La probabilità che il cannone di un caccia moderno si inceppi (oggi le mitragliatrici sono praticamente scomparse) è piuttosto bassa. E in condizioni “normali” un cannone come l’ADEN da 30mm può sparare anche 15000 colpi (chiaramente non di continuo) prima di manifestare un difetto. La cosa cambia nel caso di manovre violente. Aprire il fuoco nel corso di una manovra a soli 2-3G significava, fino ad epoca recente, inceppare uno o più cannoni, fenomeno diffuso su diverse armi. Si possono citare i Colt Mk-12 o i Pontiac M-39. Anche l’M-61 Vulcan, in Vietnam, era soggetto a malfunzionamenti nel 15% dei casi. Tentare di colpire un bersaglio nel corso di una manovra a 7G, vuol dire sottoporre i meccanismi dell’arma a sollecitazioni che vanno previste in sede progettuale. Un proiettile di 20mm e 100 grammi, 260 grammi completo di bossolo, sottoposto a 7G avrà un peso “apparente” di quasi 2 kg. Un peso simile, applicato 100 volte al secondo, può sottoporre gli organi in movimento a stress insostenibili. Il problema è stato risolto nelle armi di progettazione successiva. Un caso per tutti: il cannone KCA dello Jaktviggen è stato provato con successo a 7,6G. Naturalmente vanno previsti anche gli sbalzi termici e di pressione. In termini generali, le armi ad azionamento elettrico sono più sicure rispetto a quelle che recuperano i gas dell’esplosione delle cartucce. Se un colpo non parte, il ciclo continua.