Per dare un’idea del clima di vittoria e di festa che si viveva in Germania a metà 1940, penso sia interessante anche questo.
L’Olanda, il Belgio e la Francia sono ormai caduti sotto il “Colpo di Falce” di Erich Von Lewinski Von Manstein.
Nonostante le reticenze è i (molti) dubbi degli uomini dell’OKH, memori del fallimento della Grande Guerra, l’Aufmarschanweisung Gelb, la “direttiva di dispiegamento Gialla” (o Caso Giallo) ha portato le armate naziste a una vittoria così travolgente da lasciare storditi gli stessi alti comandi tedeschi.
Il mondo conosce un nuovo modo di fare la guerra: il “Blitz” tedesco, una miscela micidiale fatta di carri armati e di cacciabombardieri in stretta intercomunicazione tra loro e usati come un ariete cui nulla resiste, nulla, tanto meno la universalmente sbandierata Maginot.
La Francia, per la seconda volta dal 1870, è messa in ginocchio in soli 42 giorni (10 maggio – 22 giugno 1940) di cavalcata trionfale con i mezzi corazzati.
L’Olanda ed il Belgio (neutrali!) sono stati semplicemente liquidati, Rotterdam è stata incenerita dagli He-111 di Goering, il forte belga di Eben Emael (considerato imprendibile) è stato espugnato con uno storico colpo di mano dei paracadutisti tedeschi; a nulla è valso il corpo di spedizione britannico in Francia, che ora si salva incredibilmente (e grazie ad un ordine esplicito del Fuhrer, che arresta i carri e ferma gli Stuka), a Dunkerque.
La Wehrmacht nazista appare invincibile, “in worten und in taten”, nelle parole e nei fatti.
Un Hitler letteralmente fuori di sé dalla gioia umilia i vinti il 21 giugno 1940, obbligandoli a firmare una resa degradante nel vagone ferroviario nella foresta di Compiègne, lo stesso vagone dove, l’11 novembre 1918, i tedeschi avevano firmato la loro capitolazione davanti all’”Intesa”.
Dopo il crollo della Francia, i tedeschi si rilassarono “con la beata sensazione che la guerra fosse finita e che ora i frutti della vittoria potessero essere goduti comodamente”.
Liddell Hart.
“Immediatamente dopo l’armistizio con la Francia, l’OKH ordinò la costituzione di una speciale equipe per l’organizzazione della parata della vittoria a Parigi e per l’invio nella capitale delle truppe destinate a prendervi parte. Passammo una quindicina di giorni a organizzare la parata. Il morale delle truppe era altissimo perché tutti contavano su una pace generale. I preparativi per la smobilitazione erano già cominciati e noi avevamo ricevuto una lista delle divisioni che dovevano essere rimandate in patria per essere sciolte”.
Generale Blumentritt, capo del servizio informazioni di Rundstedt.
Alla caduta della Francia, Albert Speer, onnipotente ministro agli armamenti del Reich, riceve una telefonata da uno dgli aiutanti del Fuhrer: ordine di raggiungerlo subito presso il suo quartier generale nel villaggio francese di Bruly Le Peche, vicino Sedan.
Speer arriva e viene accolto da un Hitler raggiante che lo saluta cordialmente: “Mio caro Speer, tra qualche giorno andremo a Parigi. Ho bisogno di lei, Breker e Giessler ci accompagneranno”.
Speer racconta che rimase sbalordito dal fatto che il dittatore avesse pensato come prima cosa ad avere accanto a sé, al momento dell’entrata trionfale in Parigi, degli artisti e degli architetti. Qualche giorno dopo scoprirà perché.
Nel frattempo, quella sera Speer cena alla mensa militare del quartier generale, insieme con Hitler ed i massimi gradi delle Forze Armate.
A cena, il dittatore nazista stupisce i commensali, dimostrando di possedere un’incredibile conoscenza della pianta stradale di Parigi, quasi l’avesse studiata con cura maniacale.
All’1:35 del 25 giugno 1940, gli usignoli cantano meravigliosamente nella notte estiva.
E’ il momento: entra ufficialmente in vigore il cessate il fuoco tra francesi e tedeschi.
Speer si trova con Hitler e diversi generali nel disadorno tinello di una casa di contadini, attorno a un tavolo di legno. Immediatamente prima dell’ora stabilita; Hitler ordina di spegnere le luci e di aprire la finestra. La notte è serena.
< Attendemmo così, nel buio, muti, impressionati dal fatto stesso di vivere un momento storico vicino al suo artefice.
Una tromba fuori dette il segnale convenzionale del cessate il fuoco.
Doveva esserci un temporale in lontananza, come in un romanzo d’appendice, di tanto in tanto un lampo illuminava la stanza buia. Qualcuno sopraffatto dall’emozione si soffiava il naso.
Poi all’improvviso Hitler mormorò con voce smorzata, atona: “Quale responsabilità...
Quale responsabilità!”.
Poi, dopo qualche minuto fece riaccendere la luce.
Riprendemmo a parlare, discorsi banali, senza importanza, ma nessuno sfiorò l’avvenimento, che rimase come isolato, solo, unico... >
Memorie del III Reich. A. Speer. Mondadori.
Tre giorni dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, Hitler atterra a Parigi alle 05:30, a Le Bourget e compie la sua storica visita, si fa ritrarre ai piedi della Tour Eiffel e visita la tomba di Napoleone.
Speer ora capisce molte cose e il perché della sua presenza lì come ministro e come architetto, insieme a Breker e a Giessler e il motivo gli fa accapponare la pelle: Adolf Hitler meditava in cuor suo di radere al suolo Parigi e di deportarne gli abitanti!
Ma poi, bontà sua, ci ripenserà: “Quando Berlino sarà finita, Parigi non sembrerà che un’ombra, quindi perché distruggerla?”.
Hitler davanti al vagone-letto dove fu firmato l'armistizio, a Compiègne: da sinistra mi pare che siano Ribbentrop, Keitel di spalle, Goering, Hess, e due che non riconosco (quello nero mi sa di Kriegsmarine, direi Raeder, quello all'estrema destra della foto forse è il generale Brauchitsh):
Questo messaggio č stato modificato da Hobo: 08 settembre 2010 - 16:26