Aerei Militari Forum: A bridge too far - Quell'ultimo ponte - Aerei Militari Forum

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Guest Message by DevFuse
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A bridge too far - Quell'ultimo ponte Market - Garden

#21
L   Hobo 

  • Generale di divisione aerea
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Si. Il capitano delle SS (Hauptsturmführer)Viktor Eberhard Gräbner (24 May 1914–18 September 1944) il 18 settembre comandava il battaglione ricognitori della 9° SS panzerdivision “Hohenstaufen”.
Avevano ricevuto ordine di attraversare il ponte di Arnhem diretti a sud per avere informazioni riguardo alle truppe nemiche sbarcate dal cielo attorno a Nimega. Il 18 settembre, lasciata la maggioranza dei mezzi blindati a dare man forte alla difesa del ponte stradale di Nimega, attaccato dal 508° reggimento dell’82° aviotrasportata americana, Grabner era ritornato a nord con una compagnia meccanizzata di panzergrenadieren, con la quale aveva sbarrato ai parà inglesi del colonnello Frost l’estremità sud del ponte stradale di Arnhem. Lo stesso giorno, alle prime luci, Grabner guidò personalmente l’attacco alla rampa nord del ponte di Arnhem, ma i tedeschi vennero respinti quando ormai erano ad un soffio dal successo e lo stesso Grabner rimase ucciso in azione.

Il 18 settembre, lunedì, i combattimenti paiono tirare per un attimo il fiato. Le trasmissioni continuano a non funzionare e questo è grave, perché non c’è alcuna vera coordinazione tra i reparti combattenti. Sono i partigiani olandesi che alle prime luci, con una telefonata, riescono a informare il generale Gavin dell’82° americana che ad Arnhem gli inglesi sono circondati da due divisioni corazzate germaniche.
Alle ore 13:00, con 19 ore di ritardo, i ricognitori avanzati delle Guardie irlandesi di Horrocks riescono a stabilire il contatto con la 101° divisione aviotrasportata a Eindhoven. Non appena questo accade, i tedeschi della 59° divisione di fanteria fregano tutti, riuscendo a far saltare il ponte sul canale Guglielmina a Best. I carri armati inglesi e la brigata olandese “Principessa Irene” (colonnello De Ruyter Van Stevenick) si dirigono allora a est, a Son, dove arrivano alle 19:00 e dove devono aspettare che il Genio getti un ponte Bailey di 60 metri sul canale Guglielmina, ma questo richiederà tutta la notte (il ponte di Son era stato fatto saltare il primo giorno dai ragazzini di un reparto di reclute della Luftwaffe, il successo dei quali si vede proprio ora).
Frattanto, più a nord, l’82° divisione di paracadutisti americana combatte aspramente per il ponte stradale sulla Waal, a Nimega: l’estremità nord del grande ponte è saldamente in mano alle SS della 10° panzerdivision, rinforzate da elementi della 9° divisione corazzata; i tedeschi però cercano in tutti i modi di evitare di distruggere il ponte.
I parà dell’82° tengono il ponte di 500 metri sulla Mosa a Grave, più a sud e difendono con le unghie e con i denti le sponde e i ponti sul canale Mosa-Waal.
Alle 06:00 della mattina Horrocks (36 ore di ritardo) si rimette in moto a Son e si dirige su Grave, dove qualche ora dopo prende finalmente contatto con i parà americani dell’82° schierati sulla Mosa. A questo punto il generale Browning ordina un attacco combinato di fanteria e di carri armati sul ponte di Nimega.
Le vere note dolenti però arrivano dal cielo: il secondo aviosbarco, previsto per le 10:00 del 18 settembre subisce un grave ritardo dovuto al maltempo sull’Inghilterra (che però fa sì che i caccia della Luftwaffe, che sapevano tutto grazie a un traditore e che aspettavano gli aerei alleati lungo la Club Route, non incontrino invece un bel niente e se ritornino alle loro basi senza aver sparato un sol colpo).
Nonostante questo, quando sono ormai le 14:00, sul cielo dell’Olanda appaiono 1336 C-47 e 340 Stirling con 1205 alianti a rimorchio, seguiti da 252 Liberator carichi di roba e scortati dai caccia.
Questo secondo aviotrasporto comprende 6674 uomini, 681 veicoli, 60 cannoni, munizioni, materiali vari e quasi 600 tonnellate di rifornimenti, compresi due bulldozer richiesti dai parà.
La 101° divisione aviotrasportata riceve 428 alianti, 2656 uomini e relativi materiali ed automezzi.
Nel tratto di corridoio dell’82°, tra Grave a Nimega, le perdite sono invece consistenti e i piloti dei trasporti devono affrontare una tempesta di fuoco. Dei 454 alianti previsti, ne arrivano interi solo 385, con 1782 uomini, 60 cannoni, 177 Jeep e relativi materiali e munizioni. Le perdite più gravi sono quelle del reggimento piloti di alianti della divisione, che quel giorno conta 54 morti.
Infine, più di 2000 uomini (la 4° brigata paracadutisti del generale Hackett) scendono dal cielo il 18 settembre a ovest di Arnhem e in zone dove infuriano asprissimi combattimenti, ma solo 12 tonnellate di armi e munizioni raggiungono i paracadutisti inglesi, il resto cade tra le braccia dei tedeschi, che non si scompongono e prendono a combattere con armi e munizioni altrui.
Questi rifornimenti non cambiano di una virgola la situazione di Frost sul ponte di Arnhem, né della sacca di parà rinchiusa a Oosterbeek, presa tra il Reno a sud ed i carri della 9° panzer a nord, est (gruppo di combattimento SS di Krafft) ed ovest (gruppo di combattimento Von Tettau).
Urquhart non si sa che fine abbia fatto.
La 1° divisione paracadutisti inglese continua a dissanguarsi inutilmente, nel tentativo di raggiungere Frost sul ponte di Arnhem. Le radio non funzionano e si fa fatica a prendere contatto tra i gruppi combattenti. Tutte le speranze vengono ormai riposte nella brigata di paracadutisti polacchi di Sosabowski, il cui lancio è previsto per il giorno dopo, il 19.
Sul ponte di Arnhem, Frost deve tenere a bada a nord i tedeschi della 10° corazzata SS del generale Harmel, che si sono interposti tra lui e il resto della 1° brigata aviotrasportata e deve resistere anche a sud, ai granatieri corazzati di Grabner, che ora si fanno avanti sul ponte, forti di ben 22 mezzi blindati e semoventi d’assalto. Incredibilmente e anche grazie all’artiglieria divisionale, allertata miracolosamente grazie a una radio funzionante, i Red Devils del 2° battaglione riescono a resistere anche a questo assalto. I tedeschi lasciano 12 carri a bruciare sul ponte e devono ritirarsi con il loro comandante (Grabner) morto.

