Da tempo era sorta clandestinamente in Polonia una Armata Nazionale, Armja Krajowa, o più semplicemente AK, cui si contrapponeva la Armja Ludowa, o AL, formata da elementi comunisti. Quando le forze sovietiche giunsero ai sobborghi di Varsavia sulla sponda orientale della Vistola, per ordine del governo in esilio a Londra, le formazioni di Varsavia della AK, agli ordini del generale Tadeusz "Bor" Komorowski, iniziavano l'insurrezione, allo scopo di liberare la capitale polacca con le proprie forze, prima che venisse espugnata dalle divisioni sovietiche.
Essa mise Hitler di fronte a una serie crisi militare interna: rappresentò una sfida per altri popoli oppressi del suo impero a fare altrettanto; diede peso al messaggio che Churchill aveva ripetuto per tutta la guerra ai popoli d’Europa, che i vinti erano pronti a risollevarsi contro il tiranno al momento opportuno, dando impulso alla “guerra parallela” fatta di attentati e sabotaggi appoggiata dalle formazioni speciali dell’Esercito britannico e americano all’interno del continente occupato nel corso dei quasi cinque anni di guerra successivi.

Soldati dell'AK per le vie di Varsavia, Agosto 1944.

Civili polacchi autorizzati dai tedeschi a lasciare la città.

Il generale Tadeusz "Bor" Komorowski con un soldato tedesco va a chiedere la resa degli insorti. A lato, in un ritratto del dopoguerra.

Varsavia, il Memoriale ai caduti dell'Insurrezione
O, almeno, così parve superficialmente. Dal punto di vista storico, occorre però anche ricordare che la rivolta di Varsavia, nonostante tutto il coraggio dimostrato e le sofferenze subire dall’esercito territoriale polacco in sette settimane di feroci combattimenti ― 10000 combattenti uccisi, e 200000 o forse addirittura 250000 civili che subirono la medesima sorte ― non fu una reazione spontanea alla brutalità dell’occupazione, e nemmeno, secondo una obiettiva valutazione, un grosso ostacolo per i nazisti nel mantenimento dell’ordine nel resto della Polonia, mente la Wermacht continuava a contrastare efficacemente l’Armata Rossa, che si era arrestata sulla rive della Vistola a corto di carburante e munizioni, essendosi le sue linee di rifornimento allungate troppo nelle ultime settimane. La sollevazione, venne al contrario effettuata prematuramente perché l’esercito territoriale aveva calcolato che la sconfitta tedesca in Bielorussia potesse offrire l’occasione irripetibile di occupare la capitale a nome del governo in esilio, prima che l’arrivo dei sovietici portasse all’instaurazione di un governo fantoccio controllato da Stalin. Questi calcoli però fallirono perché i sovietici non furono in grado di mantenere la pressione sui tedeschi e questi ultimi a loro volta trovarono i mezzi per combattere e, alla fine, sconfiggere gli insorti, senza dover impegnare le loro forze di prima linea.
Lontana dal dimostrare il contributo che una insurrezione avrebbe potuto dare alla caduta di Hitler, la rivolta di Varsavia dell’Agosto 1944 rappresentò solo un tremendo monito di quanto pericolosa poteva essere, anche in una fase tanto avanzata della guerra, la sollevazione in armi di uno qualsiasi dei popoli assoggettati al Reich millenario. E se quello di Varsavia non dovesse bastare, come prova, il concetto trova conferma nelle esperienze dei partigiani francesi in Giugno e di quelli cecoslovacchi in Luglio di quel medesimo anno.
Sturm Panzer Abteilung 500 tedesco in azione fra le rovine di Varsavia, 1944.

In Francia, i maquis (ufficialmente Forces Françaises de l’Interieur) della zona di Grenoble alzarono la bandiera della rivolta sul massiccio del Vercors lo stesso giorno dello sbarco in Normandia, e da lì cominciarono ad attaccare le truppe tedesche in transito lungo la valle del Rodano. Nel giro di poche settimane, a Vercors si raccolsero migliaia di partigiani, in gran parte disertori dei centri di lavoro coatto. Il gruppo di Armate G, che si trovava esposto a questa tattica di colpi di spillo in tutto il suo settore di responsabilità, decise che era arrivato il momento di dare un esempio a tutti. L’altopiano fu circondato, Waffen SS arrivarono dal cielo con gli alianti, e, in cinque giorni di brutale repressione, fra il 18 e il 22 Luglio, massacrarono praticamente tutti. Su scala ridotta, ripeté quello che i reparti di sicurezza tedesca stavano facendo contro i ribelli slovacchi, nei pressi dell’allora confine sovietico. Hitler non dovette più preoccuparsi di queste sollevazioni, tranne l’insurrezione di Parigi che fu poco più di una farsa per blandire l’ego francese e comunque calcolata meticolosamente nei tempi e nei modi.

Maquis.
Quel che rese il massacro di Vercors ancora più scoraggiante per coloro che volevano dare alle fiamme l’Europa, è il fatto non secondario che esso era stato voluto, concordato e appoggiato in ogni modo dall’SOE: una delle sue squadre di collegamento, codificata Jedburgh, era stata paracadutata in appoggio ai maquis, e aerei angloamericani lanciarono centinaia di tonnellate di armi e munizioni e rifornimenti di ogni genere (per settimane, i tedeschi mangiarono la cioccolata e fumarono le sigarette americane trovate sul luogo). Tutto ciò si rivelò di nessuna utilità: benché guidati da un alto ufficiale francese, i partigiani furono massacrati fino all’ultimo uomo dalle Waffen SS.
Varsavia, il Vercors e la Slovacchia furono tre fallimenti estremamente costosi in termini di vite dei coraggiosi patrioti coinvolti, fallimenti che peraltro chiesero un pedaggio di vite tedesco assolutamente irrilevante ai fini bellici e devono essere considerati, a una valutazione obiettiva, assolutamente inutili e irrilevanti. Se questo rappresenta un verdetto equo della resistenza europea, qual è la spiegazione del suo insuccesso?
Questo messaggio è stato modificato da intruder: 30 maggio 2009 - 09:32

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