Quanto segue è quello che so io, chi vuole può verificare le date, ma mi paiono esatte. (Tobruk italiana mi pare 22 o 23 giugno ’42).
Il feldmaresciallo Erwin Rommel è l’unico (che io sappia) ufficiale superiore tedesco ad aver resistito, all’età di 50 anni, a 16 mesi ininterrotti (12/02/1941 – giugno 1942) di clima nordafricano, umidità mostruosa, sbalzi termici giorno/notte mostruosi (più di 50 gradi), calore mostruoso (47 gradi all’ombra).
“Il deserto è come il mare. Ogni automezzo, camion o panzer che sia, si comporta come l’unità di una flotta, ogni autocolonna è una squadra navale.
Il deserto non si occupa, come non si può occupare il mare. Vi si viaggia con l’aiuto della bussola, facendo rotta da un fortino all’altro tra le dune o attraverso carovaniere abbandonate.
Quando si avvista il nemico, si manovra per avvicinarsi come può manovrare una nave, cercando la migliore posizione per colpirlo, non esistono trincee, né fronte”.
Alla fine del 1942, la situazione nel deserto è invece mutata. Essa assomiglia oramai a una guerra di posizione, con un vero e proprio fronte, con filo spinato, cannoni in piazzole di cemento e campi minati intricatissimi e profondi chilometri: gli inglesi hanno capito che il punto debole del nemico sono i rifornimenti e hanno deciso di optare per una guerra di logoramento in cui chi ha più rifornimenti vince.
Nel deserto, vige pur sempre la regola paradossale secondo cui colui che avanza e attacca può anche essere premiato dalla fortuna che aiuta gli audaci, ma alla fine si ritrova in mezzo al nulla e con linee di rifornimento enormemente allungate, mentre chi si ritira ha accorciato le sue e su questo si basano saggiamente gli inglesi. I tanto criticati generali Wavell (sollevato ingiustamente dal suo incarico da Churchill nel 1941) e soprattutto Auchinleck, osteggiati da Churchill che imputava loro, una secondo lui, ingiustificata “prudenza”, in realtà dimostrarono di aver capito perfettamente il teatro in cui le forze inglesi combattevano un nemico inizialmente superiore ed alcuni dei peggiori rovesci degli inglesi in Africa sono in larga misura imputabili proprio all’eccessiva aggressività di Churchill, che dimostra di non aver capito nulla della guerra nel deserto, che finora è l’unico fronte terrestre (dopo Dunkerque) dove gli inglesi si battono contro i tedeschi.
Ma ora le cose sono cambiate. Churchill è rimasto (giustamente) traumatizzato dalla caduta di Tobruk ed è rimasto impressionato da questo Rommel, novello Cesare o Napoleone africano, che i soldati inglesi (i SUOI soldati!) hanno preso a chiamare la Volpe del deserto.
Nel giugno 1942 Tobruk ricade in mano alle forze dell’Asse. Il 28 dello stesso mese Rommel ha messo piede nel porto (“Marsa” = porto) egiziano di Marsa Matrouh diretto oramai verso la valle del Nilo, mentre Hitler, nell’inviargli i suoi complimenti personali, lo ha nominato Feldmaresciallo!
Quando Tobruk cade, Churchill è negli Stati Uniti ed è a Washington, in riunione con Roosevelt.
E’ notte in America, un attendente bussa alla porta e Roosevelt lo fa entrare. Il giovane saluta, poi porge al presidente degli Stati Uniti una velina di carta azzurra, è un messaggio di una telescrivente.
Roosevelt legge il messaggio e, senza neanche una parola, lo porge subito a Churchill.
Nelle sue memorie, Churchill descriverà quel momento come: “... assai amaro e non cercai di nascondere al presidente l’emozione provata”.
La caduta di Tobruk non è il solo problema in quel momento, i due statisti alleati hanno per la mente ben altre beghe cui pensare. L’estate 1942 infatti vede le massime fortune delle forze dell’Asse. Hitler sta sfondando in URSS e pare a un solo passo dal Caucaso, se ora prende anche Suez, non solo sloggerà gli inglesi dal Mediterraneo, ma le armate di Rommel potranno allora mirare indisturbate al Medio Oriente ed allora punteranno anche sull’Iran e sul Caucaso da sud e forse si riuniranno in Russia con le armate tedesche che convergono da nord su Stalingrado: uno scenario dai contorni apocalittici il cui solo pensiero fa tremare i polsi di Roosevelt e Churchill...
L’impero britannico ha riversato in Egitto tutti gli uomini, cannoni e carri armati di cui poteva disporre. La perdita dell’Egitto potrebbe dare il via ad una reazione a catena di rovesci senza precedenti nella storia, ponendo oscuri e angosciosi interrogativi sul futuro stesso dell’Inghilterra.
Tutto ciò deve essere evitato a qualunque costo, in ultima analisi è in gioco il dominio del mondo.
Il presidente Roosevelt alza la cornetta del telefono e fa cercare il generale Marshall. Dopo pochissimi giorni un fiume ininterrotto di cannoni e di carri (i nuovi Sherman con il pezzo da 75/40 in torre girevole su 360°) prende la via del Cairo.
Questo messaggio è stato modificato da Hobo: 24 agosto 2010 - 16:50