“Una storia di uomini - La Seconda Guerra Mondiale". E. Biagi.1980-'86.


http://en.wikipedia....Early_successes

http://en.wikipedia....rd_Gr%C3%A4bner


Un esempio di ponte Bailey, costruito dai genieri inglesi e ancora oggi in piedi, in Libia:
Immagine Postata


Il lanciarazzi anticarro spalleggiabile PIAT (Projector Infantry Anti Tank), protagonista della resistenza dei paracadutisti inglesi del 2° battaglione sul ponte di Arnhem:

Immagine Postata

Questo messaggio è stato modificato da Hobo: 17 agosto 2010 - 14:13

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#22
L   sorciverdi58 

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Hobo, credimi, sei - veramente - un MITO !!!
Da parte mia, mi pareva di ricordare quel nome di comandante di quel reparto esplorante "9 S.S., Aufklarung Abteilung".
Non sapevo, invece, della morte - in temeraria azione - dello stesso captain Viktor Graebner, nella concitata fase di conquista/difesa del ponte.
Per l'ennesinma volta, amico mio, un grazie - di cuore - per la tua solerzia e precisione !!!
A presto.
Bye, bye.
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#23
L   CHAFFEE79 

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si sorciverdi è quello capitano Paul Grabner che venne decorato proprio in quei giorni della croce di guerra era comandante del battaglione di ricognizione della 9 panzer, aveva 45 mezzi al suo comando, ma molti dei quali nel giorno dei lanci erano smontai, i suoi meccanici gli dissero che ci volevano dalle 3 alle 5 ore per rimmeterli in sesto lui rispose che ne avevano 3. Ce ne misero 5 invece

da quell'ultimo ponte di cornelius ryan

Questo messaggio è stato modificato da CHAFFEE79: 17 agosto 2010 - 18:34

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#24
L   Hobo 

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Grazie, ma piano con i complimenti: io mi sono limitato a riassumere quello che ho letto, spero in modo più o meno esatto.

Il 19 settembre, martedì, il terzo aviotrasporto è un disastro.
La brigata di paracadutisti polacchi, su cui faceva affidamento Frost ad Arnhem, è costretta a rimanersene in Inghilterra a causa della nebbia.
I rifornimenti per le tre divisioni che combattono in Olanda partono invece regolarmente, ma sono subito in difficoltà per il maltempo.
Solo poco più della metà dei rifornimenti in uomini e materiali arriva effettivamente agli americani, ma la vera tragedia ha luogo ad Arnhem: delle circa 400 tonnellate di rifornimenti previste, solo 21 raggiungono i parà britannici della 1° divisione, tutto il resto cade in mano ai tedeschi, che come essi stessi avranno a dire, combatteranno così “la più economica battaglia di tutta la guerra”, impiegando armi e munizioni del nemico.
La sera del 19, la situazione attorno alla rampa nord del ponte di Arnhem è disperata. La stretta delle due divisioni corazzate tedesche sta lentamente soffocando la resistenza dei pochi paracadutisti britannici comandati da Frost. La divisione aviotrasportata inglese si sta disintegrando nel tentativo di raggiungere il 2° battaglione, circondato sul ponte di Arnhem.
Vista l’ostinazione degli inglesi, il generale Harmel, comandante della 10° panzerdivision SS “Frundsberg”, il quale fino ad allora si era fatto qualche scrupolo (vedendo bene che gli inglesi erano sì in ottima posizione, ma che non potevano più andare da nessuna parte), ordina adesso di radere al suolo a cannonate le costruzioni all’interno delle quali si sono asserragliati i Red Devils.
Questi, che non mangiano, non bevono e non dormono da due giorni, continuano a difendersi con grande coraggio., anche se iniziano a vedere chiaramente che la situazione non ha vie di uscita.
Il capitano Mackay è rimasto con tredici uomini ancora in grado di combattere, Frost ne ha poco più di un centinaio. I feriti riempiono le cantine e i seminterrati delle case attorno al ponte, quando su di loro iniziano a piovere i colpi dell’artiglieria tedesca.


