
L’idea di aerocannoniere che sparavano bordate di pallottole ha avuto forse origine da attività molto diverse. Negli anni fra le due guerre mondiali, i missionari americani che operavano nelle zone più remote dell’America del Sud, dove gli aerei non riuscivano ad atterrare, ricevevano la posta e i rifornimenti mediante aerei leggeri, affidati, di solito, a un pilota che aveva il nome appropriato di Nate Saint. Se si trattava semplicemente di un lancio, tutto era semplice, ma se quelli a terra volevano spedire posta, bisognava usare un altro sistema.
Anche questo era tuttavia altrettanto semplice. L’aereo, volando lentamente, si metteva infatti in orbita in tondo sopra un radura, e posta e provviste venivano lanciate dentro un secchio di tela fissato a una lunga cordicella. Qualcuno, a terra, afferrava il secchio, lo capovolgeva, vuotandolo, e poi ci metteva dentro la posta o quanto altro doveva essere spedito. IL pilota, risollevandosi, se lo tirava a bordo.
IL PRINCIPIO DELL’AEROCANNONIERA
La fenomenale precisione delle aerocannoniere dipendeva dal pilota, che doveva mantenere stabile e preciso il volo in cerchio, nonostante la contraerea. L’esattezza del ‘angolo di inclinazone della quota e del raggio di virata era semplicemente un problema matematico, risolto il quale l’aereo diventava un’arma portentosa.
Sulla sinistra del pilota, su un finestrino, era montato un semplice collimatore, che risaliva alla seconda guerra mondiale. Una volta presa la mira con questo, bastava mantenere Il bersaglio nel collimatore.
Una volta inquadrato il bersaglio, si poteva aprire il tuoco. Le traccianti davano a pilota le informazioni riguardanti il vento e la curva della traiettoria e piccole alterazioni della virata in tondo modificavano la traiettora delle pallottole. Il principio dell’aerocannoniera era sorprendentemente semplice: se si fa volare in cerchio un aereo, con il bersaglio al centro del collimatore, le pallottole colpiscono il bersaglio in continuazione, per tutto il tempo voluto, senza disperdersi. Sugli AC-47 l‘unico computer era il cervello del pilota, che si preoccupava dei minimi spostamenti nella virata. Le armi sparavano leggermente al di sopra della linea di mira, per
compensare la caduta delle pallottole nell’arco della traiettoria dalla bocca dell‘arma al bersaglio.
In cerca di guai

Il secondo pilota, tenente James D. Goodman, di 26 anni, fece inclinare il suo vecchio e pesante Gooney Bird sull’ala sinistra, prese la mira attraverso il collimatore di una delle minigun Gatling montate su supporti d’acciaio e premette il pulsante di sparo. Ne seguì l’urlo assordante di migliaia di pallottole cal. 7,62 sputate dalle sei canne rotanti dell’arma, che, pochi secondi dopo, andarono a dilaniare un gruppo di Vietcong 700 metri sotto di noi. Dalla radio di bordo venne il giubilante messaggio dal campo delle Special Forces: “Spooky Uno-Due, qui Nathan Scalp. Avete centrato il bersaglio.”
Seduto accanto al tenente Goodman, il primo pilota, maggiore John C. Haller, alzò la mano per accendere le luci d’atterraggio, allo scopo di attirarsi addosso il tiro nemico. “Quando arrivammo in Vietnam per la prima volta, i vietcong reagirono in qualche modo. Alzarono la testa e ci spararono addosso. Ma ben presto si resero conto che non era una buona idea. Se ci sparavano addosso e non ci beccavano, era come firmare la loro condanna a morte.”
In effetti, da quando sono arrivati in Vietnam, poco più di un anno fa, i Puff hanno eliminato complessivamente 6.820 soldati nemici, almeno stando ai rapporti da terra. Il particolare interessante è che la maggior parte dei successi li hanno ottenuti nelle missioni di supporto ai campi delle Special Forces dell’Esercito.
I piloti del gruppo dei Puff sono talmente fieri del loro lavoro da non rinunciare a farsi un po’ di pubbliche relazioni personali. Dopo aver esaurito le munizioni, quando eravamo pronti per rientrare alla base, il nostro ufficiale di rotta trasmise per radio al campo delle Special Forces: “Nathan Scalp, qui Spooky Uno-Due. Vorremmo farvi sapere qualcosa di più sul nostro conto. Noi stavamo volando in tondo sopra Da Nang in attesa di chiamate. Se mai aveste bisogno ancora di noi, vorremmo farvi sapere che preferiremmo venirvi in aiuto, anziché restare lassù a girare in tondo”.
