L'evacuazione
A quel punto la forza d’assalto era riuscita ad eliminare ogni minaccia immediata contro gli ostaggi all’interno del terminal e nelle sue immediate vicinanze, fatta eccezione per gli ugandesi asserragliati sulla torre di controllo, che però erano costantemente tenuti sotto il tiro dalle armi delle Land Rovers e degli uomini dell’Unità non direttamente impegnati nel rastrellamento del terminal e nella conta degli ostaggi.
Mentre Udi Shalvi si attestava con i blindati a nord dell’old terminal, Alik Ron ricevette da Betser l’ordine di recarsi al Karnaf-Quattro, appena atterrato, che doveva imbarcare i passeggeri del volo 139 e i feriti.
Betser aveva sentito per radio che il quarto Hercules si era arrestato a ovest un po’ troppo lontano dall’old terminal per cui ci voleva qualcuno che lo raggiungesse e che lo guidasse in sicurezza più vicino a loro.
Il maggiore Betser racconta:
" Gli ostaggi avevano dato chiari segni di shock. Non gli si poteva certo dire semplicemente: 'Correte in quella direzione finchè non trovate un grande aereo', ma bisognava trasportarli e verificare che nessuno si smarrisse nel buio e soprattutto bisognava far avvicinare di più il Karnaf-Quattro.
Alik Ron abbandonò la sua posizione davanti alla hall grande, da dove dirigeva il tiro dei veicoli contro la torre e fece venire Blumer.
Passando accanto ad Hasin che soccorreva Netanyahu, Ron ricorda che era talmente scosso che arrivò a minacciare l’ufficiale medico:
“Meglio per te se lo curi bene, o te la vedi con me!”.
Ron, che in seguito si sarebbe scusato con Hasin, prese Blumer con sé e i due si incamminarono cautamente verso ovest con i visori notturni e i Kalashnikov in posizione di fuoco.
Prima furono sul raccordo del terminal e dopo 200 metri sulla pista obliqua. Sul raccordo si imbatterono nella jeep comando di Shomron, che volle sapere cosa stessero mai facendo lì e quindi nel corpo di una delle due sentinelle ugandesi abbattute all’inizio dell’azione. Ron si fece dare la radio da Blumer e chiamò per radio per avvertire che stavano arrivando all’Hercules-Quattro, in modo da non farsi uccidere dai soldati della Golani che circondavano l’aereo.
Giunti sotto il Karnaf-Quattro sulla pista obliqua, videro che l’intero corpo della Sanità era sbarcato e aveva preso posizione a 50 metri dal C-130, assistendo i primi feriti in arrivo.
Ron e Blumer corsero da Halivni in cabina e gli spiegarono in cosa consisteva la richiesta di Muki Betser. Halivni conosceva bene l’aeroporto per cui capì subito dove si sarebbe dovuto portare con il C-130 senza finire nel fuoco degli ugandesi nella torre di controllo. Ron e Blumer scesero dall’Hercules e rifecero il percorso inverso.
Halivni girò l’aereo e fece avanzare il Karnaf-Quattro sulla pista obliqua fino a raggiungere, senza imboccarlo, lo svincolo del raccordo per l’old terminal, 151 metri esatti a ovest della torre di controllo assediata.
Halivni arrestò l’aereo, tirò i freni a rimase in attesa a motori accesi e con la rampa posteriore abbassata.
Come tutti gli altri dell’Aeronautica, anche Halivni e i suoi avevano indossato elmetti e giubbotti antischegge.
Halivni racconta:
“Restammo in attesa, ognuno al suo posto. Potevamo sentire le esplosioni e gli spari alla torre di controllo e vedevamo i traccianti volare dappertutto nel buio intorno all’aereo. Ognuna di quelle pallottole avrebbe potuto facilmente penetrare nel velivolo.
Ricordo che mormorai diverse volte la preghiera
– Dio aiuta Israele! Che l’aereo parta senza essere colpito. –”.
Intanto all’old terminal, Shaul Mofaz era andato da Betser nella hall grande per rendersi conto meglio della situazione e aiutare a portar via gli ostaggi. Nel farlo passò di fianco a Netanyahu esanime con Hasin che lo soccorreva lì accanto.