Frattanto, nella notte sul 20 settembre, anche il generale Urquhart si rifà finalmente vivo, sconfessando la propaganda tedesca che lo dava per prigioniero.
Il generale inglese è stato suo malgrado protagonista di una piccola odissea personale. Seguiti puntigliosamente tutti gli atterraggi della sua divisone il primo giorno dell’aviosbarco, Urquhart si accorge di non avere notizie precise della 1° brigata aviotrasportata. Visto che le radio non funzionano e che la resistenza a ovest di Arnhem è più forte del previsto (gruppo di combattimento Krafft delle SS), il generale decide di recarsi personalmente alla ricerca della 1° brigata, con la sua Jeep.
Scovatala, Urquhart si fa indicare dove sia il generale di brigata Lathbury, suo vicecomandante di divisione e comandante della 1° brigata e lo raggiunge presso il 3° battaglione che sta combattendo sull’autostrada Ede-Arnhem . Con il tumultuoso svilupparsi degli eventi (e suo malgrado), Urquhart perde contatto con il comando tattico del 3° battaglione. Lui e Lathbury ritornano dov’era la Jeep di Urquhart, solo per scoprire che è stata centrata da un colpo di mortaio e che l’autista e il radiotelegrafista sono gravemente feriti.
La mattina di lunedì 18 settembre vede Urquhart e Lathbury “ospiti” presso la compagnia B del 3° battaglione, che combatte ormai alla periferia ovest di Arnhem. Il fuoco tedesco costringe Urquhart e Lathbury a rintanarsi dentro una casa, insieme con il capitano Willie Taylor e con il tenente Jimmy Cleminson.
Rendendosi conto di quanto tutta la situazione gli stia per sfuggirgli di mano, Urquhart organizza allora la sua “fuga” da Arnhem, per riprendere il comando e riunirsi al resto della sua divisone, che in quel momento sta combattendo nei dintorni di Oosterbeek. Così il generale guida i suoi compagni fuori dalla casa in cui avevano trovato rifugio, scappando di corsa dalla porta di servizio e lanciando dietro di sé alcune granate fumogene che si erano ritrovati per le mani.
Durante la “fuga”, un colpo, partito accidentalmente dallo Sten di Lathbury, si conficca nel terreno a lato di Urquhart e per poco non gli stacca di netto il piede destro mentre corrono. Urquhart si ferma, si gira e fissa Lathbury, facendogli presente quante volte ha detto e ripetuto ai suoi uomini di mettere la maledetta sicura alle loro armi quando non le usano e quanto sarebbe inappropriato che fosse proprio il vicecomandante della sua divisione a farlo fuori. A quel punto, Lathbury ha l’aria di uno che si vuole suicidare e di sicuro porrebbe in essere il suo intento se non fosse che incappano in un olandese con una gran brocca di surrogato di caffè bollente. L’uomo vede gli inglesi e offre loro festosamente il caffè della mattina. Urquhart cerca di fargli capire che non è proprio il caso e che hanno fretta, ma poi, forse mosso a compassione, lo assaggia. Per il generale, il surrogato di caffè è bollente ed amaro, con un sapore schifoso, ma, per buona creanza e per non offendere il brav’uomo, Urquhart da buon scozzese mostra di trovare comunque deliziosa la bevanda e invita ai suoi di fare lo stesso; poi ringraziano l’olandese e riprendono di corsa la loro marcia verso ovest.
La periferia di Arnhem brulica letteralmente di soldati tedeschi con il dito sul grilletto. Passano a venti metri da una pattuglia nemica, ma non vengono visti. All’incrocio successivo però vengono inquadrati da una mitragliatrice nemica, che apre il fuoco.
Lathbury è colpito alla schiena: è grave. Lo trascinano in una casa e lo affidano agli olandesi, poi proseguono. Arrivano a Zwarteweg, ma si rendono conto che è impossibile proseguire, così, giunti al civico 14, si rintanano nel solaio della casa del Sig. Anton Derksen e famiglia, dove passano una notte inquieta.
La mattina del 19, arrivano gli effettivi del 2° “South Staffords” e dell’ 11° battaglione, agli ordini del colonnello David Dobie. Urquhart è tentato di radunarli e di prendere lui il comando dei due battaglioni, ma li lascia continuare nel loro attacco, mentre lui si fa consegnare una Jeep per raggiungere finalmente il quartier generale di divisione a Oosterbeek, dove nel frattempo è arrivato anche il comandante della 4° brigata paracadutisti (generale Hackett), lanciatasi su Arnhem il giorno prima.
Il tragitto di Urquhart fino a Oosterbeek è compiuto quasi tutto con la Jeep che corre a tavoletta sotto il fuoco dei cecchini tedeschi, le cui pallottole fischiano tutto intorno.
Arrivati in prossimità dell’hotel Hartenstein di Oosterbeek, dove è stato stabilito il quartier generale di divisione, Urquhart e i suoi incappano in una pattuglia di parà inglesi apparentemente in preda al panico: uno spettacolo veramente penoso, a detta del generale.
Urquhart è allibito. Preme con tutta la forza sul pedale del freno e compie un testacoda con la Jeep, la ferma e balza giù furente.
Il maggior generale Roy Urquhart smonta dal veicolo e si erge in tutto il suo metro e novanta sul percorso dei paracadutisti sbandati, che arrivano urlando: “Arrivano i tedeschi!”. Poi vedono i gradi sulla giubba del generale e si fermano come se avessero sbattuto contro una barriera invisibile.
Urquhart domanda a bassa voce dove si credono di andare, correndo e urlando in quel modo; poi, resosi conto che è proprio il comandante di qui ragazzi il primo ad essere stato travolto dalla paura, lo afferra e lo trascina via di peso, mentre il tenente colonnello Mackenzie (capo di stato maggiore di Urquhart), uscito dall’albergo al ritorno del generale, rimane con i parà terrorizzati.
Nessuno sa che cosa sia successo al ragazzo, ma una cosa è certa: quando il ragazzo tornò dal “colloquio” con il generale sembrava un’altra persona e riprese saldamente in mano il comando dei suoi uomini come se niente fosse mai successo.
Urquhart in proposito avrà a dire: “... dovetti intervenire “fisicamente”. E’ spiacevole fermare con la forza dei soldati, come abbiamo dovuto fare noi. Ordinai loro di voltarsi e raggiungere le posizioni che avevano abbandonato, ma non prima di essermi trattenuto a fare “quattro chiacchiere” con quello che tra loro era il più alto in grado e che con il suo panico aveva dato un esempio vergognoso...”.