Ed ecco la risposta: “Spooky Uno-Due, qui Nathan Scalp. Grazie ancora. Non ci abbiamo messo molto a chiamarvi. E non ci metteremo molto nemmeno la prossima volta”.
Arriva Spooky

Il testo precedente è stato scritto, nell’ottobre 1966, da un corrispondente di Newsweek in Vietnam e dà un’idea dell’importanza assunta in quella guerra dalle cannoniere volanti. In questi articoli descriveremo la loro storia.
L’Aviazione Militare americana pensava ad aerei cannoniera che sparavano lateralmente fin dai tempi del Corpo Aerei dell’Esercito, attorno al 1925. L’idea tornò a galla brevemente durante la Il Guerra Mondiale, ma fu soltanto nei primi anni di coinvolgimento americano in Viet Nam che si fece qualcosa di serio.
Dopo essere passato da una sottocommissione all’altra per 18 mesi, il concetto riuscì a sfociare in una dimostrazione pratica (anche se soltanto semiufficiale) nel maggio 1963, quando uno dei suoi più tenaci sostenitori, il capitano John C. Simons, effettuò una serie di esperimenti alla base di Wright-Patterson con un North American T-28 Trojan, un monomotore biposto ad ala bassa da addestramento.
Simons, che era un ufficiale medico addetto alle ricerche presso il laboratorio di ricerche mediche aerospaziali dell’USAF, era convinto della bontà dell’idea, ma aveva bisogno di dati concreti per dimostrare agli altri che un aereocannoniera che sparasse bordate di pallottole impegnando un bersaglio nel corso di una virata stretta (di quelle dette ‘da pilone’), era più efficace di un aereo che effettuava un passaggio di mitragliamento normale.
Era chiaro fin dal principio che Simons e i suoi sostenitori avevano ragione. Il passo successivo fu quello di effettuare la stessa serie di manovre utilizzando un aereo in grado di trasportare un carico valido di munizioni, il che voleva dire un plurimotore da trasporto.
L’aereo prescelto fu un bimotore Convair C-131B Samaritan, e le prove vennero ampliate fino a comprendere anche un mitragliamento lungo una strada, con l’aereo inclinato di 100 e guidato col timone verticale, oltre alle operazioni contro obiettivi fissi.
Il C-131, che fino a quel momento non aveva avuto a bordo niente di più micidiale che delle cineprese sincronizzate sui propri collimatori, venne finalmente dotato di una SUU-11A Minigun, una mitragliera a sei canne rotanti, tanto per intenderci. Il risultato fu che 25 colpi su 100 andarono a colpire un bersaglio di 9 mq. da una distanza di tiro fino a 2700 metri. Improvvisamente, le cannoniere volanti divennero urgenti.
Nel Sud Est asiatico, le Special Forces americane si servivano regolarmente di Douglas C-47 Dakota e di Fairchild C-123 Provider; furono questi i primi aerei a contendersi il nuovo ruolo. La scelta toccò al già vulnerabile C-47, anche se in seguito alcuni C-123 furono modificati per missioni speciali d’attacco.
I sostenitori fecero notare che il Gooney Bird (uccello stupido), come erano stati soprannominati i C-47 fin dalla seconda guerra mondiale nel Pacifico, aveva tutte le caratteristiche necessarie alle missioni. Era in grado di trasportare l’occorrente, poteva volare lentamente per indugiare sulla zona dell’obiettivo, aveva una lunga autonomia e abbastanza spazio interno per i mitraglieri in azione.

Time delay photo of a night time fire mission of a Puff (The Magic Dragon) around Saigon. The red lines are tracer rounds and there are 5 bullets between each tracer round
La prova del fuoco
Il 2 novembre 1964, il gruppo dei sostenitori del progetto riuscì a esporre le proprie idee al generale Curtis LeMay, il capo di SM dell’Aviazione, il quale ordinò di inviare in Vietnam una squadra per modificare un C-47 e sperimentarlo in azione. I sostenitori non persero tempo. Un mese dopo il colloquio col generale, erano già in Vietnam e, il 15 dicembre, avevano già provveduto a modificare due bimotori. Quello stesso giorno Puff, il "Drago Magico" scese in campo per la prima volta. Le aerocannoniere C-47 (chiamate prima FC-47 e, in seguito, AC-47) erano armate di tre Minigun della Generai Electric, ciascuna in grado di sparare 6000 colpi di calibro 7,62 al minuto, e avevano un equipaggio composto da sette americani più un ‘osservatore’ vietnamita. Negli 11 giorni iniziali di azione la prima aerocannoniera effettuò sette missioni di addestramento e 16 missioni operative. Sparò complessivamente 179710 colpi e subì 33 guasti di vario genere agli impianti.
