CARATTERISTICHE
Anno: 1940
Peso: t 14
Lunghezza: m 4,915
Larghezza: m 2,200
Altezza: m 2,370
Luce libera: m 0,38
Protezione: mm 40
Motore: HP 125
Cambio di velocità: 4 velocità + RM (con riduttore)
Velocità massima: km/h 30
Autonomia: km 200
Equipaggio: 4
Armamento: 1x47mm + 4x8mm
Munizionamento: 87 granate da 47, 3.048 cartucce cal. 8
Trincea: m 2,10
Gradino: m 0,80
Pendenza massima superabile: 40°
Guado: m 1


Il carro medio da 14 tonnellate modello 1942, conosciuto come M14/42 era una versione migliorata dello M13/40 con un motore potenziato e con dei miglioramenti tecnici destinati a uno specifico impiego in territorio africano. Esteriormente i carri differivano solo per minimi particolari. L'esemplare illustrato apparteneva alla I Compagnia del XIII Battaglione carri M (medi) della Divisione Ariete e fu impiegato nella zona di El-Alamein, dove fu recuperato dagli inglesi dopo che era stato abbandonato dall'equipaggio a causa dei danni subiti. Questo carro fu portato in Inghilterra per delle prove valutative ed è tuttora esposto al Royal Armoured Corp Museum, dopo un'imprecisa opera di restauro. È interessante notare che benché il reggimento corazzato della Divisione Ariete fosse il 32°, il battaglione che lo raggiunse in Africa Settentrionale proveniva dal 31° Reggimento della Divisione Centauro e mantenne sui mezzi la numerazione assegnata nel reggimento d'origine.
I carri M13/40 del LI Battaglione M della Divisione Littorio riportavano sulla torretta il motto “A colpo sicuro”.
L'origine del carro armato medio M13/40 può essere fatta risalire a uno studio, iniziato presso l'Ansaldo verso la metà del 1938, allo scopo di armare con un tipo di cannone più potente e a tiro rapido il nuovo carro di rottura M11 che era stato realizzato presso lo Stabilimento Fossati.
Pertanto, una versione speciale del cannone da 47/32 controcarro fu installata in una grossa torretta e le due mitragliatrici abbinate, che nello M11 erano piazzate in torretta, passarono in casamatta. Vennero anche maggiorati leggermente gli spessori di alcune corazze e apportate altre modifiche e migliorie (mitragliatrice abbinata al cannone, supporto per mitragliatrice contraerei, stazione ricetrasmittente e via dicendo).
Il carro, ancora allo stadio di prototipo, fu presentato alla stampa nel febbraio del 1940 a Bracciano, dove si stava svolgendo un corso carrista per il personale destinato ai reparti su M11, da poco entrati in servizio.
Tuttavia, a causa di sempre nuovi requisiti richiesti dalle autorità militari, la produzione in serie del carro M13 subì forti ritardi, e solo l'intervento del generale Caracciolo, allora Ispettore Superiore dei Servizi Tecnici, riuscì ad avviarla proprio alla vigilia della guerra.
Alla metà di luglio, i primi 15 M13 di serie furono portati al collaudo, e a fine anno se ne avevano già 250 esemplari. In totale, negli anni 1940-'41, ne furono ordinati 1902.
Scoppiato il conflitto, però, dai confronti con i carri dell'alleata Germania e delle nazioni nemiche, emerse la necessità di dotare lo M13/40 (come era stato ufficialmente denominato il nuovo carro medio, adottato nel 1940) di un motore più potente, il che fu realizzato modificando completamente il propulsore esistente e ottenendo in tal modo circa 20 cavalli in più, rispetto ai 125 prima erogati.
Un esemplare di M13/40 così modificato si trovava già nel giugno del 1941 in esperimento al Centro Studi Motorizzazione di Roma, e si prevedeva in quell'epoca di montare sul carro il nuovo motore a partire dall'esemplare n. 800. Effettivamente più tardi, verso la fine di quell'anno, entrarono in servizio i primi M13 con motore potenziato, poi ribattezzati M14/41. Risulta tuttavia che ancora nel 1942 venivano prodotti carri con il motore originale 8T anziché con il nuovo 15T, che consentiva un aumento di velocità di 3 km/h.