“Una storia di uomini - La Seconda Guerra Mondiale". E. Biagi.1980-'86.


http://www.pegasusar...oy_urquhart.htm

Paracadutisti inglesi tra le rovine di Oosterbeek, il mitra che imbracciano è lo Sten:
Immagine Postata

Come caricare una Jeep su un Horsa:
Immagine Postata

Questo messaggio è stato modificato da Hobo: 17 agosto 2010 - 20:59

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#25
L   sorciverdi58 

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Hobo, ho controllato meglio, circa i mezzi di cui disponeva il capitano Viktor Graebner: oltre ai semicingolati, utilizzava anche una "preda di guerra": un'autoblinda Humber Mark IV, equipaggiata con un cannoncino da 37 mm., ad alta velocità di fuoco.
Ho scoperto, inoltre, che Graebner entrò a far parte delle Waffen SS soltanto nel 1942: in precedenza, infatti, era nella Wermacht; e comandò, durante l'Operazione Barbarossa, una compagnia della 256^ divisione di fanteria, ottenendo un'alta decorazione, durante le battaglie a Rzhew, nel terribile inverno 41/42.

Questo messaggio è stato modificato da sorciverdi58: 18 agosto 2010 - 09:47

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#26
L   Simone 

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Non so se gli storici abbiano ancora potuto scartabellare fra i documenti, però leggendo il bellissimo riassunto- magari al Mondo i iriassunti fossero tutti così...- di Hobo saltano agli occhi alcuni particolari strani.
Il primo sono le "frequenze sbagliate", è incredibile che dopo anni di esperienza in fatto di sbarchi od operazioni si caschi in un particolare così fondamentale come l'assegnazione di frequenze radio, fosse stata la prima operazione dopo anni di Pace, potrebbe essere comprensibile, però che capiti proprio per la prima volta nel 1944 inoltrato, è strano
L'altro è la presenza di una "Gola Profonda" che passa per la prima volta dopo anni informazioni vere alla Germania, quando oramai l'appeal di quest'ultima verso potenziali spie stava calando a vista d'occhio- sulla cui identità c'è stato mistero fitto fino ad oggi.
In altre culture, ho motivo di credere, ci sarebbe stato sospetto a sufficienza per processare e condannare molta gente, con accuse, per usare un linguaggio poco giuridico, di biocottaggio e tradimento, a cominciare da chi era "molto in alto"; in fondo è vero che fallimento non è uguale a tradimento, ma è anche vero che un tradimento riuscito comporta spesso un fallimento
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#27
L   Hobo 

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Visualizza Messaggisorciverdi58, su 18 agosto 2010 - 09:45, ha detto:

Hobo, ho controllato meglio, circa i mezzi di cui disponeva il capitano Viktor Graebner: oltre ai semicingolati, utilizzava anche una "preda di guerra": un'autoblinda Humber Mark IV, equipaggiata con un cannoncino da 37 mm., ad alta velocità di fuoco.
Ho scoperto, inoltre, che Graebner entrò a far parte delle Waffen SS soltanto nel 1942: in precedenza, infatti, era nella Wermacht; e comandò, durante l'Operazione Barbarossa, una compagnia della 256^ divisione di fanteria, ottenendo un'alta decorazione, durante le battaglie a Rzhew, nel terribile inverno 41/42.


L’ Humber mi pare il veicolo ideale per uno che fa il ricognitore: velocissima e relativamente protetta. Inoltre aveva due enormi vantaggi per un tedesco: primo, poteva venire scambiata per amica dalle truppe alleate e quindi poteva aggirarsi con tutto comodo nei dintorni degli obbiettivi avversari e, secondo, se te la distruggono sotto il sedere tu non ci hai perso niente, tanto paga il nemico…
Un altro che andava in giro con mezzi inglesi per avvicinarsi ai nemici e osservarli meglio (e per sfuggire ai loro cacciabombardieri) era Rommel.

Uno dei "Mammut" di Rommel in nordafrica, che prediligeva i veicoli sede comando dell'AEC (Associated Equipment Company), come il "Dorchester" 4X4 ACV (Armoured Command Vehicle), del quale modello Rommel in Africa ne aveva catturati almeno due : "Moritz" e "Max". Nella foto, "Moritz" nell'Afrika Korps, come si legge sul muso:

Immagine Postata



Visualizza MessaggiSimone, su 18 agosto 2010 - 13:10, ha detto:

Non so se gli storici abbiano ancora potuto scartabellare fra i documenti, però leggendo il bellissimo riassunto- magari al Mondo i iriassunti fossero tutti così...- di Hobo saltano agli occhi alcuni particolari strani.
Il primo sono le "frequenze sbagliate", è incredibile che dopo anni di esperienza in fatto di sbarchi od operazioni si caschi in un particolare così fondamentale come l'assegnazione di frequenze radio, fosse stata la prima operazione dopo anni di Pace, potrebbe essere comprensibile, però che capiti proprio per la prima volta nel 1944 inoltrato, è strano
L'altro è la presenza di una "Gola Profonda" che passa per la prima volta dopo anni informazioni vere alla Germania, quando oramai l'appeal di quest'ultima verso potenziali spie stava calando a vista d'occhio- sulla cui identità c'è stato mistero fitto fino ad oggi.
In altre culture, ho motivo di credere, ci sarebbe stato sospetto a sufficienza per processare e condannare molta gente, con accuse, per usare un linguaggio poco giuridico, di biocottaggio e tradimento, a cominciare da chi era "molto in alto"; in fondo è vero che fallimento non è uguale a tradimento, ma è anche vero che un tradimento riuscito comporta spesso un fallimento


E' un discorso lungo, comunque io credo che gli alleati fecero tutto con troppa fretta.