Apparve evidente fin dal primo momento che, per quanto spettacolari fossero durante il giorno, le aerocannoniere erano ancor più efficaci di notte. Fino alla loro comparsa, i Vietcong si consideravano praticamente padroni della notte; sospendevano le operazioni soltanto quando arrivava, ogni tanto, un aereo a lanciare bengala illuminanti,e tornavano in azione appena questi si spegnevano.
Spooky però, come ebbero modo di scoprire ben presto i vietcong, non lanciava i bengala per gli altri. E che razza di bengala! Si trattava degli Mk-24, rallentati da paracadute, che bruciavano per 3 minuti e illuminavano il terreno con una potenza di 2 milioni di candele. Sfruttandoli abilmente, un pilota poteva mantenere sempre illuminata la zona del bersaglio e tenerla costantemente sotto tiro.
Entro febbraio, le cannofiere volanti erano diventate popolari presso le forze americane in Vietnam almeno quanto lo erano presso i loro sostenitori in patria. Un anno dopo la loro comparsa, erano diventate un gruppo completo, e molte altre le avrebbero seguite.
A prima vista, la scelta dei C-47 per questo ruolo parve piuttosto singolare. L’aereo aveva volato per la prima volta nel dicembre 1935 e, durante la seconda guerra mondiale, ne erano stati prodotti più di 10000 esemplari. Il che voleva dire che gli aerei Spooky erano probabilmente più vecchi della maggior parte degli aviatori che li utilizzavano, e che molti di essi si erano già fatti due guerre, quella mondiale e quella di Corea. Il parallelo più valido è forse quello con la jeep, semplice, affidabile e facile da usare.
Inside view of a "Puff - (The Magic Dragon)"AC-47 with 3 mini-guns SUU-11 A/A
Pur non avendo un equipaggiamento sofisticato, il Douglas AC-47D tu l’aerocannoniera più ampiamente usata, e fu indubbiamente la meglio conosciuta da parte delle truppe assediate, che vennero assistite dalla sua precisione e dalla potenza del suo fuoco. Due gruppi dell’USAF lo utilizzarono, il 4° Air Commando Squadron (con squadriglie a Da Nang, Pleiku, Phu Cat e Nha Trang) e il 14° Air Commando Squadron (con pattuglie a Nha Trang, Phan Rang, Bien Hoa e Binh Thuy). Altri esemplari prestarono in seguito servizio nell’Aviazione militaje vietnamita.
Più importante fu la scelta dell’armamento. La Generai Electric aveva da poco cominciato a studiare le armi a più canne allo scopo di aumentare ii volume di fuoco, e ve ne erano ben poche effettivamente a disposizione dell’USAF. Nei primi giorni, secondo la grande tradizione dell’arrangiarsi, il capitano Ronald Terry, il più grande sostenitore delle aerocannoniere, era riuscito a scovare un deposito di mitragliatrici calibro 7,62 della seconda guerra mondiale e aveva fatto in modo di recuperarle. Ne fece montare 10 su ognuno dei quattro C-47 che aveva e, per quanto si consumassero rapidamente (i quattro aerei misero fuori uso ben 300 mitragliatrici e una bella quantità di canne di ricambio) fu possibile mantenere in vita il programma fino all’arrivo, nel 1965 avanzato, dei primi aerei appositamente modificati.
Le armi costituirono sempre un problema, soprattutto per quanto riguardava una produzione accelerata.
Alla fine del 1965, gli AC-47, come ormai erano stati designati, erano di base a Tan Son Nhut, appena fuori Saigon, e si spostavano a Da Nang, Pleiku, Nha Trang e Binh Thuy, e a Udorn in Thailandia in appoggio all’operazione Steel Tiger nel Laos meridionale.
