavi, potevi ben permetterti di diventare il ragionere più noioso dell'ufficio acquisti!!!
#19
Scritto il 16 dicembre 2011 - 21:50
occapito...insomma più ti lasnci da una quota bassa...più ovviamente è il pericolo...
diciamo un pò come quando cade un gatto...più è basso e meno riesce adatterrare sulle zampe...perchè non è preparato alla caduta,,,,,
diciamo un pò come quando cade un gatto...più è basso e meno riesce adatterrare sulle zampe...perchè non è preparato alla caduta,,,,,
#20
Scritto il 17 dicembre 2011 - 09:22
Haha! Esatto! Certi reparti speciali si lanciavano (non se se lo facciano ancora) da 100 m con l'aereo che va a manetta per gonfiare prima il paracadute. A quella quota lì non solo l'emergenza non ti serve a niente ma basta un paracadute piegato appena appen male.
Se ti lanci da 1500 come alla scuola di paracadutismo civile hai molto più tempo per metter mano a un problema. E anche più tempo perchè esso si sistemi da solo...
Se ti lanci da 1500 come alla scuola di paracadutismo civile hai molto più tempo per metter mano a un problema. E anche più tempo perchè esso si sistemi da solo...

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