Il terzo giorno di scontri, il 20 settembre, un mercoledì, le forze alleate del 30° corpo corazzato e dell’ 82° divisione di paracadutisti americana stanno ancora combattendo per la conquista del grande ponte stradale di Nimega, che secondo i piani avrebbe già dovuto cadere in mani alleate da più di 24 ore. L’attacco di carri ordinato da Browning il giorno prima si è infranto contro la corazza dei panzer.
Le SS della 10° panzerdivision oppongono una micidiale resistenza sulla riva sud della Waal e cercano di tagliare in due con i panzer lo schieramento alleato attorno al canale Mosa-Waal e per poco non ci riescono, quando sloggiano temporaneamente i paracadutisti americani da alcune alture strategiche nella foresta di Groesbeek, a oriente del ponte di Nimega. Incredibilmente, i Panther germanici a un certo punto devono ritirarsi perché hanno finito le munizioni!
Il generale Gavin, comandante dell’82° e il generale Horrocks sono sulle spine: sanno infatti che a nord i paracadutisti inglesi ad Arnhem stanno per essere sopraffatti ed è questione di ore.
Finalmente, nel primo pomeriggio, arrivano le imbarcazioni d’assalto richieste da Gavin due giorni prima. Il generale dei parà americani infatti ha avuto un’idea delle sue: ha notato che la Waal, a est di Nimega, descrive una S, dirigendosi a nord verso Bemmel, prima di tornare a sud verso Nimega.
Se si riesce a sbarcare sulla riva nord a livello della branca settentrionale della S, vicino a Bemmel, si può piombare da nord alle spalle dei tedeschi che difendono il ponte a Nimega!
Il piano è pazzesco, perché prevede l’attraversamento, su battellini di legno e tela, di un fiume largo circa mezzo chilometro, di giorno e sotto gli occhi degli artiglieri tedeschi appostati sulla riva nord.
Nonostante sia un’idea folle, la situazione degli alleati è così disperata che l’operazione viene autorizzata.
Alle 15:00, al maggiore Julian Cook, 3° battaglione, 504° reggimento, 82° divisione paracadutisti, viene comandato l’attraversamento della Waal con barche di tela. I guastatori inglesi del 615° squadrone e i genieri dell’11° compagnia accompagneranno i parà americani nella pazzesca impresa.
Gli uomini abbandonano tutto l’equipaggiamento pesante sulla riva, portando con sè solo armi individuali, bombe a mano ed elmetto, questo per non sovraccaricare i battellini; poi si dividono in squadre e si preparano a trasportare fino al fiume le imbarcazioni. I tedeschi sull’altra riva li vedono e si dice che la brezza portò sulla sponda alleata della Waal alcune grida in tedesco, nessuno sa se di derisione o di dissuasione, forse entrambe le cose.
Sulla riva meridionale, la tensione è alle stelle; gli uomini, che proprio allora stanno entrando in acqua, si rendono conto che è una missione praticamente suicida. Non ci sono neanche abbastanza pagaie per tutti e molti dovranno remare servendosi del calcio del fucile, quand’ecco che stranamente il vento cambia direzione: sulle acque della Waal si leva un provvidenziale banco di nebbia olandese!
Gli uomini sui battellini di tela ci si buttano dentro, pagaiando disperatamente ed incitandosi l’un l’altro con urla e preghiere.
Gli artiglieri tedeschi si limitano a sparare nella nebbia: le perdite tra gli alleati saranno alla fine comunque elevate (circa il 50% dei battelli viene centrato dai colpi e dalle schegge dei tedeschi), ma sicuramente inferiori a quello che sarebbero state se non ci fosse stata quella nebbiolina olandese e se gli artiglieri germanici avessero potuto dirigere i tiri con millimetrica precisione.
L’eroico attraversamento della Waal da parte dell’82° divisione aviotrasportata e dei genieri inglesi ha, contro ogni previsione, avuto successo.
I paracadutisti americani riescono a mettere piede sulla riva nord, a settentrione e ad est di Nimega: ha inizio una lotta senza quartiere. Gli americani balzano sugli artiglieri che fino a pochi minuti prima facevano fuoco su di loro e se ne sbarazzano, poi si dirigono a sud e, dopo una tremenda battaglia, riescono a prendere e a tenere l’estremità nord del ponte stradale di Nimega. Incredibilmente, le cariche dei genieri tedeschi paiono non funzionare. Il ponte cade in mani alleate e alle 19:00 i carri di Horrocks possono passarci sopra diretti a nord.


Goatley boat:

Immagine Postata

Questo messaggio è stato modificato da Hobo: 18 agosto 2010 - 14:14

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#28
L   sorciverdi58 

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Hobo, reputo io pure l'Humber Mk 4 una ottima autoblinda: sfortunatamente, però, i tedeschi disponevano di un unico esemplare.
Quanto al Mammuth di Rommel, esso - come certamente saprai - era una NS. PREDA bellica: venne, infatti, catturato, durante l'iniziale timida avanzata di quel imbelle del gen. Graziani; e, successivamente, donato al futuro Feldmaresciallo, poco dopo il suo sbarco a Tripoli, diventandone la... sua casa mobile nel western desert.

Invece, gentilmente, avrei un quesito da porti. Come sai, nel giugno 1940, la Wermacht catturò parecchi carri pesanti francesi "CHAR B 1" e "CHAR B 1 BIS". Si trattava di mezzi piuttosto superati e di difficile utilizzo pratico: comunque, era pur sempre un carro da 32 tons. I tedeschi lo ridenominarono PzKpfw B1-bis 740, per la cronaca.
Ora, ti risulta che - nella completa confusione di quel dannato settembre 1944 - Model o chi per lui abbia... gettato nella mischia qualcuno di detti panzer francesi ???
Di certo, sono a conoscenza che alcuni vennero assegnati ai reparti di occupazione; altri vennero trasformati in mezzi per scuola di pilotaggio o in affusti semoventi di artiglieria; altri ancora, designati PzKpfw Flamm(f), vennero armati con lanciafiamme.
Come d'uso, Maestro, un "Thanks" anticipato.
Bye, bye.