Quest’ultima operazione doveva essere il primo passo verso una strada lunga e pericolosa. Scopo dell’impiego delle aerocannoniere nella Steel Tiger era quello di eliminare i trasporti motorizzati lungo la Pista di Ho Chi Minh. Il problema era il tiro contraereo, molto più potente e preciso di quello che gli equipaggi avessero mai dovuto affrontare, e la soluzione fu lo sviluppo di una tattica più efficace: piani di fuoco e di volo, impiego dei bengala illuminanti, identificazione degli obiettivi e collegamenti con altri reparti aerei.

View of a mini-gun firing from the door way of a "Spooky" AC-47
Rapporto di guerra dal Viet Nam
L’offensiva del Tet impose l’impegno quasi completo dell’aviazione. E le aerocannoniere Spooky riuscirono a stento a soddisfare tutte le richieste, In parecchie occasioni, gli AC-47 in volo in preallarme furono in grado di individuare immediatamente le postazioni di razzi e di mortai che attaccavano le truppe alleate. Per esempio, all’inizio dell’offensiva, gli aerei del 4’ Air Commando Squadron vennero trasferiti da Nha Trang e da Phu Cat e Da Nang per consolidare le difese di quel settore spesso attaccato. La notte fra il 3 e il 4 marzo, i vietcong attaccarono 12 località diverse nel settore operativo tattico di Da Nang. ma non la loro base. In quella circostanza. Spooky ti e Spooky 12 stavano effettuando crociere di protezione sopra Da Nang e il suo eliporto satellite, Marble Mountain. Pochi minuti dopo t’attacco nemico, a Sud ovest della base principale. Spooky 11 impegnò la zona da cui partivano i razzi. Seguirono esplosioni secondarie. Il giorno
seguente, reparti di terra trovarono razzi non utilizzati, il che stava a indicare che il nemico aveva dovuto interrompere prematuramente l’azione. La rapida reazione delle aerocannoniere che colpirono le postazioni di tiro del nemico venne considerata la ragione per cui gli attacchi cessarono, con la conseguente riduzione di danni e perdite.
Due altre operazioni sottolinearono nel 1968 l’importanza delle aerocannoniere SpooKy. La notte del 1 marzo, Spooky 41 e Spooky 42 attaccarono un
motopeschereccio da 700 tonnellate carico di munizioni nella baia di Bai Caya una ventina di chilometri a nord della loro base di Nha Trang. Il peschereccio stava impegnando col suo tiro motovedette americane e nordvietnamile. Ecco I resoconto del comandante di Spooky 41, il tenente colonnello Richard C. Lothrop:
“Stavamo sparando contro la nave e la vedemmo arenarsi a una ventina di metri dalla spiaggia e incendiarsi. In pochi minuti, il tuoco aumentò d’intensità. Poi salto tutto in aria. Fu un’esplosione spettacolosa, una palla di fuoco che sali a 300 metri d’altezza. Era ovviamente un carico di munizioni.”
Il tenente colonnello Robert C. Dillon, comandante di Spooky 42 (che diede il cambio a Spooky 41) riferi:
Ci fu una grossa e tragorosa esplosione secondaria quando aprimmo il fuoco sulla striscia di alberi appena a nord della spiaggia dove era arerialo il bersaglio. Dieci minuti dopo stavamo operando su una zona a sud ovest della nave in fiamme, quando provocammo un’altra esplosione secondaria a circa 55 metri sul fianco di una collina.” Spooky 41 e Spooky 42 spararono nella zona più di 38000 cartucce, tra l'1.30 e le 7 del mattino. In questa operazione venne toro accreditata la distruzione di una nave e di alcune tonnellate di munizioni nemiche,
La seconda operazione Spooky avvenne nella provincia occidentale di Ouang Duc, in difesa di un campo a Duc Lap. dove c’era il comando di sollosettore della MACV. la missione militare americana in Viet Nam, il campo del Gruppo irregolari civili di difesa e una serie di avamposti. vietcong e nordvietnamiti aprirono il fuoco contro il campo trincerato all’1.05 del 23 agosto. Il tiro di razzi e mortai venne seguito immediatamente da un attacco di guastatori contro le posizioni chiave. Entro mezz’ora dalla chiamata di soccorso, arrivarono elicotteri dell’Esercito americano e, un quarto d’ora dopo, intervennero anche due Spooky da
Nha Trang e Pleiku.