La scena era illuminata dalla luce arancione degli incendi di diversi materassi, che erano stati incendiati dai proiettili roventi.
Dal blindato di Mofaz, Dagan e gli altri sparavano ininterrottamente alla torre di controllo con le .50 e con gli RPG.
Mofaz decise che ne aveva abbastanza; urlò agli ostaggi e ai soldati che li aiutavano:
“Sbrigatevi maledizione!”
Ma quasi tutti i passeggeri erano in stato confusionale e dovettero essere accompagnati come bambini; diversi di loro poi si ostinavano a voler trasportare con sé i propri effetti personali e il bagaglio!
Mofaz e gli uomini dell’Unità glielo vietarono. Un soldato dell’Unità racconta:
“Se non fossimo stati sotto il fuoco, sarebbe stato divertente. Era quasi impossibile separarli dalle loro cose. Tornavano in dietro a prenderle. La cosa più importante per loro erano le loro valige! Dovemmo letteralmente strappargliele di mano e spingerli con decisione verso l'uscita.”.
Appena un gruppo di passeggeri veniva fatto uscire, La forza di copertura ravvicinata alzava un vero muro di fuoco contro la torre di controllo, in modo da obbligare gli ugandesi a tenere giù la testa, poi i passeggeri venivano caricati il più in fretta possibile su una delle Land Rover. Al volante di esse, Amitzur Kafri ricorda:
“Gli ostaggi salirono in massa, si aggrappavano a tutto quello che potevano. Mi parve di trasportare all’Hercules una piramide umana. La mia arma era finita sotto di loro per cui non avrei potuto usarla! Per fortuna non ce ne fu bisogno”.
Il dottor Hasin aveva medicato le ferite del comandante, ma non poteva fare nulla per l’emorragia interna, tranne infondere plasma in vena: Netanyahu stava morendo. I bendaggi applicati sul petto e sul dorso del ferito servivano più che altro a segnalare le ferite all’anestesista e ai chirurghi. Non c’era altro da fare. Hasin richiese per radio l’evacuazione immediata del ferito con precedenza assoluta.
Arrivò Rami Sherman, comandante della forza di copertura ravvicinata. Scansò rudemente Tamir alla radio, vide Netanyahu in coma e aiutò Hasin a deporlo su una Land Rover. Poi Sherman strappò letteralmente l’autista dal posto di guida, assegnandolo immediatamente alla linea del fuoco e si mise personalmente al volante. Hasin rimase con altri feriti.
La jeep era già carica di passeggeri, ma appena videro che si caricava un ferito grave, scesero tutti spontaneamente e si incamminarono a piedi.
Dagan dal blindato ordinò ai suoi fuoco a volontà contro la torre di controllo, mentre Sherman metteva a tavoletta l’acceleratore della Land Rover urlando a Bukhris di saltare su subito.
Bukhris lì accanto fece appena in tempo a balzare sulla jeep di Sherman in movimento. Si mise subito alla calibro .50, la voltò e lasciò partire una lunga raffica interminabile, mentre Sherman imballava il motore come se volesse fonderlo, accelerando sempre più sul raccordo. La torre di controllo si allontanò sempre più velocemente dietro di loro.
Bukhris continuò a sparare con la mitragliatrice pesante finchè la canna incandescente non iniziò a fumare e gli avambracci non iniziarono a dolergli ed anche così continuò a fare fuoco sugli ugandesi mentre il pianale della Land Rover scompariva sotto un tappeto di bossoli roventi.
In un attimo furono all’Hercules. Sherman inchiodò. La Land Rover pattinò per un buon tratto prima di arrestarsi sotto la coda. Sherman saltò giù e rintracciò Dolev, poi lui e Bukhris presero Netanyhu e lo consegnarono nelle mani dei medici, dopodiché ripartirono per l’old terminal.
"Entebbe. The most daring raid of Israel's Special Forces. Simon Dunstan"
"Entebbe 1976. L'ultima battaglia di Yoni. Iddo Netanyahu".
Questo messaggio è stato modificato da Hobo: 30 aprile 2011 - 11:39

Connettiti
Registrati
Aiuto


Torna in alto