Questo messaggio è stato modificato da sorciverdi58: 18 agosto 2010 - 14:25

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#29
L   Hobo 

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No non mi risulta di carri francesi usati dai tedeschi in Olanda, ma può essere (ma è difficile: come si fa a rifornire mezzi così diversi di parti di ricambio?). So invece che li usarono in Normandia e per cercare di sopprimere la rivolta di Parigi prima della liberazione.

Riguardo a Rommel, non sapevo delle nostre prede belliche.

Due precisazioni:
1) Urquhart con la Jeep (cosa che gli avevano sconsigliato di fare) raggiunse il 3° battaglione (Tiger), comandato da Fitch, ma non sulla autostrada Ede - Arnhem (dove avanzava il 1° battaglione [Leopard]), ma sulla statale Utrecht - Arnhem.

2)Per motivi legati alle difese tedesche e alla lunghezza del percorso, il famoso guado della Waal da parte dell' 82° aviotrasportata americana non avvenne ad est di Nimega, direzione che venne scartata, ma ad ovest del ponte sulla Waal.

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Alle 19:10 del 20 settembre, i paracadutisti americani dell’ 82° sono i padroni del ponte stradale di Nimega e i carri delle Guardie irlandesi iniziano ad attraversarlo diretti a nord.
Diciotto chilometri, tanto è lunga l’autostrada che da Nimega porta ad Arnhem e la strada è aperta. O così almeno sembra, fino a quando le Guardie non hanno modo di vederla da vicino: da Nimega ad Arnhem, l’autostrada “Eiland” (l’isola) corre in cima ad un argine esposto da tutti i lati.
E possibile, a prezzo di grandi sacrifici, arrivare fino ad Elst, a nove chilometri da Arnhem, qui i carri pesanti del maggiore delle SS Knaust bloccano senza alcuno sforzo tutta la colonna del corpo corazzato alleato.
Oramai comunque, non c’è più bisogno di affrettarsi. Più o meno alla stessa ora in cui gli americani conquistano il ponte stradale di Nimega, i Tiger hanno attraversato quello di Arnhem diretti a sud.
I paracadutisti britannici, loro malgrado, stanno cedendo su tutta la linea. Il capitano Mackay è caduto prigioniero, il colonnello Frost è rimasto gravemente ferito, non c’è più un perimetro difensivo. Gli uomini, innestate le baionette, combattono ormai individualmente, tenendo le loro ultime posizioni (che diventano le loro tombe) e sparando i pochi colpi rimasti. E’ una serie di scontri solitari all’arma bianca, con i panzer che metodicamente schiacciano sotto i cingoli ogni rimasuglio di resistenza.
Le condizioni dei paracadutisti britannici aggrappati alla rampa nord del ponte stradale di Arnhem erano comunque disperate.
Era mancata totalmente l’acqua, gli uomini ancora in grado di reggere un’arma, ormai poco più che un centinaio (da settecento che erano), erano ridotti da fare pena. Si può dire che non c’era praticamente più nessuno che non portasse almeno un segno della battaglia che stava infuriando. Tutti avevano ormai tagli, squarci e ferite di ogni tipo, rabberciate alla meglio con bende e stracci luridi e chiazzati di sangue rappreso. Gli uomini erano esausti; non mangiavano e non dormivano da tre giorni. Stavano combattendo ormai ininterrottamente da settantadue ore contro forze nemiche quattro volte superiori senza aver più ricevuto rifornimenti di nessun tipo.
I tedeschi, al contrario, avevano incominciato proprio allora a ricevere rinforzi e i loro rinforzi erano panzer.
Vista l’accanita resistenza dei parà britannici (e dopo essersi sentito mandare al diavolo da Frost), il generale Harmel, comandante della 10° panzer SS, che aveva offerto ai paracadutisti una resa con onore, ordina ora di radere al suolo a cannonate gli edifici in cui si sono asserragliati i parà, attorno alla rampa settentrionale del ponte di Arnhem; Da questo momento, i tedeschi non concedono più quartiere.
I paracadutisti devono sopportare un fuoco d’inferno, le costruzioni all’interno delle quali hanno trovato un minimo di riparo ora crollano, bruciando dal tetto alle cantine, mentre continuano a cadere i colpi dell’artiglieria nemica. Muoversi da una casa al’altra è rischiosissimo, a causa dei cecchini tedeschi.
< … Sui due lati del ponte e lungo le rovine dell’Eusebius Buiten Singel, le poche posizioni che gli inglesi occupano ancora vengono sistematicamente demolite. La linea a semicerchio che aveva difeso gli accessi al ponte da nord è quasi cancellata.
Tuttavia, circondati dalle fiamme e riparandosi tra le macerie, piccoli gruppi di uomini cocciuti continuano a combattere per impedire ai tedeschi di giungere sul ponte.
Fino a quel momento solo una forma istintiva di coraggio aveva sostenuto gli uomini di Frost, ma era stata sufficiente a tenere a bada i tedeschi per due notti e tre giorni. Gli uomini del 2° battaglione (Lion) e quelli delle altre unità che, in gruppetti di due o tre, erano riusciti a raggiungerli (un contingente che secondo le più ottimistiche valutazioni di Frost non superò mai i 6-700 uomini) si erano saldati insieme durante la prova. L’orgoglio e la causa comune li avevano, per così dire, fusi in una cosa sola.
Di tutta la divisione aviotrasportata, essi erano gli unici ad aver raggiunto l’obbiettivo prestabilito e lo avevano tenuto più a lungo di quanto fosse stato previsto, in nome di tutta la divisione. Nelle ore ansiose e disperate, in attesa di un aiuto che non venne mai, lo stato d’animo di tutti si può riassumere nel pensiero del soldato scelto Gordon Spicer, che su un muro in rovina scrisse: “Chi ha mancato? Non noi!” >.
Rintanati tra le rovine e le minuscole trincee da essi stessi scavate per ripararsi dalle schegge, i paracadutisti resistono, anche e soprattutto dopo essersi resi conto che i carri armati alleati non arriveranno mai in tempo e che nessuno giungerà mai in loro aiuto.
La consapevolezza di essere ormai giunti alla fine “… ebbe per effetto una strana calma, un’assoluta assenza di panico, era come se ciascuno di essi avesse deciso di combattere fino alla morte, non foss’altro che per provocare i tedeschi”.