Appena arrivati, illuminarono la zona coi bengala e spazzarono con le Minigun il perimetro difensivo, I guastatori nemici avevano aperto varchi nei vasti reticolati, e parecchi scontri a fuoco cominciarono all’interno del recinto. Otto consiglieri americani, sei dei quali feriti, abbandonarono il loro bunker in fiamme, alle 7 del mattino, per prendere posizione lungo il perimetro difensivo di nord-est. Le aerocannoniere subirono un forte tiro di armi automatiche pesanti da almeno 10 postazioni contraeree avvistate attorno alla zona attaccata. Il comandante di Spooky 41, maggiore Daniel J. Rehm, osservò: “Quando arrivammo noi, tutti gli edifici del recinto erano in fiamme e gli uomini erano raggruppati in un bunker sotto il centro operazioni in fiamme. Cominciammo subito a girare in tondo sulla zona e a sparare contro bersagli a 200-300 metri dal campo. Quasi subito fummo investiti da un intenso tiro contraereo da quattro postazioni diverse. lo cominciai una lunga annaffiata con le mie Minigun su un obiettivo, ma, appena le traccianti cominciarono ad avvicinarsi, mi spostai su una quota diversa e cominciai ad attaccare a raffiche brevi le varie postazioni nemiche.”
Il nemico continuò ad attaccare, nonostante l’intervento delle aerocannoniere, dei caccia tattici, dei B-52 e di svariati aerei dell’Esercito. Per
molte notti di seguito, almeno uno Spooky forni l’illuminazione e la sua potenza di fuoco sopra Duc Lap. In 228 ore di volo le aerocannoniere consumarono
761044 pallottole e 1162 bengala. Nei primi giorni dell’attacco, almeno quattro AC-47 operarono contemporaneamente nella zona, Il denso traffico aereo obbligava il primo aereo che interveniva nella zona (di solito una aerocannoniera) a fungere da comandante sul posto. Il compito dell’ufficiale era quello di assicurare che ogni aereo si trovasse a una quota sicura rispetto agli altri, con un settore di intervento e di disimpegno sul bersaglio, e che tutti gli aerei mantenessero il maggior fuoco possibile sull’obiettivo. Il particolare più importante, comunque, fu che tutti questi sforzi contribuirono a salvare un altro avamposto. Gli AC-47 non solo sferravano colpi micidiali alla furia degli attaccanti, ma, soprattutto di notte, rincuoravano notevolmente i difensori. Tanto è vero che la guarnigione di Duc Lap non esitò a definire gli Spooky ‘i nostri angeli custodi’.
Caratteristiche Tecniche del Douglas AC-47D Spooky
Sull'Ac-47D c'erano due piloti. Il Comandante stava nel sedile di sinistra, con il collimatore per prendere la mira con l'armamento durante il tiro, era lui a concentrarsi sulle armi, mentre il secondo pilota si assumeva la responsabilità del controllo degli impianti di bordo e delle comunicazioni. L'AC-47D era dotato di due motori stellari Pratt & Whitney R-1380 Twin Wasp, a doppia bancata di sette cilindri, che sviluppavano 1050 CV a 2300 Mt. di quota. La Gondola conteneva anche il serbatoio dell'olio da 126 Lt. e la gamba del carrello semicarenato, retrattile verso l'avanti. A differenza delle successive aerocannoniere, lo Spooky non aveva strumentazioni sofisticate, la cupola di vetro dietro la cabina di pilotaggio era usata dall'ufficiale di rotta per fare il punto col sestante, col sole o con le stelle. Il Portellone di carico in due sezioni era quello di serie dei C-47 e consentiva l'imbarco di colli voluminosi. Sull'AC47D il battente anteriore era tolto, per piazzare al suo posto la MINIGUN posteriore. L'armamento dello Spooky era costituito semplicemente da 3 Minigun SUU-11 A/A su supporto a gondola capaci di 6000 colpi al minuto, con un munizionamento di 54000 cartucce da 7.62mm. I Mitraglieri di bordo caricavano le armi ed eliminavano i bossoli usati. Per l'illuminazione venivano imbarcati 56 bengala da lanciare a mano.
Contributi Video
The Magic Dragon In Action!
(Fine Prima Parte)
Questo messaggio è stato modificato da Blue Sky: 24 febbraio 2009 - 11:38

Connettiti
Registrati
Aiuto



Torna in alto




