Il carro era intanto entrato in servizio in Africa Settentrionale e, in seguito agli inconvenienti riscontrati in quel teatro d'operazione, era stato dotato di filtro dell'aria a olio e del doppio filtro del gasolio. Sin dall'anno 1941, si provvide a istallare su tutti i carri in servizio la prevista ricetrasmittente Magneti Marelli RF 1 CA (accoppiata a una RF 2 CA a bordo dei carri "centro-radio" per collegamenti fino a comando reggimento).
Per il trasporto su strada del carro M fu adottato uno speciale rimorchio (il Bartoletti, tipo unificato grande a ralla per trasporto carro M13), ordinariamente trainato da un autocarro pesante (Fiat 666 NM o Lancia 3/Ro).
Sempre per il trasporto e lo sbarco su coste basse del nuovo tipo di carro, la Regia. Marina adottò le "motozattere da sbarco classe MZ 700", derivate da un modello tedesco e costruite in grande serie a partire dal 1941. Ogni motozattera poteva trasportare 4 carri M40.
LA TECNICA
II carro armato M13/40 era un mezzo di costruzione e concezione tradizionale con motore posteriore e trazione anteriore. Il pilota sedeva anteriormente a sinistra e aveva alla sua destra il mitragliere che azionava 2 Breda 38 cal. 8 mm montate su supporto a sfera in una casamatta fusa, e la radio. Il motore era uno Spa 8T a gasolio, a 8 lindri a V, raffreddato ad acqua, lubrificato a circolazione d'olio forzata (3 pompe) e dotato di avviatore a inerzia. La trasmissione alle ruote anteriori motrici avveniva tramite una frizione monodisco a secco, un albero di trasmissione, una scatola cambio con riduttore, il gruppo ponte e gli organi di sterzatura e di frenatura che comprendevano una coppia conica, due gruppi di ingranaggi epicicloidali e due coppie cilindriche esterne, montati nella prua dello scafo.
Il carro appoggiava su 4 carrelli, ciascuno dei quali costituito da 2 coppie di rulli gommati, collegati, attraverso 2 biscottini elastici, alle estremità di una molla a balestra oscillante attorno a un bilanciere centrale. I due bilancieri laterali, portanti le coppie di rulli, erano poi collegati attraverso due bracci piegati ad arco al bilanciere centrale. Ogni cingolo, composto di 84 maglie uniche a guida centrale, era guidato superiormente da tre rulli gommati e la sua tensione era regolabile spostando il braccio d'appoggio della ruota di rinvio.
Lo scafo, costituito da lamiere di acciaio speciale che ne formavano la corazzatura, rigidamente collegate da profilati e traverse, superiormente per mezzo di bulloni conici e inferiormente da chiodi, era diviso in camera motore e di combattimento e guida per mezzo di una paratia. La prua era arrotondata, come la sezione posteriore della torretta. Questa, che ospitava il capocarro-cannoniere e il suo servente, poggiava su un piano di rotolamento che a sua volta poggiava su una serie di sfere rotolanti nella gola di una corona a dentiera interna nel cielo della torretta fissa. Di costruzione imbullonata, la sezione posteriore poteva essere brandeggiata di 3600 per mezzo di un congegno oleodinamico o manuale. Gli occupanti potevano osservare il terreno attraverso i propri periscopi o le feritoie praticate nelle pareti della torretta, e che, come quelle a disposizione degli altri membri dell'equipaggio nelle fiancate e nel retro della sovrastruttura, potevano servire anche per la difesa da vicino con armi individuali.
Frontalmente, nello scudo, era sistemata, accanto alla bocca da fuoco Ansaldo da 47 mm, una mitragliatrice Breda 38 cal. 8 coassiale. Sul cielo della torretta era fissato il supporto per la quarta mitragliatrice in vista del tiro contraereo, per il quale essa veniva dotata di un mirino a reticolo. L'accesso alla torretta avveniva mediante un portello a due battenti. Posteriormente, al suo interno, la torretta portava un braccio al quale erano fissati due seggiolini ribaltabili (per il cannoniere e per il servente).
Per la guida, il pilota aveva a disposizione un portellino nella lamiera frontale della sovrastruttura, dotato di feritoia a rubinetto. Come mezzo di visibilità indiretta, egli poteva utilizzare un iposcopio.