Quando i sostegni dei mortai, consumati dal calore, vengono meno, gli inglesi poggiano i tubi delle armi sulle rovine e li assicurano con funi, poi sparano così gli ultimi loro colpi. Distrutti i loro mortai per non farli cadere in mano al nemico, i paracadutisti lanciano a mano le ultime granate di quelle armi, sbattendole violentemente a terra sui mattoni per innescarle e lanciandole subito dopo sui tedeschi.
Non ci sono più detonatori e allora, come gli è stato insegnato, gli uomini cercano di creare degli inneschi per bombe e granate con scatole di fiammiferi: funziona una volta si e una no, pazienza.
Tutto intorno giacciono gli amici morti o moribondi ed essi trovano ancora ed anzi, proprio adesso, la volontà di resistere ed addirittura di scherzare. Una granata nemica esplode, un caporale paracadutista irlandese che ha perso conoscenza in seguito allo scoppio apre gli occhi e se ne esce urlando: “Sono morto!”, poi ripensandoci: “Non può essere: parlo!”.
Ma nonostante tutto il coraggio e la buona volontà, il colonnello Frost vede bene che è una situazione non più sostenibile. Ci sono circa 350 feriti cui dover pensare, non si può combattere fino all’ultima cartuccia per poi dileguarsi e lasciarli a bruciare nelle cantine.
Non ci sono più medicine. I feriti sono letteralmente ammassati l’uno sull’altro negli scantinati in mezzo al sangue e ai topi.
Mentre i suoi ultimi 13 uomini ancora in grado di combattere danno ancora filo da torcere ai tedeschi nella scuola che cade a pezzi sotto i colpi nemici e che ormai arde come una torcia, il capitano Mackay osserva che: “… Quando si trasportavano i feriti giù per la scala della cantina, ad ogni pianerottolo il sangue aveva formato delle pozze e scorreva giù per i gradini in rivoli”.
Il combattimento infuria quel mercoledì 20 settembre sul ponte di Arnhem, fino a quando, circa a mezzogiorno, il colonnello Frost chiama il maggiore Douglas Crawley per discutere sull’opportunità di sgomberare le sue posizioni e radunarsi tutti da lui, per creare un ultimo perimetro difensivo, più piccolo, ma più concentrato.
Proprio mentre i due parlano, tra di loro esplode un colpo di mortaio. Il colonnello Frost si prende varie schegge nelle gambe e perde conoscenza, mentre il maggiore viene ferito alle gambe e al braccio destro.
Frost ricorda solo di essersi sentito sollevare e scagliare a qualche metro di distanza e a faccia in giù, poi ha perso conoscenza. In realtà è un miracolo: incredibilmente nessuna scheggia ha trovato gli organi vitali dei due uomini e la granata è esplosa praticamente tra i loro piedi!
Tuttavia, il comandante dei paracadutisti è fuori gioco. Quando rinviene, si ritrova in una cantina in mezzo a decine e decine di morti e di moribondi.
I testimoni ricordano che Frost, in stato di semi incoscienza, imprecava non tanto per il dolore, che diceva essere comunque molto forte, ma per il fatto che lui non riusciva proprio a trattenere le sue urla, mentre lì vicino il maggiore Crawley riusciva a stare zitto!.Ma come ci riusciva? Mica era morto per caso? (Non era morto, era svenuto).
Nell’oscurità, il colonnello Frost vede il tenente Bucky Buchanan, l’ufficiale alle informazioni, seduto con la schiena appoggiata al muro come se volesse riposarsi un poco e gli rivolge qualche parola di incoraggiamento. Buchanan non gli risponde: è morto. Lo spostamento d’aria d’una cannonata l’ha ucciso sul colpo senza lasciare alcuna traccia esterna.
Quando gli uomini vedono trasportare giù in cantina il loro comandante ferito, per loro è un colpo terribile. Il comando ora tocca al maggiore Gough, quando sul ponte si rifanno avanti i tedeschi.
Non si tratta più dei semicingolati e dei semoventi di Grabner, questa volta sul ponte di Arnhem fanno la loro comparsa i Tiger del Knaust.
I paracadutisti inglesi li guardano disperati: non hanno più una sola arma in grado di fermare quei mostri; bisognerebbe attirarli in qualche trappola, montarci sopra e distruggerli con le cariche da demolizione, una follia, la fanteria che segue i carri è incommensurabilmente più numerosa dei pochi ed esausti parà e non li farà certo avvicinare.
Gli 88 mm dei Tiger iniziano a demolire i pochi nidi di resistenza inglese, poi li travolgono sotto i cingoli larghi un metro.
Non c’è umanamente modo di fermare o rallentare i tedeschi, i Tiger attraversano il ponte di Arnhem diretti a sud e i paracadutisti, che lottano per la loro vita, li guardano impotenti.
Alle 21:00, il maggiore Gough riesce a stipulare una tregua con i tedeschi, grazie alla quale si possono evacuare le centinaia di feriti che affollavano i seminterrati e che non potevano arrostire nelle case in fiamme. Durante la tregua, i tedeschi si fanno ancora più sotto, ma i paracadutisti inglesi, pur protestando vivamente con uno dei loro ufficiali, non ci possono fare nulla.
Durante la notte sul 21 settembre, i combattimenti riprendono fino a quando, esaurite le ultime cartucce, i paracadutisti si arrendono, o cercano di svignarsela come possono nell’oscurità. Verranno quasi tutti catturati.
Frost, gravemente ferito, cade prigioniero. Sarà liberato nel 1945. Il capitano MacKay, arresosi solo dopo aver sparato l’ultimo colpo, viene catturato, ma scapperà alla chetichella e non lo riprenderanno. Il maggiore Gough, comandante dello squadrone ricognitori, verrà fatto prigioniero, essendosi rifiutato di abbandonare il colonnello Frost sul ponte, che ancora oggi ad Arnhem porta il suo nome (John Frost Brug/Bridge).
Il maggiore Crawley, comandante della compagnia B del 2° battaglione, ferito insieme con Frost, verrà fatto prigioniero. Saranno tutti liberati alla resa definitiva della Germania nazista.
Infine, il lancio della valorosa brigata polacca del generale Sosabowski, avvenuto il 21 settembre (due giorni di ritardo) a est di Elden, sulla riva sud del Reno e direttamente a sud del ponte di Arnhem, si è rivelato un sacrificio inutile e tardivo, non ottenendo alcun risultato, se non quello di aumentare le perdite alleate.
Così finisce la valorosa resistenza delle poche centinaia di uomini che erano riusciti a raggiungere il loro obbiettivo.
Il ponte stradale di Arnhem è stato difeso non per due, ma per quattro giorni, come Browning aveva promesso a Montgomery, ma i carri di Horrocks non si sono visti. Quando i parà cedono, i carri armati sono ancora fermi a Nimega.


Nella sacca occidentale frattanto, nel perimetro sempre più ristretto attorno ad Oosterbeek, schiacciate dai panzer, la 1° e la 4° brigata aviotrasportate resistono accanitamente fin dal 19 settembre (martedì).
La notte sul 20 settembre, il generale Urquhart da ordine a tutte le truppe britanniche ad ovest di Arnhem di radunarsi a sud, in un’area di pochi chilometri quadrati compresa tra Heveadorp ed Arnhem, sulla riva nord del Reno e di mantenere la posizione a qualunque costo. Ciò significa la rinunzia definitiva a cercare di raggiungere i Red Devils del 2° battaglione circondati sul ponte di Arnhem, che quindi, da questo momento in poi sono abbandonati al loro destino.
“Significava abbandonare il 2° battaglione. Fu una decisione terribile da prendere”, scrive Urquhart, “… ma io sapevo che non c’erano maggiori probabilità di raggiungerli di quante non ne avessi io di arrivare a Berlino”.
In realtà la decisione di Urquhart si rivela saggia e contribuirà a ridurre significativamente le perdite. La sacca inglese resiste con le unghie e con i denti, ma lentamente cede terreno: ci sono semplicemente troppi panzer.
La notte sul 25 settembre Urquhart trasmette fortunosamente a Browning un messaggio che non lascia dubbi:
“… è mio dovere avvertire, signor generale, che se non verrà preso contatto con noi nelle prime ore del 25 settembre, io considero estremamente poco probabile ulteriore resistenza. Tutti gli uomini esausti. Mancano viveri, acqua, munizioni ed armi. Gravi perdite, anche tra gli ufficiali. Debole azione offensiva nemica potrebbe bastare a causare disintegrazione totale”.
La sera del giorno dopo, tutti gli uomini ancora in grado di camminare ricevono l’ordine di raggrupparsi sulla riva nord del Reno, lasciandosi alle spalle solo un velo di truppe costituito da un manipolo di volontari, che rimangono sul posto per far credere ai tedeschi che la resistenza continua.
Alle 20:15, comincia l’operazione infelicemente battezzata “Berlino”: l’evacuazione dei superstiti.
Per tutta la notte, sotto una pioggia scrosciante (che però contribuisce a nascondere i movimenti delle truppe), i resti della 1° divisione aviotrasportata inglese scendono verso il fiume. Barche, zattere e battelli di ogni tipo faranno la spola da una sponda all’altra del Reno, portando gli uomini in salvo. Molti si liberano di tutto e si gettano a nuoto.
Degli effettivi di Urquhart, più di 10000 uomini, ne ritornano 2163, più 160 polacchi e 75 uomini del reggimento Dorset, che avevano fortunosamente raggiunto i parà a nord del Reno.
In nove giorni, la divisione ha subito 7842 perdite, di cui 1200 sono i morti, tutti gli altri feriti o dispersi in azione. I tedeschi hanno avuto 1100 caduti e 2200 feriti o dispersi.
Montgomery affermò che Market-Garden fu un successo al 90%. Un corrispondente di guerra americano obiettò che però, senza Arnhem, tanto coraggio e tanti sacrifici non erano serviti a nulla: gli alleati ora si ritrovavano un saliente di poco più di 80 chilometri, che però non portava da nessuna parte.

"Una storia di uomini - La Seconda Guerra Mondiale". E. Biagi. Vol. VII. 1980-'86.

Il ponte stradale sul Reno ad Arnhem ("John Frost bridge") come appare oggi:

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Questo messaggio è stato modificato da Hobo: 19 agosto 2010 - 17:40

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L   sorciverdi58 

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Hobo, la notizia che il primo "Mammut", utilizzato da Rommel, fosse - in realtà - UN NS. DONO, la puoi rintracciare nel bel libro di Arrigo Pettacco "L'Armata nel deserto - Il segreto di El Alamein", edito da Mondadori.
Il secondo "Dorchester- Mammut", invece, venne catturato dal DAK, a Mechili, in Cirenaica, nell'Aprile del 1941, durante la prima celeberrima controffensiva della "Volpe del Deserto", ai danni della Western Desert Force (comandata dal gen. Richard O'Connor).

Questo messaggio è stato modificato da sorciverdi58: 20 agosto 2010 - 08:34

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