Sul lato sinistro della sovrastruttura (o torretta fissa) era praticata un'apertura rettangolare munita di portello per l'ingresso del pilota. Posteriormente alla stessa sovrastruttura, vi era una feritoia protetta per l'aria aspirata dalle ventole del motore.
Sempre nella parte posteriore dello scafo, vi erano i due portelli per l'ispezione del motore e i due grigliati sui radiatori per lo scarico dell'aria soffiata dalle ventole, con al centro lo scatolotto di protezione della testa radiatori.
Anteriormente, la lamiera inclinata, che chiudeva superiormente la camera di combattimento e guida, portava due sportelli per l'ispezione e la ventilazione dei freni.
Carro medio M11/39 esemplare in servizio nel II Battaglione carri M e aggregato alla colonna Maletti durante l’offensiva italiana del settembre 1940 in Africa settentrionale.
Prototipo del carro medio M13/40 su scafo modificato di M11/39.

Carro Medio M13/40 prima serie del plotone comando della II Compagnia del IV battaglione carri M (Albania, marzo 1941). La lettera R indicava i carri di riserva in dotazione alle compagnie per sostituire quelli andati fuori uso e mantenere così intatta l’efficienza bellica dell’unità.

Carro medio M13/40 seconda serie del XXI battaglione carri M, I compagnia, III plotone, catturato dagli inglesi nella zona di Agedabia (febbraio 1941).
L'EVOLUZIONE
Nel 1943 entrò in produzione il modello migliorato del carro M, con motore a benzina, lo M15/42. Perfezionamento dei precedenti per potenza (salita a 192 HP), velocità (38,4 km/orari) e armamento (cannone da 47/40 in luogo dei pezzo da 47/32, con maggiore velocità iniziale) era stato ordinato in 1345 unità (tra carri e semoventi)nell'ottobre del 1942. L'ordine fu poi ridotto in vista dell'entrata in produzione del carro armato pesante P40, a solo 854 esemplari. Lo M42 si distingueva, oltre che per il cannone più lungo, per il portello d'accesso ricavato sul lato destro della torretta fissa e per la parte posteriore completamente ridisegnata a causa dell'installazione di un nuovo gruppo propulsore. I silenziatori, tra l'altro, erano stati muniti di lamiere di protezione e sul retro dello scafo erano sistemati due rulli portanti di scorta.
portelli ispezione motore erano stati muniti di griglie. Attacchi per due fustini sulla piastra frontale, dello scafo, per altri tre sulla fiancata sinistra della torretta fissa e per un sesto, sullo spigolo sinistro della stessa, contribuivano a differenziare esternamente questa terza versione.
L'IMPIEGO
I primi M13 giunsero in Africa Settentrionale nell'autunno del 1940, rimanendo all'altezza dei carri avversari per i successivi dodici mesi. In seguito, con l'apparire dei grossi Grant di produzione nordamericana e, un anno dopo, degli ancor più potenti Sherman, i buoni, ma modesti M13/40 ed M14/41 apparvero irrimediabilmente superati. Il carro si dimostrò lento (il suo peso, di 14 tonnellate, era sovente portato ad almeno 15 dalle truppe nelle zone di operazione, dove ogni carro generalmente portava cingoli di ricambio, sacchetti a terra per aumentare la protezione frontale, carburante e acqua di riserva), poco protetto e insufficientemente armato per quanto riguarda il calibro del cannone.
In Africa, esso equipaggiò una ventina dei nostri battaglioni carristi, dimostrandosi, dopo i primi mesi in cui diversi inconvenienti rivelarono l'affrettata messa a punto, un mezzo assai efficiente. Ciò è confermato dal fatto che il suo scafo, a partire dal 1941, fu utilizzato per la realizzazione di una riuscita serie di semoventi cacciacarri da 75 (18, 32 e 34), da 90/53 e da 105/25.
Nel settembre 1943, lo M13/40 partecipò, nella versione originale, ancora in dotazione al IV Carristi, alla difesa di Roma contro i tedeschi, Fu poi in dotazione ai reparti corazzati della R.S.I. e a unità corazzate germaniche.
Nell'immediato dopoguerra alcuni M14/41 e M15/42 furono per breve tempo in servizio nell'Esercito Italiano e nella polizia. Ne sopravvivono diversi esemplari in Italia, negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Jugoslavia, appartenenti a tutte e tre le serie principali.

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